BIMBI DIMENTICATI IN AUTO: NEGLIGENZA O BANALE CASUALITA’?

Il caso della piccola Tamara riapre vecchie polemiche legate al drammatico fenomeno

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Con i primi caldi, torna a farsi sentire il fenomeno più temuto dai neogenitori: dimenticare i bambini nel seggiolino della propria auto, arroventata dai raggi solari. Il veicolo, se parcheggiato per ore all’aria aperta, rischia infatti di trasformarsi in una vera e propria trappola mortale per i più piccoli, destinando loro una lenta e inesorabile fine.

cms_6452/2.jpgQuesta volta, la tragedia ha toccato la famiglia Rossi, originaria di Terranuova Bracciolini (Arezzo): mercoledì scorso mamma Ilaria, segretaria comunale di 38 anni, si è recata presso il suo ufficio di Castelfranco di Sopra senza prima aver accompagnato al nido la figlia Tamara, di soli 18 mesi. La piccola dormiva beatamente nel suo seggiolino, sul sedile posteriore dell’auto: nessun cenno e nessun rumore hanno potuto ricordare alla mamma della sua presenza. Alle 8:30, Ilaria è scesa dal veicolo, pronta ad affrontare un’altra giornata di lavoro. “Alle 16 vado a riprendere la mia piccolina” avrebbe detto chiacchierando con una collega. Intorno alle 14:15, infatti, la 38enne si è allontanata dal suo ufficio per dirigersi verso l’asilo nido. Voltatasi verso i sedili posteriori della sua Lancia Ypsilon per la manovra di retromarcia, ha scorto la sua piccola esanime ed è rimasta quasi paralizzata dallo shock. L’auto ha continuato a sbandare come una scheggia impazzita, fermata dal provvidenziale intervento di un giovane. Il direttore di Banca Valdarno, che in quel momento stava rientrando dalla pausa pranzo, è stato il primo a soccorrere la bambina, praticandole un massaggio cardiaco. Mamma Ilaria ha tentato di rianimarla con la respirazione bocca a bocca, in attesa dell’arrivo del 118. Ma nulla – nemmeno il defibrillatore usato dai sanitari - è riuscito a riportare in vita la piccola Tamara, colta da un arresto cardiocircolatorio dovuto a un colpo di calore.

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Il colloquio con la polizia, avvenuto poco dopo la tragedia, ha chiarito le dinamiche della vicenda. “Non mi sono accorta, non l’ho vista” avrebbe riferito la donna al magistrato, trattenendo a stento le lacrime. Al momento, l’unica accusa nei confronti di Ilaria è quella di omicidio colposo: fin da subito è emersa la totale assenza di intenzionalità nei gesti della donna, peraltro descritta da tutti come una mamma amorevole e premurosa, escludendo l’ipotesi dell’abbandono di minore. Nonostante ciò, l’opinione pubblica non è stata clemente con la povera 38enne, riversando tutto lo sdegno sul suo profilo Facebook. “Ma come si fa”, “Dove ha lasciato il cervello?”, “Non merita di avere figli”: questi solo alcuni degli aspri commenti a lei indirizzati, che l’hanno costretta a eliminare definitivamente l’account dalla piattaforma.

Ma fino a che punto si può criticare l’operato di tutti quei genitori che hanno perso i propri figli a causa di un banale vuoto di memoria? E’ proprio la consapevolezza che episodi come questo possano accadere a chiunque che spinge la società a prendere le distanze dai “colpevoli”: pur di scacciare via quell’inconscia paura, si etichettano i protagonisti di queste vicende come irresponsabili o addirittura malati, pertanto diversi da sé. Dall’individuale opera di autoconvincimento alla pubblicazione sui social il passo è estremamente breve, specialmente quando protetti da un apparente anonimato.

cms_6452/4.jpgIn realtà, non si tratta solo di un infondato timore, ma di un rischio di cui si deve tener conto nella propria quotidianità: la scienza parla di “amnesia dissociativa”, conseguenza di un trauma ma anche di uno stress acuto. Insomma, nulla che abbia a che fare con una patologia psichiatrica: si tratta di una particolare perdita di memoria, che vede la corteccia cerebrale – l’area del cervello che dà vita al comportamento consapevole – “spegnersi” improvvisamente. “In alcuni soggetti, lo stress patologico può condurre a un vero e proprio vuoto di memoria durante le azioni svolte nel quotidiano, eseguite in automatico. Alcuni eventi, dai più banali ai più importanti, vengono completamente rimossi dalla lista, anche se relativi a ciò che di più caro si ha al mondo. Ci sono persone che arrivano a tentare il suicidio oppure a mutilarsi in modo involontario; in altri casi, chi ne soffre è capace di buttare nella spazzatura denaro o gioielli. Il forte stress, pur non essendo l’unica causa della patologia, può agire sulla memoria creando disturbi più o meno gravi, fino a dimenticare il figlio in macchina” spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli (Milano). Ovviamente, stiamo parlando di una manifestazione psicopatologica piuttosto rara: il livello di percezione dello stress è legato a un insieme di imprevedibili predisposizioni genetiche, su cui vanno poi a incidere i fattori ambientali (vita frenetica, necessità di conciliare il proprio lavoro con gli impegni familiari…). L’unico modo per “sbloccare” la memoria, nei casi di amnesia dissociativa, consiste nell’utilizzo di “segnalatori” in grado di avvertire il genitore della presenza del bambino all’interno dell’auto. Tali dispositivi potrebbero costituire un’ottima arma di prevenzione, evitando tragedie come quella che ha travolto la famiglia della piccola Tamara. La mente umana non è fatta di sola consapevolezza; al contrario, il controllo volontario delle azioni costituisce l’ultimo step di una lunga serie di processi del tutto inconsci. E’ necessario prenderne atto e scendere a compromessi con la tecnologia, valida alleata in grado di colmare le lacune insite nella natura umana.

Federica Marocchino

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