CRISI DI GOVERNO

Alta tensione M5S-Pd, resta nodo Conte - Per Salvini non è finita con ex alleati

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Alta tensione M5S-Pd, resta nodo Conte

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I 5 Stelle fanno quadrato sul nome di Giuseppe Conte. E mentre i renziani escono allo scoperto chiedendo al segretario dem di dare il via libera al premier uscente, Nicola Zingaretti tiene il punto: ci vuole discontinuità che "deve essere garantita anche da un cambio di persone. E’ la posizione che ho sempre sostenuto e che ribadisco, convinto che si troverà una soluzione in un confronto reciproco, capendoci e interloquendo". "Il lavoro sui contenuti continua", insomma, ha detto Zingaretti in conferenza stampa dalla sede romana del Pd aggiungendo che "l’Italia non capirebbe un rimpastone. Lavoriamo per un patto di governo, non per ultimatum o contrapposizioni". "Abbiamo un mandato della Direzione per dare vita a un governo di svolta", ha sottolineato. Poi l’appello al "M5s e alle forze di sinistra a riunirci per verificare le possibilità di andare avanti". "Al centro bisogna mettere il lavoro per verificare se esistono le convergenze programmatiche non tra due parti che non si parlano - ha affermato Zingaretti - il mio appello è per superare le timidezze e andare al confronto sul merito". "Faremo di tutto per trovare una soluzione positiva che ancor non si vede", ha precisato riferendo che "domani continua il lavoro con i tavoli del programma con i sindaci, i presidenti di regione e anche con le associazioni. E’ molto importante, pur nei tempi stretti, garantire la promessa fatta" e il mandato della Direzione Pd.

"La soluzione è Conte, il taglio dei parlamentari e la convergenza sugli altri 9 punti posti dal vicepresidente Di Maio. Non si può aspettare altro tempo su delle cose semplicemente di buon senso. È assurdo. L’Italia non può aspettare il Pd. Il Paese ha bisogno di correre, non possiamo restare fermi per i dubbi o le strategie di qualcuno", è arrivata a stretto giro la nota dei 5 Stelle.

"Sono tre giorni che aspettiamo di parlare dei problemi del Paese mentre i 5 Stelle parlano solo di poltrone. Noi siamo qui da ieri a parlare di contenuti", è la replica del vicesegretario vicario del Pd Andrea Orlando.

Dopo una telefonata questa mattina tra Di Maio e Zingaretti, che sembrava aver chiuso la partita, qualche ora dopo l’impressione era che il nodo si stesse allentando. Sembrava si intravedessero degli ’spiragli’ nella trattativa sul ritorno di Conte alla guida di Palazzo Chigi. Il leader Pd era molto possibilista, avevano raccontano fonti stellate di primo piano: "In verità", viene spiegato, "sono rimasti solo lui e Paolo Gentiloni a dire no" alla riconferma di Conte, sulla quale, come ha detto Di Maio nel corso della telefonata, il M5S non accetta veti considerando quello del presidente del Consiglio uscente l’unico nome sul tavolo.

Fonti 5 Stelle avevano ribadito che "nessun confronto è possibile davanti ai veti". "Se i veti non si sciolgono - affermavano le stesse fonti - e non otteniamo le garanzie adeguate per il Paese diventa tutto molto difficile". "Per il MoVimento - sottolineavano - la lealtà a Conte non si discute, a lui riconosciamo le grandissime capacità dimostrate da premier. Dire di no a Conte per trovare altri nomi figli di strategie politiche, significa indebolire il Paese". "Non vorremmo che" il no a Conte "fosse una scusa per tornare al voto - osservano ancora le fonti stellate -. In tal caso Zingaretti e i suoi devono essere chiari".

Sul nome di Conte alla guida del nuovo governo è tornato a insistere anche il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, che ha ripubblicato un estratto dell’articolo di elogio del 23 agosto scorso. Quanto aRoberto Fico nelle vesti di premier di un eventuale esecutivo giallorosso, fonti della Camera hanno reso nota la sua l’indisponibilità a lasciare l’incarico a Montecitorio.

Per Salvini non è finita con ex alleati

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(Francesco Saita) - La Lega incassa il colpo del premier Conte, che da Biarritz, chiarisce come la stagione politica con il partito del ministro dell’Interno "è chiusa" e che per lui "non si potrà più riaprire". Immediata la replica dei salviniani che gli ribattono, a muso duro, di essere passato dalla politica dei porti chiusi al Pd, "in meno di una settimana".

Questo in chiaro, mentre subito dopo fonti autorevoli, vicine al leader, sottolineano come quella di Conte "è una posizione personale" e che quindi il pressing a tutto campo, messo in campo da Matteo Salvini, per ritornare ad una alleanza M5S-Lega, che scongiuri l’intesa tra M5S e Pd, non si fermerà.

Conte è ormai finito nel campo dei nemici non più recuperabili, dopo che pochi minuti prima che parlasse, sembrava fosse addirittura arrivata una apertura dal ministro Fontana su un Conte bis ("ma prima lui e Salvini dovrebbero chiarirsi, ma la cosa mi sembra prematura..."). Ma il dialogo con Di Maio va avanti. Su Twitter, intanto, Salvini lancia la foto di un tramonto romano, avvertendo tutti che lui non si tirerà indietro: "Dedicato a voi Amici. Mai arrendersi, mai".

Nella Lega sono in tanti a essere convinti che una piccola scommessa sul clamoroso dietrofront, sul ritorno all’esecutivo gialloverde, si può pure fare. Anzi: si deve fare. E, a quanto si apprende, il dialogo tra ex alleati è tuttora in piedi. Dopo la chiamata fuori di Conte, i leghisti continuano a dar credito alle voci fuori dal coro di alcuni notabili del movimento - leggi Paragone, Buffagni, Di Battista e anche Laura Castelli che non nascondono di preferire ancora la Lega.

Il ministro leghista Gian Marco Centinaio, tra i più espliciti in questa fase, dopo aver detto alla ’Stampa’ che "siamo pronti a tornare al tavolo per fare un nuovo contratto" con il M5S, all’AdnKronos conferma che, oggi, la strada di un possibile recupero dell’alleanza con il partito di Di Maio "è più larga di ieri". Altri big del partito non si sbilanciano - nessuno dice chi, cosa, come e dove - ma confermano contatti con gli ex alleati a più livelli. Tutti si nascondono dietro il fatto -vero- che la strategia la sceglie(rà) Matteo Salvini.

E, a proposito del leader, non passa poi inosservato che il ministro dell’Interno abbia deciso di restare a Roma, quando solitamente il fine settimana lo trascorre lontano dalla Capitale. Pronto a fare la sua mossa, qualora se ne presentasse l’occasione. Il governo gialloverde "si può rifare", dice una fonte molto autorevole vicina a Salvini, mentre qualcuno assicura che anche da oltreoceano, gli americani, vedrebbero meglio un ritorno al passato.

Redazione

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