Come combattere la demenza?

La risposta arriva dal Galles

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Quanti di noi hanno avuto almeno un parente, un amico o anche semplicemente una persona alla quale volevano bene, che ha sofferto o sta soffrendo a causa dei problemi legati alla demenza senile? Nel 2018, nell’epoca dei progressi tecnologici e scientifici della nostra società, il problema delle malattie mentali non è ancora stato debellato. In molti oggigiorno muoiono, si tormentano e si ritrovano a vivere in condizioni del tutto umilianti a causa di questo tragico problema. A questo dobbiamo poi aggiungere quel senso d’imbarazzo che, forse anche a causa di una dilagante ignoranza sull’argomento, costringe migliaia di persone a non rivelare il proprio problema e, in alcuni casi, a rifiutarsi perfino di parlarne con un medico, ritardando così (spesso fatalmente) il momento della diagnosi.

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Ebbene, non sappiamo quando e se mai queste atroci malattie potranno essere definitivamente debellate. Non possiamo dare l’illusione che esista un modo per risolvere in maniera rapida, totale e definitiva questo problema, né forse esisterà mai. Ciò che è certo è che esistono molti modi, viceversa, per affrontare questo problema. Molto può essere fatto per prevenire la formazione delle malattie, anticiparne la diagnosi e, cosa più importante di tutte, per provare a fare in modo che i pazienti che ne siano affetti possano vivere il resto della propria vita con dignità.

In che modo è possibile tutto questo? Ovviamente, la comunità scientifica non può essere in grado di darci una risposta univoca e definitiva; eppure, sono sul tavolo numerose proposte, spesso anche innovative e mai sperimentate prima, che potrebbero rappresentare un significativo progresso nella battaglia contro la demenza. In questo senso, una delle risposte più significative sembra essere giunta non da un Paese autonomo o da un potente Stato sovrano, ma da una piccola nazione del Regno Unito: il Galles.

In molti conosciamo il Galles come una terra indipendente, selvaggia, una terra gelosa dei propri costumi e delle proprie tradizioni contadine. Non è un caso se la maggior parte della popolazione, specialmente nelle regioni settentrionali, continua tutt’ora a vivere nelle zone di campagna. Le grandi città, come Cardiff e Swansea, non superano rispettivamente i 350.000 e i 250.000 abitanti: cifre che fanno quasi sorridere rispetto a quelle delle altre grandi metropoli europee. La cultura rurale che ne è generata, per quanto interessante e folkloristica possa essere, ha avuto il tremendo effetto di portare a una generale diffidenza nei confronti della scienza e, più in generale, nei confronti della reale gravità delle malattie mentali. Una diffidenza che, inutile dirlo, negli anni ha avuto conseguenze disastrose…

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Ebbene, proprio il Galles, in questi mesi, ha sentito l’esigenza di affrontare una volta per tutte questo problema, dando il via a una serie di misure drastiche e decise per combattere l’ignoranza di alcuni dei propri abitanti e, conseguenza quasi naturale, le malattie mentali. Tali misure verranno sperimentate fino al 2022, quando l’assemblea nazione gallese deciderà se rinnovarle, modificarle o addirittura abbandonarle del tutto. Il piano consiste essenzialmente in sei punti strategici, ciascuno dei quali implica azioni coordinate mirate al raggiungimento di obiettivi ben precisi.

Prima di ogni altra cosa verranno diffusi volantini, spot pubblicitari e opere divulgative finalizzate alla lotta contro qualunque stile di vita possa provocare la demenza. In questo mondo, si conta di ridurre il più possibile la diffusione di tali malattie. In secondo luogo, attraverso una “cultura della malattia” bisognerà fare in modo di aumentare le visite finalizzate all’individuazione delle malattie senili, nonché l’accuratezza, la precisione e la rapidità con cui esse vengono diagnosticate; il che, ovviamente, non può passare che dalla formazione di medici competenti e dalla modernizzazione degli strumenti da loro utilizzati. Secondo le aspettative del governo gallese, nei prossimi tre anni ci sarà un incremento di oltre il 30% delle diagnosi di demenza, una cifra che raggiungerebbe addirittura il 44% prendendo in considerazione solamente le già citate zone rurali, alle quali evidentemente il governo tiene in modo particolare.

In terzo luogo, per garantire la massima serenità al paziente, si cercherà di incoraggiare i loro cari a far trascorrere alle persone malate il maggior numero di tempo possibile con la loro famiglia e con i loro amici; il tutto, ovviamente, in assenza di casi particolarmente gravi. Vi è inoltre la necessità, ancora, di assumere personale serio e competente in grado di dare vita a numerose ed efficaci visite a domicilio dei vari pazienti. Più in generale, le autorità sembrano sentire ora più che mai la necessità di mettere al centro la questione dell’assistenza.

Inoltre, gli ospedali dovranno essere adeguatamente attrezzati, ed il personale al loro servizio dovrà essere sufficientemente numeroso per garantire ai pazienti le cure di cui hanno bisogno: guai, in altre parole, a risparmiare sulle assunzioni di medici e di infermieri. Infine, l’ultimo punto, non per importanza, pone l’attenzione non sui malati, ma sulle comunità scientifiche che lavorano per trovare una cura alle loro malattie: a loro, il governo gallese ha promesso il massimo sostegno sia morale che logistico.

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Tali progressi, ad ogni modo, verranno supervisionati da una serie di esperti dei quali faranno parte (questa è una delle novità più innovative) soprattutto persone che hanno perso un proprio caro a causa di una malattia legata alla demenza e che, dunque, saranno particolarmente sensibili all’argomento.

Inoltre, coerentemente con una decisione condivisa anche dall’opposizione, il governo ha stanziato un fondo di 10 milioni di sterline l’anno per finanziare il progetto in ognuna delle sue fasi. In questo senso, occorre ricordare che la ricerca, la prevenzione e la cura di qualunque malattia non sono gratuite, ma richiedono importanti e costanti investimenti mirati; e questa è una lezione che i governi di tutti i Paesi del mondo dovrebbero imparare al più presto.

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Ovviamente, non sappiamo quali saranno gli effetti di questo programma. Di certo, i suoi contenuti approcciano il problema della demenza in maniera differente rispetto al passato, guardando non più alla malattia in sé, ma al paziente e alle sue esigenze fisiche e umane. Da questo punto di vista, bisogna apprezzare il tentativo del Galles di affrontare un problema del quale di parla ancora troppo poco, ma che non per questo genera meno sofferenze in tutto il mondo. Ovviamente, i nostri cuori e le nostre preghiere non possono che essere con le vittime di queste malattie, nonché con i medici, i ricercatori, gli infermieri e con tutti i professionisti che ogni giorno, con il loro impegno e i loro sacrifici, cercano di curarle.

Gianmatteo Ercolino

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