CASELLATI/FICO, UNA STRANA COPPIA

L’accordo tra centrodestra e M5s ha retto. Dopo Pasqua, Mattarella incontrerà i partiti

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L’elezione dei presidenti di Camera e Senato segna l’alleanza tra centrodestra e M5S. In particolare tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. In questa partita Berlusconi ha fatto da spettatore (per ora), accontentandosi della presidenza del Senato ad una sua fedelissima. La partita tuttavia resta aperta e subito dopo Pasqua il presidente della Repubblica incontrerà i partiti per capire la fattibilità di un governo.

Con le nomine di Elisabetta Alberti Casellati al Senato e Raffaele Fico alla Camera, si è scongiurata la rottura della coalizione e si conferma la proposta che consente alla coalizione che ha ottenuto più voti alle recenti elezioni, in questo caso il centrodestra, di esprimere il presidente del Senato e al primo gruppo parlamentare, il Movimento Cinquestelle, il presidente della Camera. Inoltre, in ciascun ramo del Parlamento viene riconosciuto un vicepresidente al gruppo parlamentare che, nello stesso ramo, non esprima il presidente.

Incerti, tuttavia, restano gli scenari. L’unica certezza è che non ha vinto nessuno. Al contrario, tutti, in misura diversa, hanno cominciato a perdere qualcosa, nel contesto di una legislatura che, a partire da questo momento, ha un finale inevitabile: la distruzione degli assetti politici antecedenti al 4 marzo. Il Movimento Cinque Stelle, tanto per cominciare, ha perso la sua “verginità”.

cms_8778/casellati_fico_afp.jpgL’ha persa votando una berlusconiana di ferro come Elisabetta Alberti Casellati, iscritta a Forza Italia dal 1994, architetto delle leggi “ad personam” del Cavaliere nella sfida contro le “toghe rosse”, chiacchierata, ai tempi, per l’assunzione della figlia, manager di Publitalia, alla segreteria del Ministero della Salute, quando era sottosegretario. Nei fatti, il Movimento Cinque Stelle è nato per combattere gente come lei, e il suo modo di intendere la politica. Venerdì, però, lo stesso Movimento l’ha assurta a seconda carica dello Stato. A tale proposito, aspre polemiche arrivano dal PD, che conferma la propria posizione all’opposizione di un eventuale governo. “C’è molta incoerenza. Spesso le due forze si sono anche insultate, predicando l’assoluta distanza. Adesso si sono divise gli incarichi istituzionali con trattative nottetempo, secondo un modello da Prima Repubblica. Per i Cinquestelle è la perdita dell’innocenza, perché hanno siglato un’intesa con Berlusconi”, così il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, commenta al Corriere della Sera l’accordo tra M5S e centrodestra sulle Camere e aggiunge “abbiamo assistito a un fatto politico che prefigura potenzialmente una maggioranza, ora dovranno spiegare su quali basi programmatiche pensano eventualmente di fare un governo”.

In effetti, mai figure così differenti sono state affiancate alla seconda e terza carica dello stato. Mai due politici che hanno così tanto avversato le ragioni dell’avversario, fino a pronunciare parole di cui forse pentirsi, sono assurti ai vertici delle istituzioni. C’era un tempo, infatti, in cui Maria Elisabetta Alberti Casellati difendeva a spada tratta il capo del partito, in cui milita dalle origini, dalle accuse di ogni tipo; così come c’era un tempo in cui Roberto Fico sparava raffiche contro il partito di quella che ora è diventata "collega di presidenza".

cms_8778/_fico_afp.jpgL’accordo ora è stato trovato. Nel Movimentoesultano. Perché la scelta di Fico, da sempre l’alter ego di Di Maio, suggella anche la pax dentro il M5S. Certo, loro, i grillini, avrebbero urlato all’”inciucio”. E invece perdono la vis polemica che tanto li ha accompagnati in questi anni e l’inciucio si trasforma in “accordo responsabile”. Da stare all’opposizione contro tutto e tutti al mettere in campo una strategia di governo; dal non votare all’essere votati, insomma, il passo è (diventato) breve. Travagliato, certo, ma pur sempre breve.

Perché, forse, la voglia di governare e – volendo usare il (o ex?) linguaggio pentastellato – di “mantenere una poltrona” è diventato più forte dei principi che hanno ispirato la campagna elettorale.

Mary Divella

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