A POCHI GIORNI DALLE ELEZIONI, SI ALLARGA IL CASO RIMBORSI DEL M5S

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Negli ultimi giorni si sta parlando molto del cosiddetto “scandalo rimborsi” all’interno del Movimento 5 Stelle. La trasmissione televisiva “Le Iene” ha scoperto infatti che alcuni parlamentari del Movimento hanno truffato il partito non versando o fingendo di versare la quota di stipendio che tutti gli eletti del M5S sono tenuti a versare in un fondo per il microcredito gestito dal ministero dell’Economia. Almeno quattordici parlamentari sono coinvolti: avrebbero evitato di versare in tutto 1,4 milioni di euro, su un fondo di poco più di 20. Il Movimento ha ammesso alcune irregolarità e ha annunciato sospensioni ed espulsioni di tutti i parlamentari coinvolti. Luigi Di Maio promette tolleranza zero: "Fuori i furbetti dei rimborsi ma anche i massoni" e minaccia di ricorrere alle via legali contro i candidati che non rispetteranno l’impegno di rinunciare al loro seggio in Parlamento.

cms_8476/2.jpgIntanto la vicenda assume sempre più i connotati di una farsa. Il numero dei parlamentari coinvolti nello “scandalo rimborsi” aumenta. Sono saliti a 14 i ’falsificatori’, secondo quanto si legge sul sito de “Le Iene”, che anticipa i contenuti della nuova trasmissione. Tra i nomi, nei giorni scorsi, spicca quello della deputata Giulia Sarti che ha denunciato l’ex fidanzato, colpevole secondo le accuse della pentastellata, di aver truccato la contabilità sui rimborsi al fondo per le piccole e medie imprese.

Sarti avrebbe difeso a spada tratta il suo operato con i vertici, puntando il dito contro l’ex fidanzato, che avrebbe sottratto, secondo quanto riferito dall’agenzia AdnKronos circa 20mila euro.

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Il caso, esploso con il servizio delle Iene, sta quindi deflagrando ben oltre le aspettative. E sta producendo molto imbarazzo. Anche per il sistema truffaldino usato per trattenere parte di quanto dovuto: effettuare i bonifici - giusto il tempo per scannerizzare la ricevuta e caricarla sul portale - e poi revocarli entro 24 ore. Ovviamente le polemiche divampano tra gli avversari politici, soprattutto se si pensa che siamo in campagna elettorale. “L’affaire dei rimborsi è una truffa acclarata, messa in atto da "moralizzatori senza morale" che hanno ’pontificato’ sui comportamenti altrui che adesso restano in lista e, al contrario di quello che dice Luigi Di Maio, non potranno essere allontanati. Quindi, gli elettori se li ritroveranno sulla scheda il 4 marzo alle elezioni politiche”, dice il segretario del PD, Matteo Renzi, parlando a “No Stop News” su Rtl 102.5. "La vicenda in sé – ha aggiunto Renzi - non è importante per i soldi che mancano. Quello è un problema dei 5Stelle. Sono anni che ci fanno la morale, che loro sono più bravi perché restituiscono i soldi, ma siccome ci sono delle truffe evidenti, acclarate, penso che chi abbia la responsabilità debba dire come stanno le cose. Si sono presentati come diversi dagli altri e invece sono come tutti gli altri".

cms_8476/4.jpgIl caso sta avendo una notevole risonanza sui giornali, infatti, proprio perché sin dalla sua fondazione il Movimento ha costruito la sua identità politica soprattutto sull’onestà, sostenendo con forza che i suoi membri fossero profondamente diversi dal resto della classe politica prima ancora che per idee e programmi: più rispettosi delle regole, più corretti, più affidabili, più onesti. Il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, sosteneva che per cambiare le cose fosse sufficiente eleggere in Parlamento un gruppo di comuni cittadini motivati da alti ideali che, anche con la sola presenza, avrebbero reso le cose più difficili ai disonesti. La realtà, però, sembra smentirlo.

Diceva con saggezza Pietro Nenni, leader storico del Partito socialista italiano, che chi si mette a fare a gara a chi è più puro prima o poi troverà sempre qualcuno più puro che lo epura. Ecco. Se vogliamo capire in modo plastico il dramma politico vissuto in queste ore dal Movimento 5 stelle, dobbiamo partire da qui. Anche se, a leggere gli ultimi sondaggi prima del silenzio elettorale, anche questa volta il M5S è passato indenne dalla bufera mediatica.

Mary Divella

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