Anziani poco social

Facebook & Co. sono una terra straniera

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Nonni 2.0? No, grazie. Gli anziani del Belpaese sembrano considerare i nuovi media come oggetti misteriosi e dunque sembrano essere quasi per nulla social addicted. Facebook, YouTube e Instagram diventano piattaforme nelle quali è difficile vedere capelli brizzolati scambiarsi messaggi o condividere post e video. Solo il 7% degli over 65 dei nostri anziani utilizza i social network, un dato che li allontana dalla media europea, ovvero meno della metà dei loro coetanei del vecchio continente.

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Il risultato è frutto di una ricerca presentata dal dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, ed è uno studio realizzato nell’ambito di un progetto denominato “Ageing in a Networked Society”, (Invecchiamento in una società connessa). La riluttanza nell’uso dei social è però compensata dai nostri nonni grazie invece all’impiego di WhatsApp (servizio però di messaggistica) che risulta l’applicazione di gran lunga più utilizzata dai partecipanti alla ricerca (52% del tempo totale passato sullo smartphone); a ruota seguono Facebook con il 36%, YouTube (10%), Linkedin e Instagram con un risicatissimo 1%. Il dato contrasta nella sua evidenza con i numeri altisonanti e in crescita invece di fasce d’età più giovani in costante connessione con social e servizi di instant messaging.

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Ciò che però appare come ancor più sorprendente è come riescano i meno giovani a rimanere lontani dalle nuove tecnologie e da una società sempre più basata sull’imperativo categorico dell’informazione tout court. Il problema, perché è questo il punto, è la questione di come ormai la rete e le piattaforme di condivisione siano diventate risorse determinanti per intrattenere rapporti sociali e rafforzare i legami interindividuali.

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La scarsa propensione all’utilizzo delle nuove tecnologie porta alla lunga all’esclusione, un’esclusione rafforzata spesso dalla mancanza di competenze digitali di target di popolazione, come per l’appunto gli anziani, sprovvisti per esempio di tutor in grado di condurli a un livello di istruzione in campo informatico più elevato. Le competenze digitali una volta acquisite e se sfruttate nella migliore condizione possibile dalla popolazione anziana, possono diventare di grande aiuto e di utile supporto in molti campi del quotidiano, come la salute fisica e mentale, la geo-localizzazione per persone affette da particolari patologie neuro-cognitive e, buon ultimo, il senso di solitudine. La differenza tra l’uso delle tecnologie da parte delle nuove generazioni e utenti anziani risieder infine su una variabile fondamentale, ovvero l’impatto maggiormente positivo che le risorse e le tecnologie digitali sono in grado di offrire: aggiuntive per i meno giovani, ricchi di un vissuto esperienziale dato loro da soddisfacenti e mai scarse relazioni sociali, e sostitutive per gli adolescenti, sempre più chiusi nella loro bolla comunicazionale.

Andrea Alessandrino

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