CALA SEMPRE PIU’ IL CONSENSO A TRUMP, IL “BUGIARDO AL COMANDO”

Sul "New York Times" le presunte menzogne dall’insediamento al 21 giugno

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“The liar in chief”, un bugiardo al comando. Questo l’appellativo che la stampa americana e gli americani hanno dato a Donald Trump.

Che il presidente americano Trump abbia un rapporto conflittuale con la verità è un dato di fatto. Accadeva nel corso della sua carriera di uomo d’affari e di spettacolo, si verifica oggi nell’esercizio del suo ruolo di presidente. Non passa giorno senza che tv, radio e giornali, - che lui considera "fake news", la vera opposizione - non denuncino omissioni, inesattezze, grossolane approssimazioni se non vere e proprie falsità.

cms_6585/2.jpgE’ il New York Times che, questa volta, in una un’iniziativa senza precedenti, ha pubblicato una lista di tutte le affermazioni false pronunciate dal presidente americano Donald Trump dal 20 gennaio a oggi. "Non ci sono precedenti di un presidente che passa così tanto tempo a dire menzogne", afferma il quotidiano, sottolineando che "nessun altro presidente si è mai comportato in questo modo" e che Trump "sta creando un’atmosfera in cui la realtà diventa irrilevante". ll risultato è quello di “una menzogna al giorno nei soli primi 40 giorni”. Non scordando come l’ascesa politica di Trump sia stata costruita proprio su una tesi palesemente falsa: quella secondo cui Barack Obama non è nato in America.

cms_6585/3.jpgRipercorrendo, quindi, il lunghissimo elenco fatto dal quotidiano newyorchese, si passa da numeri palesemente gonfiati a tesi del tutto infondate e senza prove: come i milioni di voti illegali per colpa dei quali il presidente Trump avrebbe perso il voto popolare o l’affermazione che Obama lo avrebbe intercettato nella sua sfarzosa dimora in cima alla Trump Tower. Quella di Trump viene definita una situazione ’’senza precedenti per un presidente degli Stati Uniti’’. Perché se tutti i presidente hanno sempre cercato di nascondere qualche verità, ’’nessun altro presidente ha cercato di creare un’atmosfera nella quale la verità diventa irrilevante’’. E la mancanza di sincerità di Trump - si sottolinea - è ora diventata un aspetto centrale del Russiagate: l’ultima “bugia” sarebbe l’aver paventato via Twitter dell’esistenza di registrazioni dei suoi colloqui con l’ex capo dell’Fbi James Comey, salvo poi a distanza di settimane scrivere, sempre su Twitter, che quelle registrazioni lui non le ha. La guerra senza esclusione di colpi tra i media e il presidente Usa, dunque, non si placa. E il Times, più volte accusato da Trump di essere un giornale “fallimentare”, si toglie un sassolino dalla scarpa.

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Intanto, per ridare slancio alla sua presidenza, i leader repubblicani del senato presentano la riforma sanitaria voluta dalla Casa Bianca. In realtà, la legge stravolge la struttura del sistema sanitario statunitense anche riducendo i fondi per il Medicaid, un programma di assistenza che attualmente copre decine di milioni di poveri e disabili e cancella molte delle misure contenute nell’Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Barack Obama: elimina per tanti americani l’obbligo di comprare un’assicurazione sanitaria e per i datori di lavoro di offrirne una ai loro dipendenti; cancella le tasse sulle fasce più ricche della popolazione e sulle compagnie assicurative, volute da Obama per finanziare i sussidi concessi a chi ha difficoltà ad assicurarsi; concede ai singoli stati e alle compagnie assicurative la possibilità di non garantire determinati servizi che invece erano costretti a fornire sotto l’Obamacare, comprese le cure per la maternità, gli interventi di emergenza e i trattamenti per le malattie mentali. Una legge insomma che, secondo gli esperti, lascerebbe milioni di persone senza cure mediche e scontenterebbe ancor di più il popolo americano.

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Per tutto questo - e non solo - non è un caso se ora ci sia un chiaro aumento della sfiducia nell’opinione pubblica: secondo una ricerca condotta dal Monitor Allianz Global Assistance, infatti, per circa il 60% degli americani, il presidente Trump non è onesto.

Vien voglia di dire, per concludere, che l’American Dream non è più un sogno. Anzi, con l’elezione di Donald Trump il mito americano rischia di diventare davvero un lontano ricordo.

Mary Divella

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