Conte non va a Davos (Altre News)

Fico: "Con Di Maio visioni diverse" - Paragone: "Caro Di Maio, vero traditore è chi ha dilapidato i consensi" - M5S, Renzi: "Iniziata inesorabile discesa" - Meloni: "Sì alla strada per Almirante, meriti riconosciuti

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Conte non va a Davos

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A quanto apprende l’Adnkronos, il premier Giuseppe Conte non sarà a Davos, dove sarebbe dovuto arrivare nel pomeriggio per prendere parte ai lavori del World Economic Forum. All’indomani del passo indietro di Luigi Di Maio da capo politico del M5S, il presidente del Consiglio ha deciso di restare a Roma per lavorare al Cdm - in agenda stasera alle 21 - e prendere parte ad una serie di riunioni su alcuni dossier urgenti.

Fico: "Con Di Maio visioni diverse, ma lo ringrazio"

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"Con Luigi abbiamo percorso molta strada insieme. Un percorso importante, iniziato tanti anni fa e che continua ancora oggi. Con lui mi sono confrontato spesso, anche vivacemente. A volte abbiamo avuto visioni e opinioni diverse su alcuni temi e questioni da affrontare. Credo però che questo sia il momento per ringraziare Luigi del suo impegno e della dedizione di questi anni, che nessuno può mettere in discussione". Lo scrive su Facebook il presidente della Camera, Roberto Fico, dopo le dimissioni di Di Maio da capo politico del Movimento Cinquestelle.

"Ogni percorso - scrive ancora Fico - conosce fasi diverse. Il Movimento si è assunto una responsabilità nei confronti dei cittadini e deve portare avanti il lavoro avviato nel tempo, grazie al contributo di attivisti e portavoce, presenti nei vari livelli istituzionali. Lo deve fare con rinnovata energia, con serietà e tenacia, con l’impegno quotidiano dei gruppi parlamentari. Quello che succede oggi - spiega - non cambia in alcun modo questo percorso e l’impegno nel governo".

"Si apre una nuova fase per il Movimento. Sta a noi costruirla, a partire dagli Stati generali che si svolgeranno a breve. Facendo tesoro degli errori commessi, confrontandoci con schiettezza, facendo leva sul lavoro di questi anni, su quanto fatto e imparato - aggiunge -. Cogliamo l’occasione di questo momento di riflessione e confronto. Facciamolo con lungimiranza e consapevolezza. Mettiamo al centro temi e provvedimenti, punti di riferimento della strada che seguiremo".

E ancora: "Lavoriamo per individuare il modello di organizzazione che meglio possa rispondere alle esigenze di un Movimento cresciuto e cambiato. Un modello, più collegiale, che ci aiuti ad affrontare le sfide che verranno. È un percorso che faremo, come sempre, tutti insieme".

Paragone: "Caro Di Maio, vero traditore è chi ha dilapidato i consensi"

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"Non c’è bisogno della zingara per decriptare il futuro del Movimento: sarà una forza europeista e riformista, quindi inutile. E lo dico con dolore. Il famoso 33% non tornerà più perché non c’è più un’offerta politica capace di illuminare le ingiustizie che il riformismo neoliberista ha generato. Le ingiustizie contro cui si scagliò il Movimento erano il prodotto malefico di una stagione tossica, tecnica e politica, dove le insegne del Pd erano costanti. Ora il Pd fa da fratello maggiore. Less is more, dicono gli inglesi. Di Maio ha dovuto scriversi un testo lungo un’ora per terminare una seduta psicanalitica, individuale e collettiva nello stesso tempo. La crisi del capo politico si sovrappone alla crisi del Movimento stesso, angosciato dai ’traditori’ più che illuminato dal facilitatori. Nessuno però ha tradito più di chi in due anni ha spento una speranza e dilapidato un patrimonio di consensi". E’ questa l’analisi del senatore espulso dal M5S Gianluigi Paragone, che affida alle pagine del ’Tempo’.

"Chi dovesse prendere in mano il Movimento sa che la strada è segnata, che la mappa non prevede altre rotte se non quella dello schiacciamento a sinistra. Eppure lo spazio antagonista c’è, oltre un centrodestra in bilico tra citofoni e Mario Draghi, e oltre un centrosinistra partner dell’establishment", continua Paragone sottolineando che "le sue dimissioni sono un altro segno della opacità di chi sbaglia i tempi. Dimettersi adesso non impedirà di scaricare su lui stesso lo shock di lunedì (a chi vuoi addebitarlo, a Vito Crimi?), né la possibile sconfitta in Campania, a fine febbraio, dove si voterà per le suppletive dopo la scomparsa del bravo e preparato senatore pentastellato Franco Ortolani".

Secondo Paragone, Di Maio "avrebbe dovuto dimettersi all’indomani del voto su Rousseau attraverso il quale, chiedendo di presentarsi alle Regionali, si smentiva l’idea del capo politico". Il Movimento, dice, ora "cercherà di ridefinire il proprio codice e quindi di abdicare al suo ruolo".

"L’orgoglio di aver votato la Commissione Ursula smentisce ogni battaglia di cambiamento radicale visto che i commissari top player sono gli stessi della gestione Juncker, pertanto l’adesione all’europeismo stringerà ancor più gli spazi di manovra politica-economica. Le rassicurazioni sul governo, infine, rafforzano il ruolo di Giuseppe Conte e raffredderanno le campagne circa la revoca/annullamento delle concessione ai Benetton. Il Movimento in cambio avrà un pezzo della mappa del potere italiano da gestire, il che significa non soltanto gestire le nomine ma le risorse che le partecipate offrono a chi sa stare a Palazzo. Per farla breve il futuro del Movimento 5 stelle sta in quel mondo che il Movimento contestava in passato. Finché dura. (Ma non dura...)", scrive Paragone

Aggiungendo un post scriptum, il senatore espulso dal M5S evidenzia: "Ovviamente visto che il Movimento è tutto questo, non ha alcun senso che io faccia ricorso al giudice ordinario", perché "la politica in cui credo è un’altra, è più aggressiva e soprattutto più radicale nelle proposte".

M5S, Renzi: "Iniziata inesorabile discesa"

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"Non so se le dimissioni di Di Maio avranno un effetto positivo o negativo sui 5 Stelle. Penso che i grillini abbiano iniziato una inesorabile discesa. Detto questo, provo rispetto umano per Di Maio. Conoscerà l’amaro sapore che ha l’ipocrisia degli ex amici. Ipocrisia e ingratitudine sono presenti in tutto l’arco costituzionale. Ora spero si concentri sul far bene il ministro degli Esteri". Lo dice Matteo Renzi in un’intervista a ’Il Messaggero’.

"Comunque vada" in Emilia Romagna, "il giorno dopo non si deve aprire la crisi di governo. Spero che da lunedì Conte cambi passo. Perché serve un’Italia che torni a crescere - aggiunge -. E che riprenda il suo ruolo in Europa e nel Mediterraneo. Il tempo dei rinvii è finito".

Meloni: "Sì alla strada per Almirante, meriti riconosciuti"

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Sì a una strada per Giorgio Almirante. Anzi, è bello che una stessa città - come nel caso di Verona, finita in questi giorni al centro delle cronache - abbia deciso di dare la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, e, contemporaneamente, di intitolare una via all’ex segretario missino. La pensa così la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che, interpellata dall’Adnkronos dopo la polemica suscitata dalle parole della senatrice Segre, che ha giudicato le due cose "incompatibili", spiega perché a suo avviso invece le due decisioni non siano in contraddizione.

"Non credo assolutamente che una via dedicata a Verona a Giorgio Almirante sia in contrasto con la concessione della cittadinanza onoraria a Liliana Segre - argomenta Meloni - L’approvazione delle leggi razziali è una grave ferita nella storia del popolo italiano. Su questo non abbiamo alcun dubbio. È però importante riconoscere in Giorgio Almirante il merito di avere accompagnato una intera comunità politica, che nel dopoguerra aveva il legame con l’esperienza fascista, pienamente nell’alveo del dibattito democratico e istituzionale della Nazione. Un merito - sottolinea - che è stato riconosciuto a Giorgio Almirante da tutto l’arco costituzionale, sia nel dopoguerra che nei difficili anni di piombo, anche dai suoi avversari politici".

Secondo la Meloni "appare oggi davvero bizzarro sostenere che un personaggio che per cinquant’anni ha fatto parte delle istituzioni della nazione sia un reietto, meritevole dell’oblio". "Chi ha sostenuto l’esperienza fascista per poi cambiare barricata, penso a Eugenio Scalfari o Giorgio Bocca - sottolinea la leader di Fdi - è stato perdonato mentre chi ha condannato le leggi razziali ma non si è consegnato alla sinistra dovrebbe essere considerato un reietto. C’è qualcosa che non funziona in questo ragionamento. Per questo reputo sia molto bello che la stessa città possa avere contemporaneamente una via intitolata ad Almirante e dare la cittadinanza onoraria alla senatrice Segre".

Redazione

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