Arrestato il mullah Krekar

Scandalo aragoste, ministro francese si dimette - Aggredito sindaco di Hockenheim, è grave - Sgozza fidanzata 17enne e poi posta la foto

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Arrestato il mullah Krekar

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Il mullah Krekar, al secolo Najmuddin Faraj Ahmad, è stato arrestato a Oslo dalla polizia norvegese su richiesta delle autorità italiane. L’arresto è avvenuto nella tarda serata di ieri, dopo che poche ore prima la Corte d’Assise di Bolzano aveva condannato Krekar a 12 anni di carcere perché ritenuto il leader spirituale della cellula jihadista Rawthi Shax, che nell’autunno del 2015 venne smantellata dopo un’indagine dei carabinieri del Ros di Trento.

Un video pubblicato sul sito del quotidiano norvegese VG mostra le fasi in cui Krekar viene prelevato dagli agenti norvegesi dalla sua abitazione. Secondo quanto riferito da un portavoce del Pst, il servizio di sicurezza della polizia norvegese, Krekar dovrebbe comparire mercoledì davanti a un giudice, che dovrà decidere sui termini dell’eventuale custodia cautelare. Il legale di Krekar, Brynjar Meling, ha annunciato che si opporrà al provvedimento. In precedenza, le autorità norvegesi avevano dichiarato che non si sarebbero opposte a un’eventuale richiesta di estradizione in Italia, a seguito di una condanna. Il 61enne Krekar, residente in Norvegia dal 1991 dopo avere ottenuto asilo perché in fuga dal Kurdistan iracheno, è stato più volte al centro di vicende giudiziarie legate al terrorismo di matrice islamica.

DA 20 ANNI NEL MIRINO DELL’INTELLIGENCE - E’ dall’inizio degli anni 2000 che Najmuddin Farah Ahmad, alias mullah Krekar, è motivo di allarme e imbarazzo per le autorità norvegesi e, con il crescere della sua fama, per i servizi di intelligence di mezzo mondo, a cominciare da quelli statunitensi. L’inchiesta del Ros di Trento, per la quale è stato condannato a 12 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Bolzano è, per certi versi, la riproposizione di altre inchieste che lo hanno riguardato nel corso di questi anni. A cambiare, col mutare delle gerarchie nell’universo jihadista, è l’alleato di turno al quale gli inquirenti hanno accostato Krekar: un tempo Al Qaeda, oggi lo Stato Islamico. Sessantatré anni, di origini curdo-irachene, nel 1991 trovò rifugio in Norvegia, sfuggendo alle repressioni di Saddam Hussein nel nord dell’Iraq. A differenza della moglie e dei quattro figli, Krekar non ha la cittadinanza norvegese. Questo ha consentito alle autorità di Oslo di emettere fin dal 2003 nei suoi confronti vari ordini di espulsione, tutti contestati da Krekar in tribunale e di fatto non eseguibili, per il fatto che il mullah, se consegnato alle autorità del governo regionale curdo, potrebbe essere condannato a morte.

Nel 2001, mentre godeva del diritto di asilo in Norvegia, Krekar per sua stessa ammissione fondò nel Kurdistan iracheno il gruppo islamista Ansar al Islam, una sigla che poi ricomparve anche durante il lungo e sanguinoso dopoguerra che fece seguito alla caduta di Saddam Hussein. L’obiettivo di Ansar Al Islam era la creazione di uno stato autonomo fondato sulla sharia. Krekar si dissociò dalle violenze commesse dal gruppo in Kurdistan, sostenendo di averne abbandonato la leadership prima della deriva jihadista. Nel 2006 fu inserito nella lista antiterrorismo dell’Onu. L’anno successivo la Corte suprema norvegese stabilì che Krekar era un "pericolo per la sicurezza nazionale", emanando un nuovo ordine di espulsione. Nonostante questo, entrando e uscendo dai tribunali e finendo a più riprese in carcere, Krekar ha continuato in questi anni, più o meno indisturbato, a lanciare proclami, a minacciare di morte i suoi avversari, come l’ex premier conservatore norvegese Erna Solberg. E ha continuato a raccogliere proseliti. Fino al nuovo - e probabilmente definitivo - stop impostogli dall’operazione ’Jweb’ del 2015, per la quale ieri è arrivata la condanna in Italia.

Scandalo aragoste, ministro francese si dimette

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Il ministro francese dell’Ambiente, Francois de Rugy, ha annunciato le sue dimissioni, dopo essere stato accusato di spendere soldi pubblici per cene lussuose con aragoste e grandi vini. "Gli attacchi e il linciaggio mediatico contro la mia famiglia mi portano oggi ad un passo indietro necessario, che tutti capiranno. A causa della mobilitazione necessaria per difendermi non sono in grado di svolgere serenamente ed efficacemente la missione affidatami dal presidente della Repubblica", ha scritto de Rugy sulla sua pagina Facebook, annunciando di aver presentato le dimissioni.

Ex presidente dell’Assemblea nazionale, fondatore del partito Ecologista (scissione liberale di ’Europa, Ecologia i Verdi’), de Rugy era diventato ministro per la Transizione ecologica lo scorso settembre, dopo le dimissioni di Nicolas Hulot, star ecologista della tv insofferente alle pastoie della politica. De Rugy, che aveva uno stile più politico e pragmatico del suo predecessore, è stato travolto da rivelazioni apparse il 10 luglio sul sito Mediapart, su una decina di cene lussuose da lui offerte fra l’ottobre 2017 e il giugno 2018 quando era presidente della camera bassa del Parlamento.

Secondo il sito le cene coinvolgevano fra i dieci e i 30 invitati, compresi parenti e amici. De Rugy, che oggi ha annunciato una querela per diffamazione contro Mediapart, si è difeso parlando di "cene di lavoro informali". L’11 luglio, il sito ha rincarato la dose, scrivendo che de Rugy avrebbe speso 63mila euro dei contribuenti per rinnovare l’appartamento privato nella sede del ministero, 17mila dei quali impiegati per realizzare una stanza armadio.

Nel clima della protesta dei gilet gialli contro la "politica delle elites", le rivelazioni hanno fatto scandalo, con manifestanti che brandivano aragoste gonfiabili giganti per protestare contro il ministro. De Rugy ha cercato di difendersi e giustificare come necessarie le spese per i lavori nelle stanze ormai "vetuste" dell’antico palazzo de Roquelaure del XVIII secolo dove ha sede il suo ministero.

Alla fine, dopo aver inizialmente escluso le dimissioni, il ministro per l’Ambiente ha dovuto capitolare. Il caso aveva sollevato malumori in seno al partito En Marche del presidente Emmanuel Macron, nel cui gruppo parlamentare siedono i due deputati del partito di de Rugy. Un anonimo dirigente macronista, citato da Le Monde, si era lamentato dell’"effetto devastatore" della vicenda sull’opinione pubblica.

Aggredito sindaco di Hockenheim, è grave

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Nuova violenta aggressione ai danni di un esponente politico locale in Germania: uno sconosciuto ha gravemente ferito il sindaco di Hockenheim davanti alla porta della sua abitazione. L’attacco è avvenuto ieri sera intorno alle 20.30. L’aggressore ha suonato alla porta di casa del 67enne politico socialdemocratico Dieter Gummer a Boehl-Iggelheim nella Renania-Palatinato. Mentre il politico raggiungeva il cortile della sua abitazione lo sconosciuto, entrato attraverso il cancello aperto, gli è venuto incontro e lo ha colpito con un pugno sul viso. Cadendo, Gummer ha sbattuto la testa procurandosi gravi ferite. Ora è ricoverato in ospedale. Il responsabile dell’aggressione è riuscito ad allontanarsi a piedi indisturbato. Non si conosce il movente dell’agguato e al momento si indaga in ogni direzione. Gummer è sindaco di Hockenheim - nel Land del Baden-Wuerttemberg - dal 2004 e si preparava a lasciare l’incarico ad agosto per raggiunti limiti di età. Domenica sono in programma le elezioni per scegliere il suo successore.

Sgozza fidanzata 17enne e poi posta la foto

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Avrebbe tagliato la gola della sua fidanzata e poi postato le foto su Instagram. Foto che stanno continuando a circolare nonostante siano state rimosse, non prima che fossero stati copiati e condivisi da altri utenti che si collegavano all’account di Brandon Clark si legge sulla Bbc.

La vittima è Bianca Devins, una influencer 17enne: è stata uccisa a Utica, New York, domenica mattina. A confermare l’identità la sorella Liv in un post: "Odio dover scrivere questo. Odio sapere che non tornerai mai più a casa. Eri la migliore sorella che qualcuno avrebbe mai potuto chiedere. Grazie per essere stata sempre lì per me. Grazie per essere la sorella migliore che abbia mai immaginato. Grazie per avermi sempre protetto".

Secondo quanto dichiarato dalla polizia di Utica su Facebook, Devins e Clark si sarebbero incontrati su Instagram due mesi fa. La sera prima dell’omicidio sarebbero stati a un concerto insieme e avrebbero discusso sulla via del ritorno. "Stiamo prendendo tutte le misure per rimuovere questo contenuto dalle nostre piattaforme", ha detto un portavoce di Facebook, proprietario di Instagram.

"Mi dispiace, Bianca", avrebbe scritto il 21enne nel post in cui mostrava il cadavere della giovane. A quanto pare la stessa immagine l’avrebbe pubblicata anche sull’app di messaggistica Discord, da cui sono partite le segnalazioni per la polizia. Mentre gli agenti erano alla ricerca della coppia, Brandon Clark avrebbe chiamato il numero di emergenza raccontando quanto aveva fatto oltre a condividere l’intenzione di "farsi del male", ha detto la polizia.

Solo dopo aver trovato Clark che, nel frattempo aveva tentato di tagliarsi la gola, gli agenti hanno trovato il cadavere della 17enne. Sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza, il 21enne, accusato di omicidio, dovrebbe cavarsela.

Redazione

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