Addio, Maestro!

La scomparsa di Andrea Camilleri

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Andrea Camilleri era il padre, il nonno, il fratello che tutti avremmo voluto avere. Fermarsi ad ascoltare le sue perle di saggezza era un privilegio sia per l’intellettuale che per l’operaio, senza distinzione di classe o cultura, poiché il Maestro parlava con il cuore, in modo semplice, e non la mandava a dire.

Questo suo linguaggio colto, appartenente ad un uomo “di lettere” che della scrittura aveva fatto una delle tante sue attività professionali, talvolta intarsiato da espressioni dialettali della sua amata terra d’origine, arrivava direttamente a tutti coloro i quali si concedevano il privilegio di ascoltarlo.

Andrea Camilleri era nato a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, il 6 settembre del 1925 ed è arrivato al grande pubblico grazie alla sceneggiatura dei suoi capolavori aventi come protagonista il commissario Montalbano, trasmessi in prima serata dalla Rai. Camilleri tuttavia è stato anche regista, drammaturgo e docente, non solo scrittore e sceneggiatore.

Ottenuta la maturità classica - senza tuttavia sottoporsi all’esame di stato, sospeso per il secondo conflitto mondiale - il Maestro si iscrisse alla facoltà di Lettere ma non conseguì la laurea e successivamente, trasferitosi nella capitale, fece ingresso nell’Accademia di Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, ultimando con successo gli studi nel 1952.

Camilleri non ha mai fatto mistero della sua fede politica, perché di fede si trattava e come tale non avrebbe mai potuto rinnegarla, neanche quando ciò gli era costato l’esclusione da importanti incarichi dirigenziali, anche in Rai. La stessa Rai alla quale bastava che nel palinsesto serale inserisse una puntata del Commissario Montalbano per risolvere la questione degli ascolti...

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Nonostante la tanta ingratitudine subita, di gran lunga superiori sono state le attestazioni di stima e affetto ricevute dal Maestro.

Più volte, nell’ultimo periodo della sua esistenza, lo scrittore, intervistato, aveva espresso sconcerto e disgusto per la situazione politica nel nostro Paese.

La sua enorme umanità gli impediva di chiudere gli occhi dell’anima, nonostante da qualche tempo avesse smesso di vedere forme e colori.

Dell’aver perso la vista si crucciava moltissimo poiché questo gli impediva di scrivere e di leggere autonomamente, ma Andrea Camilleri non si è mai fermato e la sua attività teatrale, letteraria e cinematografica è stata inarrestabile.

La sua verve contraddistingueva ogni monologo, così come la sua appassionata difesa dei diritti umani.

Usava la parola nel modo più incisivo e poco importava se, per rendere di più l’idea, si rendesse necessario l’utilizzo di espressioni “colorite”.

Il fatto è che riusciva con la sua voce, ma soprattutto con la sua penna, a colpire più e meglio di una spada: questo era il suo “asso nella manica”.

Se ora potesse leggere ed ascoltare le attestazioni di stima a lui rivolte, superato lo stupore di essere in grado di poterle ascoltare da un luogo di cui, lui non ateo militante ma scettico su tutto ciò che concerne il sovrannaturale, ha sempre negato l’esistenza, probabilmente direbbe: «Invece di rompere i cabbasisi con questi “inutili” panegirici, pensate a voi stessi, a come cambiare il mondo in cui vivete, che di questo passo...».

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Buon viaggio Maestro, grazie per aver abbellito, con la Sua opera, il panorama artistico e culturale del nostro Paese e non solo...

Inutile dirLe che resterà immortale nei suoi personaggi, nei suoi romanzi e nei suoi monologhi e che anche le generazioni future potranno godere della Sua immensa eredità culturale.

Lucia D’Amore

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