Art. 84 della Costituzione Italiana

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Il 14 gennaio u. s. il novennato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha avuto fine. Contestualmente la supplenza ora è passata al Presidente del Senato Piero Grasso fino a che non verrà scelto il nuovo inquilino del Quirinale. A questo punto è necessario occuparsi, nella maniera più chiara, di spiegare a noi stessi come viene eletto e quali caratteristiche deve avere il Capo dello Stato, così come è regolato dal Titolo II della Costituzione italiana (dall’articolo 83 al 91).

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Secondo l’articolo 84 della Costituzione, può diventare capo dello Stato «ogni cittadino che abbia compiuto 50 anni d’età e goda dei diritti civili e politici». Nella storia repubblicana il Presidente più giovane è strato Francesco Cossiga, eletto a 57 anni, quello più vecchio Sandro Pertini diventato Capo dello Stato a 82 anni. Vi è da tenere ben presente che la presidenza della Repubblica è incompatibile con ogni altra carica, pubblica o privata. Durante il settennato, il Capo dello Stato non può svolgere alcuna attività professionale. In caso di assenza o di malattia, l’incarico passa al Presidente del Senato, così come è oggi avvenuto. Non si tratta di un Vice, va chiarito, ma di un supplente. Il mandato può essere interrotto in caso di dimissioni volontarie, morte, malattia permanente, destituzione per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

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Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere, indire le elezioni, autorizzare la presentazione al Parlamento dei disegni di legge di iniziativa governativa. Inoltre ha il potere di promulgare le leggi ed emanare decreti aventi il valore di legge e i regolamenti. Indice i referendum nei casi previsti dalla Carta Costituzionale e, sempre nei casi indicati dalla legge, nomina i funzionari dello Stato. Il Presidente riceve i rappresentanti delle diplomazie straniere, ratifica i trattati internazionali dopo aver ottenuto, nei casi in cui occorre, l’ok delle Camere. È poi è il Capo delle Forze armate, è Presidente del Consiglio supremo di Difesa e dichiara lo stato di guerra deciso dalle Camere.

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Il Presidente presiede anche il Consiglio superiore della magistratura, può concedere grazia e commutare le pene e conferisce le onorificenze del Quirinale. Il Capo dello Stato è eletto da Camera e Senato in seduta comune, presiedute dal numero uno di Montecitorio. All’elezione partecipano anche i 58 delegati eletti dai consigli regionali (tre per ogni regione, a eccezione della Valle d’Aosta che ne ha uno solo). La Costituzione prevede che i delegati regionali siano nominati in modo da garantire la rappresentatività delle minoranze.

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Normalmente, i Consigli regionali scelgono uno dei tre grandi elettori tra i rappresentanti dell’opposizione, mentre i restanti due sono scelti tra il Presidente di Regione, il Vicepresidente della Giunta, il Presidente del Consiglio regionale o il capogruppo del partito di maggioranza. Le Camere a seduta comune sono composte da 1.007 eletti 630 deputati e 319 senatori (compresi quelli a vita: Monti, Abbado, Cattaneo, Piano, Rubbia, Ciampi e Napoletano) e i 58 grandi elettori. Per essere eletti nei primi tre scrutini è necessaria la maggioranza dei due terzi (672 voti). Dalla quarta votazione in poi è sufficiente la maggioranza assoluta (50% dei voti più uno: 504 voti). L’elezione del Capo dello Stato avviene a scrutinio segreto. Ogni membro dell’assemblea scrive il nome del candidato sulla scheda che viene poi inserita in una grande urna di vimini e rasoi verde (la cosiddetta insalatiera). Prima votano i Senatori, poi i Deputati e infine i grandi elettori. Lo spoglio è eseguito dal Presidente della Camera in carica che legge, pronunciando distintamente ad alta voce i nomi.

Francesco Mavelli

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