A VENT’ANNI DALL’AUTONOMIA SCOLASTICA, A CHE PUNTO E’ LA SCUOLA?

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Il D.P.R. 275/1999 ha compiuto vent’anni. E con esso l’autonomia delle scuole.

A seguito dell’art. 21 della L. 59/1997, che attribuiva alle istituzioni scolastiche la personalità giuridica, il D.P.R. 275/1999 detta le regole di quella che è attualmente l’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo delle scuole di ogni ordine e grado, funzionale a garantire a ciascun alunno ampi spazi di autonomia e di flessibilità, per intervenire e rendere flessibile l’assetto organizzativo dei tempi, degli spazi, delle classi, dei gruppi d’apprendimento, per l’utilizzo funzionale dei docenti, nonché per attivare insegnamenti opzionali, facoltativi ed aggiuntivi per innovare il campo delle metodologie e delle risorse strumentali e, infine, per tentare efficaci protocolli di ricerca e sperimentazione. A dare completamento all’autonomia scolastica, da una parte, il D.I. 44/2001 che regolamenta l’autonomia finanziaria; dall’altra, l’attribuzione della qualifica dirigenziale ai capi d’istituto con il D. Lgs. 59/1998.

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Nucleo centrale dell’autonomia scolastica è il Piano dell’Offerta Formativa (POF ex art 3 del D.P.R. 275 del 1999), ora trasformato in Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) con la L. 107/2015. Infatti, se la norma assegna a tutte le istituzioni scolastiche l’autonomia didattica ed organizzativa, va da sè che esse si debbano dotare di un documento costitutivo della loro identità culturale e progettuale che ne espliciti le scelte in materia di progettazione curricolare, extracurricolare, organizzativa e didattica.

L’autonomia organizzativa (art. 5 D.P.R. n. 275/99) consente di dare al servizio scolastico flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia e di realizzare l’integrazione e il miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, anche attraverso l’introduzione e la diffusione di tecnologie innovative.

L’Autonomia didattica (art. 4 D.P.R. n. 275/99) è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere. si sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti didattici, organizzazione e tempi di insegnamento, da adottare nel rispetto della possibile pluralità di opzioni metodologiche nonché in ogni iniziativa che sia espressione di libertà progettuale, compresa l’eventuale offerta di insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel rispetto delle esigenze formative degli studenti.

La L. 107/2015 rafforza l’autonomia scolastica, offrendo alle scuole nuovi strumenti per la flessibilità didattica e organizzativa. Tuttavia, siamo ancora lontani da una scuola capace di autodeterminarsi.

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In realtà, l’autonomia scolastica richiede insegnanti e capi di istituto che sappiano prendere le giuste decisioni sul campo. Per fare questo, devono avere familiarità con il background degli studenti, i loro punti di forza e di debolezza, e le pratiche pedagogiche, gli strumenti o le risorse necessarie per un ambiente di apprendimento ottimale. Ciò può rivelarsi difficile se gli insegnanti e i capi di istituto non hanno le competenze necessarie per svolgere questi compiti. Ma i programmi di formazione, insieme a una forte cultura collaborativa nelle scuole e nelle comunità, possono aiutare a costruire una più solida comprensione delle migliori pratiche.

L’autonomia è certamente una pratica di gestione potente, che ha visto risultati positivi in ​​vari campi e settori. Ma può anche essere un’arma a doppio taglio. Senza un orientamento strategico, strutture di “accontability” o meccanismi collaborativi, i capi di istituto e gli insegnanti possono sentirsi persi di fronte a crescenti responsabilità. Se attuata in modo efficace, tuttavia, l’autonomia scolastica condivide la responsabilità dell’educazione con tutti gli attori, riconoscendo e sfruttando i loro ruoli distinti per garantire i migliori risultati per gli studenti. Perché – e non bisogna dimenticarlo – l’obiettivo prioritario della scuola, quello a cui tutti i soggetti della comunità educante devono tendere, è il successo formativo di tutti gli alunni.

Mary Divella

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