Borrelli: 6820 morti in Italia.

Arcuri: "Imploriamo italiani, rispettate le regole".

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cms_16727/5.jpgSono 6820 le persone morte in Italia nella crisi coronavirus. Rispetto a ieri, sono stati registrati altri 743 decessi.

Sono i dati diffusi da Angelo Borrelli, capo dipartimento della Protezione Civile. I guariti in totale sono 8326 (+894), i casi attualmente positivi nel complesso sono 54030 (+3612). In isolamento domiciliare sono 28697 persone, 21937 sono ricoverate e 3396 sono in terapia intensiva.

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"Tutti i cittadini stano facendo enormi sacrifici, li ringraziamo per questo ma non basta ringraziarli. E’ giusto essere con loro il più chiari possibili, non dobbiamo minimizzare i problemi che stiamo affrontando. E’ davvero importante attenersi alle disposizioni che il governo ha dato, vi imploriamo di rispettarle". E’ l’appello rivolto "a tutti gli italiani" da Domenico Arcuri, commissario straordinario all’emergenza coronavirus.

"Dobbiamo fare in modo che questa emergenza non si diffonda anche nelle Regioni in cui la portata è ancora contenuta. Possiamo farlo solo se tutti, non solo i cittadini di quelle regioni, possono darci una mano", aggiunge Arcuri, sottolineando che "siamo stati attaccati da un nemico forte, invisibile e sconosciuto" e che "stiamo vivendo un’emergenza senza precedenti nella storia".

"Noi lavoriamo senza sosta per non lasciare soli, per assistere e per curare tutti i nostri concittadini che sono stati colpiti dal virus. Dobbiamo garantire loro più macchine, più posti letto, più personale" dice il commissario straordinario. "In qualche modo - spiega - dobbiamo implementare una rivoluzione del nostro sistema sanitario nazionale. Solo così vinceremo la guerra contro il coronavirus. Oggi distribuiamo 135 ventilatori che sono le macchine che servono nei reparti di terapia intensiva. Siamo passati da 13 a 73 ventilatori distribuiti al giorno, oltre 5 volte di più. Ancora pochi. Confidiamo che questi numeri possano crescere molto rapidamente fino a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati".

Tracciando un bilancio delle azioni messe in campo, Arcuri riferisce che "in pochi giorni le terapie intensive in Italia sono passate da una dotazione di 5343 posti a una dotazione di 8370. Ne abbiamo realizzate il 64% in più" e "i posti letto in pneumologia e malattie infettive sono passati da 6525 a 26169, quattro volte in più. Questo succede solo nei grandi Paesi che sono coesi e concentrati e focalizzati a vincere questa guerra", evidenzia.

"In una corsa contro il tempo stiamo reclutando nuovo personale sanitario per rafforzare gli organici - spiega ancora - Con una procedura di selezione che la Protezione civile ha fatto in 72 ore saranno inviati quasi certamente già domani 300 nuovi medici negli ospedali in maggiore difficoltà". Arcuri ricorda che "quasi 8mila medici italiani hanno risposto a questo appello e li ringrazio per la solidarietà e la tempestività. Questo testimonia ancora una volta il cuore e la generosità di questa categoria, la più esposta a questa emergenza, quella che vive più di tutti noi la crisi sulla propria pelle".

Inoltre, "con una nuova ordinanza che sarà emanata nelle prossime ore con procedure straordinarie trasferiremo su base volontaria 500 infermieri nelle zone a più alto numero di malati". "Con una indispensabile collaborazione e solidarietà tra le Regioni italiane sono stati già trasferiti 59 pazienti in terapia intensiva dalla Lombardia in altre regioni italiane. Continueremo questo percorso e - aggiunge - voglio ringraziare anche il governo tedesco per averci dato da ieri la possibilità di trasferirne altri nei loro ospedali".

Quanto ai "tamponi dobbiamo fare ogni sforzo perché il numero massimo di cittadini possibile li faccia. E ogni sforzo perché oltre alla dotazione di tamponi i territori siano forniti di tutta la dotazione accessoria per far sì che questo sia possibile in un tempo sufficientemente rapido".

Arcuri dice poi che "un altro obiettivo è garantire una dotazione, la più alta possibile, di dispositivi di protezione per difendere sempre meglio il personale sanitario e i lavoratori che consentono all’Italia di non fermarsi". "Abbiamo avuto nei giorni scorsi momenti molto difficili - rileva - perché l’Italia non produce se non in quantità insignificanti mascherine e ventilatori: le munizioni che ci servono per combattere questa guerra non le abbiamo ancora a casa nostra. Tutti i Paesi sono attaccati o stanno per essere attaccati da questa epidemia e si preparano dove hanno la possibilità a produrre quello che gli serve per combatterla e legittimamente se lo tengono per sé".

"Le mascherine non sono come la pasta, non si vendono nei negozi agli angoli delle strade, non si possono comprare in rete e materializzarsi in tempo reale dove servono. Siamo dentro a una guerra commerciale - sottolinea - molto dura e complicata. Ci sono un’infinità di speculatori ma anche molti Paesi che vogliono bene all’Italia e che ci aiutano a dotarci di queste munizioni. Ai lavoratori, ai sindacati, a tutte le forze imprenditoriali che stanno lavorando per arrivare rapidamente a questo obiettivo va il mio grazie".

Lunedì, comunica, "abbiamo distribuito 4,9 milioni di mascherine, di cui 1,5 milioni ffp2 e ffp3 che servono di più al personale sanitario. E’ il numero più alto da quando è iniziata l’emergenza. Siamo passati da una media di 307068 mascherine al giorno a 1,8 milioni di mascherine al giorno. In poco tempo siamo cresciuti di sei volte nel dotare di questi strumenti indispensabili" e "contiamo anche grazie alla collaborazione con il ministero degli Esteri, e di questo ringrazio il ministro Di Maio, di poter stabilizzare in una quantità sufficiente le mascherine che distribuiremo ogni giorno agli italiani che ne hanno bisogno".

Arcuri spiega inoltre che "il consorzio di imprese che si raccorda intorno al sistema moda a regime produrrà 50 milioni di mascherine al mese, a noi ne serve circa il doppio". "In pochissimi giorni - osserva - nel Paese spesso spiegato dai lacci della burocrazia abbiamo chiesto e ottenuto dall’Unione Europea, dopo il decreto varato dal governo, l’autorizzazione a lanciare un incentivo che si chiama ‘Cura Italia’ che gestirà Invitalia che è online da stamattina e che permette di finanziare, con una dotazione complessiva di 50 milioni, le imprese che vogliono riconvertire i loro impianti per produrre ancora altre mascherine che ci servono. Sono convinto che molte centinaia di imprese italiane cercheranno di cogliere questa occasione. Il tempo è la variabile decisiva, è indispensabile che queste produzioni inizino il prima possibile per dare un contributo rapido. A noi servono più di 90 milioni di mascherine al mese".

"Dal 29 marzo per otto settimane importeremo dalla Cina otto milioni di mascherine ffp2 e 6 milioni di mascherine chirurgiche alla settimana. Grazie al lavoro coordinato con i ministeri Esteri e Difesa, e di questo ringrazio i ministri Di Maio e Guerini, saranno i nostri aerei ad andare a ritirare il materiale dove lo troviamo per non perdere nemmeno un minuto. La strada che abbiamo scelto è quella di aumentare la nostra produzione nazionale, abbiamo cominciato a farlo e dobbiamo continuare. Una reazione che dimostra come l’Italia sia un Paese straordinario" dice Arcuri.

Secondo il commissario straordinario "l’Italia sarà la prima a uscire" dall’emergenza perché è stata tra i primi ad entrarci. Arcuri non ha dubbi sul fatto che "il mondo sarà diverso" dopo la fine della pandemia. "Auspico - dice - che l’Italia ne esca come un Paese migliore". "Non abbassiamo la guardia, stiamo a casa - scandisce - cercando di vincere questa guerra il prima possibile tutti insieme".

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