Buon compleanno, Internet!

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Sono passati 25 anni e su questa torta di compleanno arriva il soffio più potente a spegnerne le candeline. Internet è stata una rivoluzione che nel bene e nel male ha cambiato le nostre vite, il nostro modo di essere e soprattutto le modalità comunicative interpersonali. Era il 6 agosto del 1991 quando il primo sito web della storia, info.cern.ch, emise il suo primo vagito e venne messo online dal Centro di ricerca di Ginevra.

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Il suo papà, l’esperto in informatica Tim Berners-Lee, due anni prima, aveva depositato un documento con la sua idea della Rete, un’idea che in breve tempo ha rivoluzionato il modo di vivere, di comunicare e di informarsi. Oggi festeggiamo le nozze d’argento con oltre un miliardo di siti e quasi 3,5 miliardi di utenti che simbolicamente festeggiano e soprattutto ringraziano per questa straordinaria invenzione. Come spesso accade nella storia delle invenzioni nell’ambito delle comunicazioni i progetti inziali non vanno poi a combaciare con gli sviluppi futuri. Lo scopo iniziale di Berners-Lee era infatti di creare un sistema per collegare i computer dei centri di ricerca e condividere così le informazioni. Iniziò a lavorare sugli ipertesti, le pagine testuali legate tra loro da un link, ne individuò poi la base per il web insieme a Robert Caillau, l’informatico che lo sostenne e che scrisse il primo sito.

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Nacque così il primo browser, il WorldWideWeb, la Rete delle Reti. A ben pensarci venticinque anni sono un’inezia, rispetto per esempio ad altre strabilianti e fondamentali scoperte come cinema, radio e tv, le quali hanno comunque impiegato maggior tempo per imporsi al grande pubblico rispetto al web che in men che non si dica è uscito dai campus statunitensi e si è imposto con estrema facilità in ogni angolo del pianeta. Ad avvantaggiarsi di questa straordinaria scoperta siamo un po’ tutti, al di là della professione svolta o delle abitudini di vita: dalla casalinga annoiata al manager di azienda, dal giovane in cerca di compagnia al docente universitario. Google ha sostituito la biblioteca, le chat le lunghe telefonate (costose) tra amanti, i social la ricerca di compagnia e lo scambio di informazioni.

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Vivere senza internet appare dunque oggi impossibile, quasi doloroso, perché in fondo sentiamo un grande senso di appagamento quando ci troviamo tutti assieme intrappolati nella stessa Rete. Indiscutibile appare la semplificazione della nostra quotidianità che l’essere connessi ci offre: prenotare un aereo o un treno da casa, pagare bollettini (home banking), fare acquisti (shopping online), tutto senza scomodarsi e restando seduti sul proprio divano. Rimane il dubbio se tutta questa facilità comunicativa e informazionale non ci abbia in qualche modo reso paradossalmente più schiavi della tecnologia, più deficitari di sostanza umana, completando quel percorso di paure cominciato con l’invenzione della fotografia quando si vociferava che questa rubasse l’anima delle persone immortalate nei primi dagherrotipi.

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E che dire poi della questione della censura politica e della definitiva cancellazione tra luoghi pubblici e privati, un confine ormai sempre più labile che contraddistingue solo chi è connesso (la maggior parte della popolazione mondiale) e i non connessi (una esigua minoranza). La potenza della Rete avanza in ogni angolo del pianeta, come un blob, magmatica, indiscutibile e sicura di sé. Il fascino della Rete e della connessione all over the world, conquista, affascina, seduce. È un’arma che viene usata dai governi e dalla politica come sinonimo di libertà, democrazia, conquista sociale, è il nuovo spettro che si aggira non solo nel vecchio continente, ma che abbraccia ogni angolo del pianeta. Perché internet in fin dei conti è stata una scoperta paragonabile all’elettricità, al telefono, all’aereo. A decretarne il definitivo successo e consacrarne la sua forza attrattiva, è arrivata da qualche anno la diffusione esponenziale dei social network e dei dispositivi mobili. Secondo un rapporto di Cisco, entro il 2020 ci saranno più persone connesse con cellulari che con elettricità o acqua corrente.

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Un diluvio di dati mobili trainato soprattutto dai video, una profusione di dati a cui anche noi italiani, per esempio, contribuiamo in maniera importante. Per farsi un’idea di come internet abbia conquistato il pubblico italiano e si sia diffuso a macchia d’olio tra gli utenti di ogni fascia di età, è sufficiente dare un’occhiata al report Audiweb relativo al solo giugno 2016. L’87,4% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni (42 milioni) che dichiara di accedere a internet da qualsiasi luogo e strumento, con una crescita del 2,2% rispetto all’anno precedente, grazie alla diffusione di smartphone (+14,2% rispetto all’anno scorso) e di tablet (+24%). 28 milioni di utenti online (il 50,7% della popolazione dai due anni in su), complessivamente collegati per oltre 48 ore in media per persona, con le donne che navigano di più, 2 ore e 15 minuti in media, rispetto agli uomini (1 ora e 56 minuti). Dati e numeri di una superpotenza mondiale, di un potere pressoché incontrastabile. Ma come facevamo senza?

Andrea Alessandrino

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