BREXIT, CORBYN: SFIDUCIARE JOHNSON E SCONGIURARE NO-DEAL

Il leader dei Labour si è proposto premier per portare avanti le trattative con l’UE

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Jeremy Corbyn ha chiesto ai leader degli altri partiti dell’opposizione ed ai ribelli Tory di conferirgli l’incarico di premier per il tempo necessario a scongiurare una Brexit no-deal, chiedendo un’altra proroga a Bruxelles, rende noto la Bbc. Il leader laburista ha scritto una lettera ai colleghi, affermando che cercherà di chiedere un voto di sfiducia contro il governo di Boris Johnson alla "prima occasione in cui possiamo essere sicuri del successo". In quel caso, ha aggiunto, "cercherò la fiducia della Camera per un governo temporaneo rigorosamente limitato allo scopo di convocare nuove elezioni e garantire la necessaria estensione dell’articolo 50". Una mossa coraggiosa da parte del leader del Labour Party, in un momento in cui la Gran Bretagna appare spaccata in due sul “leave or remain”. Un eventuale successo della mozione di sfiducia verso il Primo Ministro Johnson avrebbe del clamoroso, ad appena poche settimane dalla sua nomina. L’opposizione, al momento, è divisa, e l’iniziativa di Corbyn non avrebbe i numeri per andare a buon fine. Lo scoglio principale potrebbero essere i liberaldemocratici, tra i quali non si trova un solo parlamentare favorevole alla Brexit, ma che non considerano Corbyn “la persona adatta a costruire una nuova maggioranza per questo obiettivo”. Se la preoccupazione dovesse aumentare ulteriormente, però, lo scenario diventerebbe probabilmente realizzabile, per quanto il politico nato a Chippenham sia assolutamente malvisto da molti colleghi-avversari, a causa di varie situazioni equivoche che sono circolate attorno al suo nome.

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Nel frattempo, mentre il Parlamento britannico continua il proprio tira-e-molla infinito, i cittadini hanno già effettuato una spesa complessiva di 4 miliardi di sterline in scorte di sicurezza in caso di no-deal. Anche molte importanti aziende stanno seguendo la stessa linea. Dal giorno del referendum fino allo scorso febbraio, Corbyn aveva sempre tenuto una linea ambigua sulla Brexit, cosa che aveva causato un crollo verticale dei consensi per il Labour Party, ed una conseguente crescita dei Lib-Dem. Poi, finalmente, è arrivata la svolta, con il leader laburista che dichiarò che avrebbe sostenuto un secondo referendum. Da allora i laburisti sono lentamente risaliti nei sondaggi, e oggi sarebbero probabilmente primo partito, con percentuali vicine al 30%. Adesso, il Labour intende impostare la prossima campagna elettorale proprio su un secondo referendum. Mentre svariate ipotesi si fanno largo, il premier in carica Boris Johnson continua la sua battaglia contro il backstop, affermando di voler “tendere la mano all’UE”, ma premurandosi di non escludere in alcun modo l’ipotesi di no-deal in caso gli accordi non volgessero a suo favore. L’attacco dell’opposizione, però, è ufficialmente cominciato, e più si avvicinerà il 31 ottobre, più sarà difficile per i brexiters schivare il colpo.

Giulio Negri

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