A PROPOSITO DI SIRIA

La guerra raccontata da fonti del luogo raccolte in un articolo utile per fare chiarezza.

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Mi è capitato di recente di leggere, tra gli articoli sul conflitto siriano, versioni ed analisi più o meno condivisibili sulle sue origini, tanto che ho pensato, consultando fonti del posto considerate autorevoli, di fare chiarezza per amore di verità, unico fine, a mio giudizio, che L’informazione dovrebbe perseguire.Sarebbe interessante ad esempio stabilire i ruoli dei principali protagonisti di questa guerra che ha inizio nel Marzo del 2011: da un lato BASHAR AL ASAD proclamato presidente della Repubblica alla morte del padre HAFIZ, dall’altro il popolo siriano, da un altro ancora le grandi potenze mondiali.Nella data fissata come inizio del conflitto, ha luogo una manifestazione pacifica a DARAYA, città a sud della Siria. Come spesso accade la rivoluzione ha origine da un malcontento popolare derivante in questo caso dal governo di AL ASAD figlio che, a dispetto di quanto era stato promesso, si rivela tutt’altro che democratico.Figlio dell’occidente per formazione - i suoi studi sono stati svolti nella moderna Inghilterra - al ASAD si è tuttavia rivelato un dittatore.Nessuna guerra ideologica dunque, ma ribellione al regime.

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Procediamo con ordine: BASHAR al ASAD "eredita" dal padre alla sua morte la presidenza del paese: affinché ciò avvenga, il parlamento siriano modifica la legge che fissa la minima età perché un cittadino possa essere eletto.La nomina di AL ASAD dopo un trentennio di repressione viene salutata come una ventata di aria fresca, specie nella fase di regresso sociale ed economico in cui si trova la Siria nel luglio del 2000, anno in cui avviene la "successione".Lo spiraglio di luce individuato in questa pseudo-apertura del nuovo governo, rinverdisce le speranze della intelighenzia siriana. Prende cosi il via la "PRIMAVERA DI DAMASCO", rifioriscono i salotti culturali, si palesano le richieste di rinnovamento, prime fra tutte l’eliminazione della legge marziale e la liberazione dei prigionieri politici.

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Dopo l’iniziale apertura, il regime di AL ASAD si rivela in tutta la sua veste repressiva: le politiche economiche sono volte a depauperare sempre di più le classi medie a favore dell’ oligarchia siriana.Anche i telefilm che criticano le forze di sicurezza del paese, si rivelano fumo negli occhi di chi si rifiuta di vedere la realtà.Nel 2003, a seguito dell’invasione statunitense in Iraq - voluta da GEORGE W BUSH - AL ASAD, temendo un attacco americano, sveste il rassicurante abbigliamento civile per mostrare la faccia militare e repressiva del suo governo.Se da un lato si condanna la politica imperialistica degli USA, dall’altro il Governo siriano accoglie e tortura prigionieri per conto dei Stati Uniti.Questo fa si che il paese diventi un punto di incontro, passaggio ed addestramento di jahdisti ed affiliati di Al QUAEDA.

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Al fine di scongiurare il temuto attacco statunitense AL ASAD punta a destabilizzare il vicino Iraq. Avendo ormai rivelato la sua natura repressiva il governo deve affrontare il malcontento dell’intero paese che diviene sempre più pressante.Nell’era della globalizzazione e dei new media, la rivolta parte da facebook: nel gennaio del 2011 gli appelli sui social network si rivelano tuttavia inefficaci e disattesi.Fa da detonatore, poco dopo la deposizione di Mubarak, l’apparizione di una scritta sui muri di una scuola elementare in riferimento all’imminente fine del governo del "dottore". Quella notte stessa 25 alunni dell’età media di undici anni vengono prelevati dalle proprie abitazioni.Alla richiesta di liberazione pronunciata dai loro padri, le risposte offensive non lasciano alcuna speranza.Da questo momento da ogni parte del paese si muovono manifestazioni di protesta, così al termine della preghiera del venerdì, unica occasione di incontro consentita al regime, partono cortei di manifestanti contro quel "dottore" che aveva promesso progresso, ma che nella realtà si era rivelato vittima dell’ establishment ereditato dal padre.

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L’ottimismo ostentato da AL ASAD in parlamento, nel marzo 2011, stride fortemente con la reale situazione siriana: si contano un centinaio di vittime per la repressione e ciò rappresenta il punto di non ritorno. Dalla richiesta di riforme si passa alle azioni per rovesciare il regime con la conseguente esecuzione del presidente, proprio come era avvenuto per SADDAM HUSEIN.Ogni forma di propaganda e protesta viene adottata: il denominatore comune è tuttavia la non violenza, perche solo una rivolta pacifica può contrastare un regime repressivo.La svolta si ha nell’estate del 2011 quando la rivolta si fa armata. Vi sono numerose defezioni nell’esercito governativo e si arriva presto alla costituzione dell’esercito libero siriano, la cui principale funzione è quella di difendere e proteggere le manifestazioni di protesta.Aumentano di pari passo le repressioni e si contano centinaia di morti tra i civili, nonostante i movimenti non violenti siano sempre più organizzati.Nel 2012 la guerra è ormai conclamata, aumentano le diserzioni nell’esercito siriano, il regime può tuttavia contare sui rifornimenti di armi, carburante e denaro da parte degli alleati Russi.

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Nascono le forze di difesa nazionale costituite dai mercenari ed ex galeotti per compensare la debolezza dell’esercito di Stato e per combattere quello, mal strutturato, di liberazione siriana, al quale si sono nel frattempo affiancate le forze islamiche di combattenti rivoluzionari religiosi.Contemporaneamente vede la luce JABHAT AL NUSRA, ramo siriano di AL QAEDA, costituito principalmente da reduci della JIHAD in Iraq.Meglio strutturato JAN mostra una maggiore efficacia nel combattere il regime dittatoriale di al ASAD, potendo contare su adepti disposti all’estremo sacrificio.Molti giovani siriani preferiscono arruolarvisi, abbandonando l’esercito di liberazione siriana, garantendo i primi persino una pensione di reversibilità ai familiari dei martiri.I rivoluzionari pacifisti rimandano la risoluzione dei problemi di natura morale derivanti dall’alleanza con le forze armate di JAN, a dopo l’auspicata destituzione di AL ASAD, evento che reputano imminente.Nulla di più sbagliato: neanche l’intervento dell’ONU con KOFI ANNAN, produce i suoi frutti di porre fine alla guerra in Siria che emerge in tutta la sua violenza, costringendo Damasco ad utilizzare le forze aeree.Il regime resiste, cambiando di volta in volta strategia, isolando e reprimendo i ribelli.

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Si assiste alla prima ondata di profughi che cercano di raggiungere il territorio turco, giordano, libanese ed egiziano.I primi tra i profughi sono i professionisti e gli appartenenti all’alta borghesia, nell’illusione che questa sia una fuga temporanea; chi non ha le risorse per acquistare i biglietti aerei e prendere in affitto un appartamento non può far altro che diventare un "rifugiato interno".La popolazione siriana è ormai allo stremo, impoverita ed affamata; ci si nutre di insetti ed animali domestici, l’alternativa è la morte per inedia.Con l’ingresso nel maggio 2013 del PARTITO DI DIO, le illusioni dei ribelli di una imminente destituzione di AL ASAD e del suo regime decadono miseramente.

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Come se non bastasse, nell’agosto del 2013 un attacco chimico nella periferia di Damasco provoca in poche ore la morte di oltre mille persone, in massima parte bambini.All’imbarazzo di OBAMA, il quale aveva da un lato dichiarato che l’utilizzo delle armi chimiche sarebbe stato il punto di non ritorno perchè gli Usa intervenissero con le loro milizie e la poca volontà dall’altro di impelagarsi in una guerra in territorio siriano, pone rimedio la Russia facendosi garante di un accordo volto alla distruzione di tali armi.In un’alternanza di conflitti tra governativi e ribelli che non portano a nulla, si fa avanti nella metà del 2013 l’idea espressa da OMAR AZIZ (economista anarchico tornato dall’esilio in Arabia Saudita ed ucciso dalle forze del regime), secondo cui all’agire rivoluzionario debba affiancarsi un agire politico alternativo alla dittatura.Nascono così tentativi di autogoverno locale e sindacati aventi come finalità la tutela dei cittadini e della loro quotidianità; nascono inoltre tribunali e forze di polizia civile.Nel panorama disomogeneo che viene delineandosi, si inserisce la realtà dello STATO ISLAMICO dell’ISIS o, come viene dispregiativamente denominato dagli stessi siriani, DAESH.Accolto inizialmente come un alleato contro AL ASAD, rivela ben presto la sua reale natura e le finalità dell’intervento nel paese: la conquista dei territori in mano ai ribelli.Solo nel giugno 2014 vi sarà uno scontro aperto con il regime.Innumerevoli sono le conquiste di DAESH e il prezzo pagato in vite umane è salatissimo.Per questa ragione a partire dal gennaio 2014 le forze rivoluzionarie siriane dichiarano guerra a DAESH oltre che alle milizie del regime che guadagnano il terreno precedentemente perso grazie all’impegno dei ribelli proprio di DAESH.Il regime sembra non voler colpire questi ultimi, in alcuni casi anzi garantisce loro copertura aerea.Falliscono ulteriori tentativi di instaurare la pace da parte dell’ONU e dei successori di KOFI ANNAN: le parti siriane contrapposte non accettano alcuna forma di dialogo.Nel giugno dello stesso anno, in seguito alla costituzione di un nuovo pseudo Stato islamico, l’attenzione del mondo si rivolge a questa nuova realtà guidata da ABUBAHR AL BAGHDADI.

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Con manifestazioni plateali, quali la decapitazione del giornalista statunitense JAMES FOLEY a cui seguiranno azioni sempre più violente e brutali, DAESH catalizza l’attenzione mondiale e si rafforza sempre più.Ormai l’organizzazione guidata da AL BAGHDADI, espandendosi in Siria ed Iraq, preoccupa gli USA tanto da condurre ad una coalizione internazionale contro il califfato.Ben presto gli USA decidono di armare e sostenere i curdi.Nel 2015 entrano nuovamente in scena gli eserciti Russi aventi anch’essi come obiettivo la sconfitta e la distruzione di DAESH.Ciò nonostante, quest’ultima continua ad avanzare conquistando nel maggio del 2015 Palmira, città successivamente riconquistata dall’esercito lealista grazie al sostegno russo.

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Viene quindi, a Palmira, costruita una base militare sovietica e al contempo gli Usa stabiliscono nei pressi della città di HASAKA una base per i caccia americani.L’intervento turco definito "scudo dell’Eufrate" destabilizza i piani degli States.Dopo il tentato colpo di Stato del luglio 2016 in Turchia, probabilmente appoggiato dagli USA, Erdogan si riavvicina alla Russia accettando che una possibile transizione della Siria venga guidata da AL ASAD.Il paese diviene cosi territorio di spartizioni geografiche, di rivolte su più fronti guidate dai più disparati interessi politici ed economici.Quel che resta oggi della Siria è una popolazione che nel corso degli ultimi anni ha subito una gravissima perdita in termini di vite umane.Circa mezzo milione di morti e la quasi totalità della popolazione costretta ad abbandonare la propria abitazione.Il territorio smembrato è in massima parte controllato dalla Russia con cui AL ASAD ha preferito allearsi pur di non cedere ai ribelli.

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Questi ultimi, fautori di una rivoluzione inizialmente pacifica e motivata non già da vaghi ideali religiosi, ma da malcontento politico, cercano tuttora di riportare la rivolta agli ideali da cui fin dall’origine era ispirata, oltre al tentativo di costruire una alternativa democratica al regime.Questa la ricostruzione fedele di quanto dal 2011 ad oggi è accaduto in territorio siriano con i ruoli che i principali "attori" hanno svolto e continuano a svolgere.Questa è la mia idea di informazione.A mio giudizio "approfondimento" non è sinonimo di pièce teatrale, bensì di analisi apolitica e apartitica di un fatto, per comprendere il quale è necessaria una visione libera da qualsiasi ideologia politica o religiosa che sia.

Roberto Pedron

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