Come prendere la giusta decisione?

L’importanza dei processi di decision making a livello organizzativo

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Ogni giorno compiamo innumerevoli scelte, alcune apparentemente poco importanti, altre di rilevanza maggiore. Non siamo, però, certamente immuni all’errore. In quanto esseri umani, perennemente soggetti a influenze sia esterne che interne, quali impeti, emozioni, sentimenti, pressioni politiche e sociali, facciamo leva su una razionalità limitata, spesso intaccata e dunque non sempre precisa e funzionale. Non a caso, il celebre economista e psicologo Herbert Simon ha aspramente criticato il modello razionale di presa di decisione, uno dei modelli più in voga all’epoca, il quale descriveva il processo che i decisori avrebbero dovuto seguire per ottenere la massimizzazione dei risultati. Il modello prescriveva otto differenti passaggi, partendo dalla prescrizione del problema e procedendo per: definizione del problema e degli obiettivi, definizione dei criteri di decisione della soluzione, generazione di alternative, valutazione delle alternative, scelta della soluzione, implementazione della soluzione, e infine valutazione e controllo dei risultati. Appare evidente la freddezza del modello, il quale non tiene in considerazione la grande quantità di variabili che entrano in gioco nei processi di decision making. Pertanto, Simon propone un modello differente, di tipo descrittivo, denominato “modello della razionalità limitata”, basato sull’idea che l’elaborazione delle informazioni da parte di ogni individuo non risulti sempre ottimale; ne deriva, infatti, l’utilizzo di euristiche, scorciatoie cognitive spesso adoperate per aggirare gli ostacoli e le difficoltà dei lunghi e tortuosi processi di analisi presenti dietro ogni presa di decisione.

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Fintanto che si tratti di decisioni individuali di poco conto o che comunque non rischino di creare problemi o danni agli altri, ognuno di noi è libero di effettuare le proprie scelte come meglio preferisce: testa, cuore o istinto? Quando si parla invece di decisioni di un certo rilievo, che potrebbero influenzare il corso degli eventi di più e più persone, come ad esempio accade a livello aziendale od organizzativo, in generale, il discorso si fa più complesso. In effetti, per quanto difficile da attuare, in tali circostanze risulta fondamentale proprio l’ottenimento della massimizzazione dei risultati. Perciò, appurata la difficoltà di avvalersi di una razionalità pura e intaccabile, il meglio che si può fare per prendere la decisione migliore è promuovere l’accordo su obiettivi da perseguire, definendoli in modo chiaro e preciso, e metodi utilizzabili per raggiungerli, da parte di tutti i componenti coinvolti nella scelta.

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Nei contesti organizzativi è anche importante che tutti i soggetti coinvolti possano liberamente dire la propria, proponendo idee e pensieri, potenzialmente cruciali per imboccare la giusta strada decisionale. È possibile sfruttare, ad esempio, la tecnica del brainstorming, utile per ascoltare la voce di tutti e analizzare al meglio i dettagli delle varie proposte risolutive. In ogni caso, la via maestra è senza dubbio una equilibrata ponderazione, un’analisi approfondita e un’attenta considerazione dei rischi. La giusta decisione potrebbe davvero cambiare le carte in tavola e influenzare il destino di una intera organizzazione, nonché la vita di innumerevoli persone, sotto tanti punti di vista.

Elena Indraccolo

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