Bosnia Erzegovina

Scheda informativa

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Il futuro della Bosnia Erzegovina è nell’Unione Europea. L’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Catherine Ashton, ha rassicurato, a Sarajevo, il primo ministro bosniaco Nikola Spiric: “Bruxelles appoggerà – ha detto Ashton – le legittime aspirazioni europee del Paese”.

Ma la strada verso l’Unione resta lunga e in salita: Bruxelles non vede di buon occhio la mancanza di riforme e le persistenti tensioni etniche all’interno della repubblica federale.

Dalla fine della guerra, nel ’95, il Paese è diviso in due entità, la repubblica Serbksa, a maggioranza serba, e la Federazione croato-musulmana. Le istituzioni comuni, imposte con gli Accordi di Dayton, sono ancora troppo deboli.

A preoccupare la comunità internazionale, l’approvazione da parte del parlamento serbo a Banja Luka, di una legge che permette di celebrare referendum sull’autodeterminazione della regione.

“Se la Bosnia è in grado di sopravvivere? – si chiede Jean-Michel De Waele esperto di relazioni internazionali nell’Europa dell’est – Io penso che bisogna essere molto ottimisti per rispondere di sì. Temo che, vista la situazione reale, abbiamo fatto degli sforzi ma non si è arrivati alla creazione di uno stato bosniaco. Quindi, io non credo che la Bosnia sopravviverà, ma bisogna porsi il problema del futuro e del che fare, a partire dal fatto che non si vogliono modificare le frontiere”.

L’auspicio della Ashton è che il Paese resti unito.

Adesione della Bosnia ed Erzegovina all’Unione europea

La Bosnia ed Erzegovina non ha ancora presentato la sua richiesta di adesione all’Unione europea ma è già ufficialmente riconosciuta dalla Commissione europea come stato "potenzialmente candidato". La Bosnia-Erzegovina intraprese i negoziati per stipulare un Accordo di Stabilizzazione e Associazione (ASA) nel 2005. Tale accordo è stato firmato il 16 giugno 2008, completando così il primo passo della Bosnia Erzegovina verso l’adesione all’Unione europea.

Processo d’adesione

Nel dicembre 2007 la Bosnia ed Erzegovina ha sottoscritto con l’Unione europea l’accordo di Stabilizzazione e Associazione (ha cioè firmato per presa visione del contenuto del documento), fase preliminare rispetto alla presentazione della candidatura. Nell’aprile 2008 il Parlamento bosniaco ha adottato la riforma della polizia, condizione che da tempo l’Unione europea ha posto alla Bosnia ed Erzegovina per firmare l’accordo di pre-adesione. L’accordo di Stabilizzazione e Associazione è stato firmato il 16 giugno 2008.

Il 7 aprile 2010 viene annunciato dal ministro degli esteri spagnolo Miguel Ángel Moratinos, il cui paese aveva la presidenza di turno dell’UE, che in occasione della conferenza UE-Balcani che si sarebbe tenuta a Sarajevo ai primi di giugno del 2010, l’Unione europea avrebbe abolito i visti per i cittadini bosniaci.

L’Unione europea ha stabilito che la Bosnia ed Erzegovina non potrà ufficialmente presentare domanda di adesione prima che l’ufficio di alta rappresentanza in Bosnia ed Erzegovina, creato a termine del processo di pace di Dayton, non sia chiuso.[senza fonte] Le condizioni di chiusura non sono state ancora raggiunte, soprattutto per la difficoltà del paese di adottare le riforme istituzionali necessarie e risolvere i problemi legati ai confini di proprietà privata.

Nel giugno del 2012, l’incaricato europeo per l’integrazione della Bosnia, Peter Sørensen, asserì che la Bosnia ed Erzegovine potrebbe arrivare ad ottenere lo status di candidato all’inizio del 2014[1]. Visti i ritardi del governo di perseguire le riforme, questo obiettivo è stato poi spostato ad ottobre 2014.

Vantaggi economici

Oltre a innumerevoli vantaggi relativi alle tutele europee e i diritti umani, la comunità bosniaca trarrebbe un grosso beneficio economico nell’ingresso dell’Unione grazie alla possibilità di esportare i prodotti alimentari locali negli altri stati membri. L’adesione di paesi vicini, come la Croazia nel luglio 2013, ha sottratto al paese una significativa quota di mercato nell’export di prodotti alimentari, specialmente latte e prodotti caseari.

La Bosnia ed Erzegovina ha già ricevuto 655 milioni di euro dallo Strumento di assistenza preadesione nel periodo 2007-2013.

Curiosità

I confini della Bosnia ed Erzegovina sono lunghi in totale 1.479 km, di questi 932 in comune con la Croazia (e quindi con l’Unione europea). Se la Bosnia fosse il 29° paese ad entrare nell’unione (ipotesi poco probabile), la superficie dell’Unione Europea aumenterebbe di 51.197 km2 ma i confini si ridurrebbero di 547 km.

Il nome Bosnia deriva dal nome del fiume Bosna; mentre il nome di Erzegovina deriva dal titolo di "herceg" (= erzeg; dal tedesco: Herzog - duca), e il nome della regione significa letteralmente la "terra di erzeg" (Hercegova zemlja, Hercegovina; nome della regione che si riscontra per la prima volta nei documenti storici del 1448).

Nome completo

Bosnia ed Erzegovina

Nome ufficiale

Bosna i Hercegovina (BS) (HR)

Босна и Херцеговина (SR)

Lingue ufficiali

bosniaco, serbo, croato[1]

Capitale

Sarajevo (401.687[2] ab. / 2007)

Politica

Forma di governo

repubblica parlamentare federale

Presidente

Bakir Izetbegović

(SDA)

Bosgnacco

Nebojša Radmanović1

(SNSD)

Serbo

Željko Komšić

(SDP)

Croato

Primo Ministro

Vjekoslav Bevanda

Indipendenza

Dalla Jugoslavia,

1º marzo 1992 (dichiarata),

5 aprile 1992 (riconosciuta)

Ingresso nell’ONU

22 maggio 1992

Superficie

Totale

51.209 km² (124º)

% delle acque

trascurabile

Popolazione

Totale

3.760.149 ab. (2012) (126º)

Densità

76 ab./km²

Tasso di crescita

-0,09% (2012)[3]

Geografia

Continente

Europa

Confini

Serbia, Montenegro, Croazia

Fuso orario

UTC +1

Economia

Valuta

marco bosniaco (cambio fisso con l’euro)[4]

PIL (PPA)

30.389 milioni di $ (2008) (101º)

PIL pro capite (PPA)

8.115 $ (2011) (95º)

ISU(2011)

0,733 (alto) (74º)

Fecondità

1,1 (2011)[5]

Varie

TLD

.ba

Prefisso tel.

+387

Sigla autom.

BiH

Inno nazionale

Intermeco

Festa nazionale

1 Corrente presidente della Presidenza a rotazione

Evoluzione storica

Stato precedente

Bosnia ed Erzegovina

Paese dell’area balcanica, la Bosnia-Erzegovina è nata formalmente nel 1992, a seguito della proclamazione di indipendenza dalla Iugoslavia. Tale atto, sancito tramite referendum popolare il 1° marzo del 1992, rappresentò la scintilla che fece estendere al territorio bosniaco la guerra in atto nella Repubblica Federale Socialista di Iugoslavia dal giugno 1991, che si concluse solo con gli Accordi di Dayton del novembre del 1995. Equilibrio

La Bosnia-Erzegovina rappresenta una realtà molto particolare all’interno del continente europeo dal momento che, ancora oggi, è un paese in parte governato da un’autorità straniera. Al fianco delle istituzioni locali federali, infatti, vi è la figura dell’Alto commissario, istituita a seguito degli Accordi di pace di Dayton. L’Alto commissario, i cui poteri si estendono anche in alcuni ambiti dell’esecutivo, è nominato dal Consiglio per l’attuazione della pace, organo preposto all’attuazione degli Accordi di Dayton. Il ruolo, che dovrebbe essere eliminato alla fine del 2013, è attualmente ricoperto dal diplomatico austriaco Valentin Inzko, in carica dal 2009.

Il processo di state-building bosniaco rappresenta, senza dubbio, uno dei più rilevanti e delicati banchi di prova per l’intera architettura della cooperazione internazionale alla sicurezza e, in particolare, per la credibilità dell’azione regionale dell’Unione Europea (Eu). Bruxelles si è infatti assunta la responsabilità maggiore nel traghettare le autorità bosniache verso la definitiva assunzione di tutte le prerogative legislative, giudiziarie ed esecutive proprie di uno stato sovrano. Allo stesso tempo, l’Eu è ormai diventata il principale punto di riferimento politico-economico della Bosnia-Erzegovina, sostituendo gradualmente il ruolo che, nei primi anni dell’indipendenza, era stato ricoperto principalmente dagli Stati Uniti e da organizzazioni quali la Nato o le Nazioni Unite. Nel giugno del 2008, Unione Europea e Bosnia hanno firmato l’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa), che stabilisce il percorso che il paese è chiamato a intraprendere sulla strada dell’ammissione all’Eu. Inoltre, nel novembre 2010 sono stati significativamente liberalizzati i visti tra il paese e l’Unione.

Le sfide maggiori che la Bosnia-Erzegovina dovrà affrontare per conseguire la piena sovranità sono costituite, da un lato, dall’avanzamento del processo di riforma costituzionale (attualmente vale come costituzione l’‘Allegato A’ degli Accordi di Dayton) e, dall’altro, dal contenimento delle ambizioni secessioniste della Repubblica Serba di Bosnia (Rsb). Il continuo riferimento agli ideali nazionalisti da parte della classe politica di etnia serba torna infatti di attualità ad ogni scadenza elettorale, così come accaduto nelle ultime elezioni presidenziali e parlamentari tenutesi nell’ottobre 2010. Alle elezioni ha fatto poi seguito una situazione di stallo durata 14 mesi: solo nel dicembre 2011 le diverse componenti etniche sono riuscite a trovare un accordo e nel gennaio 2012 il croato Vjekoslav Bevanda è stato finalmente votato dal parlamento come primo ministro. Tuttavia, già nel maggio 2012 nuove tensioni sono sorte tra i partiti di maggioranza, soprattutto tra i partiti a base elettorale bosniaca, che hanno portato a una nuova paralisi delle attività del governo centrale, allontanando le possibilità che nuove riforme creino i presupposti per una domanda di ammissione all’Eu. Ordinamento

Attualmente, con l’obiettivo di limitare le tensioni interetniche, il sistema istituzionale prevede una presidenza congiunta tra tre membri, rappresentativi delle tre comunità di cui si compone il paese (bosniaca, serba e croata); essi assumono la presidenza, a rotazione, ogni otto mesi e vengono eletti direttamente per un mandato di quattro anni.

Popolazione

La Bosnia-Erzegovina, quasi a ricalcare la complessità che una volta caratterizzava la Iugoslavia, presenta un quadro etnico e confessionale particolarmente variegato e che ha subito notevoli modificazioni a seguito della guerra civile. Il 44% della popolazione è bosniaca, prevalentemente di fede musulmana; il 31% è serba,prevalentemente di fede ortodossa; il 17% è croata, prevalentemente di fede cattolica; il restante 10% è composto da altre etnie, mentre sono presenti altre minoranze religiose, quale quella ebraica. La guerra

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) calcola che, ancora a causa degli effetti della guerra, vi siano 113.000 sfollati e 7000 rifugiati, la maggior parte dei quali provenienti dalla Croazia. L’Unhcr sta collaborando con le autorità della Bosnia-Erzegovina nell’attuazione di politiche mirate – in particolare in tema di integrazione – al fine di assicurare la stabilità nazionale e regionale. Parallelamente, i rifugiati all’estero provenienti dalla Bosnia-Erzegovina sono più di 70.000.

Rispetto ai circa 4,3 milioni di persone risiedenti in Bosnia nel 1990, la popolazione si è oggi ridotta a 3,8 milioni. Tale riduzione è imputabile tanto alla guerra civile – che ha causato circa 100.000 vittime e prodotto un elevato flusso migratorio – quanto alla contrazione del tasso di fecondità (1,1 nel 2011). Inoltre, poiché molti emigrati sono giovani, si è registrato un parallelo processo di invecchiamento della popolazione. La frammentazione interna

La disoccupazione è molto elevata, anche a causa della bassa mobilità dovuta alle divisioni etniche: nel 2011 la disoccupazione è arrivata al 43,3%.

Economia, energia e ambiente

Dati economici

Anche l’economia della Bosnia-Erzegovina risente degli effetti della guerra, che ha comportato la deindustrializzazione del paese e ne ha compromesso le infrastrutture, frenando notevolmente lo sviluppo economico. Allo stesso tempo, le riforme, la ricostruzione e il sostegno internazionale hanno contribuito notevolmente alla crescita economica, come i sussidi erogati dall’Eu (107 milioni solo nel 2012). Anche il Fondo monetario internazionale è molto attivo nel paese e ha concesso sostegno finanziario a più riprese. In particolare, nel-l’ottobre 2012 il Fondo ha concesso uno Stand-by Agreement da 405 milioni di dollari, per alleviare i problemi indotti dalla congiuntura economica. La crisi economica degli stati europei si è infatti trasmessa all’economia della Bosnia-Erzegovina, che si è contratta sia nel 2009 (-3,1%) sia nel 2012 (-0,2%). Nondimeno, le previsioni indicano un ritorno alla crescita già nel 2013.

Il settore dei servizi genera il 65% del pil e occupa circa metà della popolazione. I settori d’occupazione principali sono il commercio al dettaglio, l’intermediazione finanziaria, il settore immobiliare e l’amministrazione pubblica (che riflette la complessa struttura politica). L’industria conta invece per il 26% del pil e, nonostante la deindustrializzazione, il settore minerario è cresciuto molto negli ultimi anni e contribuisce in larga misura alle esportazioni. La Bosnia-Erzegovina possiede infatti risorse naturali quali carbone, ferro, bauxite, manganese, piombo, zinco, rame. L’agricoltura rappresenta il 9% del pil e occupa il 20% della forza lavoro, in particolare nella Rsb, dove si colloca la maggior parte del terreno coltivabile. Le rimesse contribuiscono per circa il 10% del pil (2011).

I maggiori partner commerciali sono Croazia e Serbia – membri, assieme alla Bosnia, dell’Accordo di libero scambio dell’Europa centrale (Cefta) – e l’Unione europea (in particolare Germania e Italia), che garantisce un accesso preferenziale a beni provenienti dai Balcani al fine di sostenerne la crescita economica. Le esportazioni riguardano soprattutto metalli di base e risorse minerarie, mentre il paese importa prodotti alimentari e chimici, macchinari, petrolio e prodotti derivati. Mix energetico

La Bosnia-Erzegovina è dipendente al 100% dalle importazioni di petrolio e gas. Tuttavia, la dipendenza dalle importazioni è bassa (circa il 25%), grazie alla produzione nazionale di carbone, biomasse ed energia idroelettrica. Inoltre, il paese è un esportatore netto di elettricità. Nel complesso, la politica energetica è gravemente compromessa dalla mancanza di una strategia nazionale dovuta alle divisioni politiche, da cui deriva la frammentazione del settore dell’elettricità e la debolezza del quadro giuridico e delle istituzioni.

Società e diritti

La Bosnia-Erzegovina si situa al 74° posto nella classifica dell’indice di sviluppo umano, vicina agli altri paesi della regione balcanica. Sanità, istruzione, benessere

Il tasso di alfabetizzazione raggiunge il 98%. La divisione etnica del paese si riflette tuttavia nella frammentazione delle strutture scolastiche. Bosniaci, Serbi e Croati, pur frequentando una medesima scuola, seguono infatti differenti programmi. In generale, il nazionalismo etnico rappresenta una barriera per l’integrazione nel paese. Gli individui sono discriminati sul lavoro, nella ricerca di alloggio e nell’accesso ai servizi sociali nelle regioni dove il loro gruppo etnico non è maggioritario. Anche la libertà di religione è di fatto garantita solo nelle aree dove il gruppo religioso è maggioritario.

Un altro grave problema è quello della corruzione: la Bosnia-Erzegovina è al 91° posto della classifica mondiale di Transparency International sulla corruzione percepita.

Difesa e sicurezza

Per gran parte degli anni Novanta, la Bosnia-Erzegovina ha rappresentato l’idea stessa di instabilità e conflitto civile. La guerra che ha interessato il paese all’indomani della proclamazione di indipendenza ha causato più di 100.000 vittime, di cui molti civili, riportando al centro del dibattito europeo e internazionale la questione della guerra civile. Nel 2003, dopo anni di divisione interna, il paese ha finalmente unificato le forze armate bosniache, serbe e croate, ponendole sotto il comando della presidenza tripartita. Parallelamente è stato avviato un processo di ricostruzione interna e di superamento delle lacerazioni provocate dal conflitto, tra cui spicca il massacro di Srebrenica.

Attualmente la Bosnia-Erzegovina può considerarsi un paese in via di stabilizzazione, nonostante permangano alcune potenziali fonti di crisi al suo interno. In particolar modo, le tendenza secessionista della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina non sembra destinata a scomparire nel breve periodo. La questione della secessione della comunità serba, anzi, è tornata di attualità in seguito al riconoscimento da parte di molti attori della comunità internazionale dell’indipendenza del Kosovo, cui tradizionalmente i Serbi si oppongono, e che riapre l’annosa questione del diritto all’autodeterminazione delle popolazioni balcaniche. EUFOR

Così come per i rapporti politici ed economici, anche per ciò che concerne le questioni di sicurezza l’Unione Europea è diventata il partner privilegiato della Bosnia-Erzegovina. Dal 2004, infatti, Bruxelles dispiega sul territorio bosniaco un contingente militare nell’ambito della missione Eufor Althea. Quest’ultima ha sostituito la Stabilization Force (Sfor) della Nato, attiva nel paese tra il gennaio 1996 e il dicembre 2005. Secondo gli ultimi dati disponibili, la missione Althea schiera in Bosnia circa 1300 militari.

Uno degli obiettivi principali della politica di difesa e sicurezza della Bosnia-Erzegovina è quello della possibile adesione alla Nato. Dopo aver aderito alla Partnership for Peace (Pfp) nel dicembre 2006, nell’aprile 2010 alla Bosnia è stato concesso il Membership Action Plan (Map) – naturale premessa all’ingresso nella Nato, che potrebbe avvenire tra il 2014 e il 2015.

1992-95: la guerra civile

La Bosnia-Erzegovina è stata al centro della guerra che ha interessato i territori della ex Iugoslavia all’inizio degli anni Novanta. A seguito del referendum del 1° marzo 1992, che sanciva l’indipendenza della Bosnia dalla Federazione, il 5 aprile i Bosniaci si dichiararono indipendenti, nonostante il boicottaggio e la posizione contraria dei Serbi. L’evento trascinò anche la Bosnia (dopo la Slovenia e la Croazia) nella guerra di dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Iugoslavia. Il violento conflitto civile, che interessò la Bosnia fino al 1995, vide il coinvolgimento dei tre principali gruppi nazionali (serbi, croati e musulmani), coinvolgendo sistematicamente la popolazione civile e riportando in Europa una guerra violenta alla quale la comunità internazionale, ancora in piena euforia post-Guerra fredda, non fu in grado di porre termine in tempi brevi. Il protrarsi della guerra e le informazioni sulle efferatezze commesse dalle parti in campo, nonché la ricomparsa di campi di concentramento nel cuore dell’Europa, misero a serio rischio la credibilità della comunità internazionale. Eventi tragici, ormai divenuti simbolo della guerra in Bosnia, furono l’assedio di Sarajevo (la città rimase quasi completamente isolata e sistematicamente bombardata dall’artiglieria serba) e l’attacco contro le città dichiarate ‘protette’ dalle Nazioni Unite, dove si erano rifugiati i musulmani che sfuggivano alla cosiddetta ‘pulizia etnica’ perpetrata in tutto il paese.

Nel corso del conflitto furono fatti vari tentativi di mediazione da parte dell’Eu, delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti e, in ultimo, del cosiddetto ‘gruppo di contatto’ composto da Francia, Regno Unito, Russia, Germania e Stati Uniti (e in seguito anche dall’Italia). Nel 1994 fu raggiunto un primo accordo per la risoluzione del conflitto tra Croati e Bosniaci, a seguito del quale si formò una federazione croato-musulmana. Nel 1995, dopo la strage di Srebrenica, in cui i Serbi uccisero più di 8000 civili bosniaci musulmani, la Nato intervenne bombardando le forze serbe e, nel novembre dello stesso anno, gli allora presidenti bosniaco, croato e serbo, rispettivamente Alija Izetbegovic´, Franjo Tudjman e Slobodan Miloševic´, firmarono gli Accordi di Dayton, che misero fine alle ostilità e posero le basi per l’attuale assetto istituzionale del paese. Durante la guerra furono commessi crimini contro l’umanità e i Serbi sono stati accusati di aver progettato la pulizia etnica dei Bosniaci, nelle aree controllate dalle loro forze armate. Le vittime del conflitto sono state stimate in quasi 100.000, di cui circa 40.000 civili.

La Bosnia-Erzegovina: stato unitario e decentramento

L’ordine politico costituzionale della Bosnia-Erzegovina, frutto degli Accordi di Dayton del 1995, si configura come una peculiare sintesi fra un modello di stato unitario e una forte decentralizzazione amministrativa. Lo stato unitario è l’esito della volontà del gruppo etnico più numeroso – i Bosniaci – e della comunità internazionale di porre fine alla guerra civile (1992-95) con l’indipendenza del paese e la costituzione di uno stato autonomo. Attualmente, il sistema istituzionale prevede una presidenza congiunta tra tre membri, rappresentativi delle tre comunità di cui si compone il paese (bosniaca, serba e croata); essi assumono la presidenza, a rotazione, ogni otto mesi e vengono eletti direttamente per un mandato di quattro anni.

Il forte decentramento del potere risponde invece alla necessità di facilitare la convivenza fra gli stessi gruppi etnici. Lo stato si compone di due entità, sulla falsariga delle divisioni territoriali ed etniche prodotte dalla guerra civile: la Federazione di Bosnia-Erzegovina e la Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina. Le due entità rappresentano un primo elemento di decentramento, che si articola tuttavia in modo eterogeneo al loro interno. Se nella Federazione si registra la tendenza a investire politicamente e amministrativamente sul livello statale della Bosnia-Erzegovina, la Repubblica Serba è incline a privilegiare una forte autonomia rispetto al governo centrale. Nel primo caso i Bosniaci aspirano al rafforzamento dello stato unitario e al superamento della divisione in due entità autonome, nel secondo i Serbi aspirano all’indipendenza e all’eventuale riunificazione con la Serbia.

Sotto il profilo amministrativo, la Repubblica Serba presenta un grado di decentramento inferiore rispetto alla Federazione di Bosnia-Erzegovina. Oltre al governo centrale dell’entità – articolato in presidenza, assemblea bicamerale e consiglio dei ministri – esiste solo il livello amministrativo locale delle municipalità. La Federazione di Bosnia-Erzegovina si articola invece su tre livelli amministrativi: la Federazione, i cantoni e le municipalità. L’introduzione di un livello amministrativo intermedio, quello cantonale, ha risposto alle sfide poste dalla convivenza fra i principali gruppi etnici della Federazione, in particolare fra Bosniaci e Croati.

Inoltre, benché sia a livello statale, sia a livello di entità Bosniaci, Croati e Serbi si vedono riconosciuti lo status di ‘popolo costituente’ e garanzie di rappresentatività etnica nelle istituzioni governative, nella Federazione e nella Repubblica Serba tali garanzie sono state interpretate e attuate in modo diverso. Tuttavia all’indomani degli Accordi di Dayton, nella Federazione gli equilibri politici vanno a favore dei Bosniaci e, seppur in misura minore, dei Croati; nella Repubblica Serba è emerso invece un ruolo molto più accentuato dei Serbi.

Mostar: la geopolitica della ricostruzione

Mostar è il principale centro urbano della regione dell’Erzegovina. Secondo le ultime statistiche è abitata per circa il 35% da Bosniaci, per il 34% da Croati e per il 18% da Serbi ed è governata da Croati e Bosniaci. La città, e in particolar modo il Ponte Vecchio (in bosniaco: Stari Most), è diventata il simbolo della guerra civile nella ex Iugoslavia. Costruito nel 1566 sul fiume Neretva, il ponte collegava le due parti della città, fino alla sua distruzione sotto il fuoco dell’artiglieria croata il 9 novembre del 1993, dopo un assedio durato nove mesi. Il ponte fu distrutto per dividere la città in due: nella parte occidentale la comunità croata e in quella orientale, sotto il controllo dell’esercito bosniaco, i musulmani bosniaci. Data l’importanza strategica, ma soprattutto culturale del ponte (simbolo della città, da cui prende il nome), l’Unesco ha lanciato, assieme alla Banca mondiale, una campagna per la sua ricostruzione, cui hanno aderito cinque paesi: Croazia, Francia, Italia, Paesi Bassi e Turchia, per un totale di 15,4 milioni di dollari. Il ponte, ricostruito, è stato inaugurato il 23 luglio del 2004.

Accanto al progetto del Ponte Vecchio, l’Unesco ha sostenuto altri quattro progetti, finalizzati alla ricostruzione della Moschea di Tabacica (finanziata dall’Arabia Saudita), del ponte di Kriva Cuprija (con finanziamenti del Lussemburgo) e dell’hammam di Mostar (finanziato dalla Francia); l’Italia ha invece finanziato un progetto per la valorizzazione del centro storico della città. Dal 2005, tutta questa area è stata dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’Unesco.

Il massacro di Srebrenica

Durante la guerra del 1992-95, Srebrenica, cittadina situata nella Bosnia orientale, era un’enclave sotto il controllo dell’esercito bosniaco attorniata da città serbe, che ospitava migliaia di musulmani bosniaci. Nel 1993 divenne una zona demilitarizzata sotto la tutela della missione Unprofor delle Nazioni Unite. Tuttavia, nel luglio del 1995 le forze militari serbe invasero la città, uccidendo circa 7-8000 uomini ed espellendo sistematicamente donne, bambini e anziani.

Il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia (Icty), istituito ad Aia nel 1993 dalle Nazioni Unite al fine di giudicare coloro che si fossero macchiati di crimini di guerra e contro l’umanità dopo il 1° gennaio 1991, ha incriminato 21 persone per i delitti commessi a Srebrenica. Tra questi, Radislav Krstic´ è stato il primo a essere giudicato colpevole, nel 2001. I processi contro Radovan Karadžic´, Zdravko Tolimir, Jovica Stanišic´, Franko Simatovic´ sono pendenti. Ratko Mladic´, a capo dell’esercito dei Serbo-Bosniaci nel 1995, è stato arrestato nel maggio 2011 in Serbia ed estradato all’Aia.

Del caso è inoltre stata investita la Corte internazionale di giustizia (Icj), adita dalla Bosnia per la presunta violazione della Convenzione sulla prevenzione e repressione del delitto di genocidio da parte della Serbia. La Corte ha affermato che il massacro di Srebrenica è configurabile come genocidio, riconoscendo l’intenzione di annientare i Bosniaci musulmani da parte dell’esercito dell’allora Repubblica Serba, ma ha ritenuto la Serbia non responsabile del medesimo.

La Bosnia si trova nei Balcani occidentali, confina con la Serbia ad est, il Montenegro a sud-est e con la Croazia a nord e ad ovest. La città di Neum nel cantone di Erzegovina-Narenta, dove la popolazione è per la maggior parte croata, è l’unico accesso al mare Adriatico. Inoltre alla Bosnia ed Erzegovina appartiene l’enclave di Sastavci, frazione del comune di Rudo nella Regione di Foča che è interamente circondato dal territorio del comune serbo di Priboj nel Distretto di Zlatibor.

Il territorio della Bosnia ed Erzegovina è prevalentemente montuoso e collinare. La parte occidentale del paese è attraversata dalle Alpi Dinariche le cui vette superano in più punti i 2000 m.

Clima

Come in gran parte dell’Europa centro-orientale e sud-orientale, il clima della Bosnia ed Erzegovina è tipicamente continentale, con inverni generalmente rigidi e nevosi ed estati con discrete escursioni termiche giornaliere, in cui non mancano periodi caldi ed afosi. Particolarmente frequenti, come in tutti i Balcani, le precipitazioni abbondanti.

Costa

La costa adriatica della Bosnia ed Erzegovina è brevissima, poiché si estende per circa 25 km e corrisponde all’incirca al territorio della città di Neum, popolata in maggioranza da Croati, appartenente al Cantone di Erzegovina-Narenta, con sede a Mostar.

Fiumi

I fiumi della Bosnia ed Erzegovina sono nove: a nord Una, Sana, Sava, Vrbas, Bosna e Drina, a sud Lim, Piva e Neretva.

Storia

Gli Illiri

I primi insediamenti umani sono riconducibili al Neolitico. Non sono molte le notizie sulle popolazioni che abitavano la Bosnia in quell’epoca, ma sembra che vi fosse la compresenza di varie popolazioni che parlavano differenti lingue. Certamente vi erano gli Illiri e vi sono tracce di una migrazione celtica nel quarto secolo a.C. Nel 229 a.C. iniziò un lungo conflitto tra Illiri e Romani, descritto nelle cronache dell’epoca come uno dei più difficili e impegnativi dopo le Guerre Puniche, che portò all’annessione dell’Illiria nel 9 d.C.

Tra il 337 e il 395 d.C., durante la disgregazione dell’Impero romano, la Dalmazia e la Pannonia divennero parte dell’Impero romano d’Occidente, durante il periodo giustiniano divenne parte dell’Impero bizantino, per poi essere parzialmente conquistata dagli Avari. Le conoscenze della storia dei Balcani occidentali durante il Medioevo sono frammentarie, comunque dopo l’arrivo degli Slavi si instaurò una struttura sociale tribale che venne parzialmente smantellata intorno al nono secolo.

I principati di Serbia e il regno di Croazia si divisero il controllo della Bosnia ed Erzegovina nel IX e nel X secolo che in quell’epoca aveva i confini differenti; per una serie di circostanze il territorio venne poi conteso tra il Regno di Ungheria e l’Impero bizantino fino al XII secolo, quando raggiunse l’autonomia, persa completamente in seguito alle continue invasioni turche nella prima metà del Quattrocento, tramutatesi nel 1463 in una plurisecolare occupazione, durata fino al 1881.

Regno di Bosnia

Il primo governante bosniaco fu bano Borić, il secondo bano Kulin il cui governo segnò l’inizio di una controversa lite, nota come bogomilismo e spesso legata ad una "Chiesa bosniaca", da vari autori considerata eretica. La lite scatenò di fatto una lunga ed estenuante lotta per il potere tra i Šubić e i Kotromanić, che andò avanti fino al 1322, quando Stefano II Kotromanić divenne bano. Più tardi, suo nipote Tvrtko I ottenne il controllo della Bosnia e si incoronò re il 26 ottobre 1377. I confini della Bosnia di Tvrtko I non coincidono con i confini dell’attuale Bosnia ed Erzegovina. Il regno durò, tra varie instabilità politiche e sociali, fino al 1463, quando fu occupato e distrutto dai turchi ottomani, mentre l’erede della corona, Katarina Kosača Kotromanić, fuggì a Roma cercando per sé e per il suo paese la protezione del Papa, a cui lasciò anche la corona della Bosnia. I suoi figli, come i suoi numerosi sudditi, furono imprigionati dai turchi e costretti ad abbandonare la fede cristiana e ad accettare l’Islam per salvare la vita.

L’epoca ottomana

La conquista ottomana segnò una nuova era nella storia bosniaca introducendo cambiamenti radicali nel panorama politico e culturale della regione, che venne assorbita dall’Impero ottomano.

Il dominio durò tre secoli e portò notevoli cambiamenti, tra cui l’emergere di una comunità musulmana che divenne maggioritaria anche per i benefici sociali, economici e politici, sebbene i cristiani e i cattolici fossero tutelati per decreto imperiale e gli ortodossi si svilupparono soprattutto in Erzegovina.

Durante l’Impero ottomano, la Bosnia visse un periodo di pace relativa, Sarajevo e Mostar divennero centri urbani di una certa rilevanza e nell’attuale capitale bosniaca venne costruita la biblioteca Vijećnica, la torre dell’orologio (Sahat Kula), il ponte vecchio Stari Most e le moschee Gazi Husrev-beg e dello Car (= Zar; careva džamija).

Molti bosniaci divennero personaggi influenti nella vita culturale, sociale e politica dell’impero ottomano, che alla fine del XVII secolo iniziò comunque a vacillare. L’instabilità portò a rivolte, malcontenti e battaglie che si conclusero con il Congresso di Berlino e il conseguente Trattato di Berlino (1878).

Il Congresso di Berlino del 1878 e il periodo austro-ungarico

Al Congresso di Berlino il ministro austro-ungarico Gyula Andrássy ottenne l’occupazione e l’amministrazione della Bosnia e dell’Erzegovina. Il periodo austro-ungarico fu caratterizzato da una relativa stabilità politica, da riforme sociali e amministrative che tendevano a far diventare la Bosnia una ’colonia modello’ per cercare di limitare i sentimenti antiaustriaci e antiungheresi dei croati, soprattutto, l’insorgere di un nazionalismo degli Slavi del Sud.

Durante il dominio asburgico molte furono le riforme per superare il sistema ottomano, codificando un moderno sistema legislativo e politico e introducendo una modernizzazione generale. Vennero, inoltre, costruite tre chiese cattoliche soltanto a Sarajevo e varie nella Bosnia per venire incontro alle necessità della popolazione cattolica locale.

Nel giro di tre anni, l’Austro-Ungheria ottenne il placet della Germania e della Russia per l’annessione della Bosnia ed Erzegovina, formalizzata il 18 giugno 1881 con il Dreikaiserbund, alleanza tra Guglielmo I di Germania, Francesco Giuseppe e Alessandro III di Russia.

Un sanguinoso colpo di stato nel vicino Regno di Serbia, il 10 giugno 1903, instaurò a Belgrado un governo che si opponeva agli austriaco-ungheresi e propagava l’unione degli Slavi del Sud sotto la bandiera del medesimo Regno di Serbia. In Bosnia ed Erzegovina e in Croazia, che insieme alla Slovenia, in quel momento erano inglobate nell’Impero degli asburgo, la rivolta di Belgrado suscitò poche reazioni, ottenendo soltanto il plauso delle minoranze ortodosse, sempre più serbizzate. L’imperatore di Vienna rimase fortemente preoccupato per l’andamento dei fatti. La situazione si complicò ulteriormnete dopo una rivolta all’interno dell’Impero ottomano nel 1908, anche perché la Russia guardava con sempre crescente interesse verso le terre degli slavi del sud.

In una tale situazione internazionale, piuttosto complessa e delicata, il ministro russo Alexander Izvolsky si rivolse a Vienna il 2 luglio 1908 per chiedere il sostegno alla richiesta di accesso delle navi dello zar russo allo stretto dei Dardanelli verso il Mediterraneo, offrendo in cambio l’appoggio russo nella questione croata e slava in generale. Poco dopo, l’Austro-Ungheria il 6 ottobre 1908 proclamò l’annessione della Bosnia ed Erzegovina, scatenando reazioni contrastanti in Europa, conclusesi con l’annessione formale nel 1909.

La Serbia fu scontenta dell’annessione, perché tale atto di Vienna scombussolò i suoi piani di espansione. Le tensioni politiche tra Belgrado e Vienna culminarono il 28 giugno 1914, quando il giovane nazionalista serbo Gavrilo Princip assassinò a Sarajevo l’erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, che si era dichiarato disposto a risolvere in maniera sodisfacente le richieste degli slavi dell’Impero. L’atto terroristico è considerato da molti la miccia della prima guerra mondiale.

La Bosnia tra le due guerre mondiali

Alla fine della prima guerra mondiale, il 1º dicembre 1918, la Bosnia entrò a far parte dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi, rinominato poi Regno di Jugoslavia il 3 ottobre 1929, guidato dal re Alessandro I di Iugoslavia, assassinato il 9 ottobre 1934, cui succedette al trono Pietro II di Iugoslavia con un governo guidato da Paolo Karađorđević fino al colpo di stato del 27 marzo 1941 e all’invasione da parte dell’Asse, il 6 aprile 1941. Il dittatore croato Ante Pavelić, comandante degli ùstascia, un gruppo di opposizione di ispirazione nazifascista, divenne il capo dello Stato Indipendente di Croazia (NDH), comprendente anche la Bosnia ed una piccola parte della Serbia, un governo fantoccio di fatto dipendente dalla Germania e dall’Italia fascista. La corona di Croazia venne offerta ad Aimone di Savoia-Aosta, con il nome di Tomislavo II, pur non avendovi questi mai messo piede. Nel frattempo i partigiani jugoslavi organizzarono un movimento di resistenza capitanato da Josip Broz Tito. Durante la seconda guerra mondiale gli scontri tra gli ùstascia di Pavelic e i partigiani di Tito furono sanguinosi e numerosi i crimini di guerra.

La Jugoslavia socialista

Il 31 gennaio 1946 venne redatta una nuova Costituzione che includeva la Bosnia e l’Erzegovina all’interno della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, un regime di ispirazione comunista e socialista orbitante intorno all’URSS, prima che il partito comunista jugoslavo fosse espulso nel 1948 dal Comintern stalinista.

La storia della Bosnia fino alla morte di Tito, alla successiva lenta disgregazione del regime comunista jugoslavo, alla caduta del Muro di Berlino e alla fine della Guerra fredda, coincide con quella della Jugoslavia. Alla morte di Josip Broz nel 1980 vi fu una turnazione di presidenti che detenevano il potere per un anno. Le Olimpiadi invernali del 1984 diedero una visibilità internazionale alla Bosnia ed Erzegovina.

Popolazione

La popolazione residente in Bosnia ed Erzegovina è di 3.970.000 abitanti e abita nelle aree urbane per il 43%. L’aspettativa di vita è di 68,5 anni, ma il Paese detiene un record negativo europeo. Infatti, il coefficiente di Gini è il più alto in Europa (0,56) e il tasso di disoccupazione si attesta al 34%. La mortalità infantile è del 13 per mille, mentre il tasso di alfabetizzazione è del 97,9%.

Demografia

Etnie

Il titolo di etnia alla popolazione di fede islamica, o di tradizione islamica, venne riconosciuto nel 1961. In questo modo il governo della vecchia Federazione iugoslava intese riconoscere alla componente maggioritaria presente nella regione diritti analoghi alle altre comunità (serba, croata, slovena, macedone, ...).

Fino allo scoppio del conflitto nazionalista (1991-1995), la Bosnia ed Erzegovina veniva considerata come esempio di Paese multietnico in cui si era raggiunto un sereno equilibrio tra le diverse comunità. I problemi tuttavia erano solo sopiti e si manifestarono con le armi. Infatti la convivenza di popolazioni di etnia musulmana accanto a quelle serbe e croate (cristiane) non era facile.

Secondo il censimento del 1991, la Bosnia ed Erzegovina era per il 44% etnicamente bosniaco-musulmana (all’epoca dichiarati musulmani, successivamente per indicare i cittadini bosniaci di religione islamica è stato coniato nel 1994 il termine Bošnjak, bosgnacco), per il 31% serba e per il restante 17% croata (la maggior parte dei quali stanziati in Erzegovina), con il 6% delle persone che si dichiaravano jugoslave (queste comprendevano le persone provenienti da matrimoni misti, così come alcuni "patrioti" jugoslavi). Esisteva anche una forte correlazione tra identità etnica e religione; l’88% dei croati era cattolico, il 90% dei bosgnacchi praticava l’Islam e il 99% dei serbi era ortodosso.

Religioni

Religioni in Bosnia ed Erzegovina

Islam sunnita

45%

Cristianesimo ortodosso

36%

Cristianesimo cattolico

15%

Cristianesimo protestante

1%

altri

3%

Međugorje è una località conosciuta nel mondo per le presunte apparizioni della Beata Vergine Maria, finora non riconosciute dalla Chiesa.

Dopo la recente guerra non è stato eseguito alcun censimento ufficiale. Esistono solamente le stime. Secondo i dati del CIA World Factbook, relativi al 2006, la Bosnia ed Erzegovina è etnicamente formata:

al 48% da bosgnacchi (per la maggior parte musulmani)

al 37,1% da serbi (per la maggior parte cristiani ortodossi)

al 14,3% da croati (per la maggior parte cristiani cattolici)

allo 0,6% da altre etnie

Comunità ebraica

I primi ebrei giunsero in Bosnia dopo l’espulsione dalla Spagna del 1492; accanto a questo primo nucleo sefardita, nel 1686 si aggiunse un nucleo aschenazita proveniente dall’Ungheria. I turchi ottomani che allora dominavano la Bosnia accolsero gli ebrei e concessero una buona autonomia, che permise loro di prosperare. I rapporti con le altre etnie erano assolutamente pacifici. Nel 1878 l’Impero austro-ungarico conquistò la Bosnia e ciò determinò l’arrivo di altri ebrei aschenaziti provenienti dall’impero. Nel 1940 si stima che circa 14.000 ebrei vivessero in Bosnia, di cui 10.000 a Sarajevo.

Nel 1941 l’invasione nazista portò alla creazione dello Stato Indipendente di Croazia retto da Ante Pavelic, che portò avanti lo sterminio degli ebrei. Si stima che 10.000 ebrei siano stati uccisi, mentre i restanti entrarono a far parte della resistenza jugoslava.

Prima delle guerre jugoslave, gli ebrei bosniaci erano circa 2.000; lo scoppio della guerra spinse molti ebrei ad emigrare verso Israele. Ad oggi la comunità conta sulle 1000 persone, di cui 700 a Sarajevo; i rapporti con le altre etnie e gruppi religiosi sono rimasti buoni.

Lingue

Le lingue ufficiali sono il bosniaco, il serbo e il croato.

Ordinamento dello stato

La Bosnia ed Erzegovina è composta da tre entità territoriali:

Federazione di Bosnia ed Erzegovina

Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina

Distretto di Brčko

Quest’ultimo ha delle autonomie proprie.

L’ex repubblica iugoslava della Bosnia ed Erzegovina è stata praticamente spartita in due zone, la Federazione croato-musulmana (51% del territorio) e la Repubblica serba (il restante 49%).

Ciascuna delle due zone ha un proprio ordinamento che, nel caso della prima, prevede una complessa gerarchia di ruoli e responsabilità volta a garantire il mantenimento di buoni rapporti di convivenza tra le etnie musulmana e croata.

Tale architettura amministrativa e politica si ripete per la Presidenza centrale della repubblica, al cui vertice stanno tre membri eletti a suffragio universale in rappresentanza delle tre etnie.

L’Alto Rappresentante

Secondo gli Accordi di Dayton, è stata istituita la figura dell’Alto Rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, la più alta autorità civile del Paese, a cui spettano dei compiti di controllo, di monitoraggio e supervisione relativi all’Annesso X dell’Accordo di Dayton (Aspetti civili), nonché potere di imposizione di provvedimenti legislativi e di rimozione di pubblici funzionari che ostacolino l’attuazione della pace.

La nomina dell’Alto Rappresentante è effettuata dallo Steering Board del Peace Implementation Council (PIC), un organo di 55 Stati ed organizzazioni internazionali (di cui l’Italia è membro permanente) ed è approvata ufficialmente dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Per quanto riguarda il Distretto di Brčko, situato nel Nord del Paese al confine con la Croazia, questo gode, ai sensi dell’Arbitrato interno del 1999, di un elevato grado di autonomia rispetto al Paese anche in materia economica e fiscale. Il Distretto è stato ufficialmente stabilito l’8 marzo 2000 con una decisione dell’allora Alto Rappresentante delle Nazioni Unite Wolfgang Petritsch.

Presidenza

La Presidenza della Repubblica è esercitata a rotazione, con turnazione di 8 mesi, dai tre Presidenti, uno per ogni etnia, eletti direttamente dal corpo elettorale ogni 2 anni. In caso di decesso o impossibilità di uno dei membri della Presidenza, la Camera dei Rappresentanti nomina il sostituto. Alla Presidenza fa capo la politica estera; essa nomina inoltre gli Ambasciatori e il Presidente del Consiglio dei ministri centrale.

Parlamento

Assemblea Parlamentare Forma il cosiddetto Corpo legislativo del Paese è formato da due Camere: La Camera dei Popoli e la Camera dei Rappresentanti.

La Camera dei Popoli conta 15 membri, 2/3 eletti dalla Camera dei Popoli della Federazione della Bosnia ed Erzegovina (5 croati e 5 bosniaci) e 1/3 dall’Assemblea Nazionale della Republika Srpska Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (5 serbi).

La Camera dei Rappresentanti è composta da 42 membri, 28 dalla Federazione di Bosnia ed Erzegovina e 14 dalla Repubblica Serba.


I deputati della Camera dei Rappresentanti sono eletti a suffragio diretto ogni quattro anni con sistema proporzionale.

I 15 membri della Camera dei Popoli sono nominati ogni quattro anni. L’Assemblea Nazionale della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (Republika Srpska) nomina i 5 membri in rappresentanza della comunità serba, mentre l’Assemblea dei Popoli della Federazione di Bosnia ed Erzegovina ne designa 5 per ciascuna delle altre due etnìe.

I disegni di legge devono essere approvati da tutte e due le camere del Parlamento. Le deliberazioni sono prese secondo il criterio della maggioranza dei votanti; all’interno della quale deve essere rispettato il principio di 1/3 dei membri di ogni componente (se durante la seduta non vi è 1/3 dei membri di ogni etnia la legge non entra in vigore).

La Federazione di Bosnia ed Erzegovina è divisa in dieci cantoni, ognuno provvisto di proprie Istituzioni: otto cantoni hanno una precisa maggioranza etnica, negli altri due le comunità sono rappresentate in maniera più omogenea. Il suo Parlamento è a struttura bicamerale, composto da una Camera dei Rappresentanti di 140 membri e da una Camera dei Popoli di 80 componenti - eletti dai consiglieri dei dieci cantoni -, paritetica tra rappresentanti bosniaco-musulmani croati.

La Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina invece ha un’Assemblea monocamerale di 83 membri: nella quale vi è un Consiglio dei popoli di 28 membri.

Governo

Al suo interno le tre componenti etniche devono essere in uguale misura per ciò che riguarda i ministri croati, serbi e bosniaci.

La guida è affidata al Presidente del Consiglio dei ministri, nominato dalla Presidenza con conseguente approvazione da parte della Camera dei Rappresentanti. Il Presidente del Consiglio dei ministri deve essere di etnia diversa dal Presidente di turno della triade presidenziale.

Il Ministro delle Finanze (U.N), del Commercio Estero, dei Diritti Umani e dei Rifugiati, della Sicurezza e della Giustizia devono essere approvati da parte dell’Alto Rappresentante ONU della Comunità internazionale in Bosnia.

Suddivisioni amministrative

La Bosnia ed Erzegovina è divisa in Federazione di Bosnia ed Erzegovina e Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina o Repubblica Srpska. Il Distretto di Brčko è una entità con autonomie particolari.

La Federazione è ulteriormente divisa in 10 cantoni:

Una-Sana

Posavina

Tuzla

Zenica-Doboj

Podrinje Bosniaca

Bosnia Centrale

Erzegovina-Narenta

Erzegovina Occidentale

Sarajevo

Bosnia Occidentale

Redazione

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