Alan Kurdi a Taranto, i migranti in quattro Paesi

"Denuncia per odio razziale su post Caffè Greco" - Caso Orlandi, legale: "Verifica su telefonata rapimento" - Assolto Marco Carta - Maltempo, è allerta nel Lazio

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Alan Kurdi a Taranto, i migranti in quattro Paesi

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Sbarcheranno a Taranto e poi saranno redistribuiti in altri Paesi. Si è appena conclusa la procedura di ricollocazione dei migranti presenti sulla Alan Kurdi, attivata sulla base del pre-accordo raggiunto nel corso del vertice di Malta. E’ quanto si legge in una nota del Viminale, secondo cui la Germania e la Francia accoglieranno 60 migranti, il Portogallo 5 e l’Irlanda 2.

"Denuncia per odio razziale su post Caffè Greco"

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’’Ho già dato mandato ai miei avvocati di adire le vie legali per denunciare chi è stato e capire chi si è permesso di commentare sul nostro Facebook usando toni ed espressioni antisemite". Lo dichiara Carlo Pellegrini, amministratore delegato di Antico Caffè Greco. "Ritengo che commenti del genere, disgustosi, da cui prendiamo con nettezza le distanze anche pubblicamente nuocciano profondamente soprattutto alla giusta causa dell’Antico Caffè Greco". "Tirare in ballo questioni dolorose e tristi di una vicenda abominevole che ha riguardato la storia d’Europa su una battaglia di civilista che riguarda il caro degli affitti è demenziale e di pessimo gusto, ragione per cui vogliamo sia fatta al più presto chiarezza - aggiunge - La vicenda dell’affitto milionario dell’Antico Caffè Greco e il tentativo dell’Ospedale Israelitico di sfrattarci nonostante il vincolo del ministero del 1953 non ha nulla a che fare con una questione profonda come l’antisemitismo. Chiunque cerca di sviare l’attenzione dall’eccesso del rincaro degli affitti sbaglia in malafede".

"L’Ospedale Israelitico di Roma" dichiara Bruno Sed, presidente Ospedale Israelitico, "sta raccogliendo i contenuti di alcuni post apparsi sulla pagina Facebook dell’Antico Caffè Greco, che saranno oggetto di una denuncia per istigazione all’odio razziale". "Lunedì i nostri legali completeranno la stesura della denuncia che sarà presentata presso la Procura della Repubblica".

"Gli insulti di chiaro stampo antisemita basati su stereotipi razzisti contro Israele e gli Ebrei apparsi sui social negli scorsi giorni nei confronti della proprietà dello storico Caffè Greco sono vergognosi e contro ogni tipo di trattativa". E’ quanto dichiarano in una nota la presidente del Municipio Roma I centro, Sabrina Alfonsi con la consigliera Alessandra Sermoneta, la giunta e il gruppo municipale Pd compatti. "Chi sposta la polemica su questo piano non agisce certo per la salvaguardia dell’aspetto culturale e storico del luogo, ma dà sfogo all’ignoranza e all’astio immotivato - sottolinea - Siamo costretti a non tacere contro il clima di razzismo e antisemitismo che avanza nel Paese. Basta infatti leggere la cronaca degli ultimi giorni, tra cene in ricordo della marcia su Roma e astensioni in Senato sull’istituzione della Commissione sull’odio della Senatrice Segre. Il Municipio ha da subito lavorato e continuerà a farlo - concludono dal primo Municipio - per un dialogo tra proprietà e gestione al fine di tutelare un luogo storico del territorio e le sue lavoratrici e lavoratori".

Caso Orlandi, legale: "Verifica su telefonata rapimento"

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"Quella telefonata sarebbe la prima telefonata in assoluto sul rapimento. E sarebbe stata fatta due ore dopo la scomparsa, alle 21 precisamente, mentre Emanuela è stata vista per l’ultima volta alle 19. Ecco perché faremo un’istanza formale all’autorità giudiziaria vaticana" perché sia fatta una verifica. Lo dice all’Adnkronos Laura Sgrò, legale della famiglia di Emanuela Orlandi, la 15enne svanita nel nulla il 22 giugno del 1983, parlando della telefonata arrivata alla Sala stampa Vaticana la sera della scomparsa della 15enne cittadina vaticana e svelata da monsignor Carlo Maria Viganò in un’intervista sul sito di Aldo Maria Valli. Viganò lavorava nella segreteria di Stato Vaticana all’epoca della scomparsa di Emanuela. "Parlai con Viganò un anno e mezzo fa, lo dico solo oggi perché a seguito della sua intervista mi ha autorizzato a dire che c’era stato un incontro tra noi in cui lui mi riferì esattamente quello che oggi è stato reso pubblico", racconta l’avvocato. "Dopo il colloquio con Viganò - aggiunge l’avvocato - incontrai le autorità vaticane per chiedere di fare una verifica circa la telefonata di quella sera, perché reputo sia determinante valutarne l’esistenza - spiega ancora Sgrò - Vorrebbe dire che la Santa Sede era considerata l’interlocutore per una trattativa e non la famiglia Orlandi. Chiesi di fare un riscontro verbalmente ma non mi risulta che questa cosa abbia avuto seguito. Mi dispiace che sia stato perso un anno e mezzo. A questo punto ci attiveremo per formalizzare le richieste che erano state fatte verbalmente e faremo un’istanza formale alle autorità giudiziarie vaticane".

"Quella che fino a poco tempo fa potevamo indicare solo come fonte ora ha nome e cognome" scrive su Facebook Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. "Quella sera mi trovavo in ufficio in segreteria di Stato alla terza loggia insieme con monsignor Sandri, mentre il sostituto era assente", racconta.

"Erano circa le 20, o forse più tardi, quando ricevetti una telefonata da padre Romeo Panciroli, allora direttore della sala stampa vaticana, il quale mi annunciò che era giunta, appunto alla sala stampa, una telefonata anonima che annunciava che Emanuela Orlandi era stata rapita - continua Viganò - Padre Panciroli mi disse che mi avrebbe inviato immediatamente via fax un testo con il contenuto della telefonata".

In quel testo, spiega, "si affermava che Emanuela Orlandi era detenuta da loro e che la sua liberazione era collegata a una richiesta, il cui adempimento non necessariamente dipendeva dalla volontà della Santa Sede. Si trattava di un messaggio formulato in termini precisi e ben costruito. Esso è indubbiamente reperibile nell’archivio della segreteria di Stato".

"Poiché il sostituto non era in ufficio - racconta monsignor Viganò - mi recai immediatamente alla seconda sezione, quella che oggi si chiama sezione per i rapporti con gli Stati. L’arcivescovo Achille Silvestrini (futuro cardinale, morto il 29 agosto scorso, ndr.) lesse il testo e commentò che secondo lui si trattava dello scherzo di pessimo gusto di qualche squilibrato. Da parte mia gli feci notare che il testo era redatto in termini molto rigorosi e scritto in modo professionale e che quindi doveva essere preso in seria considerazione. Mi venne in mente che il contenuto della telefonata anonima presentava una strana coincidenza con un’altra vicenda. Poco tempo prima era giunta in segreteria di Stato una lettera, firmata da un sedicente rifugiato di un paese dell’Est Europa, il quale diceva di trovarsi in un campo profughi in Friuli e chiedeva asilo politico in Vaticano. Alla lettera allegava una sua fotografia formato tessera e un certificato della sua iscrizione al medesimo istituto di musica sacra frequentato da Emanuela Orlandi. Erano le dieci di sera passate e con monsignor Sandri chiamammo immediatamente il responsabile dell’archivio perché ci desse quel documento, che consegnammo in copia quella sera stessa al dottor Volpe, dell’ispettorato di pubblica sicurezza presso il Vaticano, perché facesse le opportune indagini".

"Nel mio ruolo di segretario non mi fu dato sapere quali iniziative abbia preso nell’immediato monsignor Silvestrini, ma non ho dubbi che ne informò il sostituto e il cardinale segretario di Stato Agostino Casaroli e anche papa Giovanni Paolo II", racconta ancora mons. Viganò. Le reazioni furono di viva "preoccupazione e di grande impegno per fare il possibile per salvare Emanuela".

"Ricevetti anch’io alcune telefonate da quello che i media chiamarono ’l’americano’ - dice ancora Viganò - Le telefonate erano in italiano, ma dalla pronuncia di quell’uomo capii che non si trattava di un americano; piuttosto di qualcuno che aveva inflessioni proprie dei maltesi. L’interlocutore si limitava a chiedere di voler parlare unicamente con il cardinale Casaroli e fu quello il motivo per cui a un certo punto fu creata una linea riservata. Da parte nostra fu fatto tutto il possibile per far sì che questo interlocutore potesse parlare con Casaroli. Vennero fissati diverse volte appuntamenti telefonici. Ma il cardinale rimase in attesa inutilmente, perché quell’individuo non rispettava mai l’orario stabilito e, forse per evitare che venisse identificata la località da dove proveniva la telefonata, richiamava magari un’ora o due ore dopo".

"Il sostituto ebbe contatti anche con il magistrato italiano responsabile dell’antiterrorismo - continua - Per evitare che quell’alto funzionario (di cui purtroppo non ricordo il nome) fosse visto entrare in Vaticano, un incontro ebbe luogo alla nunziatura apostolica in via Po - spiega - Accompagnai il sostituto a quell’incontro, in cui fu fissato un appuntamento telefonico in segreteria di Stato per le dieci di sera di un giorno determinato. Quando venne il giorno, alla presenza del magistrato, restammo in attesa della telefonata fin dopo le 23 nel mio ufficio, assieme al sostituto. Naturalmente tutto era stato predisposto dai servizi italiani per intercettare la provenienza della telefonata, ma fu inutile. La telefonata arrivò dopo che il magistrato fu uscito dal Vaticano, tanto che lui, il magistrato, si disse convinto di avere a che fare con i servizi segreti di un altro Stato che conoscevano le sue mosse e ci confidò che per precauzione cambiò immediatamente i membri della sua scorta".

Assolto Marco Carta

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Il giudice di Milano Stefano Caramellino ha assolto "per non aver commesso il fatto" il cantante Marco Cartaaccusato del furto di sei magliette, del costo complessivo di 1.200 euro, alla Rinascente per il quale è stato arrestato il 31 maggio scorso. "Oh mio Dio, grazie avvocato", ha detto al suo legale scoppiando in lacrime.
Nel processo abbreviato, a porte chiuse, stamattina il pm Nicola Rossato ha chiesto la condanna a 8 mesi e 400 euro di multa. La difesa del cantante, il cui arresto non era stato convalidato nell’immediatezza, aveva chiesto il processo abbreviato condizionato all’acquisizione dei filmati delle telecamere, immagini che sono state mostrate nel corso dell’udienza. I difensori, gli avvocati Simone Ciro Giordano e Massimiliano Annetta, in aula hanno chiesto l’assoluzione piena.

L’episodio di cui era accusato il cantante vede protagonista anche un’amica, Fabiana Muscas, 53 anni, la cui posizione è stata stralciata. La procura di Milano impugnerà la sentenza di assoluzione.

La donna, la volta scorsa, ha chiesto di essere ammessa all’istituto della messa alla prova, ovvero di potere svolgere lavori di pubblica utilità in un’associazione che si occupa di donne vittime della tratta della prostituzione a Cagliari. Per lei l’udienza è in programma il 17 dicembre quando il giudice deciderà se ammettere la richiesta di messa alla prova della donna, assistita dal legale Giuseppe Castellano, al programma che durerà 52 settimane.

"Non ho mai smesso di credere" scrive in un post Marco Carta. "E come se oggi mi svegliassi da un brutto sogno. Perché è questo che rimane, solo un brutto ricordo in via d’estinzione". "Ringrazio tutte le persone che non hanno mai creduto neanche per un secondo alle cattiverie dette gratuitamente. Grazie alla mia famiglia, ai miei amici, quelli veri. Grazie Sirio, amore mio", aggiunge. "Adesso posso riprendere ancora più forte la mia musica e le mie giornate, ora posso tornare a sorridere. Grazie al mio World Paper. Grazie dal profondo del mio cuore ai miei avvocato Simone Giordano Ciro e Massimiliano Annetta", conclude Carta.

Maltempo, è allerta nel Lazio

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"Il Centro Funzionale Regionale ha emesso un bollettino che riporta una valutazione di criticità codice giallo per rischio idrogeologico per temporali". Lo comunica in una nota la Protezione Civile del Lazio. "I fenomeni temporaleschi previsti saranno sparsi, anche a carattere di rovescio o temporale. Si susseguiranno dal tardo pomeriggio di oggi, sabato 2 novembre, e per le successive 12-18 ore sulle seguenti zone di allerta del Lazio: Bacini Costieri Nord, Bacino Medio Tevere, Appennino di Rieti, Roma, Aniene, Bacini Costieri Sud e Bacino del Liri".

"La Sala Operativa Permanente della Regione Lazio ha diramato l’allertamento del Sistema di Protezione Civile Regionale e invitato tutte le strutture ad adottare tutti gli adempimenti di competenza. Si ricorda, infine, che per ogni emergenza la popolazione potrà fare riferimento alle strutture comunali di Protezione Civile alle quali la Sala Operativa Regionale garantirà costante supporto".

Domenica il maltempo interesserà tutte le regioni centro-settentrionali e parte del Sud, con fenomeni più intensi al Nord e sulle regioni tirreniche. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte, alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati, ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento.

L’avviso prevede dalla mattinata di oggi, precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, sulla Liguria, in successiva estensione alla Toscana. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento. Sulla base dei fenomeni in atto e previsti, è stata valutata per la giornata di oggi, sabato 2 novembre, allerta gialla sulla Liguria, su gran parte della Toscana, sull’Umbria, sul Lazio, sulla Puglia meridionale, sui versanti tirrenico-meridionale e ionico della Calabria e sul settore occidentale della Sardegna.

Redazione

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