Allerta rossa in Liguria, scuole chiuse a Genova

Palazzo venduto e occupato a Roma, "comune vuole 180mila euro di Imu" - Favorì latitanza Zagaria, arrestato esponente dei Casalesi - Firenze, 19enne muore in discoteca: ipotesi alcol e droga - Giallo a Como, 22enne trovato agonizzante muore

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Allerta rossa in Liguria, scuole chiuse a Genova

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Terreni saturi per le piogge degli ultimi giorni e alta probabilità di temporali forti, organizzati e persistenti su tutte le zone, nelle prossime ore sulla Liguria dove l’attenzione rimane alta sul maltempo e le piogge previste. Arpal, il centro meteo della Regione, ha aggiornato l’allerta meteo che sul settore centrale, tra genovesato e savonese,livello rosso fino alle 15 di oggi.

Occhi puntati sul centro della Liguria in particolare per via delle possibili cumulate intense e per il rischio di innalzamento rapido del livello dei torrenti. "Ci attendiamo una perturbazione importante e lenta", come ha spiegato l’assessore regionale ligure alla protezione civile, Giacomo Giampedrone, annunciando l’innalzamento dell’allerta, secondo le seguenti modalità:Sul centro della Liguria, nel territorio compreso lungo la costa da Spotorno a Camogli, comprese Val Polcevera e Alta Val Bisagno, Valle Stura ed entroterra savonese fino alla Val Bormida l’allerta rossa di massimo grado per bacini piccoli e medi rimarrà fino alle 15 di oggi quando tornerà arancione fino alle 24 di lunedì.

Sull’estremo ponente ligure, lungo la costa da Ventimiglia fino a Noli più l’intera provincia di Imperia e la valle del Centa, sui bacini piccoli e medi l’allerta arancione durerà fino alle 15 di lunedì, per i bacini grandi invece l’allerta gialla terminerà alla mezzanotte di oggi.A levante, sulla costa da Portofino fino al confine con la Toscana compresa tutta la provincia della Spezia, Valfontanabuona e Valle Sturla, per i bacini piccoli e medi l’allerta arancione e durerà fino alle 18 di oggi, per poi tornare a gialla fino alle 24. I bacini grandi rimangono in allerta gialla fino alle 24 di oggii. Sui bacini padani di levante, Valle Scrivia, Val d’Aveto e Val Trebbia, per i bacini piccoli e medi l’allerta arancione durerà fino alle 24 di oggi. Sui bacini grandi l’allerta rimarrà gialla sempre fino alla mezzanotte di lunedì.

La Sala Operativa Regionale resterà aperta per tutta la durata dell’allerta. Con l’allerta rossa scattano anche i provvedimenti di chiusura delle scuole per la giornata di oggi per quanto riguarda Genova e i comuni della provincia. La Regione ricorda di attuare tutte le misure di autoprotezione prima, durante e dopo l’evento come indicato dalla Protezione Civile Nazionale. Secondo quanto diffuso da Arpal, nelle prossime ore sono quattro gli aspetti principali che tenderanno a combinarsi con effetti localmente più intensi e a cui è bene prestare la massima attenzione. Il primo elemento è quello riguardante le piogge diffuse, che saranno persistenti e insisteranno con intensità fino a forte su tutte le zone, con cumulate elevate. Poi i temporali forti, organizzati e stazionari, che andranno intensificandosi dalla serata odierna e per la giornata di oggi. A seguire le condizioni del suolo, già completamente saturo e incapace di assorbire nuove precipitazioni in particolare nel settore centrale della regione e infine il livello attuale dei torrenti, che nella zona fra Savona e la Valpolcevera è già superiore all’ordinario anche in assenza di precipitazioni."Laddove il terreno è saturo basteranno precipitazioni moderate per dare luogo a repentini innalzamenti anche oltre gli argini, in particolare dei bacini piccoli e medi", sottolinea Arpal.

Palazzo venduto e occupato a Roma, "comune vuole 180mila euro di Imu"

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(Silvia Mancinelli) - Sono passati due anni e cinque mesi da quando la palazzina in via Calpurnio Bibulo, in zona Cinecittà, a Roma, ha un nuovo proprietario. Un imprenditore a capo di una società immobiliare, la Loanka srl, che l’ha comprata all’asta al costo di 13 milioni di euro e nonostante la trattativa andata a buon fine ad oggi non riesce ad entrare in possesso dei 96 appartamenti e dei 3 negozi. Gli inquilini, che occupano abusivamente, non danno modo al proprietario nemmeno di entrare per un sopralluogo, ci sono denunce penali, lettere a Prefetto, Questore, Tribunale.

E, come se non fosse già sufficiente, il Comune di Roma pretende il pagamento dell’Imu e della Tasi, 180mila euro circa annui. "Qualche ora dopo l’acquisizione siamo stati ricevuti dall’allora assessore alle politiche abitative del Comune di Roma Andrea Mazzillo - spiega all’Adnkronos Oscar Pittini, titolare della Loanka srl -. In occasione di quell’incontro, il 25 maggio 2017, è emerso l’interesse da parte del Campidoglio ad acquisire l’immobile per evitare problematiche di ordine pubblico e trasferire la proprietà degli appartamenti alle famiglie con i requisiti reddituali per ottenere la casa popolare. L’immobile risultava, come è tuttora, occupato da soggetti che non hanno alcun titolo, tra questi chi è entrato con la forza negli appartamenti per occuparli e chi, essendo titolare di un contratto di locazione cessato per mancato pagamento dei canoni, ha continuato ad abitare gli immobili nonostante le sentenze di sfratto già notificate".

La proprietà aggiunge poi: "La nostra intenzione era quella di vendere al Comune di Roma gli appartamenti che sarebbero stati destinati alle famiglie meno abbienti e agli attuali occupanti i pochi e residui appartamenti che il Comune non avrebbe acquisito. A seguito, però, delle dimissioni di Mazzillo nell’agosto 2017, il Campidoglio ha chiuso ogni dialogo con noi e anzi ha fatto pervenire una comunicazione con la quale insiste per il pagamento dell’Imu. Ci troviamo così - incalza Pittini - ad essere proprietari di un immobile abusivamente occupato dal quale non potremo trarre alcuna utilità, visto che tutti gli inquilini (fomentati da gruppi politici organizzati a resistere nell’occupazione ad oltranza contro tutto e tutti, si rifiutano di acquistare o liberare gli appartamenti. Quando abbiamo tentato di entrare nella palazzina per un sopralluogo, siamo stati minacciati di morte e costretti ad allontanarci in fretta. Ho un debito con la banca, il palazzo si sta rovinando pesantemente e ci viene chiesto perfino di pagare l’Imu perché nessuno autorizza lo sgombero".

Andrea Mazzillo, all’epoca dei fatti assessore alle Politiche abitative del Comune di Roma, spiega all’Adnkronos: "Prima che l’immobile venisse effettivamente acquistato dal privato, scrissi una nota personale al Tribunale per sospendere la procedura dell’asta ma non ho avuto risposta. Avevo, come Amministrazione, la possibilità di acquisire l’immobile a patrimonio, forte anche del sostegno del presidente del Municipio Monica Lozzi ma, nonostante questo, alla luce del fatto che la procedura dell’asta è stabilita per legge e già era stata depositata l’offerta da parte del privato, l’immobile è stato venduto. Chiaro che, avessimo come Comune potuto comprare il palazzo prima che passasse nelle mani di soggetti terzi, le condizioni di acquisto per noi sarebbero state sicuramente più vantaggiose".

"Ma, a cose fatte - continua l’ex assessore - si sono presentati da noi i privati e mi sono trovato con le mani legate. Avevo fatto approvare ben prima di tutto questo due delibere con le quali avevo sia gli strumenti che le risorse per scongiurare la vendita di quel palazzo e disordini legati al successivo sgombero. C’era la copertura finanziaria, grazie ai fondi della Regione Lazio tuttavia mai utilizzati. Anche lo sgombero di via Curtatone, grazie a quelle due delibere, non sarebbe dovuto avvenire. Ma non si capisce perché le cose siano andate in questo modo".

"Noi, come Asia, abbiamo iniziato una trattativa con Comune e Regione appena eletta la Giunta Raggi - spiegano dal sindacato ’associazioni inquilini e abitanti - quando è andato all’asta il patrimonio. La proposta era che Comune e Regione partecipassero all’asta e manifestassero l’intenzione di comprare. C’era un’offerta di 13 milioni ma l’asta era andata deserta, noi abbiamo incontrato l’allora assessore Mazzillo perché si sarebbe potuto acquistare con un ulteriore ribasso del 20%. La solita talpa, però, ha avvertito la società che ha poi comprato, proponendo fuori asta l’acquisizione a 13 milioni di euro. Il Comune ha proposto comunque di partecipare manifestando interesse pubblico, ma il dirigente capitolino dell’epoca non ha firmato la proposta e i privati hanno acquistato a rialzo fuori asta proprio quando il curatore fallimentare era stato contattato finalmente sia da Comune che da Regione, salvo poi offrire le case al Comune dopo qualche ora. Per questo abbiamo denunciato alla Procura i proprietari per turbativa d’asta".

"Noi non ce ne andiamo - dice Anubi D’Avossa, inquilino di via Bibulo - rivendichiamo l’acquisizione pubblica dell’immobile in edilizia agevolata. Siamo 46 nuclei familiari che vivono qui dal 1968, paghiamo le bollette, l’acqua e la luce degli ascensori e degli spazi comuni. Non l’affitto, ma diamo rimborsi a chi fa portierato, pulizia scali, manutenzione e altro. Paghiamo addirittura l’acqua dei locali commerciali al piano terra. Quanto alla proprietà - continua - qui non si è mai vista; solo nel 2018 due diverse società di gestione di prodotti finanziari deteriorati spiegandoci che erano stati interessati dalla proprietà ad una eventuale gestione. Il finanziamento del mutuo fatto dalla proprietà risulta da tre mesi dopo il rogito essere stato considerato dalla banca come un credito deteriorato, quindi non esigibile".

"Il 2 ottobre abbiamo ricevuto la sesta visita dell’ufficiale giudiziaria che ha consegnato gli atti di ingiunzione ottenuti dal giudice dalla Loanka su tre inquilini che avevano la più antica sentenza di sfratto. Una sola volta - continua l’inquilino di via Bibulo - è venuto un legale della proprietà, con cui abbiamo parlato amabilmente. La stessa ufficiale, il 5 ottobre, è tornata dicendo di esser stata contattata dal legale della proprietà per rinviare a giugno prossimo la successiva visita. E’ stato il proprietario a chiedere di rinviare lo sgombero di nove mesi all’ufficiale giudiziario. Forse perché nemmeno siamo inseriti nella lista degli stabili occupati da liberare entro il 2027 dalla Prefettura di Roma. Forse è questo il problema della proprietà. Vogliamo l’acquisizione pubblica dell’immobile cielo-terra".

Favorì latitanza Zagaria, arrestato esponente dei Casalesi

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E’ stato arrestato ieri, all’aeroporto di Capodichino Vincenzo Inquieto, perché "ritenuto responsabile di partecipazione all’associazione per delinquere di tipo mafioso denominata clan dei casalesi – fazione Zagaria". La Dia di Napoli ha eseguito l’Ordinanza applicativa di misura cautelare personale della custodia in carcere, emessa dal Tribunale di Napoli, Ufficio Gip, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, che ha coordinato l’intera attività investigativa, nei confronti di Vincenzo Inquieto, cl. 1968, originario di Aversa (Ce).

Le attività d’indagine, "che si sono avvalse di intercettazioni telefoniche ed ambientali (con la collaborazione del Nic della Polizia Penitenziaria per le attività di specifica competenza), di accertamenti patrimoniali e bancari e delle significative propalazioni di numerosi collaboratori di giustizia, hanno consentito - spiega una nota della Dia - di appurare che i principali affari del clan dei casalesi sono stati gestiti, negli ultimi anni, da un nucleo delinquenziale di imprenditori aggregatosi soprattutto attorno alla famiglia Zagaria: in tale contesto, è emerso come i componenti della famiglia Inquieto (con particolare riferimento ai fratelli Nicola e Vincenzo) siano stati tra i più vicini a Michele Zagaria, avendone retto per anni la latitanza".

Vincenzo Inquieto fu arrestato il 7 dicembre 2011 insieme a Michele Zagaria, proprio per aver favorito la lunga latitanza del boss. Condannato per favoreggiamento aggravato a 4 anni di reclusione, fu scarcerato a maggio del 2015 per espiazione pena. "Il suo ruolo - prosegue la nota - è stato anche quello di coadiuvarlo nelle relazioni esterne: riceveva ed inviava pizzini per conto del boss ed interagiva con gli altri componenti della famiglia Zagaria". Più in particolare, "le attività hanno consentito di ricostruire come Vincenzo Inquieto, fino al 2011, attraverso due aziende, operanti entrambe nel settore edile, idraulico ed elettrico e della distribuzione del gas, venisse favorito nell’affidamento di commesse pubbliche e private, nell’intero agro aversano, per intercessione del suo capo, Michele Zagaria".

"L’operazione odierna - chiarisce la Dia - segue quella del 12 aprile 2018 quando, in esecuzione ad un analogo provvedimento restrittivo, fu arrestato, a Pitesti (Romania), su ordine dell’A.G. italiana, Nicola Inquieto, fratello di Vincenzo, poi condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli Nord a 16 anni di reclusione lo scorso maggio, per la partecipazione al sodalizio casalese, fazione Zagaria. In quel contesto, fu eseguito uno dei più importanti sequestri operati dalla magistratura italiana all’estero (oltre 400 appartamenti, tre società, tutti riconducibili a Michele Zagaria e gestiti, per suo conto, da Nicola Inquieto). Dopo l’arresto del fratello – tuttora in carcere in Italia poiché in regime di consegna temporanea da parte delle autorità romene – Vincenzo, che si era trasferito a Pitesti subito dopo la sua scarcerazione, era diventato il nuovo rappresentante della famiglia Inquieto in territorio romeno, dove dimorava ormai stabilmente, facendo raramente rientro in Italia".

"Le attività di localizzazione poste in essere dalla Dia su delega della Dda di Napoli, hanno consentito di mantenere un costante monitoraggio sugli spostamenti dell’imprenditore aversano il quale, giunto in Italia con un volo proveniente da Bucarest ed atterrato a Capodichino, ha trovato ad accoglierlo gli agenti della Dia di Napoli i quali, con l’ausilio dell’ufficio di Polizia di Frontiera, dopo avergli notificato il provvedimento restrittivo emesso a suo carico, l’hanno poi condotto nel carcere di Secondigliano . Contestualmente - conclude la nota - è stato disposto dall’Autorità Giudiziaria partenopea il sequestro di un immobile di proprietà di Inquieto e fittiziamente intestato ad una persona deceduta".

Firenze, 19enne muore in discoteca: ipotesi alcol e droga

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Una ragazza di Livorno di 19 anni è morta la scorsa notte dopo aver accusato un malore mentre si trovava in una discoteca di Sovigliana, frazione di Vinci (Firenze). Il locale è stato posto sotto sequestro dai carabinieri, che stanno procedendo alle indagini insieme all’ispettorato del lavoro. Sul posto anche il magistrato Fabio Di Vizio della procura fiorentina.

La tragedia è avvenuta nella serata di riapertura della discoteca Mind Club, in viale Togliatti, dove era in corso un evento celebrativo del Jaiss, locale di culto della musica techno a livello italiano tra gli anni ’80 e ’90. La richiesta di soccorso per il malore della ragazza è arrivata alle ore 4,13 di questa mattina al 118, ma purtroppo i soccorsi sono stati vani.

Sul posto sono arrivati anche i genitori della ragazza: la madre si è sentita male ed è stata soccorsa dai sanitari. I carabinieri hanno già sentito gli amici della 19enne per ricostruire lo svolgimento della serata in discoteca. Sarà l’autopsia a chiarire le cause esatte della morte, anche se l’ipotesi prevalente è l’intossicazione, probabilmente per l’assunzione di un mix di cocaina e droghe sintetiche o droghe e alcool. Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Firenze intanto sono orientate a capire chi avrebbe venduto o ceduto la droga alla ragazza.

Un anno fa la questura di Firenze dispose la sospensione dell’attività della discoteca per 15 giorni perché le forze dell’ordine avevano accertato lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Giallo a Como, 22enne trovato agonizzante muore poco dopo

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Un ragazzo di 22 anni è stato trovato questa mattina a Como a terra in un parcheggio da un passante che ha chiamato la polizia. Il ragazzo, con una profonda ferita alla testa all’arrivo dei soccorsi era agonizzante, è morto circa un’ora dopo in ospedale. Il ragazzo era incensurato e non risulta che avesse frequentazioni particolari. Sull’accaduto indaga la squadra mobile che sta cercando di ricostruire la dinamica dei fatti.

Redazione

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