Campioni dell’economia circolare: 63 milioni euro all’anno

Presentato il Rapporto di Sostenibilità 2016

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In un non lontano futuro, le nostre auto saranno in grado di ordinarsi il cambio delle gomme autonomamente grazie ad un semplice input del computer di bordo. Il gommista dovrà affilare nuovi strumenti di lavoro e la fabbrica tradizionale delle gomme cederà il passo alla rigenerazione tridimensionale realizzata con macchine per la stampa 3D.

Non è fantascienza, ma il nuovo progetto Vision disegnato da Michelin ha del futuristico. Racchiude quattro vere rivoluzioni: è organico, ricaricabile, senza aria e connesso. Viene infatti prodotto con materiali bio – in parte riciclati e riciclabili - con un bassissimo impatto per l’ambiente.

Gli studi della nota casa di pneumatici sono perfettamente allineati ai nuovi obiettivi europei di riprogettazione dei prodotti attraverso il riciclo per realizzare una graduale riduzione di dispendio energetico, archiviare lo smaltimento in discarica e ridurre l’importazione di materie prime.

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Oltre 245mila tonnellate di pneumatici fuori uso recuperate nel 2016 e 63 milioni di euro di valore economico distribuito. L’equivalente di otto torri Eiffel di granuli e polverini di gomma riciclata venduti sul mercato ogni anno trasformati in nuovi prodotti. Questi, solo alcuni dei risultati che Ecopneus, società consortile senza scopo di lucro che coordina raccolta, trasporto e trattamento di pneumatici fuori uso, ha presentato nel Rapporto di sostenibilità 2016.

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I benefici della “circular economy” nella filiera Pfu (pneumatici fuori uso, ndr) sono tangibili: meno CO2 prodotta, meno acqua e risorse naturali consumate, meno importazioni di materiali vergini, 700 persone impiegate in 100 imprese che stanno investendo e crescendo, redistribuzione di ricchezza attraverso l’indotto.

Gli pneumatici fuori uso vengono triturati e ridotti, attraverso una fase di separazione di materiali, ad una sabbia molto fine chiamata “polverino”. Sono interamente riciclabili in quanto anche un residuo minimo di scarto, circa il 30%, viene reimpiegato per il recupero di energia. I Pfu possono essere rigenerati e riutilizzati per una serie incredibile di applicazioni: asfalti modificati, pannelli per insonorizzazione, pavimentazioni sportive per varie discipline, inclusa l’equitazione.

Ecopneus dedica nel suo Report un focus alla Terra dei Fuochi dove sono state raccolte oltre 16mila tonnellate nell’ambito del Protocollo speciale col ministero dell’Ambiente e dove sorgerà, nel quartiere di Scampia, a chiusura del cerchio del recupero dei pneumatici abbandonati nelle provincie di Napoli e Caserta, un campo di calcio regolamentare realizzato con i granuli di gomma riciclata da Pfu.

cms_6617/4.jpgLa prima struttura per cavalli tutta in gomma riciclata è stata realizzata ad Orvieto con 80.000 kg. di materiale. La cosa straordinaria è che il materiale riciclato contribuisce al benessere degli animali. In base a sperimentazioni condotte a Nantes, si è ridotta notevolmente l’insorgenza di patologie articolari e respiratorie del cavallo.

In questi mesi estivi è partita, invece, la sperimentazione del nuovo conglomerato bituminoso a bassa emissione di rumore. Il progetto europeo Life Nereide – coordinato dal dipartimento di ingegneria civile ed industriale dell’Università di Pisa – mira a ridurre l’inquinamento acustico urbano rispetto alle pavimentazioni convenzionali, ridurre la produzione di rifiuti con l’impiego di materiali riciclati e migliorare la sicurezza stradale grazie ad un aumento del 20% dell’aderenza del manto. Un ulteriore vantaggio è costituito dalla riduzione di inquinamento atmosferico da posa in opera in quanto la lavorazione avviene con la tecnologia “warm”, cioè a tiepido, consentendo un abbassamento al 30% dell’emissione di vapori da idrocarburi policiclici aromatici. La sperimentazione che in questi mesi interessa solo alcune aree del Comune di Massarosa, nel 2018 si estenderà ad altre zone della Toscana.

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Nonostante l’Italia può a buon titolo annoverarsi tra i campioni della green-economy, il direttore di Legambiente Stefano Ciafani, aprendo la giornata della IV edizione di Ecoforum tenutosi a Roma, riferisce che per una transizione completa verso un’economia circolare in Europa occorre rimuovere ostacoli legislativi, burocratici ed organizzativi che di fatto ne limitano l’accelerazione.

“Mentre le istituzioni nazionali e regionali stanno svolgendo un ruolo di retroguardia, nonostante oggi il Paese abbia tutte le carte in regola per fare da capofila in Europa – sottolinea Ciafani – il paradosso è che proprio chi ha investito nello sviluppo pulito e rinnovabile dell’economia circolare rischia ora di doversi fermare ostacolato da una normativa ottusa e miope.”

Per facilitare lo sviluppo dell’economia circolare occorre fissare criteri tecnici e ambientali specifici per stabilire quando, a valle di determinate operazioni di recupero, un rifiuto cessi di essere tale e diventi una materia prima secondaria o un prodotto, non più soggetto alla normativa sui rifiuti, e disposizioni normative specifiche che stabiliscano criteri e requisiti specifici per dichiarare il cosidetto “End of waste” (così come previsto dalla direttiva europea).

Tra le storie concrete di sviluppo mancato sarebbe un peccato annoverare proprio quella degli asfalti modificati, il cui impiego è frenato dalla diffidenza degli operatori del settore e dal mancato inserimento nei capitolati di criteri tecnici adeguati a distinguere un rifiuto da una materia prima seconda, non più soggetta alla normativa dei rifiuti.

Maria Cristina Negro

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