CHI “PORTA I PANTALONI”?

L’impatto dell’emancipazione femminile sugli equilibri familiari

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In epoche non troppo lontane da oggi, alle donne non era concesso votare e fare politica, essendoci alla base di questa negazione l’idea che fossero deboli e ignoranti, con poteri limitati alla responsabilità della prole e dell’ambiente domestico. A tutto il resto ci pensavano gli uomini, detenendo lo scettro esclusivo in famiglia, con esclusivi poteri politici nel contesto sociale che coincidevano con quelli militari. L’emancipazione femminile ha visto le donne liberarsi da queste vesti scomode, ottenendo con fatica il riconoscimento dei propri diritti personali e politici, evolvendo all’interno della società, nello studio, nella ricerca, nella politica. Sicché, cavalcando con abilità l’onda rosa della rivendicazione, la donna ottiene un discreto successo fino ad approdare sulla baia corallina, sventolando alto il baluardo della sofferta parità (sebbene debba confermarlo ogni giorno, per garantire la posizione raggiunta).

E se nel contesto sociale le donne votano, fanno politica e occupano cariche prestigiose al pari degli uomini, in famiglia le cose sono cambiate. Laddove a comandare in passato vi era un capofamiglia, possiamo asserire che oggi nelle nostre case vige la diarchia.

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Ma quando ci ritroviamo a governare la casa, badare ai figli, lavorare e fare tutto da sole (anche se un uomo in casa c’è), rimpiangiamo la famiglia con a capo un sovrano unita all’idea e al privilegio, di poter essere considerate angeli del focolare domestico. Se gli inglesi in tempi lontani riconoscevano la migliore forma di governo nel sovrano assoluto (considerando la sua funzione derivante da un tacito patto tra uomini liberi), al contrario i francesi (Montesquieu per esempio, ne Lo spirito delle leggi), formulavano la distinzione dei poteri come principio base per evitare la tirannide, indicando nella monarchia costituzionale la forma migliore di governo, ritenendo la classe nobiliare in generale meno corruttibile, in quanto vincolata al principio dell’onore. Trasportata questa teoria nel contesto della famiglia, equivarrebbe ai sentimenti a cui si riferiscono i coniugi che giurano fedeltà e amore alla famiglia nel bene e nel male. E la famiglia, come ogni società, è mantenuta solida da un collante chiamato “amore unitamente” a rispetto e denaro, economia, o finanza, che ne influenzano la quotidianità. Il sovrano di casa (laddove presente e degno di essere insignito di tale titolo) ci manca un po’: si curava dell’economia, del lavoro, della politica, ed ogni risultato, specialmente in politica, era attribuibile soltanto ai suoi errori personali di valutazione.

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Oggi, accanto alla diarchia vigente in ogni nucleo familiare, si innesca una forma di pedagogia che possiamo identificare nella democrazia, dove si sperimenta spesso l’applicazione pratica del socialismo. La crisi della famiglia avviene quando si fa confusione e si affiancarono i totalitarismi ed autoritarismi dei regnanti (i genitori) troppo impegnati a confrontarsi con una fragile democrazia; e quando l’economia difetta e i figli iniziano a boicottare le regole, tutta la famiglia precipita nell’incapacità di riconoscere ad ognuno il proprio ruolo.

Susy Tolomeo

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