CIVILTA’E PROGRESSO? NON PERVENUTI

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Per introdurre l’argomento richiamato dal titolo, quale tra le tante notizie di questi ultimi giorni possiamo prendere come esempio? Potremmo iniziare dalla foto ritraente tre magnifici bambini sorridenti, nati con sindrome di Down, postata da un sedicente stratega della Lega per ironizzare su un malfunzionamento di alcuni server. Infatti il ragazzo - che poi ha rimosso opportunamente la qualifica come stratega dal suo profilo Facebook appena sono iniziate le polemiche - aveva postato sul suo profilo Facebook uno scatto che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto rappresentare in modo ironico la problematica che ha riguardato Facebook, Instagram e WhatsApp nelle giornate del 13 e del 14 marzo. Il sistema informatico ha avuto delle difficoltà, in gergo un “down”, e quindi, per scherzarci sopra, il ragazzo non ha trovato di meglio che utilizzare la foto di cui sopra. Un espediente tanto squallido quanto cattivo, atto solo a ricevere dei gradimenti, i famosi “like” da parte di gente che la pensa come lui. Fortunatamente qualcuno si è indignato, ed ha provveduto a diffondere il gesto evidenziandone il cattivo gusto, tanto da costringere l’autore a rimuovere la foto, ovviamente difendendo il suo intento, tanto da tirare in ballo chi, a suo tempo, metteva sul proprio profilo la frase “Je suis Charlie” per difendere la libertà di satira. Inutile provare a spiegare che una vignetta è diversa da una foto con soggetti veri, e che non tutta la satira può essere difendibile.

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Ma difendere l’indifendibile d’altra parte sembra essere divenuto di moda, come ha dimostrato un esponente politico ospite da Lilli Gruber, che non pago di aver detto alla conduttrice che tra i fondatori dell’Unione Europea vi era la Spagna, consultava il proprio cellulare per smentire la Gruber che lo aveva ripreso. Ovviamente la giornalista non si è risparmiata di bacchettarlo anche in quella circostanza, invitandolo a non usare lo smartphone e ad ascoltare invece le domande, senza tirare in ballo quel vago concetto di educazione di cui ormai sembra essersi persa traccia.

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Ultimo esempio negativo è quello fornito dal noto reality l’Isola dei Famosi. Le parole di Fabrizio Corona per Riccardo Fogli hanno sollevato il tappeto della vergogna lasciando uscire tutta la sporcizia possibile, ma sbaglierebbe chi si indignasse solamente con il paparazzo tatuato. Perché il programma che ha toccato uno dei punti più bassi della dignità umana è costruito e gestito da molte persone, a partire dalla presentatrice, e Corona il suo messaggio lo aveva registrato. Poco importa che poi, dopo, il fotografo abbia chiesto scusa dal punto di vista umano ma difendendo la sua professionalità. Poco importa che la conduttrice abbia chiesto scusa a Riccardo Fogli, spiegandogli però che lo immaginava più forte di carattere. Come a dire che se lo avesse visto fragile non avrebbe consentito si spargesse fango su di lui. Poco importa la presa di distanze dall’episodio da parte delle alte sfere Mediaset, difendendo però il programma, come se si fosse trattato di un inciampo durante un programma culturale. Indifendibile è il concetto di una trasmissione fatta apposta per ridurre le persone a selvaggi, facendogli perdere ogni contatto con la civiltà acquisita, costringendoli a lottare per cibo, acqua, rispetto. Per qualcuno si tratterà di uno spettacolo divertente, per altri sarà un trampolino di lancio, ma quando per fare ascolti si preme sempre più sull’acceleratore, ogni curva può diventare sbandata pericolosa. Ecco perché è indifendibile il tipo di programma, perché trasmette il concetto che pur di arrivare si può oltrepassare qualsiasi ostacolo, anche etico. Civiltà e progresso? Si, sono passati di qua ma poi sono andati via, non se ne hanno più notizie.

Paolo Varese

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