Alitalia verso la riduzione dei voli

La società di bandiera torna alle origini

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Alitalia, inizialmente denominata Aerolinee Internazionali Italiane, è una compagnia aerea fondata nel 1946 dal governo italiano e in principio di proprietà dell’IRI, dunque a partecipazione pubblica. Il 5 Maggio del 1947 effettua il primo volo nazionale Torino-Roma-Catania con un Fiat G-12, un monoplano trimotore progettato dall’Ingegner Giuseppe Gabrielli in diverse versioni e con una capienza che varia da 14 a 22 passeggeri a seconda dell’ampiezza del mezzo. Durante il corso dell’anno, Alitalia compie il primo volo internazionale con la nuova tipologia di aerei Savoia-Marchetti S.M.95 dotati di motore Alfa Romeo e che trasportano all’incirca 18 passeggeri a volo. L’anno successivo è la volta del primo volo intercontinentale Milano-Buenos Aires con scali intermedi. Negli anni ’50 la compagnia aerea si arricchisce della presenza di hostess, di pasti caldi a bordo e del Douglas DC-4: un quadrimotore che contiene all’incirca 86 persone per volo, un deciso passo avanti per l’epoca.

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Nel 1957 Alitalia e LAI diventano tutt’uno, in una fusione che unisce le due principali compagnie aeree italiane, trasformandosi in Linee Aeree Italiane con 3000 dipendenti e 37 aerei; un fiore all’occhiello a livello internazionale. Nel 1960 inaugura le olimpiadi di Roma, nel 1970 è l’unica compagnia aerea in Europa costituita interamente da aerei a reazione che, avendo la possibilità di viaggiare a una velocità maggiore, consentono di ridurre i tempi di viaggio. Fino agli anni ’90 Alitalia conosce una notevole crescita e un diffuso successo, poi comincia il declino a causa di molteplici fattori: la gestione errata dei fondi a disposizione, il taglio degli aiuti pubblici, la nascita trasversale di compagnie low-cost, l’avvento dell’euro e le scelte totalmente inadatte a supportare costi e imprevisti. Un susseguirsi di fatti che inducono a cercare una o più vie d’uscita che consentano il risanamento di una società di potenziale elevato, ma ormai alla frutta. In primis interviene lo Stato italiano - forse per spirito di orgoglio o, più probabilmente, per evitare la disfatta di una azienda che contribuisce dagli anni ’40 del secolo scorso a creare parte della storia italiana - attraverso continui prestiti pubblici che, tuttavia, non fermano il declino.

Nel 1993 si registra un tentativo di accordo con Air France, che si rivela un buco nell’acqua per motivi esterni alla compagnia italiana. Alitalia prosegue nonostante i debiti finché, con l’avviata privatizzazione ad opera di Romano Prodi, non sopraggiunge una nuova opportunità: l’accordo di fusione con la compagnia KLM nel 1999. Purtroppo, salta anche questa possibilità e la compagnia italiana si ritrova nuovamente a terra, malgrado l’aiuto economico onnipresente dello Stato italiano.

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Inizia invece nel periodo del governo Berlusconi una rinnovata spartizione in quote della società, snobbata dalle intese e da possibili fusioni ma salvata attraverso la partecipazione di privati, tra cui Intesa San Paolo, Tronchetti Provera, Benetton: così nasce CAI (Compagnia Aerea Italiana). Nel frattempo, gli azionisti aumentano e non sortisce gli effetti sperati nemmeno l’investimento di Etihad nel 2014, corredato da un progetto di ristrutturazione che punta a risollevare le sorti di Alitalia nel 2017, anno in cui la compagnia si trova a dover fronteggiare una nuova crisi. Complice del fallimento è soprattutto la nascita di compagnie aeree a basso costo (prima tra tutte Ryanair); a ciò si aggiunge la competizione con le ferrovie di Trenitalia e con l’impresa privata di Italo.

Attualmente la società, oltre a nuotare nei debiti, fronteggia con parecchia difficoltà il momento di crisi dovuto alla pandemia del Covid-19 ed è costretta a una ulteriore modifica dei patti. E’ nell’aria l’eventualità dell’esubero di circa 6000 lavoratori, la rimodulazione della flotta aerea fino a 25-30 mezzi e, soprattutto, alla necessità di altri soldi pubblici al punto che il Codacons minaccia di denuncia alla Commissione Europea per illeciti aiuti di stato. Ad oggi, dopo parecchi miliardi di aiuti pubblici (9 miliardi negli ultimi anni) alla fallimentare Alitalia, s’invitano nuovamente i contribuenti a metter mano al portafoglio per salvare l’insalvabile.

Alessia Gerletti

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