Bolivia, Morales presidente

Russia invia 300 militari a confine Turchia - Polveriera Iraq, acqua bollente sui manifestanti - Piogge torrenziali in Giappone, almeno 9 morti - "Mamma muoio, non respiro. Mi dispiace". Le ultime parole dal Tir - Jane Fonda nuovamente arrestata

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Bolivia, Morales presidente

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Il Tribunale supremo elettorale ha riconfermato Evo Morales presidente della Bolivia, dopo il primo turno delle elezioni di domenica scorsa. Secondo i risultati ufficiali, che fanno riferimento al 100 per cento dei voti scrutinati, Morales ha ottenuto il 47,08 per cento dei consensi, contro il 36,51 per cento del suo rivale di centro-destra Carlos Mesa. Il risultato ha quindi assegnato a Morales il margine di 10 punti necessario per la vittoria al primo turno. Nei giorni scorsi la Bolivia è stata teatro di violente proteste, dopo le accuse di brogli elettorali da parte del governo.

Russia invia 300 militari a confine Turchia

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Altri 300 agenti della polizia militare russa sono arrivati in Siria nell’ambito dell’accordo raggiunto martedì a Sochi tra il presidente russo Vladmir Putin e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan. Lo rende noto il ministero della Difesa di Mosca, spiegando in una nota che ’’circa trecento agenti della polizia militare di un’unità di stanza della Repubblica cecena sono arrivati nella Repubblica araba siriana con incarichi speciali’’.

Nel comunicato si legge che gli agenti ’’contribuiranno a garantire la sicurezza della popolazione civile, a far rispettare la legge e a mantenere l’ordine, pattugliando le zone assegnate e assistendo nel loro ritiro le unità curde di autodifesa e le loro armi fino a una distanza di 30 chilometri dal confine turco-siriano’’.

Polveriera Iraq, acqua bollente sui manifestanti

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Si aggrava ancora il bilancio dei manifestanti uccisi oggi in Iraq: secondo l’Alta Commisione per i Diritti Umani sarebbero trenta le vittime della repressione delle proteste antigovernative, 8 delle quali a Baghdad, 9 a Nassiriya, nove a Dhi Qatar, tre a Bassora e uno a Muzana. I feriti sono oltre 2.310, tra loro membri delle forze di sicurezza. In totale inoltre 50 edifici governativi e sedi di partiti hanno riportato danni in particolare per gli incendi che sono stati appiccati in varie province del paese.

Secondo quanto riferito da fonti mediche e di polizia, la metà delle vittime sono manifestanti uccisi da colpi d’arma da fuoco sparati dopo l’assalto a uno dei quartier generali di una delle fazioni delle Forze di mobilitazione popolare (Hashd al-Shaabi), nel sud del Paese.

I manifestanti hanno attaccato la sede della ’Lega dei Virtuosi’, una delle fazioni più potenti in seno alla coalizione paramilitare sciita Hashd al-Shaabi ad Amara, 350 chilometri a sud di Baghdad. Le Forze di mobilitazione popolare rappresentano il secondo blocco in Parlamento e sostengono il governo del premier sciita Adel Abdel Mahdi, di cui i manifestanti chiedono le dimissioni.

Ali al-Bayati, componente della Commissione per i diritti umani, ha denunciato all’agenzia Dpa come le forze di sicurezza abbiano utilizzato lacrimogeni, acqua bollente e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti e come una delle due vittime sia un anziano, morto per problemi respiratori. Le violenze sono esplose quando le forze di sicurezza hanno tentato di bloccare i dimostranti che volevano raggiungere la Green Zone, che ospita uffici governativi e ambasciate.

I manifestanti denunciano la corruzione del governo, gli scarsi servizi pubblici e l’alto tasso di disoccupazione. In vista delle nuove proteste antigovernative le autorità irachene hanno dichiarato lo stato di emergenza. Lo ha annunciato il ministero degli Interni iracheno, come riferisce l’agenzia di stampa Basnews. Lo stesso ministero ha chiesto alle forze di sicurezza di usare moderazione nell’affrontare i manifestanti, dopo che le proteste di inizio mese hanno causato l’uccisione di oltre cento persone e il ferimento di circa altre seimila a causa di ’’un uso eccessivo della forza’’ da parte dei militari, come emerso da un’inchiesta governativa.

Dall’ayatollah Ali al-Sistani è arrivato un appello alla calma tramite un rappresentante di al-Sistani durante il sermone a Kerbala, città santa degli sciiti. "Riforme reali e un concreto cambiamento nel Paese devono avvenire con metodi pacifici" è il messaggio dell’ayatollah. Nel suo appello al-Sistani esorta quindi sia i manifestanti che le forze di sicurezza a evitare altre violenze. Ai dimostranti si chiede di non attaccare le forze di sicurezza, mentre queste ultime vengono invitate a trattare "gentilmente" gli iracheni che "rivendicano il loro diritto a una vita e a un futuro dignitosi". Al-Sistani critica poi il rapporto diffuso dalla commissione governativa incaricata di indagare sulla sanguinosa repressione delle proteste di inizio ottobre. La commissione, sostiene, "non ha svelato tutte le verità in modo chiaro all’opinione pubblica".

Piogge torrenziali in Giappone, almeno 9 morti

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E’ di almeno nove morti il bilancio delle piogge torrenziali che si sono abbattute sul Giappone orientale. Secondo quanto riferito dall’agenzia locale ’Kyodo News’, particolarmente colpite sono state le prefetture di Fukushima, a nord-est di Tokyo, e Chiba, a est della capitale. Queste aree erano già state devastate di recente dal tifone Hagibis, uno dei più violenti che si sia abbattuto sul Giappone negli ultimi decenni.

Le piogge incessanti hanno provocato lo straripamento di fiumi che hanno allagato strade e binari, rallentando il lavoro dei soccorritori che stanno facendo ricorso agli elicotteri. Circa 3mila persone hanno trascorso la notte bloccate all’aeroporto di Narita a Tokyo a causa dell’interruzione dei servizi ferroviari.

"Mamma muoio, non respiro. Mi dispiace". Le ultime parole dal Tir

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"Mi dispiace mamma. Il viaggio non è riuscito, Ti amo tanto! Sto morendo perché non riesco a respirare. Mi dispiace". Queste le parole agghiaccianti che una ragazza vietnamita di 26 anni avrebbe scritto alla famiglia poco prima di morire a bordo del tir frigorifero nell’Essex. Lo riporta il Guardian, secondo cui la famiglia della ragazza Pham Thi Tra My sta disperatamente cercando di ottenere informazioni sulla figlia e di verificare se si trovasse a bordo del tir. Inizialmente la polizia aveva parlato di vittime cinesi ma la polizia non ha al momento confermato l’identità delle 39 persone trovate morte.

Il messaggio è stato ricevuto alle 4.28 del mattino dei mercoledì in Vietnam, le 10.28 nel Regno Unito, quattro ore prima che venisse chiamata l’ambulanza e che venissero scoperti i corpi senza vita. L’ambasciata vietnamita a Londra ha confermato di aver contattato la polizia relativamente ad una donna che si teme possa essere una delle 39 vittime. Un portavoce dell’ambasciata ha detto che la sede diplomatica è stata contattata da una famiglia in Vietnam che affermava che la figlia risulta dispersa da quando è stato trovato il camion. "Abbiamo contattato la polizia dell’Essex e stiamo aspettando una risposta".

Secondo quanto riporta la Bbc, sarebbero sei le famiglie vietnamite che temono che un loro parente fosse a bordo del tir. L’emittente britannica ha anche reso noto che la famiglia di Pham aveva dovuto pagare 30mila sterline ai trafficanti per far arrivare la ragazza nel Regno Unito, e che per raccogliere la somma aveva dovuto aprire una seconda ipoteca sulla casa.

Il fratello della giovane ha raccontato che il viaggio della ragazza era iniziato il 3 ottobre. Aveva detto alla famiglia di non contattarla perché "gli organizzatori" non la lasciavano ricevere telefonate. "E’ andata in Cina, dove è rimasta per un paio di giorni, poi è partita per la Francia. Ci chiamava ogni volta che raggiungeva una destinazione. Il primo tentativo di passare nel Regno Unito è avvenuto il 19 ottobre, ma è stata scoperta ed è tornata indietro. Non sono sicuro da quale porto".

Il fratello di un’altra ragazza vietnamita, di 19 anni, anche lei forse una delle vittime del tir, ha raccontato che la sorella lo aveva chiamato alle 7.20 ora locale dal Belgio, dicendogli che stava salendo su un container e avrebbe spento il cellulare per non farsi localizzare. Da allora non l’ha più sentita.

Sono altre tre persone sono state fermate dalla polizia britannica. Oltre all’autista, un 25enne nordirlandese, nell’ambito di un’operazione effettuata nella contea del Cheshire sono state arrestati un uomo ed una donna, entrambi 38enni. Successivamente, una terza persona, un nordirlandese di 48 anni, è stato arrestato all’aeroporto di Stansted. Anche lui è sospettato di omicidio e traffico di esseri umani.

Jane Fonda nuovamente arrestata

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Jane Fonda è stata arrestata a Washington, per la terza volta, durante una protesta sui cambiamenti climatici. Con lei è stato fermato anche l’attore Ted Danson. L’81enne attrice è stata fermata durante un evento di Fire Drill Fridays che l’attrice organizza per spingere i politici ad occuparsi dell’emergenza climatica. La polizia ha diffuso una nota in cui spiega che "Fonda e Danson sono tra le 32 persone fermate per aver dimostrato illegalmente all’incrocio tra East Capitol e First Street".

In una lettera diffusa dal sito di Fire Drill Fridays Fonda spiega di essersi trasferita a Washington per "essere più vicina all’epicentro della lotta per il nostro clima" e che intende ogni venerdì "guidare manifestazioni settimanali a Capitol Hill per chiedere che i nostri politici agiscano per affrontare l’emergenza climatica in cui ci troviamo. Non possiamo permetterci di aspettare". Le foto dell’arresto mostrano Fonda, con indosso un lungo cappotto rosso e le mani strette da manette di plastica a fascette, che alza le braccia in segno di vittoria.

Redazione

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