CANNABIS LEGALE, E’ VIETATO VENDERLA

A stabilirlo è stata la Cassazione a sezioni unite

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La tanto attesa - e stavolta non equivocabile - decisione della Cassazione a sezioni unite è arrivata: “Integrano il reato” previsto dal Testo unico sulle droghe (articolo 73, commi 1 e 4, dpr 309/1990) le condotte di cessione, di vendita, e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”. In altre parole, vendere i prodotti derivati da cannabis light è vietato. Si sono così espresse le sezioni unite penali della suprema corte di Cassazione, secondo le quali la legge in materia non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo della cannabis. Nelle prossime settimane, i giudici della Corte depositeranno la sentenza con le relative motivazioni. Nel corso della camera di consiglio, è stato osservato che la legge del 2016 che disciplina la materia, qualifica come lecita “unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel catalogo comune delle specie di piante agricole che elenca tassativamente i derivati che possono essere commercializzati”.

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A lanciare la battaglia è il ministro degli Interni e vicepremier Matteo Salvini, durante una puntata do Ottoemezzo di qualche settimana fa, della quale è stato ospite. E annuncia l’arrivo di una direttiva che, puntualmente, è stata diffusa nella serata del 9 maggio, indirizzata ai Prefetti, ai commissari del governo per le province Trento e Bolzano, al presidente della Giunta regionale della Val D’Aosta e al Capo della Polizia. Il testo si configura come “indirizzi operativi” in merito alla commercializzazione di canapa e relativamente alla normativa sugli stupefacenti.

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Sono centinaia i negozi che vendono “cannabis light”, un business che ha risvolti a livello industriale oltre che a livello agricolo, ed è questo l’unico uso previsto dalla legge 242 del 2016, lì dove si permette in maniera esplicita la coltivazione della canapa per fini medici. Un mercato che vale circa 50 milioni di euro, in crescita a tassi del 100 per cento annui. Numeri clamorosi che hanno spinto tanta gente, anche culturalmente lontanissima dal mondo della cannabis, a scommettere su questo settore. E a investirci molti soldi.

Immediate le reazioni politiche. Nel governo esprime soddisfazione il ministro per la Famiglia, con delega alle politiche anti droga, Lorenzo Fontana, mentre il collega agli Interni Matteo Salvini ribadisce di essere "contro qualsiasi tipo di droga, senza se e senza ma, e a favore del divertimento sano". I radicali sollevano un dubbio: “Che questa sia una sentenza politica in linea con il volere di un ministro che ha annunciato un’offensiva contro la cannabis light”. E Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa: “La decisione della Cassazione è paradossale: si vietano i prodotti a base di cannabis light, prodotti cioè con un bassissimo contenuto di principio attivo. Si cancella o si condanna al mercato nero un settore in espansione. E in tutta la filiera si cancellano decine di migliaia di imprese e posti di lavoro regolari”.

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Di fatto, con la sentenza della Cassazione a sezioni unite, da domani, niente più foglie essiccate da fumare o liquidi per la sigaretta elettronica o ancora gocce e oli da ingerire. Cioè i prodotti di punta degli oltre mille cannabis shop nati in Italia negli ultimi anni. Il cui futuro ora sembra più incerto che mai.

Mary Divella

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