CONTRO LE DONNE IN NOME DELL’OMERTA’ E IN DIFESA DELL’ORGOGLIO NAZIONALE

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Nel 1976 nel testo “CONTRO LA NOSTRA VOLONTÀ”- considerato "il manifesto" della teoria femminista sullo stupro - Susan Brownmiller dedicò agli stupri commessi durante la guerra un intero capitolo.

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Durante la guerra, violentare le donne dei nemici diventa una costante operativa in quanto lo stupro colpisce gli avversari nella "proprietà" così come il saccheggio o la distruzione. Negli ultimi 40 anni di attività, due movimenti sociali come il femminismo e l’anti-militarismo hanno messo in discussione il ruolo della donna (intesa come proprietà pubblica!) ed il mito dell’eroe di guerra a cui ogni cosa è permessa.

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Nonostante le violenze in guerra siano perpetrate da secoli c’è ancora chi si sorprende che avvengano anche durante le missioni di pace, come se quest’ultime fossero una sorta di passeggiata di salute durante le quali i soldati si limitano a fare un giro di ricognizione su un blindato. Anche la missione di pace è lotta ed i teatri della vergogna si estendono ad ogni angolo del pianeta. Congo, Bosnia, Sierra Leone, Ruanda e Kosovo, solo per citarne alcuni. Corre un nesso stretto ed inquietante fra stupro e presenza militare. In Kosovo nel 1999 ci furono oltre 2000 vittime di stupro: vittime di cui nessuno parla abbandonate dalle loro famiglie e dimenticate dal mondo intero. Tra il 1992 il 1995, durante la guerra in Somalia, i soldati italiani furono coinvolti nell’esecuzione di degradanti e insopportabili violenze. Stupri intesi come "pulizia etnica ". Nel 1997 il maresciallo Valerio Ercole venne processato ma fu assolto perché il reato cadde in prescrizione. La difesa degli altri militari coinvolti fu motivata dalla brutalità della situazione in cui erano stati costretti ad operare.

cms_822/timthumb.jpgJames Michael Brown parà della Ederle (una base militare dell’Esercito degli Stati Uniti situata a Vicenza) sequestrò e stuprò una donna. Dopo aver scontato sei mesi di carcere in Italia fu trasferito in un carcere militare in Germania e scarcerato definitivamente dopo soli due anni. Usufruì, naturalmente, dell’attenuante per gli scompensi ricevuti in Iraq.

cms_822/misrata.jpgDurante le missioni di pace in Congo, moltissimi soldati dell’ONU e quindi di diverse nazioni chiedevano favori sessuali a donne e bambini in cambio di acqua o cibo. Quante siano in Congo le donne ripudiate per aver partorito un figlio nato da uno stupro e poi finite in strada a prostituirsi è un dato non quantificabile.

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Da quando nel 2003 il Palazzo di Vetro ha riconosciuto il problema e la sua gravità, nulla è stato fatto concretamente. Eccetto l’invio di funzionari Onu che in un rapporto reso pubblico hanno condannato lo stupro inteso come "arma di guerra". Lo stupro è dunque considerato un’ "arma di guerra " non a caso non risulta a nessuno, sia una disciplina impartita nei campi di addestramento militare. Quando i soldati rientrano dalle missioni di pace le violenze non si placano: le diagnosi di sindrome da stress post traumatico sono in costante aumento così come lo sono le violenze in famiglia commesse dai reduci. Senza contare l’aumento del tasso di suicidi, indice di grave sofferenza psichica.

cms_822/WORLD5.jpgNel dispiegamento della 173° Brigata americana a Vicenza è stato predisposto un servizio imponente per i disturbi mentali dei reduci. Nelle basi militari italiane di un servizio simile nemmeno si parla, come se il problema non esistesse. Un’indifferenza seguita da pene che se per un civile sono irrisorie, per un militare diventano (quando ci sono) a dir poco ridicole. Continuiamo ad assistere impotenti ad un sistema giudiziario che, oltre a non tutelare le donne, si arroga il diritto di schierarsi contro di esse, specialmente quando si tratta di mantenere intatta l’immagine di una divisa sia pure impregnata di sangue. Un sistema che ignora atrocità taciute per decenni, insabbiate troppo spesso per difendere quel che resta di un orgoglio nazionale.

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