Argentina

Scheda informativa

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La crisi finanziaria argentina del 2001 ha colpito l’economia italiana. Le dimensioni della crisi e i legami culturali fra i due Paesi hanno assicurato a questo fenomeno un’ampia copertura sui mezzi di informazione. Così, oggi, nel dibattito italiano si moltiplicano i riferimenti all’esperienza argentina. Un’insistenza spiegata anche da un’analogia: l’aggancio del peso al dollaro, sperimentato dall’Argentina negli anni 90, ricorda molto quello della lira al marco, realizzato entrando nell’euro. Analogia utilizzata per dimostrare tutto e il contrario di tutto. Da una parte abbiamo quelli che ripetono che l’euro ci ha difeso da una crisi “di tipo argentino”. Dall’altra quelli che, come Nouriel Roubini, fin dal 2006 avevano chiarito che l’entrata nell’euro esponeva l’Italia agli stessi rischi corsi dall’Argentina agganciandosi al dollaro: perdita di competitività, accumulo di debito estero, rischio di default.

Dopo lo sganciamento dal dollaro, superato un anno di crisi, l’Argentina è ripartita crescendo a una media dell’8 per cento dal 2003 al 2007 e riducendo di oltre 10 punti il tasso di disoccupazione. D’altra parte, la notizia che oggi l’Argentina sarebbe sull’orlo di una nuova crisi finanziaria è accolta con cinica soddisfazione da quelli che sostenevano: “l’euro ci ha salvato”, i quali concludono, in modo sbrigativo, che sganciarsi da una moneta troppo forte non risolve i problemi, e quindi l’Italia deve restare nell’euro. Il fatto che l’Argentina oggi sia in crisi non dimostra il fatto che per dodici anni or sono dovesse restare legata al dollaro. Ma c’è di più: i dati mostrano che i problemi odierni dell’Argentina sono ancora una volta causati dall’adozione di un tasso di cambio eccessivamente forte.

Lo sostengono Roberto Frenkel e Martin Rapetti dell’Università di Buenos Aires, notando come la politica economica del paese abbia seguito due fasi ben distinte. Dopo la crisi il costo del dollaro in termini di pesos era aumentato del 200 per cento (da uno a tre pesos per dollaro). Questo aumento non si era riflesso sui prezzi interni se non in minima parte (l’inflazione annua arrivò al 25% nel 2002 per poi tornare a una cifra nel 2004). Una dinamica gestita dal governo argentino con una politica valutaria accomodante, che compensava l’aumento relativamente moderato dei prezzi interni con un deprezzamento del peso, mantenendo costante il rapporto fra i prezzi argentini e quelli dei principali concorrenti (cioè il tasso di cambio reale). Il governo quindi promuoveva la crescita favorendo la domanda estera con l’adozione un tasso di cambio reale stabile e competitivo. Nel 2007 la situazione è cambiata drasticamente. Dopo cinque anni di crescita all’8%, cominciavano a emergere fisiologiche tensioni sui prezzi interni, ma alle prime avvisaglie di crisi internazionale, il governo ha risposto premendo sull’acceleratore della spesa pubblica, cercando di mantenere il tasso di crescita ai livelli precedenti.

Un tentativo che rispondeva a una logica di tipo populistico. Il risultato è stato un’esplosione dell’inflazione, salita al 20%-25%: dato occultato dalle statistiche ufficiali, che il governo ha tenuto sotto controllo rimuovendo, con una decisione molto criticata, i vertici dell’istituto di statistica. Per contenere l’inflazione il governo ha fatto leva sul tasso di cambio, che ha cessato di essere accomodante. Così, nel biennio 2010-2011 si stima che i prezzi siano cresciuti del 54%, mentre il cambio ha ceduto solo del 12%. La competitività dei prodotti argentini è andata a picco, e il saldo delle partite correnti è tornato negativo per la prima volta dal 2001, e per lo stesso motivo: un tasso di cambio troppo forte rispetto ai fondamentali del paese. Ciò suggerisce che il cambio del peso prima o poi dovrà cedere.

La corsa verso il dollaro

Come sempre accade in questi casi, il governo si arrampica sugli specchi per rinviare una misura potenzialmente costosa in termini elettorali. Gli operatori però sono consapevoli della sua necessità e quindi le tensioni sul mercato dei cambi aumentano. Il governo cerca di contrastare con misure restrittive la corsa degli argentini verso il dollaro, visto come bene rifugio, con l’unico risultato di favorire lo sviluppo del mercato nero, dove il dollaro costa circa il 70% in più rispetto alla quotazione ufficiale. Le riserve ufficiali continuano a prosciugarsi, e ad oggi coprono meno di sette mesi di importazioni. L’inevitabile crisi valutaria che si profila all’orizzonte sarà stata causata da due errori di gestione macroeconomica: l’uso improprio della spesa pubblica, e l’uso del tasso di cambio forte come ancora dei prezzi interni. Errori simili a quelli che circa vent’anni or sono causarono nel nostro paese la crisi del 1992. L’esperienza argentina ci dimostra così ancora una volta come il “cambio forte” schiacci, invece di proteggerlo, il Paese che lo adotta. La lezione da trarre è che lo sganciamento da un cambio insostenibile deve essere gestito con intelligenza, evitando di ricadere negli errori del passato.

Crisi economica

Le amministrazioni di Menem e de la Rúa fronteggiarono una diminuita competitività nelle esportazioni (dovuta alla forzata parità del peso con il dollaro), conseguenti massicce importazioni che danneggiarono l’industria nazionale e ridussero l’impiego, un deficit fiscale e commerciale cronico, e il contagio di diverse crisi economiche. La crisi finanziaria asiatica del 1998 causò una fuoriuscita di capitale che sfociò nella recessione e culminò nella crisi economica argentina del novembre 2001. Il mese seguente, in mezzo a sanguinose rivolte, il presidente de la Rúa si dimise.

Nel giro di due settimane, quattro presidenti si avvicendarono in rapida successione, fino alla nomina ad interim di Eduardo Duhalde come presidente dell’Argentina, da parte dell’assemblea legislativa, il 2 gennaio 2002 l’Argentina fu costretta ad ammettere la manifesta impossibilità di far fronte agli impegni economici presi con gli altri stati, (default sulle sue obbligazioni internazionali). L’ancoraggio del Peso al Dollaro, vecchio di quasi undici anni, e ormai palesemente controproducente, venne abbandonato. Tuttavia l’improvviso distacco della moneta argentina dalla parità con quella statunitense, ancoraggio che da tempo non era più realistico, la riportò immediatamente ai suoi valori reali, producendo un grosso deprezzamento della valuta (ridotta nel giro di pochi giorni ad un terzo circa del suo valore iniziale) e un conseguente altissimo picco di inflazione. La crisi provocò per mesi un quasi totale blocco dell’economia, con un drammatico aumento di disoccupati e di nuovi poveri, una crisi di liquidità del sistema, un aumento della piccola criminalità e di atti di vandalismo contro banche ed esercizi commerciali, un’allarmante instabilità sociale.

Con un tasso di cambio più competitivo e flessibile, tuttavia, la nazione attuò nuove politiche basate su reindustrializzazione, sostituzione di importazione, maggiori esportazioni e consistenti surplus fiscali e commerciali. Per la fine del 2002 l’economia cominciò a stabilizzarsi. Nel 2003, Néstor Kirchner venne eletto presidente. Durante la sua presidenza l’Argentina ristrutturò il suo debito in default imponendo un forte sconto (circa il 75%) su molte obbligazioni (tale operazione è stata poi oggetto di condanne dei tribunali statunitensi e tedeschi); ripianò il suo debito con il Fondo Monetario Internazionale, rinegoziò contratti con i fornitori di servizi e nazionalizzò alcune industrie in precedenza privatizzate.

Permangono comunque dubbi intorno alla reale espansione e stabilità dell’economia argentina, con voci che parlano di un forte debito verso l’estero e indiscrezioni sulla possibilità che siano tenute nascoste le reali condizioni economiche del Paese.

Economia

L’economia dell’Argentina è caratterizzata da grande ricchezza e varietà di risorse naturali, una popolazione con un elevato grado di alfabetizzazione, un sistema agricolo ed una solida base industriale che la pone come la nazione più sviluppata dell’America Latina insieme al Cile. Tuttavia nell’ultimo quarto di secolo, l’Argentina ha vissuto momenti di grave crisi economica (2001). Attualmente è la terza potenza economica dell’America Latina, dopo il Brasile ed il Messico, ed è la 21ªdel pianeta. Il PIL procapite nel 2007 ammontava a 14.376 dollari USA, secondo in tutta l’America Latina al Cile (14.676). Il PIL nel 2008 ammontava a 571.392 milioni di dollari USA. La povertà nel marzo del 2008 era del 20,8% e l’indigenza era pari al 5,7%. La disoccupazione nel quarto trimestre del 2007 era del 7,5% mentre il lavoro sommerso era pari al 6,0% della Forza Lavoro. La moneta della nazione è il peso argentino dal 1992. Le esportazioni nel 2007 totalizzarono 55.780 milioni di dollari mentre le importazioni ammontarono a 42.525 milioni generando un surplus di 13.255 milioni. Il paese ha un debito estero di 123.196 milioni di dollari (dic 2007), pari al 21,56% del PIL.

Esportazioni

Importazioni

Nazione

Percentuale

Nazione

Percentuale

Brasile

17,5%

Brasile

32,6%

Cina

9,4%

Stati Uniti

14,2%

Stati Uniti

7,6%

Cina

8,7%

Cile

6,9%

Germania

5,7%

Spagna

4,1%

Settore primario

L’Argentina è uno dei primi paesi al mondo per produzione agricola e per allevamento, in particolare dei bovini. I principali prodotti agricoli sono la soia, il mais, il frumento. Per quanto riguarda l’allevamento, l’Argentina è uno dei maggiori esportatori di carne bovina e ovina. Una parte consistente della produzione agricola della nazione è destinata all’esportazione (15%), mentre il resto è destinata come materia prima per le industrie alimentari. Cereali, latte e carne bovina rappresentano la base dell’alimentazione degli argentini. La Pampa rappresenta la regione argentina dove si concentra maggiormente la produzione agricola. L’Argentina possiede una considerevole quantità di petrolio e gas che ha permesso lo sviluppo di una fiorente industria petrolchimica, che insieme alla produzione di soia e l’industria metal-meccanica costituisce la base dell’economia argentina. L’esportazione del petrolio è pari al 20% del totale mentre il 4,6% della produzione del greggio è destinata all’industria petrolchimica. I giacimenti petroliferi sono concentrati nella Provincia di Neuquén. Bahia Blanca è il principale porto dell’Argentina per l’esportazione di petrolio. La pesca ha un ruolo marginale nell’economia del paese sudamericano, al contrario la silvicoltura ha un ruolo fondamentale per l’economia argentina.

Settore secondario

L’industria manifatturiera argentina è il settore che partecipa di più alla formazione del Prodotto Interno Lordo (17,5%). Insieme al commercio e al settore pubblico è il settore occupazionale più rilevante dell’Argentina, 13% nel 2007. L’industria edile apporta il 6,7% del PIL e il 9,5% dell’occupazione totale. L’Industria argentina si divide in agraria e non agraria. L’industria agraria è dominata dall’industria alimentare e lavorazione della carne. Per quanto riguarda la produzione non agraria l’industria più importante è quella automobilistica seguita da quella chimica, metallurgica ed infine cartaria. L’area industriale più importante del paese si estende da Gran Buenos Aires fino a Cordoba passando per Rosario. Altri centri rilevanti sono Tucuman, San Luis e la Terra del Fuoco. A causa delle privatizzazioni l’industria navale ha perso notevole importanza e posti di lavoro.

Settore terziario

Il turismo è una risorsa importante per la repubblica, il settore partecipa al PIL con il 7,41%. I turisti provengono in massima parte da altri paesi dell’America Latina, dal Nord America e dall’Europa. Le principali attrazioni sono la Patagonia, famosa per le sue montagne, laghi di origine glaciale, ghiacciai e foreste vergini. Le Cascate dell’Iguazú al confine con il Brasile e il Paraguay. Buenos Aires, la metropoli, centro di cultura ed avanguardia dell’intero Cono Sud. Mendoza e San Juan province vitivinicole. La Puna de Atacama e il treno delle nuvole nella provincia di Salta. La fauna marina come la balena franca australe, i pinguini, i leoni marini sudamericani (Otaria flavescens) nella provincia di Chubut. Il Parco Nazionale El palmar e il carnevale di Gualeguaychú nella provincia di Entre Ríos. Per quanto riguarda i trasporti, l’Argentina possiede 37.740 km di autostrade, 600.000 km di strade municipali. Sono circa 8.500.000 gli autoveicoli circolanti nel paese e circa 5.300.000 le automobili. La ferrovia è sviluppata solo nella parte centrale del paese per circa 40.000 km. Sono circa 11.000 i Km navigabili. I principali porti sono Buenos Aires, Rosario, Mar del Plata, Bahia Blanca, La Plata. Il principale aeroporto del paese è quello di Ezeiza, a Buenos Aires, utilizzato solo per i voli internazionali e Aeroparque, nel centro della stessa città utilizzato per i voli nazionali e per i voli da e per l’Uruguay. La compagnia aerea di bandiera, Aerolineas Argentinas, dopo essere stata privatizzata, è dal 2008 ritornata sotto la gestione statale. Le principali fonti di energia elettrica sono: idraulica, termica e nucleare.

Scienza e tecnologia

La sede della Commissione nazionale per l’energia atomica.

Gli aspetti più importanti della tecnologia in Argentina riguardano medicina, fisica nucleare, le biotecnologie, le nanotecnologie, e diversi campi relativi alle principali attività economiche del paese. L’Argentina è stato il primo paese latino-americano premiato con un Premio Nobel Molti altri argentini hanno contribuito allo sviluppo scientifico in tutto il mondo, dovendo a volte emigrare per farlo. Probabilmente per questo, l’Argentina è a volte indicata come la dotta dell’America Latina (in Castigliano: La docta Latinoamericana).

Popolazione

La popolazione è in massima parte di origine europea (soprattutto di ascendenza italiana o spagnola). Ricordiamo che fino alla metà circa del XIX secolo la componente indigena, costituita da una decina di etnie amerindie principali, e meticcia, frutto dell’unione di queste con i conquistatori spagnoli, ebbe un peso demografico notevole anche se difficilmente quantificabile. Già con il primo censimento del 1869 tuttavia, si registrava nel paese la presenza di numerosi residenti stranieri, in grande maggioranza europei: su poco più di 1.830.000 abitanti i non nativi rappresentavano oltre il 12% della popolazione complessiva (210.000 circa fra cui ben 71.000 italiani).

Negli anni settanta dell’Ottocento iniziò una massiccia immigrazione proveniente dall’Europa che si protrasse fino alla vigilia del primo conflitto mondiale (1914). Si riattivò successivamente negli anni venti del Novecento, perdendo però vigore nel decennio successivo. L’ultima grande ondata immigratoria si registrò a partire dal 1945, protraendosi fino agli inizi degli anni sessanta del XX secolo. Fra il 1869 ed il 1971 sono complessivamente entrati in Argentina oltre 9.000.000 di immigrati, in grande maggioranza europei e fra questi quasi 3.500.000 di italiani (ma anche molti spagnoli, e, in minor numero, francesi, tedeschi, svizzeri, polacchi, inglesi, ecc.). Pur considerando l’immigrazione stagionale, importante soprattutto negli ultimi decenni dell’Ottocento e nei primi del Novecento, ed i numerosi rientri, questa cifra appare sbalorditiva. L’Argentina è senz’altro il paese al mondo che ha accolto più immigrati dopo gli Stati Uniti. Tenendo però conto della scarsa popolazione presente nel paese alla vigilia dello sviluppo del fenomeno immigratorio, si può senz’altro asserire che quest’ultimo ha assunto, per l’Argentina, un’importanza di gran lunga superiore a quella sperimentata dagli Stati Uniti.

Negli ultimi decenni l’immigrazione dall’Europa è cessata quasi del tutto, sostituita da quella procedente dai paesi limitrofi (Bolivia e Paraguay in particolare) localizzata in massima parte nelle Province settentrionali del paese. A partire dagli anni settanta del Novecento ha avuto inizio una consistente corrente di espatri dall’Argentina, diretta principalmente verso l’Europa e gli Stati Uniti, e costituita in massima parte da tecnici e professionisti.

Demografia

L’Istituto Nazionale di Statistica e Censimento dell’Argentina (INDEC) ha mostrato che la popolazione dell’Argentina è di 40.666.000 abitanti, nella stima fatta a giugno del 2008. L’Argentina si classifica terza in America Meridionale e trentesima nel mondo. La densità di popolazione dell’Argentina è di 14 abitanti per chilometro quadrato. La popolazione non è distribuita uniformemente: aree della città di Buenos Aires hanno una densità di popolazione di più di 14.000 ab/km², mentre Santa Cruz è la provincia che ne ha meno: 1 ab/km². L’Argentina è l’unica nazione in America Meridionale con una percentuale di migrazione positiva, approssimativamente del +0.4%.

Una città importante è Córdoba, situata nella fascia preandina; essa sorse grazie alla scoperta da parte degli spagnoli di importanti miniere metallifere sulle montagne della regione. Sì trasformò in un centro commerciale vivace grazie alla sua posizione nel cuore di una fiorente zona cerealicola e di allevamento. Oggi è anche un importante polo industriale nei settori di base e centro di attività culturali legate all’università più antica del paese.

Etnie

Si calcola che più di 25 milioni di argentini abbiano almeno un antenato italiano. È il più numeroso gruppo etnico del Paese.

Diversamente dalle altre nazioni latinoamericane, i cittadini di origine europea costituiscono la grande maggioranza della popolazione, con stime che variano dal 90% al 97% della popolazione totale. L’ultimo censimento nazionale, basato su richiesta di autoattribuzione agli intervistati, indicò una stima simile (95%). In alcune province argentine (fra cui quelle di Buenos Aires e di Santa Fe), il sostrato indigeno e creolo è praticamente scomparso, sommerso dalle varie ondate immigratorie, mentre in altre costituisce una componente demografica assolutamente irrilevante.

Dopo i coloni spagnoli, ondate di coloni europei arrivarono in Argentina tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Una grandissima parte degli immigrati arrivò dall’Italia (inizialmente dalle Regioni settentrionali come Liguria, Veneto, Friuli e, più tardi, Piemonte; successivamente anche dalle Regioni meridionali come Puglia, Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria). Quello italiano è il più numeroso gruppo etnico del Paese: Si calcola che più di 25 milioni di argentini abbiano almeno un antenato italiano. Sempre tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo arrivarono altri emigranti dalla Spagna (primi fra loro galiziani e baschi), e dalla Francia (soprattutto a Buenos Aires e Mendoza). Più piccoli ma significativi gruppi di immigranti vennero da Germania e Svizzera (alla Regione di Laghi di Patagonia), Scandinavia (Danimarca, Norvegia e Svezia), Grecia, Libano, Regno Unito ed Irlanda (a Buenos Aires, Santa Fé, e Patagonia; vedi anche sistemazione inglese in Argentina), e Portogallo. Anche dall’est-Europa gli immigrati furono numerosi: da Polonia, Ungheria, Russia, Ucraina, Croazia e Lituania, così come dai paesi balcanici (Romania e Montenegro, particolarmente in Chaco). C’è una grande comunità armena, e la valle di Chubut in Patagonia ha una significativa presenza di origine gallese. Il censimento del 2001 registrò i gruppi etnici seguenti:

Etnie

Popolazione

Percentuale

Europei

35.678.044

88,9%

Meticci

2.914.115

6,9%

Arabi

1.491.171

3,8%

Amerindi

402,921

0,6%

Totale

40.301.927 (2007)

100,2%

Questi gruppi sono spesso combinati in categorie più larghe:

Etnie

Popolazione

Percentuale

Europei (spagnoli e italiani)

37.169.215

92,5%

Amerindi/Meticci

3.132.712

7,5%

Religioni

La religione ufficiale è quella cattolica apostolica romana (92%). Tuttavia, gli ultimi decenni hanno visto un significativo incremento di fedeli di chiese evangeliche libere e protestanti tradizionali (2% circa) (battisti, metodisti...).

Per la prima volta nella storia un paese extraeuropeo come l’Argentina ha avuto la gloria e la responsabilità di dare al mondo un Papa che ha preso il nome di Papa Francesco, un Papa che vuole la chiesa povera e a servizio dei poveri, un Papa che ha preso a modello San Francesco il santo della povertà e della Pace. Papa Francesco ha sorpreso tutti sia per l’elezione che per il suo modo semplice di comunicare tanto amato dalla gente.

Lingue

La lingua ufficiale dell’Argentina è lo spagnolo, chiamato solitamente "castellano" dagli argentini. Rispetto alla lingua parlata in Spagna, tuttavia, vi sono alcune differenze a livello fonetico e morfologico.

Gli argentini sono la più grande popolazione di lingua spagnola che usa diffusamente quello che è noto come voseo (l’uso del pronome di seconda persona plurale vos al posto del tu, che causa anche l’uso di differenti forme verbali). Il dialetto più comune è il rioplatense, i cui parlanti sono localizzati principalmente nel bacino del Rio de la Plata.

Secondo uno studio di Ethnologue, l’italiano è parlato da circa 1.500.000 persone (che lo rendono la seconda lingua più parlata in Argentina) e l’arabo - a causa di una sensibile emigrazione dall’attuale Siria, Libano e Giordania, sviluppatasi all’inizio del XX secolo - da circa 1.000.000 di persone. Il tedesco standard è parlato da 400.000 e forse 500.000 argentini di ascendenza tedesca, sebbene sia stato affermato anche che ci potrebbero essere addirittura 1.800.000 parlanti.

Ordinamento dello Stato

L’Argentina è una Repubblica federale presidenziale. Il Presidente, eletto a suffragio diretto ogni quattro anni, è anche Capo del Governo. Fra le sue prerogative rientra anche la possibilità di nominare il Consiglio dei Ministri. Il Sistema Legislativo è ispirato a quello degli Stati Uniti d’America ed è basato su un Congresso (Congreso Nacional) di 257 membri eletti mediante il sistema proporzionale ogni quattro anni. Ogni due anni vi è il rinnovo di metà dei seggi. Il Senato (Senado de la Nación) comprende invece 72 membri, eletti per un mandato di sei anni. Ogni due anni ne viene rinnovato un terzo. Costoro sono eletti con voto diretto; 3 ogni Provincia ed altri 3 nella città di Buenos Aires. I cittadini hanno diritto di voto al compimento dei 16 anni.

Suddivisione amministrativa

L’Argentina è divisa in ventitré province (provincias; singolare provincia), Buenos Aires è una città autonoma (comunemente nota come la capital federal ma ufficialmente come "Capital de la República" o "Capital de la Nación").

Provincia

Capoluogo

Popolazione

(stima 2008)

Superficie

(in km²)

Pil procapite

(U$S, 2008, stima)

Buenos Aires

Buenos Aires

3.042.581

203

23.309

Provincia

di Buenos Aires

La Plata

15.052.177

307.571

7.310

Catamarca

San Fdo. del Valle

de Catamarca

388.416

102.602

6.009

Chaco

Resistencia

1.052.185

99.633

2.015

Chubut

Rawson

460.684

224.686

15.422

Córdoba

Córdoba

3.340.041

165.321

6.477

Corrientes

Corrientes

1.013.443

88.199

4.001

Entre Ríos

Paraná

1.255.787

78.781

5.682

Formosa

Formosa

539.883

72.066

2.879

Jujuy

San Salvador

de Jujuy

679.975

53.219

3.755

La Pampa

Santa Rosa

333.550

143.440

5.987

La Rioja

La Rioja

341.207

89.680

4.162

Mendoza

Mendoza

1.729.660

148.827

9.079

Misiones

Posadas

1.077.987

29.801

3.751

Neuquén

Neuquén

547.742

94.078

26.273

Río Negro

Viedma

597.476

203.013

8.247

Salta

Salta

1.224.022

155.488

4.220

San Juan

San Juan

695.640

89.651

5.642

San Luis

San Luis

437.544

76.748

5.580

Santa Cruz

Río Gallegos

225.920

243.943

30.496

Santa Fe

Santa Fe

3.242.551

133.007

8.423

Santiago del Estero

Santiago del Estero

865.546

136.351

3.003

Tierra del Fuego

Ushuaia

126.212[33]

21.478

20.682

Tucumán

San Miguel

de Tucumán

1.475.384

22.524

3.937

Totale Paese

39.745.613

2.780.400

8.269

Le province sono divise in unità secondarie più piccole chiamati departamentos, ovvero dipartimenti. Esistono 376 dipartimenti. La provincia di Buenos Aires ha 134 divisioni simili note come partidos. Departamentos e partidos sono a loro volta suddivisi in municipalità o distretti.

Istituzioni

Istruzione

L’Istruzione argentina, nota come la docta Latinoamericana, mette insieme la nazione di alfabetizzazione più grande del mondo. L’uso del grembiule bianco, l’uniforme scolastica come paradigma di un ideale di uguaglianza o di unità, ha sempre caratterizzato la scuola pubblica, gratuita e laica, il cui mandante era Domingo Faustino Sarmiento, materializzata con la legge n. 1420 di istruzione comune.

Con la nuova legge emanata il 15 dicembre 2006, l’istruzione è obbligatoria dai 5 ai 18 anni. Nel 1990 ha attuato vari tipi di sistemi educativi nell’Educación General Básica e Polimodal in provincia di Buenos Aires o istruzione secondaria in Buenos Aires, la nuova legge segna un ritorno al sistema tradizionale delle scuole primarie, secondarie e tecniche.

Tutti i livelli di istruzione sono pubblici e privati. Lo Stato garantisce l’istruzione gratuita a tutti con l’eccezione del laureato.

Secondo il Censimento 2001 dell’ Istituto Nazionale di Statistica e censimenti di Argentina - INDEC, la percentuale di alfabetizzazione è pari al 97,4% della popolazione, una delle più alte percentuali in America Latina del totale di 36,2 milioni, 11,1 milioni (31%) è stata arruolata in studi formali:

9 551 728 persone (tra 3 e 18) frequentano asili, scuole primarie e secondarie;

494 461 persone hanno frequentato le istituzioni universitarie;

1 125 257 persone hanno studiato nelle istituzioni accademiche.

L’Università pubblica argentina è organizzata secondo i principi della Riforma universitaria del 1918. Ci sono 38 università pubbliche nazionali in tutto il paese e 41 private. L’Università di Buenos Aires (UBA) è la più grande, con oltre 300 000 studenti.

Ordinamento scolastico

Principalmente l’educazione è gratuita dall’asilo fino all’università:

dai 3 a 4 anni "jardín de infantes";

a 5 anni "prescolar" i bimbi vengono preparati per iniziare la scuola;

dai 6 anni fino 12 "Educación Primaria (EP)" (Educazione Primaria): sono 6 anni suddivisi in due parti: EPB (Educazione Primaria Basica) ed EPS (Educazione Primaria Superiore).

Dai 12 a 18 anni (19 in certe scuole) "Educación Secundaria (ES)" (Educazione Secondaria): 6 anni, suddivisi in due parti: ESB (Educazione Secondaria Basica) ed ESS (Educazione Secondaria Superiore). In genere ha durata di 6 anni e in certe scuole di specializzazione tecnica arriva a 4 anni. L’ES è obbligatorio fino al sesto anno, quindi, per legge, ogni argentino ha come minimo questo livello di educazione.

L’università in gran parte è dello Stato, gratuita. Nella maggior parte delle facoltà l’ingresso è subordinato a degli esami, per ridurre la quantità di concorrenti.

Sistema sanitario

L’Argentina si trova al 49º posto su 191 paesi per il funzionamento generale del suo sistema sanitario, secondo una nota dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La cura della salute è garantita dal sistema sanitario pubblico, dalle associazioni di volontariato e dalle organizzazioni sanitarie private. Circa il 37,6% della popolazione è servita dal servizio sanitario pubblico, mentre il 51,52% si affida alle associazioni di volontariato.

La gestione dei problemi sanitari e delle loro soluzioni è affidata al Ministero della Salute (Ministerio de Salud y Ambiente), dipendente direttamente dal Governo. La quota per le spese sanitarie, in rapporto al PIL, era del 8,9% nel 2003. Nel 1998 in Argentina si contavano 30 medici ogni 10.000 abitanti.

Le malattie che colpiscono maggiormente la popolazione includono la malattia di Chagas, l’AIDS e la tubercolosi.

Trasporti

Ferrovie

Le linee ferroviarie sono molto diffuse: in Argentina infatti, ci sono 34.000 km di rete, che fanno sì che l’Argentina sia uno dei paesi dell’America Latina con più chilometri di ferrovia. Una volta i chilometri erano 47.000 e l’Argentina era uno dei paesi con più rete ferroviaria in assoluto. Dei 13.000 chilometri chiusi, parte viene utilizzata per il servizio turistico come il "Tren a las Nubes" nella provincia di Salta, "La Trochita", che collega Esquel a El Maitén ed il "Tren del Fin del Mundo" ad Ushuaia.

I pullman

Il metodo più facile per spostarsi in Argentina è costituito dagli autobus a lunga percorrenza (detti colectivos o micros), alcuni dei quali a due piani. Ogni città o paese ha una stazione degli autobus, dove si trovano anche gli sportelli delle varie compagnie, ognuna con la propria offerta di orari, prezzi e servizi. Si può optare per un viaggio in un colectivo tradizionale, oppure scegliere un coche semi-cama o coche cama, dove i sedili sono più larghi e si possono reclinare fino a diventare orizzontali; inoltre nei viaggi più lunghi viene servito il pasto (colazione, pranzo o cena) e, a volte, anche coperta e cuscino. Distributori di tè, caffè ed acqua calda sono a disposizione di tutti i passeggeri. I bagagli vengono sistemati nei vani in basso e su di essi viene collocata un’etichetta con un numero, che servirà per il ritiro una volta arrivati a destinazione.

Trasporto navale

Il Porto di Buenos Aires è uno dei più grandi di tutto il continente americano: qui arrivano crociere e, soprattutto navi mercantili provenienti da Stati Uniti, Brasile, Cina e da parte dell’Europa oltre che dall’Africa occidentale. Dal porto di Buenos Aires partono diverse navi traghetto dirette in Uruguay. Dallo stesso porto partono alcuni transatlantici.

Trasporto aereo

Buenos Aires ha due aeroporti: quello principale, Buenos Aires-Ezeiza ha un traffico di più di 8 milioni di persone l’anno ed è sede della compagnia aerea di bandiera Aerolineas Argentinas e un altro, situato a 2 chilometri dal centro di Buenos Aires, l’aeroporto di Buenos Aires-Newbery, nel quartiere Palermo. I collegamenti interni sono efficienti. I voli internazionali più frequentati sono quelli verso il Brasile, il Cile, gli Stati Uniti e la Spagna oltre che verso Messico, Italia e Cina.

Forze armate

Le Fuerzas Armadas de la República Argentina sono l’insieme delle forze militari nazionali.

Le forze armate sono composte da:

Ejército argentino (forza terrestre),

Armada de la República Argentina (forza navale),

Fuerza Aérea Argentina (forza aerea).

Forze di polizia

Le forze di polizia nazionali argentine sono:

Gendarmería Nacional Argentina

Prefectura Naval Argentina

Policía de Seguridad Aeroportuaria

Policía Federal Argentina

Sono presenti anche due agenzie governative: il Servicio Penitenciario Federal e l’Oficina Anticorrupción; esse si occupano rispettivamente di: gestione dei penitenziari e corruzione politica.

Politica

Politica estera

L’Argentina fa parte del Sistema economico latino-americano, del Mercosur, dell’Organizzazione degli Stati Americani, del Gruppo di Rio e del G15.

Politica interna

I principali partiti del paese sono:

Partito Giustizialista, partito politico fondato da Juan Domingo Peron nel 1947 e incarnante il cosiddetto peronismo, una elaborazione politica che va dal socialismo e socialdemocrazia al populismo e il conservatorismo. È affiliato all’internazionale democristiana. Attuale leader è Cristina Fernandez de Kirchner.

Unione Civica Radicale, partito di centro progressista affiliato all’Internazionale Socialista dal 1996. La sua ideologia va dal riformismo, al centrismo, al radicalismo, alla socialdemocrazia e al liberalismo. Attuale leader è Ernesto Sanz.

A seguito della crisi economica del 2001 sia il PJ che l’UCR sono scomparsi dalla politica nazionale, lasciando posto a movimenti politici nati da questi ultimi.

Dal PJ sono nati:

Il Fronte per la Vittoria, partito di sinistra erede del FREPASO e del socialismo peronista, fondato dall’attuale presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner e dal suo predecessore (nonché marito) Néstor Kirchner. In occasione delle elezioni del 2003 ottenne il 22,24% dei voti mentre nelle presidenziali del 2007 ha ottenuto il 45,29% dei voti e ha la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato (rispettivamente 153 su 257 e 44 su 72).

Il Fronte Giustizialista di centro-destra, fondato dall’ex presidente Eduardo Duhalde e da alcuni oppositori dei Kirchner.

Il Fronte Giustizia, Unione e Libertà, formazione di centro riformista fondato dall’ex governatore della Provincia di San Luis Adolfo Rodríguez Saá.

Dall’UCR sono nati:

L’Alternativa per una Repubblica Egualitaria, partito liberal-progressista di centro-sinistra fondato da Elisa Carriò. Nel 2007 costituisce insieme ad altri partiti centristi e conservatori una coalizione di Centro chiamata Coalición Cívica che alle presidenziali dello stesso anno ha ottenuto il 23,1% dei voti.

Il Recrear, partito conservatore liberale che ha costituito insieme ad altri partiti di centrodestra il Proposta Repubblicana, leader attuali sono il sindaco conservatore di Buenos Aires, Mauricio Macri, e l’ex ministro radicale di destra Ricardo Lopez Murphy.

Altri partiti sono il Partito Socialista dell’Argentina e la Democrazia Cristiana Argentina.

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Dati amministrativi

Nome completo

Repubblica Argentina, Confederazione Argentina, Nazione Argentina, Province Unite del Rio della Plata

Nome ufficiale

República Argentina, Confederación Argentina, Nación Argentina, Provincias Unidas del Río de la Plata

Lingue ufficiali

Spagnolo

Altre lingue

italiano, tedesco, arabo

Capitale

Buenos Aires (3.000.000 ab. / 2010)

Politica

Forma di governo

Repubblica presidenziale federale

Presidente

Cristina Elizabeth Fernández de Kirchner

Indipendenza

Dalla Spagna, 9 luglio 1816

Ingresso nell’ONU

24 ottobre 19451

Superficie

Totale

2.780.403 km² (8º)

% delle acque

Redazione

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