Brexit, ok a voto anticipato il 12 dicembre

Libano, Hariri annuncia dimissioni - Facebook ’bollerà’ i media controllati dagli Stati - Strage studentesse Erasmus in Spagna, sì al processo - Bimbo nato senza volto in Portogallo, sospeso ginecologo - Wsj: "Confronto Fca-Psa"

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Brexit, ok a voto anticipato il 12 dicembre

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I deputati di Westminster hanno approvato ieri, a larga maggioranza, la convocazione di elezioni anticipate il 12 dicembre. La legge, che ora deve passare al vaglio della Camera dei Lord, è stata approvata con 438 voti favorevoli e 20 contrari. L’approvazione delle elezioni anticipate da parte della camera dei Lord appare scontata, sottolinea la Bbc. Una volta completata la procedura di approvazione del provvedimento, il parlamento verrà sciolto mercoledì 6 novembre. Il voto il 12 dicembre sarà il primo in questo mese dal 1923.
E’ tempo che il Paese si unisca "per fare la Brexit". E’ quanto ha detto il primo ministro britannico Boris Johnson, dopo essere riuscito finalmente a far votare in parlamento la convocazione di elezioni anticipate. "Saranno elezioni difficili, ma faremo del nostro meglio", ha aggiunto il leader conservatore, citato dai media britannici.

I NODI DA SCIOGLIERE - Toccherà quindi al nuovo parlamento cercare di sciogliere il nodo della Brexit, dopo che l’Unione Europea ha concesso una estensione fino al 31 gennaio. Diverse opzioni sono possibili a seconda dei risultati elettorali: 1) approvazione dell’accordo sulla Brexit concordato fra il primo ministro Boris Johnson e Bruxelles e conseguente uscita ordinata dall’Ue entro il 31 gennaio; 2) tentativo di rinegoziare un nuovo accordo; 3) nuovo referendum sulla Brexit; 4) cancellazione della Brexit.

VIA LIBERA DEI LABURISTI - Nella mattinata di ieri, era già arrivato il ’sì’ dei laburisti britannici al voto anticipato. A dichiararlo era stato il leader del partito Jeremy Corbyn, aggiungendo che era pronto a sostenere il voto a dicembre ora che i 27 hanno garantito la possibilità di tre mesi di rinvio. "Ho detto ripetutamente che siamo pronti per un voto e che il nostro appoggio dipende dal fatto che una no-deal Brexit sia ormai esclusa".

"Abbiamo sentito dall’Ue che l’estensione dell’articolo 50 al 31 gennaio è stata confermata; quindi per i prossimi tre mesi la nostra condizione di escludere la possibilità di un no-deal è stata soddisfatta", ha sottolineato il leader laburista.

L’apertura è arrivata nel giorno in cui il premier Boris Johnson ha presentato in Parlamento una legge ordinaria - la cui approvazione richiede una maggioranza semplice - per indire elezioni anticipate il 12 dicembre. Mossa preannunciata dal capo del governo dopo che la Camera dei Comuni aveva bocciato la mozione presentata per indire il voto.

Libano, Hariri annuncia dimissioni

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’’Sto andando al palazzo Baabda per consegnare le mie dimissioni nelle mani del presidente Michel Aoun’’. Lo ha annunciato il primo ministro libanese Saad Hariri in un discorso alla nazione dopo 12 giorni di proteste antigovernative a Beirut e nel resto del Libano.

"Le mie dimissioni sono la risposta alle richieste delle piazze in Libano", ha detto, lanciando poi un appello al popolo, perché ’’mantenga la stabilità e la sicurezza del Paese’’. ’’I ruoli vanno e vengono, ma la dignità e la sicurezza del Paese sono più importanti’’, ha aggiunto Hariri. Rivolgendosi poi a ’’tutti i partner politici’’, Hariri ha detto che ’’oggi la nostra responsabilità è quella di trovare i modi per proteggere il Libano e risanare l’economia’’. Secondo Hariri ’’esiste una possibilità seria che non deve essere sprecata e rimetto le mie dimissioni nelle mani del presidente e di tutti i libanesi’’.

"Ho cercato di trovare una soluzione alla nostra crisi nell’ultimo periodo, di ascoltare le necessità delle persone e di proteggere il Paese dai rischi per la sicurezza e per l’economia, ma ho raggiunto un vicolo cieco", ha continuato, aggiungendo: "Abbiamo bisogno di uno shock positivo per risolvere questa crisi". Hariri ha poi invitato i libanesi a "mettere la sicurezza economica e sociale del Libano tra le loro priorità". Secondo quanto riportano tv locali, i manifestanti nel centro di Beirut hanno festeggiato sventolando bandiere e lanciando slogan alla notizia delle dimissioni del primo ministro.

DAL NO ALLE TASSE ALLE DIMISSIONI - Sono scoppiate il 17 ottobre, contro il carovita e la crisi economica. Sono cresciute di giorno in giorno, aumentando di spessore e assumendo un carattere politico, superando le differenze settarie e unendosi nel chiedere le dimissioni del governo del premier Saad Hariri. Così le proteste in corso da 13 giorni in Libano, che hanno portato oggi Hariri a rassegnare le sue dimissioni. Una svolta celebrata dalla piazza, che ha accusato l’esecutivo di corruzione, di mal gestione della situazione economica e sperpero di fondi pubblici.

La miccia che ha scatenato la rivolta a Beirut è stato l’annuncio da parte del governo di nuove tasse su diversi beni e servizi di largo utilizzo, tra cui l’app di messaggistica WhatsApp, il tabacco e la benzina. Il nuovo pacchetto avrebbe dovuto essere approvato il 22 ottobre, ma il governo ha fatto marcia indietro. Il premier Hariri ha anche annunciato un pacchetto di riforme che prevedeva, tra l’altro, la riduzione del 50 per cento degli stipendi dei ministri e dei deputati, l’abolizione del ministero dell’Informazione e la formazione di un panel anti-corruzione. Quello stesso giorno, il 22 ottobre, Hariri ha incontrato gli ambasciatori di Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e l’inviato della Ue per illustrare il suo piano.

Ma non c’è stato nulla da fare, i manifestanti hanno continuato a contestare il governo bloccando le principali strade di accesso alla capitale. Qui, dall’inizio delle manifestazioni, sono rimaste chiuse le banche ’’a causa dell’instabilità del Paese e fino al ripristino della sicurezza’’. I manifestanti hanno anche chiesto l’abolizione del segreto bancario. Da Beirut, la manifestazione si è estesa al resto del Paese.

Il 24 ottobre è arrivato l’atteso discorso del presidente Michel Aoun, che rivolgendosi ai manifestanti si è detto pronto a incontrarli e ad ascoltare le loro richieste. Aoun ha anche auspicato un rimpasto di governo, ma il suo intervento è stato giudicato ’’tardivo e generico’’ dalla piazza, che ha insistito sulla necessità che il governo si dimetta. Il leader del movimento islamico sciita Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha espresso sostegno al governo e chiesto ai suoi seguaci di abbandonare le manifestazioni. Con la piazza si è schiarato il patriarca maronita al-Beshara al-Rahi.

Facebook ’bollerà’ i media controllati dagli Stati

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Facebook si appresta, a partire dal mese prossimo, a ’marchiare’ i media controllati dagli Stati, cioè sottoposti, in tutto o in parte, ad un controllo editoriale dei rispettivi governi. La segnalazione all’utente avverrà mediante un ’bollino’ sulla pagina del mezzo di comunicazione in questione e nella Ad Library. Lo scrive l’azienda, nel rapporto annuale di autovalutazione inviato alla Commissione Europea, pubblicato oggi. Le pagine dei media a controllo statale saranno "tenute a rispettare un maggiore standard di trasparenza, perché uniscono l’influenza di un media con il sostegno strategico da parte di uno Stato".

Lo scopo della ’bollatura’ è "aiutare le persone a capire meglio la fonte delle notizie che vedono su Facebook". Va notato, sottolinea Facebook, che l’azienda traccia una "distinzione voluta tra media controllati dallo Stato e media pubblici, che definiamo come media finanziati dal pubblico, che hanno una mission di servizio pubblico e che possono dimostrare l’indipendenza del loro controllo editoriale. Al momento, ci stiamo focalizzando solo sui media controllati dagli Stati".

Strage studentesse Erasmus in Spagna, sì al processo

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Ci sarà un processo per la strage delle 13 studentesse universitarie (di cui 7 italiane), in Spagna. Nel Paese per il programma Erasmus, le ragazze sono morte su un pullman tre anni e mezzo fa nell’autostrada tra Valencia e Barcellona. Ieri è arrivata la notizia dalla Spagna che dopo due archiviazioni è stato accolto il ricorso presentato davanti alla Corte di Tarragona dai genitori delle ragazze e dallo stesso pubblico ministero.

"Abbiamo ricevuto una mail stringata in spagnolo - conferma Gabriele Maestrini, padre di Elena, una delle ragazze morte nella strage in un’intervista al Corriere Fiorentino - che ci dice solo che è stato accolto il ricorso. Non abbiamo altre notizie". I genitori delle ragazze morte nell’incidente in Spagna non si sono mai arresi e in tutto questo tempo hanno lottato per ottenere giustizia. "Non vogliamo vendetta - spiega Gabriele Maestrini- il nostro unico obiettivo è quello di fare in modo che una tragedia del genere non accada mai più. Nostra figlia non ce la restituirà nessuno, quello che possiamo fare è cercare di fare emergere quelle criticità che hanno portato alla tragedia".

Il 20 marzo 2016 nell’autostrada A7 spagnola un autobus con a bordo 57 studenti Erasmus di ritorno da Valencia si schiantò contro il guardrail. Quel giorno persero la vita 13 studentesse tra i 18 e i 25 anni, tra cui sette italiane. Tra loro c’erano tre toscane: Elena Maestrini di Bagno di Gavorrano, Valentina Gallo di Firenze e Lucrezia Borghi di Greve in Chianti. L’unico indagato per la strage è l’autista del bus di 62 anni ma i genitori ritengono che le responsabilità vadano ricercate anche altrove: troppe lacune in termini di sicurezza anche nell’organizzazione di quel viaggio.

"Alla prima archiviazione - ricorda Maestrini sempre con il Corriere Fiorentino - si arrivò senza che il magistrato interrogasse l’autista. Ci siamo opposti ed è stata aperta una nuova istruttoria. L’autista venne interrogato ma diede la colpa al sistema frenante dell’autobus, quando invece la ricostruzione della polizia catalana aveva escluso qualsiasi problema ai freni. Arrivò così la seconda archiviazione alla quale ci siamo opposti nuovamente. È vergognoso - prosegue il papà di Elena - che sia passato tutto questo tempo, 43 mesi solo per arrivare a dire che ci sarà un processo. A queste conclusioni si poteva arrivare molto prima, visto che non è intervenuto niente di nuovo nell’inchiesta".

"E’ da 3 anni e mezzo che aspettavamo questa notizia, tra ricorsi, appelli e contro ricorsi stava diventando una storia senza fine e non ci speravamo quasi più, inoltre arrivavamo da mesi di silenzio che non fanno ben sperare. Ora siamo all’inizio della strada, andremo a processo e vedremo cosa diranno i giudici ma penso anche che se fosse successo il contrario, se fosse stato archiviato tutto, sarebbe stata un’enorme ingiustizia ulteriore in questa storia che è già un’ingiustizia". Così all’Adnkronos Paolo Bonello, il papà di Francesca Bonello, una delle vittime.

"Dalle indagini emergevano moltissimi elementi - riferisce l’avvocato Stefano Bartoli, a nome delle famiglie delle studentesse italiane - che evidenziavano la gravissima imprudenza dell’autista che, pur cosciente della stanchezza e del rischio di addormentarsi, ha volontariamente scelto di continuare la guida, assumendosi così il rischio di mettere in pericolo i 60 passeggeri che trasportava sul pullman, oltre che se stesso; per noi era davvero inconcepibile non ritenere gravemente imprudente e negligente il comportamento di un autista professionale che decide di continuare a viaggiare, anziché fare una sosta e riposare, nel momento in cui percepisce di essere stanco e non riuscire a restare sveglio ed attento".

La corte ha ritenuto che la sussistenza della "imprudenza grave" emerga sia da diverse dichiarazioni e testimonianze riportate dai passeggeri dell’autobus che hanno riferito di una condotta di guida non adeguata, sia dall’analisi del crono-tachigrafo dell’autobus che ha rilevato fino a 77 decellerazioni che non trovano analogo riscontro nella strumentazione degli altri due autobus che viaggiavano unitamente a quello condotto dall’indagato e che hanno evidenziato nello stesso arco temporale e chilometrico rispettivamente 5 e 12 decellerazioni. Da quest’ultima emerge una riduzione dei turni di riposo settimanale che, unitamente agli altri elementi, lascia presumere una condizione di stanchezza e sonnolenza tale di per sé a provocare l’incidente.

“Per noi ci sono gravi responsabilità che vanno oltre quelle dell’autista – prosegue l’avvocato Stefano Bartoli - e che dovrebbero coinvolgere la società proprietaria dell’autobus che, evidentemente, non ha messo l’autista nelle condizioni idonee per svolgere le sue mansioni. Auspichiamo che questo processo e le sue conclusioni spronino le nostre istituzioni a vigilare costantemente e profondamente per garantire ai nostri studenti del progetto Erasmus le più appropriate condizioni di sicurezza e il riconoscimento degli stessi diritti di cui godrebbero nel loro paese”.

Bimbo nato senza volto in Portogallo, sospeso ginecologo

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Sta suscitando scalpore in Portogallo il caso del bimbo nato senza naso, occhi e parte del cranio. Anomalie di cui i genitori non hanno saputo nulla prima della nascita del piccolo, all’inizio di ottobre. Il medico che ha seguito la coppia, Artur Carvalho, è stato sospeso per negligenza, come riferisce la Bbc online. Sarebbero emerse altre denunce a suo carico, risalenti a più di un decennio fa, e relative ad altri casi.

Il piccolo Rodrigo è nato il 7 ottobre nel Sao Bernardo Hospital di Setùbal, a sud di Lisbona. La mamma era stata sottoposta a tre ecografie nel corso della sua gravidanza dal medico, in un centro privato. Dagli esami non erano emersi motivi di preoccupazione. Discorso diverso dopo un esame 5D fatto dalla mamma a sei mesi di gravidanza, in un altro centro: alla donna era stata prospettata la possibilità di anomalie fetali, che sarebbero state di nuovo escluse dal medico.
Alla nascita del piccolo, il problema è emerso chiaramente, e i genitori hanno presentato denuncia in tribunale contro il medico. Il bimbo, che secondo i sanitari aveva pochissime possibilità di sopravvivere, è ancora ricoverato in ospedale.

Wsj: "Confronto Fca-Psa per possibile fusione"

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"Fca è in discussione con il gruppo francese Psa in vista di una possibile fusione". A rivelarlo è il ’Wall Street Journal’ citando fonti vicino al dossier. Un eventuale accordo tra i due gruppi "potrebbe far nascere un colosso del settore auto da 50 miliardi di dollari". Nelle discussioni, rileva una fonte al quotidiano economico statunitense, "si parla di una fusione tra uguali. Il numero uno di Psa, Carlos Tavares, potrebbe essere il Ceo del nuovo insieme mentre John Elkann, potrebbe diventare il presidente".

Bocche cucite dal gruppo francese Psa su eventuali discussioni. "Non commentiamo rumors di mercati", spiega all’Adnkronos un portavoce del gruppo Psa Peugeot Citroen dopo le indiscrezioni del ’Wall Street Journal’. Circa le indiscrezioni che parlano dell’ipotesi di una riunione del board di Psa, nell’ambito di una discussioni in corso con Fca, come riportato dal Wsj, il gruppo francese non conferma né smentisce. ’’Non commentiamo le riunioni del consiglio di sorveglianza’’, spiega un portavoce della casa automobilistica francese.

Redazione

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