Conte:"Insoddisfatto ritardi cassa integrazione"(Altre News)

Gualtieri: "Da riapertura dell’economia effetti tangibili" - "37mila mamme lasciano il lavoro"- Consulta: pensione di 286 euro a invalidi non basta per vivere - Fca, Mef: via libera a garanzia Sace su prestito di 6,3 miliardi

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Conte a Tridico: "Insoddisfatto per ritardi su cassa integrazione"

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"Fortemente insoddisfatto" per i ritardi sulla Cassa integrazione, con 150mila lavoratori che ancora attendono. Il premier Giuseppe Conte, a quanto apprende l’Adnkronos, ha convocato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico per manifestargli tutta l’insoddisfazione per numeri che vedono "troppi italiani ancora in attesa, una situazione inaccettabile", le parole del presidente del Consiglio.

Grande nervosismo nel premier per i ritardi. Un confronto, dunque, indispensabile. Anche se viene assicurato come Conte si sia detto anche consapevole "del lavoro straordinario" messo in piedi dall’Inps, alle prese, però, con un sistema -quello della Cig- che non era pronto a fronteggiare un’onda d’urto così forte, quella innescata dallo tsunami del Covid, un sistema destinato ad incepparsi alle prese con numeri mastodontici, inattesi.

Adesso bisogna "monitorare e vigilare" - la raccomandazione di Conte a Tridico, a cui il premier ha confermato la fiducia - sul nuovo meccanismo introdotto col dl rilancio, che ha tolto di mezzo il controllo regionale, prevedendo l’anticipo del 40% da parte dello Stato su una previsione del mese entrante: col conguaglio verranno poi pagate le ore effettive. "Stare in guardia sui numeri", l’esortazione del presidente del Consiglio al numero 1 dell’Inps -dopo ben 2 ore di confronto-, perché nuovi ritardi non sarebbero concepibili.

"Il presidente Conte ha voluto sapere tutto sulla Cassa integrazione, abbiamo fatto una analisi dettagliata sui numeri e sulle articolazioni della Cassa integrazione, ha voluto sapere i diversi step e le criticità che condividiamo tutti, che l’Istituto ha affrontato e che sono attenzionate", ha detto Tridico lasciando palazzo Chigi. "Conte ha voluto sapere come eliminare le criticità", ha aggiunto Tridico, evidenziando che "ad oggi sono stati pagati 5,8mln di Cassa integrazione. Restano fuori 150mila persone a giugno".

LA PROPOSTA DI CONTE - Incentivare le aziende a non utilizzare la cassa integrazione in cambio di una robusta defiscalizzazione del costo dei lavoratori. A quanto apprende l’Adnkronos il premier avrebbe chiesto al numero uno dell’Inps di formulare un parere su questa proposta. Si tratta di una proposta a cui Conte starebbe lavorando con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. La proposta per ’scoraggiare’ la Cig -illustrata da Conte a Tridico- consentirebbe di favorire la ripresa delle attività dal lato della offerta, potrebbe portare a un sostanzioso risparmio delle risorse stanziate per gli ammortizzatori sociali e consentirebbe ai lavoratori di rimanere in attività usufruendo della retribuzione piena.

Gualtieri: "Da riapertura dell’economia effetti tangibili"

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"Presenteremo" una nuova richiesta di scostamento "con l’obiettivo di varare" entro "il prossimo mese un ulteriore decreto per interventi aggiuntivi per lavoratori e imprese. Il governo è al lavoro nella definizione del perimetro e dell’entità complessiva di questo intervento". Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione in commissione Bilancio ala Camera sul dl Rilancio. Una seduta che ha registrato tre sospensioni in meno di un’ora. La bagarre di alcuni deputati dell’opposizione ha, infatti, spinto il presidente Claudio Borghi a sospendere tre volte la seduta. "Il fondo centrale di garanzia sta accelerando e i numeri sono eloquenti" certo restano "criticità da istituto a istituto, ma questo non toglie che c’è bisogno di valutare di rafforzare le dotazioni al Fondo" e questo è uno degli interventi che sarà inserito nel prossimo decreto di luglio. Su questo fronte, aggiunge Gualtieri, c’è "la disponibilità al dialogo con il Parlamento per distribuire le risorse" anche su settori come l’automotive o il turismo. Inoltre nel dl in arrivo il prossimo mese il governo intende intervenire "per diluire" la proroga sugli adempimenti fiscali delle imprese di alcune filiere particolarmente colpite dalla crisi del Covid. Senza le misure assunte dal governo "l’impatto della pandemia sarebbe stato pesantissimo e insostenibile" ha detto, sottolineando che le misure "hanno mitigato" gli effetti della crisi sui "ceti meno abbienti".

"Vi ringrazio per il lavoro intenso che state facendo per migliorare e rafforzare le misure del decreto rilancio" e "esprimo la piena disponibilità al confronto e alla collaborazione con il Parlamento". Siamo in una fase in cui i rischi sul Pil sono "come si dice in gergo al ribasso", ma le stime del governo sono "meno pessimistiche" di quelle del Fmi. "Siamo consapevoli che i rischi sono al ribasso e aggiorneremo a breve la previsione ufficiale ma riteniamo errato esagerare in chiave pessimistica perché la riapertura dell’economia sta producendo effetti tangibili", sottolinea il ministro giudicando le stime del fondo pessimistiche. "Riprendono i consumi elettrici, la produzione industriale, il traffico autostradale e ferroviario - ha spiegato e secondo il nostro modello il decreto rilancio avrà un impatto positivo di alcuni punti percentuali, 0,6 è una delle stime, Istat ha valutato -8,3% e Bankitalia -9%, siamo in una forchetta in cui auspichiamo che la possibile previsione al ribasso sia sensibilmente inferiore a quella pubblicata oggi e in linea con Istat e con la Banca d’Italia". Nessun "trionfalismo che sarebbe del tutto fuori luogo, ma bisogna evitare rappresentazioni inesatte e pretestuose".

Sulle accuse di super poteri che verrebbero attribuiti al Mef attraverso il dl Rilancio, dice il ministro dell’Economia nelle risposte all’audizione sul provvedimento, "ho sentito cose che mi hanno stupito". Si tratta di una norma che "presente" in diverse misure per consentire uno schema di "vasi comunicanti" nell’assegnazione delle risorse in caso di risparmi di certe misure che possono essere destinati a finanziarne altre.

"Valuto positivamente", ha detto poi il ministro Gualtieri, un rafforzamento delle risorse per le scuole paritarie, spiegando che un aumento delle risorse dipenderà dalle valutazioni scelte del Parlamento.

In merito alle seconde case, il ministro ha detto nelle risposte all’audizione che è possibile rimodulare il superbonus al 110%. Sebbene l’esclusione delle seconde case ha "una sua logica si può rimodulare un allargamento, una serie di interventi su cui siamo in fase avanzata di discussione e che penso saranno accolti positivamente". Il decreto ’semplificazioni’, conclude, è in fase di "ultimazione".

"37mila mamme lasciano il lavoro", allarme dei sindacati

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Il dato dell’Ispettorato del lavoro sul boom di dimissioni volontarie di neo mamme nel 2019 (oltre 37mila pari al 73% del totale) è "l’’ennesima allarmante conferma della difficoltà di essere madri e lavoratrici e di quanto siano necessarie forme positive di flessibilità del lavoro". Lo affermano la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti e la responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale Susanna Camusso. "Chiediamo un incontro al governo - affermano le sindacaliste - perché l’occupazione femminile deve essere al centro dell’agenda per la ripartenza del Paese”.

"Oltre alla difficoltà di bilanciare occupazione e maternità- aggiungono Scacchetti e Camusso -, non solo in termini di giornate di congedo, emerge poi in modo evidente il cronico disinvestimento nella scuola per l’infanzia (0-6). Un servizio non sufficiente, con costi spesso troppo alti, e addirittura assente in alcune parti del Paese. La politica dei bonus non riduce questo divario: occorrono forti investimenti strutturali".

Per la Cgil “sarebbe però importante conoscere e utilizzare pienamente le informazioni che possono emergere da un’analisi compiuta dei dati sulle dimissioni volontarie, e per questo sollecitiamo un confronto urgente con Ministero del Lavoro, Ministero delle Pari opportunità e Inl. Non nascondiamo infatti la nostra preoccupazione che tra gli effetti della crisi covid 19 vi sia un pesante arretramento delle possibilità di ingresso e permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Proprio perché qualche effetto è già visibile - sottolineano - riteniamo indispensabile che il lavoro femminile sia assunto come prioritario per la definizione dell’agenda per la ripartenza. Se così non fosse a rimetterci non sarebbero soltanto le donne, ma l’intero Paese, che già deve recuperare un divario negativo rispetto agli altri stati europei".

"I dati resi noti oggi dall’Ispettorato del lavoro sulle dimissioni volontarie delle donne madri del 2019 sono inaccettabili: è assurdo, nel 2020, constatare come la maternità, pur essendo tutelata dalla legge, rimanga una delle cause principali di allontanamento delle donne dal mondo del lavoro", dichiarano in una nota congiunta il Segretario confederale della Cisl, Giorgio Graziani, con delega a Donne e giovani e Liliana Ocmin, Responsabile Coordinamento Donne della Cisl.

"Come Cisl richiamiamo ancora una volta il Governo ad avere più coraggio nell’approntare strategie di rilancio del lavoro femminile, della maternità e soprattutto della condivisione della cura familiare ancora troppo sbilanciata sulle donne. Il Family Act della Ministra Bonetti, approvato di recente dal Consiglio dei Ministri rappresenta un buon punto di partenza ma va necessariamente migliorato ed attuato in tempi più rapidi, altrimenti si rischia di comprometterne l’efficacia", proseguono.

"Se vogliamo tutelare e proteggere il lavoro delle mamme lavoratrici e sostenere il desiderio di maternità delle coppie, occorre investire in servizi più adeguati alle esigenze delle famiglie e promuovere forme di organizzazione del lavoro più flessibili, soprattutto attraverso incentivi alla contrattazione", concludono.

Consulta: pensione di 286 euro a invalidi non basta per vivere

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(Enzo Bonaiuto)- Gli appena 285,66 euro al mese, che la legge prevede per le persone totalmente inabili al lavoro a causa di gravi disabilità, "non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari della vita" e quindi viene "violato il diritto al mantenimento, che la Costituzione all’articolo 38 garantisce agli inabili". E’ quanto ha stabilito la Corte Costituzionale, che in camera di consiglio ha esaminato una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’Appello di Torino.

In attesa del deposito della sentenza, previsto nelle prossime settimane, con le motivazioni relative alla decisione dei giudici costituzionali, dal palazzo della Consulta si riferisce che "il caso che ha dato origine alla presente decisione riguarda una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace di svolgere i più elementari atti quotidiani della vita e di comunicare con l’esterno". La Corte Costituzionale ha ritenuto che un assegno mensile di soli 285,66 euro sia "manifestamente inadeguato a garantire a persone totalmente inabili al lavoro i mezzi necessari per vivere e perciò violi il diritto riconosciuto dall’articolo 38 della Costituzione, secondo cui ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale".

Da parte della Corte Costituzionale, viene affermato che il cosiddetto ’incremento al milione’ con riferimento alle lire, pari a 516,46 euro, da tempo riconosciuto per vari trattamenti pensionistici dalla legge numero 448 del 2011, "debba essere assicurato agli invalidi civili totali" di cui parla la legge 118 del 1971, "senza attendere il raggiungimento del 60° anno di età, attualmente previsto dalla legge". Di conseguenza, "questo incremento dovrà d’ora in poi essere erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni e che non godano in particolare di redditi su base annua pari o superiori a 6.713,98 euro". La Consulta ha stabilito che questa pronuncia "non avrà effetto retroattivo e dovrà applicarsi soltanto per il futuro", a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza sulla ’Gazzetta Ufficiale’.

Resta ferma "la possibilità per il legislatore di rimodulare la disciplina delle misure assistenziali vigenti, purché idonee a garantire agli invalidi civili totali l’effettività dei diritti loro riconosciuti dalla Costituzione".

Fca, Mef: via libera a garanzia Sace su prestito di 6,3 miliardi

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Via libera alla garanzia di Sace, al prestito per Fca Italy. Lo comunica il ministero dell’Economia, in una nota, ricordando che l’intervento rientra nell’ambito dell’operatività di Garanzia Italia, lo strumento messo in campo da Sace per sostenere le imprese italiane colpite dall’emergenza Covid-19. Si ricorda inoltre che la copertura è pari all’80% dell’importo del prestito del valore di 6,3 miliardi di euro richiesto da Fca Italy Spa.

La concessione della garanzia, spiega il Mef, rientra nell’ambito della procedura specifica prevista dal decreto legge liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5.000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore a 1,5 miliardi di euro.

“E’ un’operazione di sistema con la quale si punta a preservare e rafforzare la filiera automotive italiana e a rilanciare gli investimenti, l’innovazione e l’occupazione in un settore strategico per il futuro economico e industriale del Paese. Il Governo verificherà l’attuazione degli impegni assunti da Fca Italy in questa direzione” scrive il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nella nota in cui si comunica il via libera alla garanzia di Sace.

Redazione

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