Brenton Tarrant in tribunale

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Brenton Tarrant, autore dell’attacco alle due moschee di Christchurch, Nuova Zelanda, lo scorso venerdì, costato la vita a 50 persone, è stato rinviato senza appello, e rimarrà in custodia fino al 5 aprile, giorno della prossima udienza. L’uomo, sarebbe stato accusato dell’omicidio preterintenzionale dei 50 fedeli, ma i giudici sono in fase di consultazione per accreditargli eventualmente ulteriori capi d’accusa. La ratio a monte della sua spregevole azione infatti potrebbe essere considerata un’aggravante, in quanto istigazione alla violenza e apologia dei metodi fascisti e del suprematismo bianco. Tarrant si dimostra estremamente convinto della legittimità del suo gesto, tanto da esprimere la volontà di rinunciare al suo legale, il quale non avrebbe presentato una richiesta di libertà su cauzione, preferendo presentarsi da solo dinnanzi al giudice. Così come dichiarato dall’avvocato stesso, il soggetto non sembrerebbe trovarsi in una condizione di insanità mentale; il solo motore delle sue azioni sono le idee estremiste di cui è fermamente convinto, come non stenta a manifestare nemmeno in tribunale, dove ha riprodotto il gesto suprematista dell’ok davanti alle telecamere, con atteggiamento di scherno. Il manifesto “The Great Replacement”, stilato da Tarrant stesso, e inviato 10 minuti prima dell’accaduto al primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern, nel quale Tarrant parla come se l’attacco fosse stato già portato a termine, è una raccolta di idee cospirazioniste ed estremiste, naturalmente di base razzista e suprematista.

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Tarrant afferma delirante che le percentuali di nascita bianche non sarebbero sufficienti a far fronte all’inevitabile decadenza senonchè morte del popolo europeo; parla di “genocidio bianco” il cui carnefice sarebbe il fenomeno dell’immigrazione di massa, causa di un “rimpiazzamento sul piano etnico, culturale e razziale”. In questo scritto, il terrorista, elenca alcune figure a cui si sarebbe ispirato, quali: Anders Breivik, autore nel 2011 della strage sull’isola norvegese di Utoya dove morirono 69 persone e Dylann Roof, il giovane suprematista bianco che nel 2015 assassinò nove fedeli afroamericani nella chiesa metodista di Charleston, in Carolina del Sud. Tarrant si sarebbe preso la responsabilità di aver accellerato il processo conflittuale tra culture, destinato secondo lui a venire alla luce. Il timore adesso è che la sua scelta di difendersi da solo, sia un pretesto per ottenere uno spazio di una certa risonanza per le idee suprematiste, ma se questo timore è quasi fuori luogo in quanto ognuna delle affermazioni riportate in The Great Replacement sono facilmente confutabili, preoccupante invece è l’origine di questo gesto associabile alle idee alla base degli estremismi di destra europei.

Federica Scippa

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