Amendola: "Le risorse sono sul tavolo Ue"(Altre News)

Zone rosse escluse dai fondi, ira di Zaia e De Luca - Cassa integrazione, ad aprile 772 milioni di ore - Bonomi: "Mondo sta cambiando anche sindacati possono farlo" - Ex Ilva, sciopero generale di 4 ore lunedì

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Amendola: "Le risorse sono sul tavolo Ue"

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"Le risorse sono sul tavolo. Dobbiamo chiudere a giugno un accordo sul bilancio europeo e il Recovery Found. Il 27 maggio la Commissione presenterà la proposta che sarà il punto di partenza del negoziato, che vogliamo chiudere a giugno. C’è un accordo largo sul fatto che gli anticipi devono partire subito, non possiamo aspettare gennaio. Quindi sul tavolo ci sono già molti strumenti di politica fiscale e altri che dobbiamo chiudere". Così Enzo Amendola, ministro degli Affari europei, ospite di 24 Mattino su Radio 24. "Il contributo franco-tedesco apre la via a scelte coraggiose perché si parla di sussidi e non di prestiti, si parla cioè di un fondo per la ripresa che può arrivare a muovere ingenti risorse" poi "vedremo quali sono le posizioni dei cosidetti ’frugali’ perché al momento, al di là di alcune dichiarazioni, di proposte non ne ho viste. Quello su cui vorrei riflettere con i cosiddetti frugali è come diamo vita a una risposta coordinata contro la recessione economica che non è italiana o spagnola, ma dei 27", dice.

"C’è un coordinamento guidato dalla Commissione Ue per un riapertura delle frontiere interne a Schengen che sarà comune e coordinata", dice e sulla chiusura austriaca aggiunge: "Con l’Austria la libera circolazione delle merci è stata garantita dall’inizio; invece, per quanto riguarda il turismo, i numeri dall’Austria verso l’Italia sono ingenti e quando riapriremo da giugno in poi vedremo come fare e farlo tutti insieme".

Sul fronte migranti poi afferma: "Stiamo lavorando a un nuovo accordo europeo sull’immigrazione. Era tempo, si era bloccato anche per le resistenze dei Paesi dell’Est. Una gestione comune delle frontiere era una priorità di questa Commissione ed è confermata". E aggiunge: "Quella di Malta è un’azione non coordinata con i partner. Noi siamo su una frontiera esterna e dobbiamo chiedere un comune sistema europeo di gestione dei flussi e della migrazione dall’Africa che si deve fare in maniera assolutamente coordinata e solidale".

Zone rosse escluse dai fondi, ira di Zaia e De Luca

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"Tutte le zone rosse d’Italia devono essere ristorate dal fondo nel decreto rilancio su cui si è aperto un giallo. I 200 milioni inizialmente destinati a tutte le zone rosse escludono un grandissimo numero di comuni, da Nord a Sud. La necessità immediata è quella di includere tutti i comuni che si sono dichiarati zona rossa". Così il presidente dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone, al termine di una giornata che ha visto le dure proteste dei governatori di Veneto e Campania, e non solo. Il decreto rilancio, infatti, dopo la pubblicazione in Gazzetta è stato ulteriormente corretto con la cancellazione di un centinaio di comuni dichiarati zone rosse in tutta Italia con ordinanze regionali.

"Non abbiamo solo Vo, ma anche Treviso, Venezia e Padova. Sono tutte zone rosse istituite l’8 marzo che arrivavano in coda ai 10 comuni del Lodigiano. Dopo 24 ore da quell’8 marzo tutta Italia diventa zona rossa ma nessuno ha revocato le nostre zone rosse. Tutte poi sono state revocate il 13 di aprile. Ma, magia... sono sparite tutte le zone rosse del Veneto e sono rimaste quelle di Lombardia ed Emilia Romagna - il duro j’accuse del governatore del Veneto, Luca Zaia - Ed è imbarazzante vedere quello che sta accadendo: cioè le zone rosse del Veneto sono state escluse dagli aiuti previsti nel decreto, i 200 milioni di euro". Zaia ha quindi annunciato: "Noi abbiamo dato l’incarico al professor Bertolissi per ricorrere al Tar e alla Corte Costituzionale perché il decreto va buttato nel cestino e riscritto. Andiamo davanti a chiunque perché questo decreto è offensivo per i veneti". Il governatore ha spiegato che "c’è stato prima un dibattito per la dimenticanza delle zone venete rosse, poi una prima stesura rispettosa delle nostre rimostranze che poi è diventata legge, una legge in maniera irrituale, e i giuristi dicono di non aver mai visto una cosa del genere, e che è finita in Gazzetta con un nuovo testo dove noi siamo scomparsi", ha stigmatizzato.

Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha parlato di "incredibile decisione da parte del governo. E’ sconcertante che si sia solo immaginato di escludere le ex zone rosse (Vallo di Diano, area Ariano Irpino) dal Fondo dedicato alle aree colpite gravemente dell’emergenza Covid". "Chiediamo - ha aggiunto - che si corregga immediatamente questa disposizione da parte del governo".

"Oggi con stupore prendiamo atto di una rettifica, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che ha di fatto escluso alcuni comuni dal beneficio, destinandolo esclusivamente a cinque province - ha detto il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia (M5S) - Di fatto, resterebbe fuori perfino Ariano Irpino, definita la ’Codogno’ del sud Italia e che, da rilievi oggettivi, per numero di contagi e per i disagi sanitari e le conseguenze di carattere economico dell’emergenza Covid è quello che maggiormente si avvicina alle realtà più intensamente colpite della Lombardia". "Oggettivamente", ha osservato il pentastellato, "è difficile comprendere la ratio di una tale novità. Tuttavia ho sentito anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio con il quale abbiamo deciso di sostenere l’emendamento che sta già predisponendo il deputato del Movimento 5 Stelle Gigi Maraia, così da ripristinare la norma originaria pubblicata in Gazzetta solo un giorno fa".

"Come ha giustamente sottolineato il deputato Generoso Maraia, penso che sia doveroso intervenire durante la conversione in Parlamento del dl rilancio per correggere la norma sui fondi ai comuni colpiti dal Covid - ha detto Luigi Di Maio - Invece di limitarla ai comuni di 5 province bisogna estendere i fondi a tutti i comuni diventati zona rossa durante questa pandemia".

"Non ci sono zone rosse di serie A e di serie B - ha sottolineato da parte sua Davide Faraone - Presenteremo un emendamento per correggere questa odiosa discriminazione, e riteniamo che il fondo vada aumentato. Non ci dovrà essere coperta corta per sostenere i nostri territori”.

Cassa integrazione, ad aprile 772 milioni di ore

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Nel mese di aprile 2020 il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate (esclusi i fondi di solidarietà) è stato pari a 772,3 milioni: il dato relativo allo stesso mese del 2019 registrava un numero di ore pari a 25,3 milioni. Lo comunica l’Inps nel suo Osservatorio sulla cig indicando che nel mese di aprile 2020 il 98% delle ore di cassa integrazione ordinaria e deroga sono state autorizzate con causale "emergenza sanitaria covid-19".

Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate ad aprile 2020 sono state 713,0 milioni; un anno prima, nel mese di aprile 2019, erano state 7,4 milioni, quindi poco più di un centesimo. Nel settore Industria sono state autorizzate 605,2 milioni di ore (contro 5,7 milioni di aprile 2019) e nel settore Edilizia 107,8 milioni di ore (contro 1,8 milioni di aprile 2019). Le ore autorizzate nel mese di aprile 2020 inoltre, risultano di enorme entità anche rispetto a quanto registrato nel mese precedente, dove risultavano autorizzate 12,7 milioni di ore, sottolinea l’Inps.

Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate a aprile 2020 è stato pari a 12,4 milioni, di cui 2,3 milioni per solidarietà, registrando un decremento pari al 30,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 17,9 milioni di ore autorizzate. Nel mese di aprile 2020 rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale pari al +71,6%.

Gli interventi in deroga sono stati pari a 46,9 milioni di ore autorizzate ad aprile 2020: nello stesso mese del 2019 erano state autorizzate solo 20 mila ore, e con riferimento al mese precedente, cioè a marzo 2020, le ore autorizzate risultavano di entità ancora inferiore (2 mila ore circa).

Bonomi: "Mondo sta cambiando anche sindacati possono farlo"

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"La premessa da cui partire è quella che il mondo sta cambiando e credo che anche i sindacati possono sedersi a un tavolo e iniziare a pensare di cambiare". Così il nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi a Porta a Porta parlando di rinnovi contrattuali. "Io ho sempre dichiarato l’idea di Confindustria che avevo in testa è una idea di una Confindustria che non è né opposizione né maggioranza. Sta sui temi economici e quindi sull’industria. Il tema industriale non è un tema del Nord, del Sud o del Centro ma è un tema di tutto il paese. Il vero tema è come guardare al futuro di questo Paese: ed è qui che non sento nessuno che hai piacere di sedersi con me a un tavolo e confrontarsi".

"Io ho sempre dichiarato l’idea di Confindustria che avevo in testa è una idea di una Confindustria che non è né opposizione né maggioranza. Sta sui temi economici e quindi sull’industria. Il tema industriale non è un tema del Nord, del Sud o del Centro, ma è un tema di tutto il Paese. Il vero tema è come guardare al futuro di questo Paese: ed è qui che non sento nessuno che hai piacere di sedersi con me a un tavolo e confrontarsi". "Non possiamo pensare di continuare a fare solo interventi di emergenza, interventi tampone. Le risorse non sono infinite. Nel momento in cui ne abbiamo bruciate non avremo più il motore che spinge, non avremo le imprese che sono tornate sui mercati. Dobbiamo avere una visione del futuro e fare della crescita la nostra ossessione".

FASE 2 - "Oggi finalmente l’Inail con la circolare ha sbloccato la situazione ma ci aspettiamo una normativa: se lo Stato non è stato in grado di trovare quale era il paziente zero, se tutto il mondo della medicina non ha ancora risolto il problema del contagio, è pensabile che un imprenditore diventi premio Nobel per la scienza della Medicina e capisca se il contagio è avvenuto in azienda o meno e lo debba dimostrare?". Usa l’ironia Carlo Bonomi, neo presidente di Confindustria per sottolineare, nel corso della registrazione di Porta a Porta, l’incongruenza di un ragionamento che dimostra a suo avviso l’esistenza "un sentimento anti-industriale" diffuso nel Paese.

"Noi abbiamo sempre detto che apprezzavamo le intenzioni ma non condividevamo il metodo: calare le cose dall’alto senza prima ascoltarci non funziona". "Non ascoltavano il mondo delle imprese: nel primo decreto, quello del sostegno al reddito, noi avevamo denunciato che la cassa integrazione straordinaria e ordinaria così come erano strutturate non sarebbero arrivate in tempo ai dipendenti e infatti le abbiamo dovute anticipare noi come imprese. Lo facciamo volentieri ma le imprese erano già in difficoltà. Tanto è che poi è stato fatto il decreto liquidità per il quale avevamo anche qui denunciato il fatto che i soldi non sarebbero arrivati alle imprese così come è stato".

LOTTA ALL’EVASIONE - "Una lotta all’evasione fiscale senza se e senza ma: non fosse altro per questione di correttezza ed etica di come si fa impresa. Su questo non ci deve essere disponibilità di margine di errore e non comprensione: dobbiamo fare una lotta forte ma questo non vuol dire andare a recuperare base imponibile dai soliti noti. Perché questo sarebbe solo essere bancomat di Stato". "È molto facile andare a recuperare imponibile fiscale dai soliti noti. Io invece vorrei una battaglia forte su quelli che sono proprio sconosciuti al fisco o su quelli che non si vuole colpire.", prosegue chiamando in causa i proprietari terrieri e la lotta al caporalato. "Si è parlato di una battaglia al caporalato recentemente: battaglia giusta, corretta ma mi chiedo è vent’anni che sento parlare di questa cosa: ma i proprietari di quei terreni sappiamo chi sono? Io non vedo mai nessuno che li vada a prendere. Ma è possibile? Il proprietario di un terreno non è una persona sconosciuta ma io non vedo questa voglia di andarlo a prendere".

RECOVERY FUND - "I fondi del Recovery Fund dovremmo impiegarli in un grande piano di investimenti pubblici. Capisco che in questo momento difficile abbiamo dovuto fare interventi di emergenza e sostegno al reddito, interventi tampone, ma queste risorse vengono bruciate velocemente. Allora noi riteniamo che questi 100 miliardi debbano essere messi tutti in un grande piano di investimento pubblico a cui affiancare un grande piano di investimento anche privato". "Pubblico e privato devono ragionare insieme perché solo così creeremo crescita e sviluppo in grado di ripagare il debito pubblico italiano che resta uno dei grandi temi italiani che ci rende ancora molto fragile sui mercati".

IMPRESE - "Devo riconoscere che Patuanelli, che aveva preso un impegno in questo senso, ha cercato di risolverla al meglio con quello che erano le disponibilità. Ma poi voglio vedere se questi soldi arrivano realmente all’imprese" commenta il neo presidente di Confindustria a proposito dell’annosa richiesta da parte delle imprese di pagamento dei crediti vantati dalle aziende nei confronti della Pa. "Attualmente nel decreto ci sono 12 miliardi. Speriamo che arrivino anche questi alle imprese perché ovviamente Asl e Comuni e Regioni dovranno confrontarsi con Cdp. Speriamo che questo avvenga nel più breve tempo possibile".

INFRASTRUTTURE - "La prendiamo molto bene, l’avevamo richiesto da tempo questo intervento sulle infrastrutture. Speriamo che alle parole seguano i fatti. Perché negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a 72 interventi sul tema dello sblocco infrastrutture ma poi purtroppo non è mai accaduto niente. Anche recentemente. Forse ci dimentichiamo del famoso sblocca cantieri che poi non ha portato a nulla. Auspichiamo che forse il modello Genova venga replicato e funzioni. Se è possibile fare un ponte in 18 mesi a Genova credo che si possa fare in tutti Italia".

FCA - "Il tema è molto complesso. Il finanziamento così come previsto viene erogato alle imprese italiane che hanno sede legale in Italia" commenta a proposito della richiesta di prestito avanzato da Fca. "Quindi verrebbe erogato alla parte della società che è stabile organizzazione in Italia. Peraltro essendo superiore al miliardo e mezzo la discrezionalità delle condizioni con cui viene erogato sta alla parte politica. Sta al governo dunque decidere come erogare questo finanziamento che viene erogato per la prima alla filiera e io mi aspetto che tra le condizioni che pone il governo ci sia un controllo molto serio attento che a questo che questi soldi arrivino alla filiera"."Peraltro non stiamo parlando di un paradiso fiscale, stiamo parlando dell’Olanda nella comunità europea. Quindi se quel Paese riesce a dare condizioni di attrattività alle imprese e fornire comunque dei servizi ottimi ai suoi cittadini il tema è perché non riusciamo a farlo anche noi in Italia", sottolinea.

Ex Ilva, sciopero generale di 4 ore lunedì

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Lunedì sciopero generale in tutti gli stabilimenti del gruppo ArcelorMittal in concomitanza con l’incontro convocato dal ministero dello Sviluppo economico. A proclamarlo sono le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm. Allo stabilimento Ex Ilva di Taranto lo sciopero riguarderà le ultime 4 ore del primo turno e le ultime 4 ore del secondo turno.

"Il governo e ArcelorMittal - sottolineano Fim, Fiom e Uilm- scoprano le carte e si apra un tavolo di trattativa con il sindacato. La situazione negli stabilimenti è sempre più insostenibile. La risposta alla crisi non può essere semplicemente più cassa per tutti e zero investimenti", rilevano ancora i sindacati. Per Fim, Fiom e Uilm "meno salario, più incertezze ed insicurezze sull’occupazione, sull’ambiente, sulle prospettive industriali, non sono più accettabili".

Redazione

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