CARLO REGALIA: UN VENTENNIO DI GRANDI SODDISFAZIONI!

IL DS RACCONTA IL SUO ‘NO ALL’INTER’ PER AMORE DEL BARI, PARLA DEI TIFOSI E DEI PLAY-OFF

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Per la sua esperienza calcistica a 360 gradi, Carlo Regalia - ancora oggi ricordato per la sua capacità di scoprire giovani talenti - può essere definito come uno degli ‘addetti ai lavori’ più completi del panorama calcistico italiano. Dopo l’attività agonistica, infatti, diventa prima allenatore e successivamente Direttore Sportivo, un ruolo che poi ha rivestito fino alla fine della sua carriera. Carlo Regalia inizia la sua prima esperienza da DS proprio a Bari, un rapporto che durerà un ventennio circa (anche se in due momenti diversi) e che lo legherà indissolubilmente ai colori biancorossi e alla sua tifoseria tanto da rifiutare l’Inter per tre volte. Ha lavorato con successo in Serie A anche con la Lazio, ma il Bari e la tifoseria biancorossa sono rimasti nel suo cuore

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Lei ha sempre avuto la capacità di scoprire nuovi talenti. Quando ha iniziato a lavorare con i giovani?

Sin da quando iniziai ad allenare la Pro Patria. Quell’anno – era il campionato 1966/67 - davanti avevamo cinque giocatori che insieme non arrivavano a cento anni e ci piazzammo bene.

A proposito di giovani, lei portò a Bari la famosa ‘onda verde’, vero?

Assolutamente. Quando fui chiamato dal Prof. De Palo - nel 1972 - per allenare il Bari adottammo la stessa politica attuata con la Pro Patria e arrivarono tanti giovani. Anche in quel caso andò bene. Credo molto nel settore giovanile.

E poi, nel’77, fece la stessa cosa quando tornò come Direttore Sportivo?

Infatti. Prendemmo calciatori sconosciuti per poi valorizzarli. E per una città come Bari, realizzare una squadra composta tutta da giovani, era una cosa unica. Ma era stata interpretata così bene che c’era un sacco di gente a vedere gli allenamenti… Fino ad arrivare al Bari dei baresi e a Catuzzi.

Ma come le venne la felice intuizione di Catuzzi?

Presi Catuzzi quando allenava gli allievi del Palermo. In quel periodo, tra l’altro, la primavera la allenava Zeman.

Già, una bella coppia…

Decisamente. Erano due squadre che giocavano a zona e, a quei tempi, di zona non se ne parlava proprio. Così abbiamo iniziato con il Bari a livello di settore giovanile. E proprio con il Bari di Catuzzi, con otto calciatori della primavera, abbiamo sfiorato la serie A. Persino Sacchi, che allenava il Rimini in C, veniva a vedere le partite della primavera del Bari di Catuzzi.

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Possiamo dire che il Bari a livello di settore giovanile si è tolto qualche soddisfazione…

Assolutamente sì. Facemmo un buon lavoro col settore giovanile. Abbiamo avuto ‘Giovanissimi’ e ‘Allievi’ campioni d’Italia e abbiamo vinto anche il torneo di Viareggio con la ‘Primavera’. Senza dimenticare il lavoro enorme fatto da Sciannimanico con il settore giovanile.

Lei è stato a Bari per circa 20 anni. È stato vero amore?

Beh, direi proprio di sì. Anzi, dirò di più. Per stare a Bari ho rifiutato l’Inter per tre volte e con due presidenti diversi.

Ha qualche curiosità che può raccontare a tal proposito?

Le racconto questo episodio. Ero all’aeroporto con Vincenzo Matarrese e in quell’occasione incontrammo l’ex Presidente dell’Inter, Ernesto Pellegrini il quale davanti al Presidente Matarrese – che sapeva tutto - mi chiese come avessi fatto a rinunciare all’Inter in Serie A per stare a Bari in Serie B…

Ecco, le faccio la stessa domanda… Perché Bari?

Non so di preciso… Forse perché Bari mi ha dato la possibilità di allenare in Serie B quando non ero molto conosciuto. Ed è tanto, perché allenare il Bari in B è come allenare la Juventus in A. Ma anche perché, come dimostrano anche alcuni episodi che ho raccontato, l’affetto verso questa società e verso questi tifosi è reale. In questi venti anni, poi, il pubblico ha sempre dato più di quanto ha ricevuto dalle squadre … e non è una esagerazione la mia.

Parliamo delle ultime vicende della Lega Pro in merito ai play-off. Che ne pensa?

Che almeno inizialmente la Lega Pro mi è sembrata parecchio confusa. E poi io sono dell’idea che le promozioni e le retrocessioni vadano conquistate sul campo. Poi è chiaro che una formula giusta che accontenti tutti è quasi impossibile trovarla.

E che idea si fatto di questo Bari?

Ha avuto una partenza al rallentatore, ma poi con quella serie di risultati utili consecutivi ha dimostrato tutto il suo valore.

E del ruolo che può avere ai play-off?

Una grande incognita può essere data da questi tre mesi senza calcio. Se il Bari riuscirà a fare una preparazione in grado di riportare la squadra sul piano fisico e tecnico a quei livelli che aveva prima della sospensione, allora può sperare in un risultato estremamente positivo. Ma penso che il Bari debba guardarsi soprattutto da se stesso.

(Foto da profilo facebook e da it.wikipedia.org – si ringrazia)

Rino Lorusso

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