CASO VANNINI: EX COMANDANTE DEI CARABINIERI INDAGATO PER FALSA TESTIMONIANZA E FAVOREGGIAMENTO

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Si riaccendono i riflettori sull’omicidio del giovane Marco Vannini grazie alla testimonianza fornita da Davide Vannicola alla trasmissione televisiva “Le Iene” e successivamente ripetuta in Procura, la quale Procura decide di avviare una fase di ulteriori indagini sulla tragica morte del giovane avvenuta quattro anni fa quando Marco Vannini rimase gravemente ferito da un colpo di pistola nel bagno della villetta della sua fidanzata Martina Ciontoli. Il colpo era partito dall’arma di Antonio Ciontoli un sottufficiale della Marina Militare italiana e futuro suocero della vittima il quale anziché chiamare prontamente i soccorsi tentò con il resto della sua famiglia di occultare l’accaduto così provocando la morte del povero Marco. In primo grado il sottufficiale della Marina fu condannato a quattordici anni di reclusione, poi successivamente la Corte d’Assise e d’Appello ha ridotto la pena a cinque anni di reclusione confermando invece la pena di tre anni di reclusione per i figli Martina e Federico e per sua moglie Maria Pezzillo. Oggi le nuove indagini hanno come fulcro la figura dell’ex comandante della Stazione Carabinieri di Ladispoli (RM) Roberto Izzo; il comandante risulta iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento in quanto avrebbe tenuto per se le confidenze che il Ciontoli gli avrebbe fatto durante la notte dell’omicidio e indirizzandolo su come avrebbe dovuto agire.

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Secondo i fatti riportati da Davide Vannicola commerciante di Tolfa (RM) e amico di Roberto Izzo l’ex comandante dei carabinieri gli avrebbe confidato che la notte dell’omicidio di Marco Vannini il Ciontoli lo avrebbe contattato per chiedergli dei consigli sul da farsi. Vannicola ha dichiarato che durante una conversazione con Roberto Izzo quest’ultimo gli avrebbe detto: “…ti ricordi di Ciontoli? La sera stessa che Marco Vannini è morto Ciontoli mi chiamò e mi disse: Robe’ c’è mio genero nella vasca da bagno con un colpo di pistola mi devi aiutare”. In una delle molteplici conversazioni avvenute all’interno della sua attività commerciale Izzo avrebbe raccontato a Vannicola che il Ciontoli gli avrebbe confidato di non essere stato lui a sparare a Marco, ma suo figlio e di aver deciso di far ricadere la colpa su di se e non su suo figlio Federico al fine di tutelarlo. Vannicola presume che sia stato proprio l’ex comandante di fatto a consigliarlo in tal senso, ma lo stesso Izzo ha sempre fermamente negato questa ricostruzione dichiarando che lui e Antonio Ciontoli erano solo colleghi e semplici conoscenti e null’altro. Questa oggi è solo una tesi presa in considerazione dalle autorità, ma sta di fatto che tra le telefonate registrate ce n’è una dove il Ciontoli chiede l’intervento di Izzo al pronto soccorso anche se il comandate afferma di aver messo in atto solo la normale procedura prevista in questi casi. Queste sue dichiarazioni però sono state smentite da Vannicola che oggi non riuscendo più a reggere il peso di quelle confessioni fattegli da Izzo, sia per senso di giustizia e per il rispetto verso la famiglia di Marco ha deciso di parlare. Ascoltato dai giudici la sua testimonianza ha fatto riaprire il caso e che vede l’ex comandante dei carabinieri indagato per favoreggiamento e falsa testimonianza per l’omicidio Vannini.

Anna Di Fonzo

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