Brexit senza fine, voto slitta e Johnson all’angolo

Mailgate Clinton, accusati 38 funzionari - Libano, terzo giorno di proteste - Siberia, almeno 15 minatori uccisi in crollo diga abusiva in cava d’oro - Incendio su treno a Berlino

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Brexit senza fine, voto slitta e Johnson all’angolo

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(Marco Liconti) - Boris Johnson è nell’angolo e a mettercelo è stato un parlamentare del suo stesso partito, sir Oliver Letwin, uno dei ’ribelli’ tories che ora siedono ai Comuni nel gruppo degli indipendenti. Letwin, col suo emendamento approvato oggi con una maggioranza di 16 voti, ha di fatto bloccato il piano Brexit che il premier, un po’ rocambolescamente, sperava di portare a termine oggi.

L’emendamento, definito una sorta di nuova "polizza di assicurazione" per evitare il ’no deal’, ha vanificato quello che invece avrebbe dovuto essere il voto principale del ’Super Saturday’ in scena a Westminster: il voto sull’accordo per la Brexit, negoziato all’ultimo minuto tra Londra e Bruxelles. In base allo strettissimo calendario che scandisce le giornate parlamentari da qui al 31 ottobre, data della Brexit, l’accordo avrebbe dovuto essere approvato oggi, 19 ottobre, per evitare che scattasse la ’tagliola’ del Benn Act.

La cosiddetta ’legge anti-no deal’, approvata nelle scorse settimane dalle opposizioni col concorso dei deputati conservatori ribelli, obbligherebbe Johnson a chiedere a Bruxelles un rinvio della Brexit al 31 gennaio del 2020, se entro il 19 ottobre il governo non ottenesse l’approvazione di un accordo con la Ue, oppure un chiaro voto del Parlamento per procedere con il ’no deal’.

L’emendamento presentato da Letwin - che pure si è detto a favore dell’accordo negoziato da Johnson - impone ora al governo di sottoporre l’accordo per la Brexit all’approvazione del Parlamento solamente ’dopo’ che sarà approvata tutta la relativa legislazione che incardina i termini dell’accordo nell’ordinamento britannico. Di fatto, un espediente per bloccare Johnson sulle Termopili del 19 ottobre e costringerlo a chiedere un rinvio della Brexit a Bruxelles.

In buona sostanza, Letwin e tutte le opposizioni che hanno votato il suo emendamento non si sono fidati del premier (e delle divisioni interne ai Tories) temendo che in caso di bocciatura dell’accordo per la Brexit, si sarebbe comunque proceduto con un’uscita disordinata il 31 ottobre. Da notare che per l’approvazione dell’emendamento sono stati decisivi, ancora una volta, i ribelli Tories e, in questa occasione, anche i 10 deputati nordirlandesi del Democratic Unionist Party. Il Dup, del resto, aveva già annunciato la sua contrarietà all’accordo negoziato da Johnson e alla soluzione trovata per il confine irlandese.

Per il premier, che da tre mesi ripete costantemente il mantra, "usciremo dalla Ue il 31 ottobre", in teoria non c’è via di uscita: o smentisce se stesso, o infrange la legge. Ed è su quest’ultimo punto che i pareri legali non sono unanimi. Johnson sostiene di "non essere obbligato" dalla legge a chiedere un rinvio della Brexit. Secondo un’altra corrente di pensiero, e dopo che lo stesso governo ha garantito davanti ai giudici della corte d’appello scozzese che la legge sarebbe stata rispettata, l’obbligo c’è.

Addirittura, potrebbe essere lo speaker dei Comuni, John Bercow, detestatissimo da Johnson, a inviare la richiesta a Bruxelles per conto del governo, su richiesta di un giudice o della maggioranza dei Comuni. Fatto sta che il premier sembrerebbe voler procedere per un’altra strada. Dopo aver ritirato dal voto in programma oggi l’accordo sulla Brexit, il governo ha nuovamente calendarizzato il voto per lunedì, convinto di poter fare approvare il testo e procedere comunque a passo spedito verso la fatidica data del 31 ottobre. Ma il braccio di ferro tra Johnson e il Parlamento potrebbe riservare altre sorprese.

Mailgate Clinton, accusati 38 funzionari

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Sono 38 i funzionari accusati di aver violato le procedura di sicurezza nella vicenda delle e-mail private dell’allora segretario di Stato Hillary Clinton, ma non vi sono prove di deliberata mala gestione di informazioni riservate. E’ questo il risultato di lunghe indagini interne al dipartimento di Stato sul famoso scandalo dell’uso della mail privata da parte della Clinton, che ha pesato sulle fasi finali della campagna per le elezioni presidenziali del 2016.

Il risultato dell’indagine viene diffuso mentre il presidente Donald Trump, che rischia l’impeachment per il Kievgate, ha recentemente ripreso gli attacchi su Twitter contro l’ex avversaria democratica, rinfacciandogli fra l’altro la vicenda delle mail.

Secondo il rapporto, consegnato in ottobre al Congresso e diffuso dal senatore repubblicano Chuck Grassley, "non sono state trovate prove persuasive di sistematica o deliberata mala gestione di informazioni riservate". Vi sono casi di "informazioni classificate trasmesse in maniera inappropriata" ma nella grande maggioranza dei casi i funzionari "erano consapevoli delle politiche di sicurezza e hanno fatto del loro meglio per rispettarle". Nell’ambito dell’inchiesta sono state esaminate 33mila mail. Sono i 38 funzionari o ex funzionari citati per aver violato le procedure dei sicurezza in 91 casi, ma nessuno coinvolge materiale ’classificato’ come riservato. Non è chiaro se i 38 o parte di loro verranno sanzionati.

I nomi dei 38 non sono stati resi pubblici, ma il ’Washington Post’ precisa che fra loro vi sono ambasciatori. Pochi hanno mandato le mail direttamente alla Clinton. La maggior parte erano dirette al vicesegretario di Stato William Burns o all’ex direttore della pianificazione politica Jack Sullivan, i quali le hanno poi trasmesse alla posta privata della Clinton.

L’uso della mail privata in violazione delle regole di sicurezza, che la Clinton diceva di aver usato per praticità, fu svelato durante l’inchiesta sull’attacco al consolato americano di Bengasi. Da allora è stato un cavallo di battaglia repubblicano per attaccare l’esponente democratica. L’indagine fu affidata all’Fbi. Nel luglio 2016 il direttore del Federal Bureau James Comey annunciò che la Clinton non sarebbe stata incriminata ma stigmatizzò la sua "negligenza". Il caso fu poi riaperto da Comey a ridosso delle elezioni presidenziali di novembre. Di nuovo non fu trovata alcuna prova a carico, ma la vicenda danneggiò politicamente la candidata democratica, poi sconfitta da Trump.

SCONTRO DEM - E, a proposito di candidatura dem, Clinton accusa un’aspirante candidata democratica alle presidenziali di essere "la favorita dei russi" e lei attacca l’ex segretario di Stato definendola "la regina dei guerrafondai" e "personificazione del marcio e la corruzione". L’acceso scontro in campo democratico è partito in una conversazione della Clinton con David Plouffe, ex manager della campagna di Barack Obama nel 2008 e ora conduttore del podcast ’Campaign Hq’. Senza fare nomi, l’ex candidata alle presidenziali del 2016 ha parlato di una delle donne in corsa alle primarie per la nomination del 2020 come della "favorita dei russi".

"Hanno un bel po’ di siti e bot e altri modi per sostenerla", ha dichiarato, alludendo ad una campagna Internet. Il chiaro obiettivo delle allusioni della Clinton, spiega il sito ’The Hill’, era la deputata delle Hawaii Tulsi Gabbard, già più volte accusata di essere uno strumento dei russi. Molti osservatori hanno notato che le sue dichiarazioni vengono amplificate sui social da troll e bot apparentemente riconducibili a Mosca.

Libano, terzo giorno di proteste

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Ancora proteste in Libano. Terzo giorno consecutivo di manifestazioni contro le misure di austerity volute dal governo per frenare il debito, ormai giunto al 150% del Pil. A Beirut decine di dimostranti si sarebbero già riuniti accanto la sede del governo, dove la scorsa sera la polizia è intervenuta con gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Alcune delle principali strade di comunicazione che portano a Beirut da nord e da sud, sarebbero bloccate a causa di copertoni dati alle fiamme. Nel frattempo le aree del Libano meridionale, occupate dalle prime ore della mattina, verrebbero controllate dai movimenti sciiti Hezbollah e Amal.

Venerdì il primo ministro libanese, Saad Hariri, ha imposto un ultimatum di 72 ore ai suoi partner di governo al fine di trovare un’intesa sulle misure economiche da adottare.

Siberia, almeno 15 minatori uccisi in crollo diga abusiva in cava d’oro

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Almeno 15 minatori sono morti per il crollo di una diga in una miniera d’oro nella regione russa di Krasnoyarsk, 160 chilometri a sud di Krasnoyarsk, nella Siberia centrale, ha reso noto il ministero russo per le Emergenze, citato dall’agenzia stampa Tass. Un totale di 14 persone sono state ricoverate, tre in gravi condizioni, ha precisato il ministero della salute. Sono in corso le operazioni di salvataggio e la commissione inquirente ha aperto una inchiesta per violazioni delle norme di sicurezza.

L’acqua ha travolto i bungalow in cui vivevano i minatori. Il crollo della diga, provocato dalle recenti forti piogge, si è verificato alle sei del mattino ora locale, vicino all’insediamento di Schetinkino, lungo il fiume Seyba.

La diga chiudeva un bacino d’acqua utilizzato dalla miniera. Era una struttura fatiscente e abusiva, costruita senza progetto e senza i necessari permessi, ha denunciato un esponente del governo locale, Yuri Lapshin.

Nel 2009, 75 persone erano morte in un incidente avvenuto presso l’impianto idroelettrico più grande del paese, nella regione siberiana della Khakassia.

Incendio su treno a Berlino

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Sono almeno tre le persone rimaste ferite a causa di un incendio scoppiato su un treno a Berlino, in Germania, nella stazione ferroviaria di S-Bahnhof Bellevue. Lo hanno reso noto i vigili del fuoco di Berlino su Twitter, spiegando che l’incendio è scoppiato su un vagone di un treno a lunga percorrenza. Il traffico locale e interurbano è stato sospeso. A bordo del treno sul quale si è verificato l’incendio a Berlino viaggiavano diverse centinaia di tifosi di calcio. Un portavoce dei vigili del fuoco di Berlino ha detto alla Dpa che almeno tre persone hanno sofferto di problemi respiratori per il fumo inalato e che un vagone è stato ’’interamente incendiato’’. Il treno era gestito da un’azienda privata e stava trasportando i tifosi della squadra SC Freiburg dal sudovest della Germania dopo la partita con la FC Union Berlin. Il treno è stato completamente evacuato.

Redazione

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