A salvaguardia dell’italiano

L’iniziativa della Zanichelli contro la riduzione del lessico

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Lasciatemi parlare, sono un italiano”. Ecco, parafrasare una delle più celebri canzoni di Toto Cutugno rende bene l’idea di ciò che sta accadendo alla nostra lingua: oltre tremila parole rischiano di essere completamente dimenticate.

Si tratta di tremila e duecento termini, per l’esattezza, su circa ottantamila; secondo i calcoli, dunque, circa il quattro percento del totale. Se, di primo acchito, questo dato non sembra essere preoccupante, lo diventa se si prende in esame uno studio di anni fa, secondo cui la popolazione italiana non utilizzerebbe più di ottomila vocaboli su tutti quelli disponibili.

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Se la matematica non è un’opinione, come si suol dire, il nostro lessico scende dal dieci al sei per cento. Ed è un drastico impoverimento. Sono proprio i linguisti a lanciare l’allarme, soprannominando queste parole a rischio estinzione come “parole panda”. Termini della lingua comune sempre meno presenti nell’uso scritto, orale e nella comunicazione in generale, che rischiano di finire nel dimenticatoio del lessico collettivo insieme a vocaboli come “idiosincrasia” o “turlupinare”, giusto per fare un paio di esempi.

Ma l’editore Zanichelli non ci sta e si schiera contro questo depauperamento estremamente rapido: a Torino, in Via Garibaldi, approda un maxi dizionario interattivo, il quale presenta le parole a rischio cancellazione contrassegnate da un fiorellino.

Anche i docenti di italiano e non, intervistati in giro per l’Italia, accolgono con grande approvazione questa scelta, non volendo arrendersi a vedere i propri studenti trascurare questi termini in favore di sinonimi più comuni e intuitivi, ma più generici e meno ricchi di sfumature espressive.

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La scarsa varietà lessicale in uso dalla popolazione, inoltre, farebbe perdere all’italiano il suo status apprezzato in tutto il mondo di “lingua con il maggior numero di vocaboli”. Ognuno di questi presenta sfaccettature che lo rendono poliedrico e unico, diverso da qualunque altra parola.

Inutile dire che, dovesse passare effettivamente questa sorta di cancellino sui vocabolari, ciò comporterebbe una banalizzazione del modo di scrivere e parlare. Ma soprattutto, fatto più grave degli altri, del modo di pensare e ragionare.

Questo non deve assolutamente accadere. E dobbiamo essere noi i primi nel cercare di impedirlo.

Francesco Bulzis

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