CONTINUA LA STRAGE DI COPTI IN EGITTO: AGGUATO CONTRO DUE AUTOBUS

Tra le vittime anche molti bambini, nel mirino della violenza jihadista

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A pochi giorni dalla tragedia di Manchester, ieri mattina si è consumata l’ennesima strage di innocenti. Due autobus di cristiani copti - diretti verso il monastero di Anba Samuel (San Samuele), nell’ovest dell’Alto Egitto – sono stati bloccati da una decina di finti militari all’altezza di Minya, popolosa città a sud del Cairo. Armati di mitragliatrici, gli uomini sono saliti sulle vetture e hanno aperto il fuoco; una pioggia di proiettili ha raggiunto gli inermi passeggeri, tra cui anche numerosi bambini. Il bilancio è tutt’ora incerto: il portavoce del Ministero della Salute ha parlato di 25 morti e 27 feriti, mentre secondo l’ex portavoce della chiesa copta, Anaba Ermya, le vittime accertate sarebbero 35. Ulteriori aggiornamenti potrebbero giungere dall’ospedale di Maghagha, dove i superstiti sono stati immediatamente trasportati.

cms_6351/2p_1495867366.jpgAppresa la notizia dell’attentato, il presidente Abdul Fattah Al Sisi ha ordinato alle forze speciali egiziane di presidiare i confini di Minya per intercettare il gruppo di terroristi, di cui purtroppo si sono perse le tracce. Pare che gli assalitori, rigorosamente a volto coperto, abbiano raggiunto il convoglio a bordo di tre auto. Stando alle parole di un testimone, inoltre, uno dei terroristi avrebbe ripreso la strage con un cellulare: un dettaglio che fa pensare a una possibile (se non certa) responsabilità da parte dello Stato Islamico, sebbene quest’ultimo non abbia rivendicato l’attacco.“Si è trattato di un crimine terribilmente ignobile, in quanto i terroristi hanno ucciso civili innocenti e disarmati, che erano diretti al monastero, in una sorta di pellegrinaggio religioso. Non stavano andando in guerra e non portavano armi. Per di più, l’attacco è avvenuto il giorno prima del Ramadan, nel periodo in cui è proibito qualsiasi scontro armato”: questo il commento di Rafiq Grech, attuale portavoce della chiesa copta. Dello stesso avviso è Ahmad al-Tayyib, autorità suprema dell’Islam sunnita, che ha aggiunto: “Questo inaccettabile atto di violenza, condannato da ogni musulmano e ogni cristiano, mira evidentemente a far vacillare la stabilità dell’Egitto”. Anche il ministro degli Esteri Alfano ha espresso la sua vicinanza ai familiari delle vittime, manifestando profonda disapprovazione nei confronti del vile gesto: “L’Italia condanna con fermezza ogni atto di violenza e ribadisce il suo deciso impegno nella lotta comune contro il terrorismo”.

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L’accanimento degli jihadisti nei confronti della comunità copta si sta ormai trasformando in una vera e propria persecuzione: l’ultimo episodio di violenza si era consumato poco più di un mese fa, nella domenica delle Palme. Il Califfato non cesserà di spargere sangue in terra d’Egitto finché l’ultimo “infedele” non si sarà convertito; un obiettivo da perseguire a tutti i costi, mostrando al mondo le amare conseguenze subite dai ribelli: difficile dimenticare, a tal proposito, lo sgozzamento di 21 cristiani egiziani avvenuto in Libia lo scorso febbraio, filmato e diffuso sul web dallo stesso Stato Islamico. E’ in corso un genocidio in piena regola, a cui l’Europa assiste silenziosa e quasi totalmente disinteressata: tutti gli sguardi sono puntati su Londra, Parigi, Berlino e le altre grandi città occidentali in cui l’estremismo islamico ha seminato terrore. Al contrario, ciò che accade sull’altra sponda del Mediterraneo stenta a catturare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Solo di rado, infatti, notizie del genere riescono a suscitare commozione, come se la vita di quei “fratelli d’Egitto” valesse meno. Quando l’ira dello Stato Islamico non ci tange in maniera diretta, l’eco del nostro egoismo si manifesta in tutta la sua potenza, impedendoci di percepire “con gli occhi del cuore” il dolore di quelle popolazioni martoriate. La gelida barriera d’indifferenza fa sì che lo scempio si ripeta indisturbato, fino a cancellare del tutto quella minoranza che, da secoli, protegge la propria identità cristiana in un territorio tanto ostile.

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Eppure, l’attentato di ieri trova un importante punto di contatto con l’atto terroristico compiuto da Salman Abedi alla Manchester Arena. In entrambi i casi, infatti, l’estremismo islamico ha voluto colpire principalmente bambini e adolescenti; una nuova direttiva emanata dal Califfato, che sembra già essere entrata a far parte della folle ideologia jihadista. Questa inquietante ipotesi trova conferma nell’articolo intitolato “Collateral Carnage”, recentemente pubblicato sulla rivista ufficiale dello Stato Islamico, Rumiyah: “Uno non dovrebbe addolorarsi per l’uccisione di donne e bambini infedeli, perché Allah ha detto: ‘Non addolorarti per i miscredenti’. Il combattente deve fare il massimo per portare avanti la sua causa, indipendentemente dal massacro collaterale che produce [...] La benedetta strage di Nizza è un eccellente esempio del massacro collaterale provocato durante il corso della jihad”. Parole che, dietro la debole giustificazione di una “guerra santa”, celano la totale e drammatica assenza di pietà, negata persino ai più piccoli. Si apre così un nuovo capitolo nella storia del terrorismo islamico, che mette in scena la più vile forma di crudeltà umana. Noi, inermi spettatori di questa tragedia, possiamo solo sperare che non venga sparso altro sangue innocente, portando avanti la nostra tacita battaglia contro l’orrore della violenza estremista.

Federica Marocchino

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