Casa Bianca diffonde prima telefonata Trump-Zelensky

Israele attacca obiettivi Hamas - Chalencon (gilet gialli): "Weekend esplosivo per primo anniversario" - G8, Francia scarcera il no global Vecchi - California, morto ragazzo autore strage liceo

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Casa Bianca diffonde prima telefonata Trump-Zelensky

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Come aveva anticipato nei giorni scorsi lo stesso Donald Trump, la Casa Bianca ha pubblicato oggi la trascrizione di una prima telefonata tra il presidente americano e Volodymyr Zelensky in occasione della sua elezione, il 21 aprile scorso, alla presidenza dell’Ucraina. Il testo è stato diffuso proprio poco prima dell’inizio della seconda audizione pubblica dell’inchiesta di impeachment della Camera per il Kievgate.

A conferma del fatto che la mossa della Casa Bianca era stata coordinata con i repubblicani della Camera, il testo della trascrizione è stato letto integralmente da Devin Nunes, il capo gruppo repubblicano della commissione Intelligence della Camera, nel suo intervento in apertura dell’audizione di oggi prima dell’inizio della testimonianza dell’ex ambasciatrice a Kiev, Marie Yovanovitch.

Prima di leggere la lettera che a detta dei repubblicani scagiona Trump da ogni accusa, Nunes ha accusato i democratici di essersi lanciati in "un infinito show televisivo" per "soddisfare le loro fantasie da Watergate".

E mentre Nunes completava il suo intervento, la portavoce della Casa Bianca, Stephanie Grisham, ha diffuso una dichiarazione per affermare che il presidente "seguirà solo l’intervento introduttivo di Nunes, ma per il resto della giornata lavorerà per il popolo americano".

Il documento diffuso dalla Casa Bianca è in effetti un ’sommario’ della telefonata che Trump fece a Zelensky per congratularsi poche ore dopo la sua netta vittoria elettorale. Si è trattato quindi una conversazione molto più breve di quella della famosa telefonata del 25 luglio, al centro dell’inchiesta di impeachment.

E dalle tre pagine declassificate del "memorandum of telephone call", fatta da Trump dall’Air Force One, emerge uno scambio di battute formali, incentrato soprattutto sugli auguri da parte di Trump ed i ringraziamenti del neo presidente ucraino.

"Penso che farà un grande lavoro, ho molti amici in Ucraina che la conoscono e apprezzano e si aspettavano la sua vittoria, ed è veramente una cosa straordinaria", ha detto Trump all’attore diventato presidente che ringraziava per gli auguri ed assicurava a Trump che lui era stato "di grande esempio".

Israele attacca obiettivi Hamas

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Nuove operazioni israeliane nella Striscia di Gaza. Le forze di sicurezza (Idf) hanno confermato attacchi contro obiettivi di Hamas nell’enclave palestinese dopo le operazioni contro la Jihad Islamica. "In risposta a razzi lanciati nella notte da Gaza contro i civili israeliani, le nostre forze hanno attaccato obiettivi terroristici di Hamas a Gaza - si legge in un tweet delle Idf - Hamas è responsabile delle conseguenze degli attacchi contro i civili israeliani. Restiamo pronti a diversi scenari".

Fonti di sicurezza palestinesi citate dal giornale ’Times of Israel’ affermano che le operazioni hanno colpito due siti di Hamas nel nord della Striscia. Tutto dopo che nella notte le sirene dell’allarme sono suonate nel sud di Israele. I militari hanno confermato il lancio di due razzi da Gaza contro la città di Beersheba, precisando che entrambi sono stati intercettati dal sistema Iron Dome.

L’organizzazione di soccorso ’Magen David Adom’ ha fatto sapere di aver assistito cinque persone per shock dovuti all’emergenza e altre quattro rimaste ferite mentre correvano nei rifugi. Le ultime notizie arrivano dopo la fragile tregua entrata in vigore giovedì mattina per bloccare l’ondata di violenza seguita all’uccisione in un attacco israeliano di un comandante militare della Jihad palestinese. Israele, come sottolinea l’agenzia Dpa, non ha mai confermato ufficialmente l’adesione alla tregua con la Jihad. Hamas controlla la Striscia e, secondo l’ultimo bilancio del ministero della Salute di Gaza, sono 34 i palestinesi morti nell’escalation. Tra le vittime ci sono otto bambini. I feriti sono più di 110.

Chalencon (gilet gialli): "Weekend esplosivo per primo anniversario"

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(Emmanuel Cazalé) - "Sarà un weekend esplosivo" quello del 16-17 novembre in occasione dell’anniversario della nascita del movimento dei gilet gialli in Francia. A sostenerlo all’Adnkronos è Christophe Chalençon, uno dei leader dei gilet gialli, che a febbraio scorso aveva incontrato in Francia l’allora vicepremier Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista creando una crisi diplomatica tra Parigi e Roma culminata con il richiamo dell’ambasciatore transalpino Christian Masset. "Il presidente francese, Emmanuel Macron e i media francesi ritengono che il movimento ormai si stia spegnendo. E’ vero che da quest’estate il movimento ha perso un po’ di slancio e che solo una minoranza è rimasta a protestare ma c’era anche la necessità di tornare a lavorare. Ma il 16 e il 17 novembre saranno giorni esplosivi. Io sarò a Parigi a manifestare", sottolinea Chalençon che si dice convinto che "Macron non finirà il suo mandato. Ci metto la mano suo fuoco. Sbaglia a voler mantenere la rotta che finora ha intrapreso".

Chalençon si dice anche convinto che il popolo rappresentato dai gilet gialli "prenderà il potere democraticamente" in Francia e proprio in vista di questa scadenza "vogliamo creare una forza politica che possa essere speculare a ‘En Marche’", il partito di Macron. Per questo, rileva, "avevo deciso di incontrare gli esponenti del Movimento 5 Stelle che utilizzano la piattaforma Rousseau. Anche noi abbiamo lanciato una piattaforma Reconciliation per lanciare in Francia la democrazia partecipativa. Il progetto sta maturando. Alla presidenziali avremo un candidato che verrà dal popolo", spiega Chalençon sottolineando che sono in molti in movimenti a sostenere l’iniziativa.

Tracciando un bilancio a un anno dalla nascita della protesta dei gilet gialli, Chalençon torna alle origini ricordando che quello che è avvenuto il 17 novembre 2018 "è stato un risveglio dei cittadini". Una grande parte della popolazione, spiega, "soprattutto il ceto medio e le persone più svantaggiate, in provincia e nelle città rurali, non arrivano più alla fine del mese. La crisi dell’industria, la crisi del settore agricolo. Molte persone si sentono ignorate e dimenticate nella società attuale. Gli stipendi sono bassi e la gente non riesce a far fronte all’aumento del costo della vista. Pertanto hanno iniziato a mobilitarsi. L’aumento del prezzo dei carburanti è stata la scintilla che ha fatto esplodere la protesta". Il governo, rileva ancora Chalençon, "ha fatto di tutto per soffocare la protesta che soprattutto nelle prime tre settimane è stata gigantesca e a messo in serio pericolo il governo. Ma i gilet gialli, che non erano strutturati e che non sono riusciti a selezionare dei rappresentanti a causa della sfiducia generale, hanno perso un’occasione".

Comunque, uno degli aspetti positivi, per Chalençon, "è che non sono riusciti ad appropriarsi del movimento né i sindacati né le forze politiche". Alle rivendicazioni dei gilet gialli il governo francese, sostiene, non è riuscito a dare risposte. "I 10 miliardi di euro annunciati dal governo sono stati solo polvere magica… Non sono stati affrontati dall’esecutivo i temi di fondo dei gilet gialli. Le risposte del Governo sono state una farsa che ci è già costata 12 milioni di euro con il grande dibattito di Macron. Ora tutti i settori stanno scendendo in piazza dai gli infermieri passando dai ferrovieri. La Francia è diventata una pentola a pressione che sta per esplodere". Ora, aggiunge, "dicono che il movimento si è spento ma c’è ancora gente che si muove. Lo stiamo vedendo anche nel mondo, al di là dei confini europei, come in Cile. C’è una rottura tra le elite finanziarie che mettono al potere elite politiche e tutto questo contro il popolo. Il movimento ha risvegliato una coscienza collettiva. Intorno alle rotatorie le persone si sono confrontate, hanno dibattuto, si sono scambiate le loro opinioni. E da li che sono partite le rivendicazioni".

Purtroppo, osserva Chalençon, "il movimento non si è ancora strutturato abbastanza: ci hanno preso in giro perché nelle elezioni europee non abbiamo registrato un grande risultato (a maggio ‘Evolution Citoyenne’ ha ottenuto lo 0,01% ossia circa 2.000 voti ndr) ma abbiamo dovuto fare una campagna elettorale senza mezzi economici, tagliati dai media che non ci ricevevano più. Ora invece il movimento si sta strutturando". Questo weekend, quindi, Chalençon prevede un’ampia partecipazione per protestare contro il governo "che sta distruggendo l’economia, la ruralità e il futuro dei giovani: ci sarà una forte mobilitazione. Anche persone che non hanno manifestato finora scenderanno in piazza perché è l’anniversario della protesta. La gente si sta rendendo conto che il Governo ci sta portando diritto contro il muro. Saranno guai", sottolinea dicendosi preoccupato per il rischio di repressione delle autorità.

Dall’inizio del movimento dei gilet gialli a novembre del 2018 fino al 30 giugno 2019, secondo un calcolo fatto nei giorni scorsi ’Le Monde’, sono state pronunciate oltre 3.100 condanne di cui 400 si sono trasformate in condanne al carcere.

Mouraud - "A determinare la fine del movimento dei gilet gialli sono state le violenze del 16 marzo. I gilet gialli scesi in piazza hanno tagliato il ramo su cui erano seduti". E’ questo il bilancio che traccia con l’Adnkronos Jacline Mouraud, una delle fondatrici dei gilet gialli a un anno dalla nascita del movimento nato, con il primo Atto della protesta, il 17 novembre 2018. Il video su Facebook della ‘pasionaria’ bretone 52enne del 18 ottobre 2018, di poco meno di cinque minuti, aveva totalizzato oltre 6 milioni di visualizzazioni e migliaia di condivisioni. Nella sua invettiva, che aveva sancito simbolicamente l’avvio della protesta, Mouraud se la prendeva con il presidente francese Emmanuel Macron e con il suo governo colpevoli di essersi accaniti contro gli automobilisti, in particolare decidendo un aumento del prezzo dei carburanti, aumentando il numero degli autovelox e contrastando i veicoli diesel. Mouraud, nel video, rivolgendosi a Macron ricordava al presidente francese ‘che non tutti i francesi vivono nelle grandi città. Io faccio 25 mila chilometri l’anno e quindi non ho altra scelta che prendere la mia macchina. Che inquini oppure no’. La protesta dei gilet gialli, infatti, esplose soprattutto in provincia, fuori dalle grandi città. I gilet gialli contestavano al governo una politica ‘Parigi-centrica’, dimentica del resto del Paese che deve far fronte alla diminuzione del potere di acquisto, alle politiche ‘anti auto’ del governo transalpino che colpiscono la popolazione.

Marra - "Il movimento non si sta spegnendo, si sta evolvendo". Ne è convinto Paul Marra, uno degli esponenti di spicco dei gilet gialli e uno dei portavoce del movimento a Marsiglia, tracciando il bilancio a 1 anno dalla nascita della protesta, il 17 novembre 2018. "Il merito dei gilet gialli - spiega Marra all’Adnkronos - è stato quello di far nascere la speranza e la solidarietà tra la popolazione. Ha creato un contropotere spontaneo di cui si sentiva la necessità". Certo, osserva, "il movimento non è stato capace di strutturarsi ma questo rappresenta anche, in un certo modo, la sua forza. E’ nato spontaneamente e sui social ancora oggi osservo nei cittadini lo stesso spirito: si ribellano ancora contro le decisioni prese dall’alto, contro le aberrazioni delle decisioni dei governanti".
Il 16 marzo 2019, quando durante l’Atto XVIII della protesta si sono registrati i saccheggi e le devastazioni più pesanti a Parigi, "il movimento dei gilet gialli come lo avevamo conosciuto è finito. Ma non si è spento. Stiamo assistendo ad una sua evoluzione". In prospettiva, sostiene Marra, "non ci saranno più per forza altri gilet gialli ma ci sarà qualcos’altro. Questo movimento ha creato una mobilitazione tra le persone che continuano a raggrupparsi, a riunirsi e a strutturarsi. Sono aggregazioni sparse, certo, ma numerose e che si registrano in tutto il territorio".
Il potere, osserva Marra, "è troppo sconnesso da noi. Quello che ci terrorizza è chi ci governa vuole gestire il nostro quotidiano ma non lo conosce. Lo abbiamo visto anche in Cile. Le proteste sono nate per l’aumento del costo di biglietto della metropolitana. E’ la goccia d’acqua che ha fatto traboccare il vaso. Chi ci governa non sa come svuotare il vaso, aggiunge solo acqua. E ad un certo punto il vaso straripa. Chi ci governa vive sul nostro pianeta ma sono degli extraterrestri".

G8, Francia scarcera il no global Vecchi

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La Corte di Appello di Rennes decide la scarcerazione di Vincenzo Vecchi , il no global italiano latitante da 8 anni e arrestato in Francia ad agosto. Vecchi sarà libero in giornata. La giustizia italiana chiedeva l’estradizione. "Per quanto riguarda la condanna per i fatti di Milano - riferisce all’Adnkronos l’avvocato di Vecchi, Maxime Tessier - è stato ritenuto che la pena era stata già scontata".

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Il legale non nasconde la sua soddisfazione per la decisione e sottolinea che questo "è un momento importante per la giustizia francese. Dimostra l’importanza del diritto. E’ una vittoria giusta, il mandato europeo per i fatto di Genova era irregolare. E’ una vittoria per la giustizia e il diritto". "Davanti al tribunale c’è effervescenza e c’è un grande sollievo", rileva Tessier.

Entro cinque giorni il Procuratore francese potrà fare ricorso alla Corte di Cassazione. "La Corte di Appello - riferisce all’Adnkronos l’avvocato Marie-Line Asselin che rappresenta l’italiano insieme a Catherine Glon e Maxime Tessier - ha ritenuto che la procedura era nulla. Il Procuratore non ha trasmesso alle autorità italiane il nome dell’avvocato italiano di Vecchi e questo ha portato un pregiudizio ai diritti della difesa". La Corte, aggiunge, "non si è poi espressa nel merito della questione, cioè quella che riguarda la regolarità dei mandati di arresto europei probabilmente anche per non dover rispondere nel merito della questione del rapporto di fiducia reciproca tra i paesi". Asselin si dice "soddisfatta" per la decisione della Corte di appello.

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"E’ una vittoria della libertà. Siamo tutti molto felici", commenta con l’Adnkronos un soddisfatto Eric Vuillard, lo scrittore e cineasta francese che nel 2017 che ha vinto il prestigioso premio letterario Goncourt per il suo romanzo ’L’ordine del giorno’, che sin da subito si è mobilitato insieme al Comitato di solidarietà in difesa di Vincenzo Vecchi, il no global italiano ricercato per i fatti del G8 di Genova del 2001 arrestato in Francia ad agosto scorso. "Siamo molto felici e ora stiamo andando al carcere per aspettare Vecchi che sarà liberato a fine mattinata. C’è stata una mobilitazione importante e questo ha avuto un ruolo nella decisione di oggi" della Corte di Appello di Rennes che ha deciso di liberare Vecchi e quindi di non estradarlo come richiesto dai mandati di arresto europei emessi dalla giustizia italiana, sottolinea ancora Vuillard.

"La decisione di oggi dimostra la fragilità della procedura legata ai mandati di arresto europei. E’ una procedura che colpisce la libertà e le libertà pubbliche", spiega lo scrittore. "La battaglia da questo punto di vista continua. Vanno soppressi, non si possono scambiare persone come se fossero merci. Se si vuole una giustizia europea serve un codice penale europeo, aprire un dibattito", sottolinea ancora Vuillard. La sentenza di oggi, aggiunge, "è anche una vittoria del diritto. La legge va interpretata e i magistrato sono stati vigili. E’ incoraggiante", spiega ancora.

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Al termine dell’udienza del 24 ottobre, durante la quale si sono svolte le arringhe degli avvocati di Vecchi, Marie-Line Asselin, Catherine Glon e Maxime Tessier, la Corte d’Appello aveva annunciato che avrebbe reso la sua decisione appunto il 15 novembre. L’udienza del 24 ottobre era stata convocata dopo che le autorità italiane avevano fornito, entro il 10 ottobre come richiesto, il supplemento di informazioni relativo ai due mandati di arresto europei che erano stati emanati nei confronti di Vincenzo Vecchi. Gli avvocati di Vecchi, latitante da 8 anni e che era ricercato per i fatti del G8 di Genova del 2001, hanno chiesto al tribunale di dichiarare la nullità del mandato d’arresto europeo e, in subordine, la possibilità per il loro assistito di scontare la condanna in Francia.

Vecchi era stato condannato, con sentenza resa definitiva dalla Corte di Cassazione il 13 luglio 2012, alla pena di 11 anni e 6 mesi per le violenze verificatesi durante il G8 di Genova. Aveva inoltre riportato una condanna a 4 anni di reclusione per alcuni scontri che hanno avuto luogo in occasione di una manifestazione antifascista a Milano nel marzo del 2006.

Il 23 agosto scorso la Corte di Appello di Rennes non aveva concesso l’immediata estradizione di Vecchi, chiedendo alle autorità italiane di fornire, appunto entro il 10 ottobre, un supplemento di informazioni relativo ai due mandati di arresto europei che erano stati emanati nei confronti di Vecchi. Il 27 settembre scorso la Corte d’appello di Rennes aveva respinto la richiesta di scarcerazione che era stata presentata dall’italiano. Gli avvocati di Vecchi, che avevano presentato la richiesta di rilascio lo scorso 22 agosto, chiedevano che fossero concessi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

California, morto ragazzo autore strage liceo

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E’ morto in ospedale il ragazzo che giovedì ha aperto il fuoco uccidendo due giovani in un liceo di Santa Clarita, a nord di Los Angeles, in California.

Il ’Los Angeles Times’ ha dato notizia del decesso del liceale, che si è sparato alla testa dopo la strage e che per le autorità ha commesso il massacro nel giorno del suo 16esimo compleanno. Le vittime sono una 15enne e un 14enne, suoi compagni di scuola. Altri tre studenti sono rimasti feriti. Il movente non è stato chiarito.

Redazione

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