CILE, CONTINUANO LE PROTESTE

E il governo cede sul rincaro dei costi dell’elettricità

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Il Cile nelle ultime settimane è stato lo scenario di violenti movimenti riottosi contro il carovita che ha coinvolto i maggiori centri cileni, riportando, a causa degli scontri con le forze armate, 18 morti a partire dallo scorso 14 ottobre. Naturalmente questi fatti non hanno fatto altro che svelare un profondo malcontento generalizzato tra la popolazione, contro l’attuale governo Piñera, governo di centrodestra che si ispira ai principi del liberalismo conservatore e che occupa, dalle elezioni del 2009, i ruoli di vertice della Repubblica cilena, in maniera pressoché costante. La figura del presidente Sebastián Piñera si presenta alquanto sfaccettata, così come il suo excursus politico. In generale, già dal primo mandato, è possibile attribuire un riscontro positivo delle sue scelte politico-economiche che hanno garantito al Cile una crescita media del 6% in 4 anni, quasi equiparabile al periodo più florido per il paese conosciuto come il “miracolo del Cile” negli anni ’80, e questo , nonostante si sia trovato a far fronte al tragico terremoto del 2010 e al famoso incidente della Miniera di San José nell’agosto dello stesso anno. D’altro canto, però, la sua è stata sempre una politica di privatizzazioni e incremento delle imposte, che non ha di certo contribuito a risolvere il problema delle disuguaglianze sociali.

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Ad oggi infatti sono le fasce più deboli della popolazione a riversarsi nelle piazze, non riuscendo più a sostenere i costi spropositati, che risultano contrastanti con il grado di qualità della vita. Gli ultimi aggiornamenti, comunque, riportano una lieve cessione da parte del governo, che avrebbe firmato un disegno di legge per l’annullamento dell’aumento del 9,5% delle tariffe dell’elettricità, ma le proteste non sembrano placarsi. Inoltre, non è chiara la posizione di Piñera nei confronti della dittatura di Pinochet che non appare di secca rottura, nonostante in occasione del plebiscito del 1988 si schierò contro la possibilità di un nuovo mandato al dittatore morot nel 2006. Si pensi, inoltre, alle manifestazioni studentesche scoppiate nel corso del vecchio mandato, contro la privatizzazione del sistema scolastico che risultava obsoleta, e per una riforma dei manuali di storia che riportavano il termine “regime militare” in riferimento alla “dittatura militare” che il Cile aveva conosciuto tra gli anni ’70 e ’90, e che si era resa responsabile di efferati crimini contro l’umanità.

Federica Scippa

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