A CHE ORA È LA FINE DEL MONDO?

La distruzione della terra nell’epoca umana

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Le prime immagini fotografiche realistiche dell’impatto dell’uomo sulla natura risalgono agli anni ‘70 del secolo scorso, momento in cui la terra ha smesso di essere nell’immaginario collettivo un paradiso incontaminato. Si iniziò a raffigurare la cruda realtà, che rappresentava un mondo ferito a causa dell’azione deturpatrice dell’uomo e che adesso sta iniziando a dirigersi irreversibilmente verso il suo collasso. Siamo davvero ad un punto di non ritorno? In quella che è stata definita Antropocene, o era dell’uomo, si ha l’idea che l’umanità intera non sia più parte integrante della natura ma sia la sua più grande rovina: acidificazione degli oceani, aumento della temperatura media annua, estinzione di specie animali, minaccia per ogni organismo vivente e per la biodiversità. In seguito all’industrializzazione e a causa del maggiore bisogno di sostentamento per appagare le necessità di una crescente domanda, l’uomo (o meglio i 7,6 miliardi) ha prosciugato ogni materia prima naturale pensando fosse inesauribile, distrutto foreste facendo aumentare in maniera esponenziale il tasso di CO2 presente nell’atmosfera, scavato montagne per sostituirle con imponenti cumuli di spazzatura, utilizzato ogni riserva di minerali e fonti energetiche altamente inquinanti, ha sfruttato milioni di animali con i suoi allevamenti intensivi ed è stato artefice di molti altri contributi disumani.

Le sue “grandi gesta” vengono narrate e mostrate nel docufilm canadese ‘Antropocene: l’epoca umana’, presentato in anteprima al Toronto International Film Festival del 2018 ed oggi proiettato in alcune città italiane, in sala dal 19 settembre. "Sono rimasta colpita dalla capacità del film di mostrare una verità - l’abuso dell’uomo nei confronti del suo ambiente Terra - attraverso delle immagini indimenticabili, uniche”, dice Alba Rohrwacher, voce narrante in italiano del film, terzo della trilogia dedicata all’ambiente e che include Manufactured Landscapes (2009) e Watermark (2013). In contemporanea, la mostra presso la Fondazione MAST di Bologna ‘Anthropocene’, prorogata fino a gennaio 2020, è un’esplorazione multimediale che documenta la cruda impronta dell’uomo sulla terra. La mostra, come il film dei canadesi Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier, dirige lo spettatore verso una presa di coscienza che può e deve essere il primo passo, quello giusto, verso un vero cambiamento, infondendo speranza per una possibile inversione di rotta. È quello in cui credono fermamente i giovani dei Fridays for Future, noti come le migliaia di ragazzi e ragazze uniti in tutto il mondo dallo stesso obiettivo, quello di cambiare il futuro salvando il pianeta dal cambiamento climatico, scesi in piazza in risposta all’attivismo della giovane svedese Greta Thunberg. Non è tardi per agire: il 27 settembre si terrà lo sciopero generale per il clima, con l’appoggio del Ministro dell’Istruzione Fioramonti: “E’ la lezione più importante che i ragazzi possano frequentare”.

Nicòl De Giosa

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