CRISI DI GOVERNO

Conte, Casellati, Salvini, Di Maio, Zingaretti, Calenda, Renzi, Grillo, Meloni

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Crisi, attesa per il voto del calendario

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La capigruppo del Senato ha deciso a maggioranza che l’Aula si riunirà domani alle 18 per votare il calendario e il 20 agosto l’assemblea tornerà a riunirsi per ascoltare le comunicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla crisi di governo. "E’ una cosa gravissima - ha commentato la presidente del gruppo Misto Loredana De Petris al termine della conferenza dei capigruppo - perché non permetterà a tutti i senatori di essere presenti". La capigruppo della Camera di domani alle 12 è stata spostata alle 19, dunque dopo il voto dell’aula del Senato sul calendario.

La crisi è entrata ufficialmente a Palazzo Madama oggi, proprio mentre si accende lo scontro sulla data del voto, con il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che indica "la data limite" che "è ottobre" per andare alle urne e poi fare la flat tax. Durante tutta la mattinata, in cui tra l’altro si è tenuta la assemblea del Pd, ci sono stati diversi contatti tra i gruppi parlamentari e sono state messe in campo diverse ipotesi. E intanto il Pd tira le sonne: secondo alcuni calcoli fatti dal Partito democratico, potrebbero essere almeno 145 i senatori presenti in rappresentanza di un fronte formato da M5s, Dem, Leu e Misto. Numeri superiori ai circa 136 senatori che potrebbero assicurare Lega, Fi e Fdi. Come spiegavano alcuni senatori di opposizione illustrando il percorso che si aprirebbe, l’informativa di Conte (cui potrebbe anche seguire un voto su una risoluzione che riprende il testo della stessa) farebbe decadere le mozioni di sfiducia già depositate al Senato, quella del Pd e quella della Lega. Dopodiché, il premier potrebbe recarsi al Quirinale per formalizzare la crisi.

Casellati: "Senza unanimità decide l’Aula"

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Se la Conferenza dei capigruppo non arriverà a una decisione condivisa e unanime sui tempi del voto alle mozioni di sfiducia per il premier Giuseppe Conte e il ministro Matteo Salvini, la parola allora spetterà all’Aula. Questo l’avvertimento della presidente del Senato Elisabetta Casellati.

"La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità - spiega infatti Casellati -, non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento". L’articolo 55, comma 3, aggiunge, "prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’Assemblea, che è sovrana. Non il Presidente, dunque. In un momento così delicato per il Paese, l’unico metro possibile da adottare a garanzia di tutti i cittadini è il rispetto delle regole", conclude.

Salvini: "Ritiro ministri? Pronti a tutto"

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"Pronti a tutto". E’ questa la secca risposta del vice premier Matteo Salvini a chi, al termine dell’assemblea della Lega, gli chiede se sia pronto anche all’ipotesi di ritirare i ministri del Carroccio dal governo. "Noi siamo pronti a votare anche domani mattina". La Lega chiede di andare subito al voto e di fronte alle preoccupazioni per la situazione economica, Matteo Salvini taglia corto: "Se qualcuno la tira in lungo, poi se aumenta l’Iva lo dovrà spiegare...". "Chi ha paura delle elezioni teme di non tornare in Parlamento. Renzi, Boschi, Fico e Toninelli fanno la manovra? In un momento in cui ci vuole coraggio, ma dai.... A noi non interessa scaldare la poltrona né tenere bloccato il Parlamento: perché non si può lavorare a Ferragosto?". E conclude: "Confido nella saggezza del Presidente della Repubblica a cui è evidente che non c’è una maggioranza".

Di Maio: "Nessun tavolo con Renzi"

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"Nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi. In queste ore si parla di aperture, chiusure, mezze aperture, ma il M5s vuole solo l’approvazione della legge sul taglio di 345 parlamentari". Lo ha dichiarato il vicepremier Luigi Di Maio in diretta Facebook mentre al Senato è in corso la capigruppo, sottolineando: "Presenteremo richiesta alla presidenza della Camera affinché si proceda quanto prima all’approvazione del ddl sul taglio dei parlamentari. Nessun gioco di palazzo, i nuovi gruppi si formano solo con nuove elezioni".
"La Lega - ha continuato - presenta una mozione di sfiducia in parlamento al governo, e i senatori della Lega voteranno la sfiducia a loro stessi. Ecco perché è giusto far dimettere i ministri della Lega. "Il M5S - ha quindi sottolineato - è stato sempre corretto, non abbiamo trovato nessun pretesto per fare cadere il governo".

E sulla crisi di governo, il vicepremier detta i suoi tempi: il "cronoprogramma? Prima di tutto tagliare i 345 parlamentari. Secondo, saremo al fianco del premier Giuseppe Conte e lo sosterremo in Aula quando pronuncerà il discorso su cosa ha fatto questo governo e su cosa poteva ancora fare. Terzo, per me occorre andare al voto ma è il Capo dello Stato Sergio Mattarella che decide come e quando. A chi sta dicendo di fissare una data favorita o non favorita rispondo, dobbiamo avere piena fiducia in Mattarella".

Poi l’attacco a Salvini: "Gli italiani la faranno pagare alla Lega per la pugnalata alle spalle che gli ha sferrato aprendo una crisi in pieno agosto. Aprire la crisi in piena estate trascinando l’Italia alle elezioni in autunno - ha aggiunto - non accadeva da 100 anni". Secondo Di Maio la Lega ha staccato la spina per diverse ragioni: "Stavamo arrivando alla riforma della prescrizione, a quella della giustizia e al taglio di 345 parlamentari. Per quest’ultima mancano solo due ore di lavoro ma la Lega ha deciso di staccare la spina e staccando la spina ha deciso di mettere a rischio famiglie e imprese. Il nuovo governo - ha concluso - non avrà tempo per la legge di bilancio, o per confermare il reddito di cittadinanza e andremo in esercizio provvisorio".

"Quello che sta succedendo in questi giorni ha dell’incredibile. Noi - rimarca ancora Di Maio - siamo sempre stati persone corrette, con a cuore il bene dell’Italia, mentre la Lega e Salvini hanno scelto di diventare sleali nei confronti del contratto di governo e quindi degli italiani che hanno problemi da risolvere".

"Se tutto va bene un nuovo governo da inizio dicembre - ha aggiunto - non avrà il tempo di evitare l’aumento dell’Iva, di confermare quota cento e tassazione al 15 per cento per le partite Iva. Andremo nel cosiddetto esercizio provvisorio che significa ragionare ogni mese dei soldi che hai per gestire l’ordinaria amministrazione. Un rischio assurdo, anche perché si sono presi la responsabilità di fare cadere un governo che aveva la maggioranza di oltre il 50 per cento del gradimento degli italiani".

Zingaretti invita all’unità

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"Voglio fare un appello all’unità del partito democraticoperché di fronte ai pericoli che ci sono per la democrazia, sarebbe davvero sbagliato in questo momento dividerci o dare segnali in questo senso", così il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, parlando al Nazareno. Il rischio di dividerci "significherebbe", sottolinea Zingaretti "regalare l’Italia alla destra, invece noi dovremmo combattere forte. C’è una crisi di governo in cui tempi e modi verranno decisi nelle prossime ore e poi ci sarà il presidente della Repubblica Mattarella, non Salvini, che deciderà i tempi e le scadenze"

Zingaretti non crede "sia possibile e credibile un’ipotesi che preveda un governo per fare la manovra da cui questo governo sta scappando per poi andare a votare. Questo sarebbe davvero un regalo a quella destra pericolosa che tutti vogliamo fermare". "Apriamo la crisi - sottolinea - e vedremo con Mattarella quale è la forma migliore più seria e credibile per salvare l’Italia".

Calenda: "Il Pd è finito"

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"Il Pd è finito". Lo ammette Carlo Calenda ai microfoni di ’Circo Massimo’, su Radio Capital. "Così com’è, è finito sicuramente. Dopodiché può decidere di andare oltre se stesso, rilanciarsi, ricostruirsi in qualcosa di diverso" ragiona l’europarlamentare, che poi delimita i confini della scissione nel partito. "Ci sono due Pd: uno ha i gruppi parlamentari e un altro ha il partito. Nell’ultima direzione ho proposto di creare una segreteria politica in cui la gente si guarda in faccia e prende una decisione comune. I primi a non volerlo sono stati i renziani. Renzi non si siede con nessuno, non prende la telefonata di nessuno e non discute con nessuno. Questa è la verità" attacca l’ex ministro.

"La scissione nel Pd già c’è. Ormai - prosegue - è un dato di fatto. Renzi ha fatto un’intervista, non solo facendo zompare per aria il Pd ma anche facendolo diventare argomento di conversazione al posto della crisi di governo. Il tutto senza fare una telefonata a nessuno. E questo aveva detto che avrebbe fatto il senatore semplice e che non avrebbe parlato per due anni... pensa se parlava".

Il governo istituzionale proposto da Renzi, che vedrebbe insieme i parlamentari dem e i 5 Stelle, secondo Calenda, "rischia di farsi, perché l’impulso all’autopreservazione del ceto politico è gigantesco. E l’ex premier ha bisogno di più tempo per fare il suo partito. Ma così offriremo un’occasione gigantesca a Salvini".

L’ideatore di ’Siamo Europei’, però, non si arrende: "Non vuol dire che non si lotterà fino alla fine. Io cercherò di costruire un fronte repubblicano, come sto dicendo da mesi, ma insieme al Pd. Si può anestetizzare questa ferita solo rilanciando un grande progetto politico che al momento anche Zingaretti mi sembra non stia lanciando. Se vuole fare il segretario del Pd, e non l’amministratore straordinario della liquidazione - consiglia Calenda - deve rilanciare facendo un grande progetto che coinvolga e vada oltre il Pd".

"Se avrà il coraggio di farlo, esisterà qualcosa che non sarà il Pd come lo conosciamo oggi. Se non lo farà, il Pd scenderà al 15% e poi ci sarà una sinistra frammentata. E questo significherà consegnare l’Italia a Salvini. Mi batterò contro questa prospettiva. Magari sarò solo come un pirla...".

L’ex ministro vede una sola via maestra: "Il confronto democratico con le elezioni. E la costruzione del fronte democratico e repubblicano. Abbiamo una battaglia da fare contro chi ci vuole portare fuori dall’Europa e questa battaglia si fa a viso aperto, non facendo accrocchietti per qualche mese".

Malumore Pd: "Grave che renziani non smentiscano scissione"

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"E’ da considerare grave il fatto che parte della minoranza renziana del Pd non abbia ancora smentito la scissione dal partito e la nascita di un nuovo soggetto chiamato ’Azione civile’ come da loro stesso annunciato ieri a tutti i giornali". Lo sottolineano fonti della maggioranza del Pd interpellate all’Adnkronos dopo la proposta di Matteo Renzi per un governo di scopo.

Grillo: "Lo sceriffo è in fuga e volano avvoltoi"

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"Lo sceriffo è in fuga dalla città, attraversa a gran velocità gli stati del sud accolto da un oceano di fischi. ’Ma come scappi dal tuo dovere cercando rifugio qui… per chi ci hai preso sceriffo?’ Molti hanno addirittura disseppellito il vaffanculo in Sicilia, così, senza passare dal suo ufficio, è in corsa a chiedere mezzi all’ex cavaliere disarcionato (del porco non si butta via niente)". Lo scrive Beppe Grillo sul suo Blog riferendosi alle contestazioni ricevuta da Matteo Salvini in Sicilia e Calabria.

Per il fondatore del M5S "intanto volano degli avvoltoi di nuova generazione: gli avvoltoi persuasori", scrive con un riferimento implicito a Matteo Renzi, protagonista in queste ore di una iniziativa per arrivare ad un governo istituzionale, che veda insieme Pd e M5S. "E’ una nuova specie di sciacallaggio: invece di aspettare la fine cercano di convincerti che è già avvenuta. Non sono elevati, non volano neppure. In realtà strisciano veloci fra gli scranni: ma è soltanto un’illusione, nient’altro che un’illusione dovuta alla calura".

Grillo invita quindi i suoi a mantenere la barra dritta e ad attendere, dopo il caos di queste ore, il momento per scegliere la strada migliore. "Quando queste defezioni e quelle allucinazioni saranno passate basta farsi trovare uniti e parlare unicamente con gente elevata e non in caduta libera", si legge.

Meloni: "Renzi-5S? Mattarella non metta faccia su tale vergogna"

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"Renzi, che gli italiani non vogliono più vedere neanche dipinto, insieme a pezzi del M5S che ormai ha dimezzato il suo consenso, insieme ad alcuni centristi, cintura nera di giochi di palazzo, cercano maggioranze impossibili perché hanno paura del voto. Confido che il presidente Mattarella non metta la faccia su una vergogna del genere’’. Lo dice all’Adnkronos la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, commentando la proposta di un governo istituzionale, lanciata da Matteo Renzi. "Ora vedremo quanto vale ciascuno. Vedremo se con Zingaretti il Pd è diventato vagamente rispettoso della democrazia, se i Cinquestelle - che promettevano di aprire le istituzioni come una scatoletta di tonno - manterranno le loro promesse o si riveleranno i peggiori poltronari della Repubblica italiana e se Fi vuole stare nel campo del centrodestra o altrove’’.

Redazione

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