Che cos’è il metilmercurio?

Un rischio crescente per le donne in gravidanza

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L’inquinamento dei mari, oltre a provocare l’estinzione di molte specie ittiche, sconvolge anche gli equilibri della catena alimentare: da sempre l’uomo ha pensato che il pesce fosse un cibo più sano rispetto ad altri, ma con i consistenti cambiamenti climatici le cose stanno prendendo una piega decisamente allarmante. Negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente il consumo di pesce - in particolare merluzzo e tonno - e, al contempo, sono aumentati i rischi per la nostra salute.

Per comprendere meglio i rischi a cui si è accennato, occorre analizzare la provenienza del mercurio.

Si tratta di un metallo rilasciato in diverse forme chimiche da fenomeni naturali - tra cui incendi boschivi, eruzioni vulcaniche o attività geotermiche- o dalle attività dell’uomo, attraverso emissioni nell’aria o inquinamento del suolo, di mari e grandi bacini idrici. Tra queste attività figurano la combustione del carbone e le industrie chimiche e petrolifere.

Il metilmercurio, derivato del mercurio, è un agente tossico che si trova in piccole concentrazioni di acqua marina, ma è soggetto al bioaccumulo nei tessuti degli esseri viventi, tra cui proprio i pesci. Inizialmente esso viene assorbito dalle alghe, che a loro volta sono ingerite da pesci piccoli, a causa di un fabbisogno alimentare che aumenta in relazione al riscaldamento globale. Essi, poi, divenendo preda di specie più grandi - tra cui tonno, merluzzo, pesce spada, salmone e squalo - alimentano la biomagnificazione. Quest’ultimo è un processo in cui si verifica un accumulo di sostanze tossiche nell’organismo degli esseri viventi man mano che si sale nel livello trofico della catena alimentare. Questo processo è impossibile da arrestare in quanto il metilmercurio non è solubile, e per questo non soggetto a secrezione.

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In un recente articolo di alcuni ricercatori dell’università di Harvard, pubblicato sulla rivista Nature, si parla di un aumento di valori del metilmercurio in alcuni pesci, come merluzzo e tonno, molto gettonati nella nostra alimentazione.

Questo, oltre a danneggiare le specie ittiche, provoca ingenti danni al sistema nervoso. Secondo l’articolo di Nature, le donne sono quelle più vulnerabili a questa sostanza, sia nella fase di gravidanza che in quella di allattamento, in cui il metilmercurio causerebbe ingenti danni cerebrali al bambino.

Infatti, questa sostanza tossica penetra nella placenta, rallentando lo sviluppo neurale del feto e, in casi più gravi, può addirittura causare ritardi mentali e difficoltà motorie al nascituro.

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È difficile evitare la diffusione del metilmercurio, ma molti stati si stanno impegnando a controllarla, riducendo gli scarichi di sostanze tossiche nei mari a opera di stabilimenti industriali, nell’ambito di progetti che mirano a ristabilire un equilibrio ambientale, per far fronte ai drastici cambiamenti climatici che sta vivendo il nostro pianeta.

In questo senso si sono fatti grandi passi avanti con la Convenzione di Minamata, città giapponese vittima negli anni ‘50 di un forte inquinamento da mercurio a causa di alcuni stabilimenti costieri. Tale fenomeno portò all’intossicazione alimentare di molte persone, con gravi conseguenze per il sistema nervoso.

La convenzione di Minimata è entrata in vigore nel 2017; ad essa hanno preso parte gli stati membri delle Nazioni Unite, tra cui figura anche l’Italia. Il nostro Paese è infatti uno dei maggiori consumatori di pesce al mondo.

Le prime due conferenze si sono tenute a Ginevra nel 2017 e nel 2018. Le linee guida della convenzione prevedono un corretto stoccaggio del mercurio e dei suoi derivati e l’adozione di maggiori misure di sicurezza per limitare la messa in commercio di prodotti contaminati.

Nonostante vengano fatti molti controlli sui valori del mercurio presente nei pesci, in Italia, nel 2018, sono aumentati i lotti ritirati dal mercato, in particolare di tonno. Questo perché si tratta perlopiù di pesce congelato e contaminato importato dalla Spagna.

Francesco Ambrosio

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