Conte:"In Italia e Ue crisi senza precedenti" (Altre News)

Meloni: "Siamo in guerra noi non vogliamo disertare" - Boschi: "Dobbiamo chiedere scusa ai medici" - Renzi: "Impensabile stare chiusi in casa 12 mesi" - Lega: "Fuori 6mila detenuti follia" - Sgarbi contro Bonafede

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Coronavirus, Conte: "In Italia e Ue crisi senza precedenti"

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"La diffusione dell’emergenza coronavirus ha innescato in Italia e in Ue una crisi senza precedenti" che ci sta costringendo "ad una prova durissima" e che ci ha condotto "a confrontarci con nuove abitudini di vita". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, nel corso dell’informativa alla Camera sull’emergenza Covid-19.

C’è stato un lungo applauso con deputati in piedi, durante le comunicazioni del presidente del Consiglio, per esprimere vicinanza ai familiari delle vittime e riconoscimento anche per gli operatori sanitari impegnati in questi giorni per combattere l’epidemia. "Sono giorni terribili per la nostra comunità" che "ogni giorno" fa i conti con i "decessi e perde i più fragili e vulnerabili, un dolore che si rinnova costantemente" le parole del premier che ha rivolto un pensiero alle famiglie delle vittime suscitando l’applauso dell’Aula. "Non avremmo mai pensato - ha affermato - di vedere file di autocarri dell’esercito con le bare. Ai familiari delle vittime va il nostro pensiero e la nostra commossa vicinanza".

Tra gli applausi dell’Aula, Conte ha anche plaudito allo "sforzo straordinario" di medici e infermieri. "Nei giorni scorsi mi ha scritto Michela, un’infermiera che lavora al reparto Covid dell’ospedale di Senigallia. Con grande dignità, mi ha chiesto che i rischi che si stanno assumendo lei e suoi colleghi non siano dimenticati. A nome del governo, ma credo anche del Parlamento, dico che noi non ci dimenticheremo di voi" ha detto Conte.

Quello che "stiamo combattendo" è "un nemico invisibile, insidioso, che entra nelle nostre case, che divide le nostre famiglie. Ci fa sospettare di mani amiche, e alla fine ci ha condotto ad una limitazione significativa dei nostri spostamenti".

"Il governo - ha sottolineato - ha agito con la massima determinazione e assoluta speditezza, approntando ben prima di tutti gli altri Paesi, misure di massima precauzione. Già dal 22 gennaio, ben prima che l’Oms dichiarasse il coronavirus emergenza internazionale, abbiamo adottato vari provvedimenti cautelativi".

"L’alto tasso di contagio del Covid 19 ha posto subito all’attenzione il rischio di un sovraccarico del sistema sanitario. La limitazione del contagio è stata da subito una scelta necessaria" ha spiegato. "Abbiamo sperimentato, primi in Europa, un percorso normativo volto a contemperare la tutela della salute dei cittadini e la necessità di assicurare adeguati presidi democratici. Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale - ha rilevato - siamo stati costretti a limitare alcune libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, in particolare libertà di circolazione, di riunione, di coltivare pratiche religiose".

"I principi ai quali ci siamo attenuti - ha detto Conte - sono quelli della massima precauzione ma anche della adeguatezza e proporzionalità dell’intervento rispetto all’obiettivo perseguito, è questa la ragione della gradualità delle misure".

"I contraccolpi economici dell’emergenza sanitaria, naturalmente, riguardano da vicino il mondo delle imprese. È imperativo, perciò, garantire il massimo grado possibile di liquidità alle imprese e il governo, a questo scopo, ha predisposto misure significative che permettono di attivare complessivamente 350 miliardi di euro di finanziamenti a beneficio del mondo produttivo" ha evidenziato il presidente del Consiglio.

Quanto alla "recessione che investirà probabilmente l’intero continente europeo" avrà un "impatto finanziario che sarà tale da richiedere alla governance economica dell’Eurozona un salto di qualità che sia all’altezza della sfida".

Il premier ha sottolineato che per fronteggiare "uno tsunami senza precedenti" servono "strumenti di debito comune" e "nessuno" degli strumenti attuali della Ue è idoneo. "L’Italia - ha rimarcato - sta lavorando alla creazione di uno strumento di debito comune dell’Eurozona che possa finanziare gli sforzi dei governi e costituire la linea di difesa necessaria". Da qui, "l’iniziativa subito condivisa da altri 8 Stati membri dell’Unione", ovvero la lettera al presidente del Consiglio Ue Charles Michel "per ribadire che l’epidemia sta causando uno shock senza precedenti, uno tsunami che richiede misure senza precedenti per contenere la diffusione del virus e rafforzare i sistemi sanitari dei singoli Paesi".

Sul fronte interno, Conte ha parlato anche della scelta del Dpcm: "Poiché il nostro ordinamento non conosce, a differenza di altri, una esplicita disciplina per lo stato d’emergenza, abbiamo dovuto costruire un metodo di azione e di intervento mai sperimento prima. Abbiamo ritenuto necessario ricorre allo strumento del Dpcm dopo aver posto il suo fondamento giuridico nell’iniziale decreto legge".

Inoltre, "abbiamo ravvisato nel Dpcm lo strumento giuridico più idoneo, agile e flessibile in grado di adattarsi alla rapida e spesso imprevedibile diffusione del contagio. Abbiamo inteso con questo strumento la più uniforme applicazione delle misure. Ogni decreto del presidente del Consiglio ha visto il coinvolgimento dei ministri" con le loro "sensibilità politiche".

Il premier ha quindi rivendicato "il passaggio significativo, quello della firma il 14 marzo, dopo 12 ore di intenso lavoro, di un protocollo condiviso per il contrasto del virus nei luoghi di lavoro".

"L’emergenza - ha proseguito - ci mostra anche l’importanza di tutelare le nostre industrie di interesse strategico, alla luce di un’ampia serie di rischi epidemiologici, ambientali, sismici, informatici e geopolitici. I più preziosi asset del Paese vanno protetti con ogni mezzo, e saremo in grado di lavorare in questa direzione a partire dal prossimo provvedimento normativo in aprile".

"Il dl Cura Italia è solo il primo passo, di carattere emergenziale: ci rendiamo conto che questo intervento, seppur significativo, non trascurabile, non è sufficiente. Per questo stiamo in queste ore lavorando per incrementare il sostegno alla liquidità, al credito di cui il Paese ha tanto bisogno. Con il nuovo intervento normativo, confidiamo di pervenire con uno strumento complessivo altrettanto significativo" ha spiegato ancora nel corso dell’informativa.

"Non sono in condizione di dare cifre esatte, ma sarà altrettanto significativo - ha assicurato - Interverremo con stanziamenti aggiuntivi di non minore importo rispetto ai 25 miliardi già stanziati con il primo decreto. Il governo sta valutando tutte le iniziative per assicurare alle imprese, alle famiglie, ai lavoratori la liquidità necessaria per superare questo momento di grande ristrettezza". "Dobbiamo lavorare già oggi per il rilancio di domani - ha rimarcato Conte - per semplificare la nostra P.A., la burocrazia. Per dare impulso agli investimenti pubblici e privati quando la nostra economia tornerà a correre".

"La storia - domani - ci giudicherà" e "ci dirà se siamo stati all’altezza. Verrà il tempo dei bilanci, delle valutazioni su quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, tutti avranno la possibilità di sindacare - frigido pacatoque animo - il lavoro svolto e trarne le conseguenze. D’altra parte, in questi giorni molti hanno riletto ed evocato, anche pubblicamente, le pagine sulla peste scritte da Manzoni nei ’Promessi sposi’: proprio in quest’opera viene ricordato un antico proverbio, ancora oggi fortemente in auge, per cui ’del senno del poi son piene le fosse’”.

"Ci sarà un tempo per tutto. Ma, oggi, è il tempo dell’azione, il tempo della responsabilità, dalla quale nessuno può fuggire - ha detto il premier - Lavoreremo per una risposta chiara, solida, vigorosa, coordinata e tempestiva dall’Europa, ma continueremo, nel nostro ordinamento interno, ad operare con la massima determinazione, il massimo coraggio, e la fiducia che restando uniti ne usciremo presto".

Coronavirus, Meloni: "Se siamo in guerra noi non vogliamo disertare"

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"Caldeggiamo qualcosa di più, non semplici comunicazioni del presidente, il punto è collaborare sul serio". Così Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, intervenendo in Aula alla Camera dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte. "Dall’inizio abbiamo insistito, pensando che il Parlamento dovesse e potesse fare di più".

"Se è vero che siamo in guerra noi non vogliamo disertare, noi vogliamo essere in prima fila, vogliamo essere all’altezza di quei medici che stanno in prima fila, delle forze armate e delle forze dell’ordine, di chi sta in fabbrica e nei supermercati - scandisce Meloni - Quelle persone hanno diritto di vedere la porta del Parlamento aperta".

"Per dare una mano - dice la leader di Fdi - abbiamo chiesto una cabina di regia parlamentare, un luogo nel quale quotidianamente si possa lavorare insieme". E ricorda come Fdi "dall’inizio ha provato a fare la sua parte. Abbiamo parlato di risorse per 30 miliardi, quando il governo parlava di 7,5 miliardi".

"Una certa bulimia comunicativa del governo non ha aiutato, io penso che i decreti prima si scrivono e poi si comunicano - sottolinea - Questo genera confusione". "Ma noi abbiamo sempre cercato di fare la nostra parte, quello che faremo nei prossimi giorni e nelle prossime ore, lo faremo per il decreto ’Cura Italia".

E "spero che siamo tutti consapevoli del fatto che con 25 miliardi e la cassa integrazione l’Italia non la curi, stai mettendo un cerotto. Serviranno molti altri miliardi e un’altra mentalità, perché noi rischiamo la desertificazione del nostro sistema produttivo". "Sulla cassa integrazione - aggiunge - io darei un premio a chi non mette i lavoratori in cassa integrazione, perché se questa è l’unica possibilità, il decreto lo dobbiamo chiamare ’arrenditi Italia’, non ’cura Italia’".

Poi l’Europa. "Quando abbiamo chiesto l’aiuto del Mes, perché il governo è andato e ha chiesto l’attivazione del meccanismo, senza condizionalità, la Germania ci ha risposto vi attaccate, ’senza condizionalità non si può’". Parlando in Aula, Meloni ribadisce il no al Mes, spiegando che "qualcuno con la scusa del coronavirus pensa di indebolire altri Paesi, magari per fare acquisizione di asset strategici a basso costo".

"Quella che abbiamo visto è un’Europa degli egoismi, degli interessi di alcuni a scapito dei diritti dei molti, è l’Europa che aspetta il terremoto in casa nostra per andare a rovistare nelle nostre macerie e fregarsi l’argenteria - scandisce ancora - Questo abbiamo visto in queste ore". "L’Europa che abbiamo sognato oggi non esiste - aggiunge la leader di Fdi - Non c’è l’Europa della civiltà, l’Europa della solidarietà, l’Europa madre di tutti noi, oggi anche i più incalliti euroinomani si accorgono del fatto che qualcosa oggettivamente non ha funzionato".

"Non lo dico perché mi serve un nemico ma lo dico perché dobbiamo essere consapevoli che quando sarà finito tutto questo dovremo ricostruirla un’Europa diversa", sottolinea Meloni, spiegando che "non è più Europa: un’altra Europa. Prima di ricostruire l’Europa, però, dovremo dedicare tutte le nostre energie, la nostra forza, il nostro orgoglio e il nostro genio per ricostruire questa grande Nazione che è l’Italia. E Fratelli d’Italia c’è".

Coronavirus, Boschi: "Dobbiamo chiedere scusa ai medici"

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"Non basta ringraziare i nostri medici, infermieri, farmacisti. Dobbiamo anche chiedere scusa. Non so di chi è la responsabilità dei ritardi nel garantire i presidi per la sicurezza personale, mascherine e guanti, ci sarà il tempo in cui saranno verificati i responsabili ma oggi dobbiamo chiedere scusa se lavorano in quelle condizioni". Lo ha detto la capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi in aula.

"Degli errori ci sono stati, cerchiamo di evitare di ripeterli", ha detto ancora, aggiungendo: "La responsabilità pesa meno se è condivisa: noi ci siamo, credo ci siano anche le opposizioni. Dobbiamo lavorare insieme, collaborare, che non vuol dire ubbidire ma portare proposte e idee", ha aggiunto la capogruppo di Iv. Per Boschi si deve "equiparare i medici e gli infermieri che non torneranno a casa alle vittime del dovere: stanno morendo per garantire la salute, è giusto che ci sia un piccolo riconoscimento che non cambierà la vita delle loro famiglie ma è un segno che lo Stato non si dimentica di loro al pari di donne e uomini in divisa".

"Cerchiamo - ha sottolineato ancora - di collaborare con i sindaci di ogni colore politico, è il momento di togliersi la maglia di partito e indossare quella dell’Italia".

Coronavirus, Renzi: "Impensabile stare chiusi in casa 12 mesi"

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"Le cassiere dei supermercati vanno a lavorare, così come i carabinieri, gli idraulici, per non dire dei medici e degli infermieri. Quindi non ha senso dire che salute e lavoro sono ’inconciliabili’: il punto è come conciliarli. Perché io non voglio morire di Covid-19 ma neanche di fame. Oggi Goldman Sachs dice che l’Italia perderà 11 punti di Pil. Un equilibrio va trovato per forza, anche perché io penso che noi avremo a che fare con questo virus ancora per un anno, quando come noi tutti ci auguriamo il vaccino inizierà a produrre i suoi effetti. Ed è impensabile stare chiusi in casa dodici mesi e campare di pane, amore e fantasia". Lo afferma il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, in un’intervista al "Corriere Fiorentino".

"Non dobbiamo morire di coronavirus ma neanche di fame. E la politica deve essere capace di costruire da subito la Toscana del post-virus, perché dopo questa emergenza il mondo non sarà più lo stesso", prosegue, lanciando tre sfide per la Toscana del futuro: ripartire dalle grandi opere ("non solo Peretola, anche la Tirrenica, la Due Mari e il potenziamento della Firenze-Mare"), dal 5G "ovunque e per tutti", a una riforma di Fidi Toscana e un ruolo diverso delle grandi banche nell’accesso al credito.

Coronavirus, Lega: "Fuori 6mila detenuti follia Pd-M5S, ci opporremo in ogni modo"

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"Rivolta in 27 carceri, più di 60 agenti feriti, decine di delinquenti evasi e 13 detenuti morti, padiglioni dati alle fiamme, più di 30 milioni di danni. La risposta dello Stato? Far uscire prima del tempo dal carcere 6.000 detenuti. Una follia: se PD e 5Stelle vogliono farla, la Lega si opporrà in ogni modo e in ogni sede". Lo dicono i parlamentari leghisti Giulia Bongiorno, Nicola Molteni, Jacopo Morrone, Andrea Ostellari.

Coronavirus, Sgarbi contro Bonafede: "Untore, va indagato"

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"Mi chiedo come possa vivere serenamente in questi giorni il ministro Bonafede che è in piena flagranza di reato. Come può garantire la distanza di sicurezza di un metro in carceri dove sono in tre in quattro, in cinque insieme... Lei, dunque, per la sua responsabilità giuridica e morale, è indagato! Un giudice che abbia correttezza dovrebbe indagarla perché lei è un untore...’’. Vittorio Sgarbi non si smentisce. In un Aula di Montecitorio costernata dal dolore per le vittime del Coronavirus, l’ex deputato di Forza Italia ora al Misto, non si trattiene sulla questione delle carceri e sbotta all’indirizzo del Guardasigilli Alfonso Bonafede presente sui banchi del governo. Il critico d’arte se la prende con il ministro della Giustizia che viola le misure sanitarie imposte dal governo e per questo andrebbe indagato.

Nella sua replica Sgarbi esordisce così: ’’Il dilemma di questi giorni è tra due concetti fondamentali che riguardano la vita dei cittadini: la libertà e la salute. Abbiamo accettato di comprimere la prima. E ammesso che sia giusto, è dovere di tutti i cittadini compresi i carcerati vedere tutelato il proprio diritto alla salute. Come si può garantire la distanza di sicurezza in carceri sovraffollate? lei Bonafede è un untore", accusa l’ex deputato azzurro.

Redazione

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