CILE... È RIVOLTA

A soqquadro l’equilibrio economico-sociale

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Santiago capitale del Cile, composta da 32 diversi comuni, un sindaco per ciascuna municipalità, regole diverse e popolazione variegata:classe alta nei comuni vicini alla cordigliera delle Ande e i meno abbietti al sud. La capitale cilena si caratterizza per il suo Costanera Center, il grattacielo più alto del Sudamerica, che si vede da ogni punto di Santiago, è simbolo dello sviluppo economico, della crescita e del primato del Cile. All’interno dello slanciante edificio che è stato chiuso per ben due settimane lasciando a casa i dipendenti, si trovano grandi marchi europei, bar, ristoranti, magazzini, boutique. La proprietaria in vista dei saccheggi, degli incendi e delle manifestazioni di protesta che hanno travolto il Cile a partire dal 18 ottobre, ha deciso di chiudere il plesso perché il pericolo di un attacco si faceva sempre più maggiore, sbarrando le porte però con perdite incalcolabili per gli affittuari dei locali. Venerdì scorso il Costanera Center è stato riaperto e centinaia e centinaia di Santiaghini hanno fatto la coda per poter entrarci. Un’immagine questa della folla molto contraddittoria in quanto la maggioranza della popolazione, 18 milioni di persone, fa fatica ad arrivare a fine mese, eppure si indebita fino al collo, un paese dove il 27 per cento della ricchezza è nelle mani dell’1 per cento dei suoi abitanti, con la metà che guadagna meno di 500 euro al mese. Dal 18 ottobre il Cile chiede una più equa distribuzione della ricchezza, un sistema pensionistico, una scuola e una sanità degne di questo nome. I due grandi eventi in programma a Santiago ovvero la APEC(cooperazione economica asiatico pacifica), poi la COP25, conferenza sul clima, sono state cancellati e spostati altrove e ciò a provocato un grave danno sia per l’economica cilena che per la sua immagine di capitale. Per non parlare del sistema delle comunicazioni smorzato, 70 stazioni della metropolitana danneggiate o distrutte su 136, 7000 piccole imprese saccheggiate, molti progetti e commesse dei grandi gruppi hanno subito una frenata deleteria, inoltre dal 18 ottobre la borsa di Santiago ha perso ben il 12 per centro.

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Sorge spontanea la domanda perché nessuno aveva previsto tutto ciò, classe politica, sicurezza interna, economisti, intellettuali, imprenditori? Il presidente Sebastian Pinera, che quasi due anni fa vinse le elezioni a capo di una coalizione di centro-destra confessa:”Siamo stati colti di sorpresa”. Però c’era chi aveva la perfetta consapevolezza che l’aumento del costo della vita esasperasse la popolazione. Per esempio i medicinali costano come in nessun altro paese al mondo e questo perché dipendono da un cartello di industriali del farmaco contro il quale nessun politico è riuscito a fare qualcosa di concreto. L’attuale ministro della salute ha portato avanti una lunga e inutile battaglia contro il prezzo dei farmaci. Il ministro dei trasporti nei giorni precedenti al 18 ottobre aveva chiesto al consorzio pubblico della metropolitana di non aumentare il costo del biglietto. Richiesta che non è stata ascoltata e che ha portato gli studenti di un liceo pubblico ha dire di no, entrando in metropolitana senza pagare, e da lì tutto è cominciato. Il governo ha mandato il 19 ottobre l’esercito in strada e alle sette di sera ha decretato il coprifuoco a Santiago e in tutte le città dove le forze dell’ordine non riuscivano ad affrontare la situazione. Quattro giorni dopo la sua apertura il Costanera ha dovuto chiudere di nuovo, in quanto i manifestanti hanno deciso di spostare la protesta nelle zone dell’alta classe. Juana, vent’anni afferma:”Non vogliamo attaccare il Costanera, siamo arrivati fino a qua perché anche i ricchi si devono rendere conto della nostra protesta, non abbiamo alcuna intenzione di fermarci”. Pinera si sta impegnando a trasformare la società, ma fino ad esso sono solo promesse. Non c’è tempo da perdere e servono delle risposte concrete alla popolazione.

Giuseppe Capano

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