A 30 ANNI DAL MURO DI BERLINO

“FREIHEIT, freiheit, freiheit…”, è il grido di libertà delle persone che per prime lo scavalcarono

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Il 09 novembre del 1989, accade un evento che dire epocale è riduttivo, un avvenimento che ha cambiato il corso della storia. Cade, sospinto dalla forza di chi non si è mai arreso alla barbarie di un atto tanto odioso e disumano, IL MURO che divide in due la città di Berlino. Una fiumana di gente tranquilla, sorridente e commossa, di vecchi che hanno visto sorgere il muro e di giovani, che vedono per la prima volta l’altra metà di Berlino, si riversa dall’altra parte. 200.000 persone, soprattutto giovani, che inneggiano “FREIHEIT, freiheit, freiheit…” (LIBERTÀ, libertà, libertà…) scavalca i calcinacci, si arrampica o si lascia tirare su da chi già ci è arrivato lì, in cima alla Cortina di Ferro. Quel giorno chiunque poteva vedere le immagini, mandate in onda durante i telegiornali di tutti i continenti, e gioire insieme ai Berlinesi per l’unità riconquistata. Ieri 9 novembre 2019, trent’anni dopo, la Germania ha festeggiato con luci e musica, la Libertà di quella parte che l’aveva perduta o non l’aveva mai conosciuta, perché nata nei 28 anni di permanenza del muro. Le celebrazioni sono iniziate con l’arrivo nella capitale tedesca dei capi di Stato di Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia, Paesi dell’allora blocco comunista, che hanno fatto visita al Memoriale del Muro. Questo si trova sulla ex-striscia di confine della Bernauer Strasse e conserva un pezzo del Muro con la torre di guardia. Frank-Walter Steinmeier dal palco costruito davanti alla Porta di Brandeburgo “simbolo di una città aperta” ha detto che la caduta del Muro è stata una “…fortuna per noi tedeschi, …fortuna per l’intera Europa, festeggiamo”.

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“Oggi ci sono altri muri – aggiunge il presidente tedesco –, muri di odio, di frustrazione, sono invisibili ma dividono lo stesso”. Ringrazia le popolazioni di Polonia, Ungheria, Cechi e Slovacchi per il loro contributo alla caduta del Muro. Ricorda e ringrazia il contributo dell’ultimo Presidente dell’Unione Sovietica M. Gorbaciov per la sua politica e ricordando Ronald Regan che gridava di “abbattere questo muro” proprio lì davanti alla Porta di Brandeburgo, esorta “…questa America come partner reciprocamente rispettoso, come partner per la democrazia e libertà, contro l’egoismo nazionale, questo è ciò che spero anche in futuro”. Dalla Cappella della Riconciliazione Angela Merkel afferma che “troppe persone furono uccise su questo muro perché cercavano la libertà […] non le dimenticheremo mai perché nessun muro che emargini esseri umani e limiti libertà è così alto o largo da non poter essere sfondato”. Migliaia le persone sotto “Vision in Motion”, una leggera e fluttuante installazione dell’artista Patrick Shearndi strisce multicolori che contengono 30.000 messaggi di desideri, speranze ed idee e poi, davanti alla Porta, un globo sul quale viene proiettato il mondo.

Nicòl De Giosa

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