A Herat, rischio attacchi contro forze straniere (Altre News)

Russiagate, Durham indaga su Cia e ruolo servizi alleati - Video porno sui social, candidato a sindaco di Parigi si ritira - Putin: "No a genitore 1 e genitore 2, ci sono mamma e papà"

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Allerta a Herat, rischio attacchi contro forze straniere

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Rischio attentati contro le truppe internazionali nell’area di Herat, in Afghanistan, dove si trovano anche militari italiani. E’ quanto si apprende da fonti di intelligence, secondo le quali il contingente italiano è al corrente dei possibili attacchi.

Stando alle fonti, si è tenuto un incontro tra iraniani, rappresentanti dei Talebani di Peshawar, città del Pakistan, e dell’Isi, l’intelligence pakistana, allo scopo di pianificare attacchi in particolare contro le forze statunitensi di stanza in Afghanistan.

Già lo scorso 11 febbraio c’era stato un allarme a Herat per un sospetto ordigno esplosivo posizionato a bordo di un camion civile all’ingresso della base di Camp Arena. Il veicolo era poi stato dichiarato non pericoloso.

Russiagate, Durham indaga su Cia e ruolo servizi alleati

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(Marco Liconti) - John Durham, il procuratore incaricato dal ministro della Giustizia William Barr di indagare sull’origine dell’inchiesta Trump-Russia, sta concentrando la sua attenzione sull’operato della Cia e sul ruolo di uno o più servizi di intelligence alleati. Secondo fonti a conoscenza dell’indagine, citate dal New York Times, "Durham sembra seguire una teoria secondo la quale la Cia, sotto la guida dell’allora direttore John Brennan, aveva una posizione preconcetta riguardo alla Russia o cercava di ottenere un determinato risultato". A questo scopo, la Cia di Brennan, secondo l’ipotesi seguita dal procuratore Durham, "cercava di impedire alle altre agenzie di avere un quadro completo, affinché non interferissero con quell’obiettivo".

Ma c’è dell’altro. Durham, sempre secondo le fonti a conoscenza di alcuni particolari aspetti della sua indagine, sta valutando "se e come le informazioni provenienti da governi stranieri o dalla stessa Cia abbiano giocato un ruolo nell’alimentare i sospetti dell’Fbi sui legami della campagna di Trump con la Russia".

"Stupidaggini", le ha bollate Brennan in un’intervista trasmessa giovedì sera dalla Msnbc. Per l’ex direttore della Cia, si tratta di "un’altra indicazione di come Donald Trump stia usando il dipartimento di Giustizia per colpire i suoi nemici".

I repubblicani hanno sempre contestato l’indagine dell’Fbi sui presunti legami con Mosca della campagna presidenziale di Donald Trump per danneggiare Hillary Clinton. Il Rapporto del procuratore speciale Robert Mueller, che nel 2017 accorpò sotto la sua guida l’indagine aperta dall’Fbi, concluse che, sebbene la Russia interferì nelle elezioni presidenziali del 2016, non vi sono prove di un legame diretto, né di un complotto tra la campagna di Trump e Mosca, per danneggiare la candidata democratica.

Il ministro della Giustizia William Barr, dopo la conclusione dell’inchiesta Mueller, ha affidato al procuratore del Connecticut John Durham, di riconosciuta reputazione bipartisan, un’indagine per fare chiarezza sulle origini dell’indagine Trump-Russia, sospettando che vi siano state delle forzature da parte dei vertici dell’epoca dell’Fbi e della Cia, forse in concorso con servizi di intelligence alleati, per danneggiare Trump. Una recente indagine interna dell’ispettore generale del dipartimento della Giustizia Usa, Michael Horowitz, ha concluso che nell’indagine Fbi sulla campagna di Trump vi furono negligenze e forzature, in particolare nelle richieste di autorizzazioni presentate ai giudici per intercettare esponenti della campagna.

Barr e Durham, nell’ambito della loro indagine sull’origine del Russiagate, la scorsa estate sono stati due volte in visita a Roma per incontrare i vertici dell’intelligence italiana, che hanno ripetutamente negato qualsiasi coinvolgimento nel presunto complotto ai danni di Trump. In particolare, i nostri servizi segreti hanno escluso qualsiasi legame con Joseph Mifsud, il misterioso professore maltese che lavorava nella romana Link Campus University, del quale non si hanno più tracce da oltre due anni.

Secondo il rapporto del procuratore speciale Mueller, fu proprio Mifsud che offrì nella primavera del 2016, all’allora consulente della campagna di Trump, George Papadopoulos, materiale "sporco" su Hillary Clinton, sotto forma di migliaia di email hackerate dai russi. Quel contatto fu la ’scintilla’ che diede il via alla controversa indagine dell’Fbi sui presunti legami tra Trump e la Russia. Secondo la contronarrativa repubblicana, Mifsud non era un "agente russo", bensì un ’agente provocatore’ manovrato dall’Amministrazione Obama, forse in accordo con servizi di intelligence alleati, per compromettere la campagna di Trump.

Tornando alle presunte ramificazioni estere del cosiddetto Russiagate, Durham starebbe anche cercando di comprendere la natura di uno scontro tra la Cia e Nsa (National Security Agency) riguardo alla condivisione tra le due agenzie di una serie di dati riservati relativi alla Russia. Un altra disputa tra le agenzie di intelligence Usa si sarebbe consumata in merito ad una serie di email hackerate dai servizi russi e riconducibili al dipartimento di Stato Usa e alla stessa Casa Bianca.

Un servizio di intelligence alleato, secondo la ricostruzione del New York Times, aveva ottenuto esso stesso copia delle email hackerate e le aveva consegnate al governo Usa. La richiesta di esame di queste email da parte dell’Fbi venne però bloccata dagli avvocati della Casa Bianca. L’argomento utilizzato fu che, poiché l’indice del materiale preparato dal servizio di intelligence alleato indicava che tra le email hackerate erano presenti anche messaggi dello stesso presidente Barack Obama e di membri del Congresso, in nome della separazione dei poteri non era possibile per l’Fbi esaminare i messaggi privati dei parlamentari.

Un altro scontro tra le agenzie di intelligence Usa e l’Fbi oggetto dell’indagine di Durham, che vuole comprendere i meccanismi di analisi e decisionali che orientarono l’indagine su Trump, riguarderebbe la gestione di una fonte della Cia all’interno del Cremlino. La Nsa voleva valutare in maniera più approfondita la credibilità della fonte, mentre la Cia, che eventualmente cedette alla richiesta, all’inizio si mostrò contraria a rivelare l’identità dell’informatore.

Il contrasto emerse anche riguardo al peso da attribuire alle informazioni ricavate dalla fonte. Se per l’Fbi e la Cia c’era un "alto" livello di attendibilità, per la Nsa l’attendibilità era solo "moderata". In seguito, la ’talpa’ venne estratta dalla Russia insieme alla sua famiglia nel 2017 e assegnata ad un programma di protezione negli Usa. Da notare che l’informatore, inizialmente, si rifiutò di lasciare Mosca, alimentando il sospetto che si trattasse di un agente russo che faceva il doppio gioco. Non è chiaro se Durham lo abbia interrogato.

Video porno sui social, candidato a sindaco di Parigi si ritira

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L’ex portavoce del governo francese, e candidato del partito di Emmanuel Macron a sindaco di Parigi, ha ritirato la sua candidatura alle elezioni del prossimo marzo a seguito della pubblicazione di un video a contenuto sessuale. "Un sito Internet e i social media hanno pubblicato attacchi ignobili alla mia vita privata", ha dichiarato Benjamin Griveaux spiegando di aver deciso di ritirare la sua candidatura perché "non voglio esporre la mia famiglia e me stesso ad altri attacchi, dal momento che tutto è permesso".

Lo scandalo è esploso quando, mercoledì sera, un sito ha pubblicato un video con dei messaggi indirizzati a una donna che sarebbero stati inviati da Griveaux. Nell’annunciare il ritiro della sua candidatura, l’esponente del partito di Macron ha denunciato: "Da oltre un anno la mia famiglia ed io siamo oggetto di dichiarazioni diffamatorie, menzogne, voci, attacchi anonimi, diffusione di conversazioni private e minacce di morte". "Come se questo non bastasse, ieri è stato raggiunto un nuovo livello", ha detto ancora.

ARTISTA RUSSO RIVENDICA DIFFUSIONE DEL VIDEO - La diffusione del filmato è stata rivendicata da un controverso artista russo, Pyotr Pavlensky. In esilio in Francia, dove ha ottenuto asilo politico nel 2017, Pavlensky ha dichiarato ieri sera a Liberation di aver ottenuto il materiale da "una fonte" che aveva una relazione consenziente con il candidato del partito La Republique en Marche del presidente Macron. E oggi ha promesso altre denunce contro i politici "ipocriti".

Griveaux parla "di valori familiari, dice di voler essere il sindaco delle famiglie e cita sempre moglie e figli in esempio, ma fa tutto il contrario - ha detto l’artista a Liberation - Non m’importa della sessualità degli altri... ma devono essere onesti. Lui vuole guidare la città e mente agli elettori. Ora vivo in Francia, sono parigino, per me è importante". "Griveaux è stato il primo - ha aggiunto oggi Pavlensky all’emittente LCI - intendiamo continuare, l’attività del mio sito è appena iniziata". "Il mio obiettivo - ha proseguito - è denunciare il puritanesimo in politica e l’ipocrisia dei suoi responsabili".

Pavlensky, 35 anni, è noto per i suoi gesti eclatanti di protesta. Nel gennaio 2019 è stato condannato a tre anni di carcere, di cui due con la condizionale, per aver incendiato la facciata della Banca di Francia nell’ottobre 2017. In Russia non era stato da meno: nel 2012 si è cucito le labbra per protesta contro la condanna a due anni di carcere delle cantanti del gruppo Pussy Riot, accusate di aver ’profanato’ la cattedrale di Mosca. Un anno dopo si è inchiodato la pelle dei testicoli sulla piazza Rossa e nel 2015 ha dato fuoco alle porte dell’ex sede del Kgb.

CHI SOSTITUIRÀ GRIVEAUX? - Chi sostituirà Benjamin Griveaux come candidato Lrem al comune di Parigi? A quattro settimane dalle elezioni municipali, la clamorosa rinuncia dell’ex portavoce di Macron mette in difficoltà il partito La Republique en Marche. Lo scandalo Griveaux è arrivato come una bomba sulla campagna di un candidato che non era mai riuscito a sfondare, tanto che i sondaggi lo davano al terzo posto dopo la sindaca uscente, la socialista Anne Hidalgo, e l’ex ministra della Giustizia Rachida Dati, candidata del partito conservatore Les Republicains (Lr). Ora bisognerà trovare un nuovo nome, con il rischio di bruciare un esponente del partito in una gara tutta in salita.

Secondo Le Parisien circolano già alcuni nomi, come Delphine Burkli, minisindaca dell’undicesimo arrondissement, ex Lr passata al partito di Macron. Ma, per quanto apprezzata per il suo lavoro, appare troppo poco conosciuta. L’Eliseo, scrive il quotidiano, sarebbe propenso a puntare in alto, su un esponente del governo. La ministra della Salute, Agnes Buzyn, avrebbe da tempo fatto sapere di volersi mettere alla prova in una campagna elettorale. Ma data l’emergenza del coronavirus è difficile che possa anche candidarsi a sindaco di Parigi. Per questo si parla in queste ore di Marlene Schiappa, sottosegretaria per le Pari opportunità. Donna, piena di energia, conosce bene la materia essendo stata impegnata nella campagna di Griveaux, come candidata nel quattordicesimo arrondissement.

MONDO POLITICO CON GRIVEAUX - L’intero mondo politico francese ha reagito con sdegno alla diffusione del video. Sia gli altri candidati che esponenti di tutti gli altri partiti hanno espresso indignazione per la violazione della sua vita privata. "I parigini e le parigine si meritano un dibattito dignitoso", ha detto la sindaca uscente Anne Hidalgo, esortando al "rispetto della vita privata e delle persone". "Pieno sostegno" contro "un attacco indegno" che "è una minaccia grave per la nostra democrazia" è stato espresso da Credic Villani, il matematico che ha lasciato Lrem per candidarsi a Parigi. "I parigini meritano una campagna calma e dignitosa, all’altezza delle sfide per l’avvenire di Parigi", ha detto la candidata della destra, Rachida Dati.

Forte sdegno è stato espresso da Jean Luc Melenchon, normalmente poco tenero con il partito di Macron. "La pubblicazione di immagini intime per distruggere un avversario è odiosa - ha twittato il leader del partito della sinistra radicale France Insoumise - rifiutiamo la deriva voyeuristica della vita politica del nostro Paese". Anche il Rassemblemnt National, il partito di estrema destra di Marine Le Pen, ha stigmatizzato il video. "Non siamo in America", serve una distinzione fra vita privata e pubblica, ha detto il deputato Sebastien Chenu a Bfmtv.

Intanto il primo ministro Edouard Philippe ha detto di "rispettare" la decisione di Griveaux e gli ha espresso tutta la sua "simpatia". Durissima l’ex ministra socialista della Cultura Aurelie Philipetti, che su Twitter ha stigmatizzato la diffusione del video chiedendosi "fino a dove arriveremo con la vergogna e l’abominio?". "E’ una schifezza, una fiera della spazzatura", si è indignato su BfmTv il deputato Lrem Bruno Questel. "Attacchi inqualificabili e immondi" e "indegni della nostra democrazia", ha detto il segretario di Lrem Stanislas Guerini.

Putin: "No a genitore 1 e genitore 2, ci sono mamma e papà"

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"Per quanto riguarda ’genitore 1’ e ’genitore 2’, finché sarò presidente, ci saranno ’mamma’ e ’papà’. L’ho detto e lo ripeto". Vladimir Putin esclude che il matrimonio fra persone dello stesso sesso sarà reso possibile in Russia. "Fino a che sarò presidente", le cose non cambieranno. Il presidente russo è intervenuto sugli emendamenti della costituzione anticipati il mese scorso, riforme introdotte per preparare la scadenza del suo mandato al Cremlino nel 2024. Quale sia il progetto di Putin per gli anni successivi è oggetto di speculazione. Nel 2013 è stata introdotta in Russia una legge contro la propaganda gay di fronte ai minori.

Redazione

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