AMY WINEHOUSE RITORNA A SETTEMBRE

Il mito della Winehouse rivive a settembre in un docufilm del regista inglese Asif Kapadia

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Amy Winehouse – all’anagrafe Amy Jade Winehouse – sta per rivivere in un docufilm per le grandi sale, grazie al regista inglese di origine indiana, Asif Kapadia. La cantautrice, stilista e produttrice cinematografica, tragicamente morta nel 2011 in seguito a un mix di alcol e droga, non poteva rimanere nel dimenticatoio a soli quattro anni dalla dipartita.

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Certo, la sua vita sregolata, fatta da “colpi di testa” e concerti cancellati, non può e non deve prevalere su quasi un decennio di produzione musicale, costellata da numerosi successi. Tutti gli amanti del genere Soul e delle ugole calde e profonde, come quelle degli afroamericani nei canti gospel, hanno necessità di rimanere ancorati al ricordo di un’artista che tanto ha lasciato, in termini di hit di successo, al mondo della Musica.

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Tornando indietro con la memoria, non sono molti i momenti in cui fotografi e cameramen, l’hanno immortalata con il sorriso stampato sul volto; ma, partendo dalla registrazione della serata dei Grammy Awards 2008, dove l’artista di origine ebraica si aggiudicò ben cinque premi (miglior album, miglior artista, migliori vendite, miglior singolo, migliore esecuzione), le tv hanno ripreso una Winehouse sorridente e a dir poco felice.

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E’ l’anno di Rehab, singolo estratto dall’Album del 2006, Back to Black. Il testo diRehab, è davvero indicativo della vita di Amy. Parla di riabilitazione e del suo rifiuto di andare in clinica a disintossicarsi, E a tal proposito, ricordiamo le sue parole rilasciate durante l’intervista a un tabloid britannico: «Ho chiesto a mio padre se pensava che ne avessi bisogno. Ha detto "No, ma dovresti provarci". Quindi l’ho fatto, solo per quindici minuti. Ho detto "ciao" e ho spiegato che bevo perché sono innamorata e ho rovinato la mia relazione. Poi sono uscita».

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E’ da quei momenti di felicità del 2008 che Kapadia vuol ripartire, per consegnare allo spettatore, un’immagine “né ruffiana né semplicistica”, usando le sue parole. Il regista intende raccogliere le testimonianze che non distolgano mai l’attenzione da ciò che più conta: l’artista e il suo lavoro. Quello che conta, sono le sue canzoni, fatte di testi emozionanti e da ritmi ballabili; testi pieni di amore per la vita e suonati con l’intento di trasmettere vitalità.

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Il lavoro è appena iniziato, e bisognerà attendere settembre per capire se si tratta dell’ennesimo documentario sulla vita di un “Artista Maledetto” o se, con quest’opera si è riusciti nell’intento di far capire che l’amore per il prossimo, per la vita e per la musica, “Non è mai un gioco a perdere” (N.d.R. Love is a Loosing Game è il bellissimo e triste singolo di successo della Winehouse).

Lunga vita a Amy, lunga vita alla Musica.

Umberto De Giosa

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