Banijay compra Endemol

"La Pa italiana è la più spendacciona d’Europa" - Boccia avverte: "Se non rispetta patti, Arcelor può tornare da dove è venuta" - Cedolare secca, no all’aumento su Facebook - Lotteria scontrini Confesercenti chiede rinvio

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Banijay compra Endemol

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(Laura Valentini) - Con le ’nozze’ Banijay-Endemol Shine siglate oggi con l’acquisizione da parte della società francese della casa di produzione di ’Masterchef’ e del ’Grande fratello’ nasce un gruppo con una creatività made in Europe e una forte valenza tricolore. Nell’azionariato della nuova società (che nascerà ufficialmente quando arriverà il disco verde delle autorità di regolazione) figurano uno shareholder italiano, cioè De Agostini che possiede il 36% della holding di controllo Ldh, e un ceo italiano, Marco Bassetti, già a capo di Endemol Group prima di arrivare alla guida del gruppo Banijay nato nel 2016

Con l’operazione ufficializzata oggi (il cui valore secondo indiscrezioni si aggirerebbe sui 2,2 miliardi di dollari) per la prima volta una società di produzione europea ha dimensioni per competere con quelle statunitensi. Molti i titoli già nel portafoglio del nuovo colosso dei contenuti: dai programmi e format Banijay che includono tra i tanti ’Versailles’ (andata in onda su Netflix) e ’Temptation Island’ (Canale 5), alle ’global hit’ di Endemol nel cui portfolio figurano ’Black Mirror’ e ’Peaky Blinders’.

"Endemol Shine - ha commentato Marco Bassetti - offre un’incredibile gamma di talenti leader del settore, marchi di fama mondiale e contenuti creativi di alta qualità. La combinazione delle risorse di queste due società rafforzerà istantaneamente la nostra posizione nel mercato globale". Da Bassetti anche un riferimento alle piattaforme tv in streaming: "Le nostre capacità nei vari generi ci definiranno ulteriormente come un fornitore di riferimento di Ip di prima classe in tutto il mondo" spiega il ceo di Banijay.

L’acquisizione, che è soggetta alle consuete autorizzazioni regolamentari, comprenderà le 120 etichette di produzione di Endemol Shine con circa 66.000 ore di programmazione programmata e non programmata insieme a oltre 4.300 format registrati.

Dopo la chiusura dell’acquisizione, il gruppo combinato sarà detenuto da Ldh (67,1%) e Vivendi (32,9%). Il gruppo francese in Italia è presente nell’azionariato di Tim e di Mediaset. Ldh è una holding controllata da Financière Lov (52%), la società di investimento dell’imprenditore francese dei media Stéphane Courbit. Ldh ha i seguenti altri azionisti: il gruppo italiano De Agostini con il 36% del capitale, e Fimalac, la società di investimento di Marc Ladreit de Lacharrière, che deterrà il 12% del capitale attraverso un aumento di capitale riservato.

"La Pa italiana è la più spendacciona d’Europa"

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Nonostante la tanto sbandierata spending review, l’Ufficio studi della Cgia denuncia come la spesa per i consumi intermedi della pubblica amministrazione continui a correre, toccando i 100 miliardi nel 2018.

Dal confronto con i principali Paesi dell’Unione europea emerge che siamo i più ’’spendaccioni’’. Nel 2017 (ultimo anno in cui è possibile la comparazione), per i consumi intermedi la nostra Pa ha speso il 5,5 per cento del Pil, contro il 5 per cento della Spagna, il 4,9 per cento della Francia e il 4,8 per cento della Germania. La media dell’area dell’euro si è attestata al 5,1 per cento del Pil.

Per la manutenzione ordinaria, gli acquisti di cancelleria, le spese energetiche e di esercizio dei mezzi di trasporto, i servizi di ricerca-sviluppo e di formazione del personale acquistati all’esterno, la quota annuale per l’acquisto dei macchinari, etc., nel 2018 lo Stato centrale, le sue articolazioni periferiche, le Regioni e gli Enti locali hanno speso 100,2 miliardi di euro.

Tra il 2010 e il 2014 la dinamica delle uscite relative a questa tipologia di spesa si era pressoché arrestata: tuttavia, con il superamento della fase più critica dei conti pubblici, tale aggregato di costo è tornato ad aumentare. Negli ultimi 5 anni, ad esempio, la crescita è stata del 9,2 per cento (+8,5 miliardi in valore assoluto), mentre l’inflazione, sempre nello stesso periodo di tempo, è aumentata solo del 2 per cento.

’’Malgrado il grande lavoro svolto dalla Consip per rendere più efficiente e trasparente l’utilizzo delle risorse pubbliche - sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - il contenimento della spesa ha funzionato poco o, addirittura, non è stato conseguito. Al netto degli effetti di quota 100 e del reddito di cittadinanza, è chiaro a tutti che se le uscite di parte corrente torneranno ad aumentare, non sarà possibile ridurre in misura significativa il peso fiscale. Nel giro di qualche anno ci ritroveremo, nonostante le promesse che in questi ultimi anni molti politici ci hanno raccontato, con più tasse e una spesa pubblica incomprimibile’’.

’’Non è da escludere che la ripresa della spesa per consumi intermedi avvenuta in Italia negli ultimi anni sia riconducibile, almeno in parte, agli effetti restrittivi che gli uffici preposti agli acquisti hanno subito tra il 2010 e il 2014. Non solo. E’ altresì utile ricordare che dopo anni in cui le manutenzioni ordinarie e le riparazioni sono rimaste pressoché bloccate, una volta ridata la possibilità di riattivarle, si è tornati a spendere in misura copiosa, anche perché gli interventi lo richiedevano", afferma il segretario della Cgia Renato Mason.

Quanto alla spesa delle principali voci a cui fanno capo le diverse funzioni, sono i servizi ospedalieri a registrare l’uscita più importante: nel 2017 è stata pari a 16,4 miliardi di euro. Tale voce include gli acquisti di beni e servizi per gestire il sistema sanitario ospedaliero (per il funzionamento, l’ispezione e l’amministrazione). Segue la gestione dei rifiuti con 10,1 miliardi di euro che comprende i costi di raccolta, trattamento, smaltimento e dei servizi di amministrazione, vigilanza, funzionamento o supporto a queste attività. La terza voce di spesa si riferisce ai servizi ambulatoriali che ci sono costati 8,9 miliardi di euro. Questa uscita è andata a copertura dell’acquisto di beni e servizi per gestire il sistema sanitario non ospedaliero per il funzionamento, l’ispezione e l’amministrazione.

Boccia avverte: "Se non rispetta patti, Arcelor può tornare da dove è venuta"

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"O Arcelor Mittal rispetta i termini della gara o non accetteremo un solo posto di lavoro in meno e per quanto mi riguarda Arcelor Mittal può tornare da dove è venuta, lo dico con grande forza e schiettezza, perché noi siamo la Repubblica Italiana e non possiamo essere ricattati da nessuno. Quindi se l’ad Morselli torna con i vertici dell’azienda dal ministro Patuanelli di cui mi fido ciecamente ci dica cosa è cambiato e cosa è successo". Così, sul caso ex Ilva, il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia intervenendo al convegno di Fondazione Iniziativa Europa. "Ilva continua ad essere uno dei pezzi strategici dell’industria italiana e della siderurgia in Europa nessuno si illuda di tenere i motori ai minimi per far sì che quella quota di mercato faccia bene ad un gruppo e quell’azienda non nuoccia più alla competizione sul mercato perché noi non glielo consentiremo", ha aggiunto Boccia.

"Arcelor Mittal - ha proseguito Boccia - ha vinto la gara garantendo quell’occupazione, garantendo certi investimenti, garantendo un certo tipo di produzione se ci dice con chiarezza che non fa tutto questo per quell’emendamento allora è un problema che dovremmo affrontare all’interno del governo ma se non è così, e temo non sia così, non si cambiano le carte in gioco quando il gioco è stato vinto a certe condizioni".
"Quindi - ha detto ancora Boccia - aspetto il 30, sono paziente come è paziente tutto il governo, come sono pazienti i sindacati che hanno mostrato un grande senso di responsabilità, ma il 30 quando vengono devono dirci che mantengono i patti perché se non li mantengono noi non potremo tollerare ricatti, anche a costo di un intervento dello Stato", ha concluso sottolineando: "Ho grande fiducia in Patuanelli ma ho il dovere di vigilare per Taranto e per la siderurgia italiana che questa vicenda non deragli e faremo di tutto perché non accada".

Cedolare secca, no all’aumento sbarca su Facebook

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Parte dal Sud una mobilitazione su Facebook per scongiurare l’aumento della cedolare secca sugli affitti abitativi a canone calmierato, annunciata dal governo ma criticata da più parti. A farsene promotrice è una rappresentanza calabrese di Confedilizia, quella di Catanzaro.

Il titolo della pagina esprime con chiarezza l’obiettivo: "NO all’aumento per lacedolare secca per gli affitti abitativi calmierati". Le argomentazioni sono quelle sviluppate in questi giorni da Confedilizia a livello nazionale: la cedolare funziona, è una misura sociale, ha abbattuto l’evasione nelle locazioni, perché cambiarla? L’indirizzo della pagina è il seguente: www.facebook.com/noaumentocedolaresecca/.

Lotteria scontrini, Confesercenti chiede rinvio

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"Difficilmente la lotteria degli scontrini potrà partire a gennaio come previsto: in questo momento, in Italia, non c’è un solo registratore di cassa abilitato". Così Confesercenti in una nota nella quale chiede un rinvio di almeno sei mesi della lotteria degli scontrini che il governo intende avviare dal prossimo gennaio.

"Un obiettivo che rischia di diventare una corsa contro il tempo e l’ennesima ingente ‘una tantum’ da versare a breve per le attività commerciali", afferma Confesercenti sottolineando che "l’Agenzia delle Entrate non ha ancora comunicato le specifiche tecniche necessarie e serve dunque più tempo per aggiornare o sostituire gli apparecchi in dotazione alla rete commerciale. Un’operazione di grandi dimensioni che costerà alle imprese diversi mesi ed interventi per almeno 600 milioni di euro".

Per permettere ai clienti di partecipare all’estrazione degli scontrini, "è necessario infatti un sistema che trasmetta telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati del singolo acquisto. Una funzione che non è attualmente disponibile nemmeno per i registratori di cassa aggiornati quest’anno, in vista dell’invio telematico dei corrispettivi, il cosiddetto ‘scontrino elettronico’, anch’esso in partenza per gennaio 2020", afferma Confesercenti.

"Gli esercenti - si spiega - dovranno quindi o comprare un nuovo registratore di cassa telematico, o aggiornare il dispositivo in loro possesso, anche se nuovo. Rimane poi aperta la questione dell’adeguamento hardware nelle forme di un dispositivo di acquisizione ottica - come quello delle farmacie - visto che è impensabile prevedere l’inserimento manuale del codice fiscale, soprattutto per le attività con un volume sostanzioso di scontrini come, ad esempio, un bar".

Inoltre per Confesercenti una volta emanate le specifiche tecniche, lo sviluppo degli aggiornamenti hardware e software necessari potrebbe richiedere diversi mesi. Le imprese rischiano dunque di arrivare a gennaio senza avere, e non per loro volontà, i registratori di cassa necessari alla Lotteria dello Scontrino. Ma a gennaio scattano anche le sanzioni - fino a 500 euro - per gli esercenti che non acquisiscono il codice fiscale del cliente.

"È quindi necessario rinviare, di almeno sei mesi, l’entrata in vigore della Lotteria. E prorogare ed ampliare anche il credito di imposta per l’acquisto dei dispositivi che era stato già previsto per lo scontrino elettronico: gli attuali tetti d’importo - 50 euro per l’adattamento di un vecchio registratore e 250 euro per l’acquisto di uno nuovo - sono troppo limitati", conclude Confesercenti.

Redazione

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