ALMENO PER ORA L’AMAZZONIA E’ SALVA

Sospeso il decreto del presidente Temer che aboliva la Riserva in Amazzonia

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Il dramma che si vive in Amazzonia è quotidiano. E se,per il momento, quella riserva della biosfera che è appunto l’Amazzonia, uno dei polmoni del pianeta, non diventerà una miniera a cielo aperto è merito dello sdegno internazionale che ha costretto il presidente brasiliano, Michel Temer, a sospendere il provvedimento appena adottato.

cms_7102/2.jpgDi fatto, ciò che sta accadendo è il seguente. Il presidente brasiliano, Michel Temer, la settimana scorsa ha abolito con un decreto la più grande area protetta dell’Amazzonia, la Renca, grande più della Danimarca, per permetterne lo sfruttamento minerario. Per gli ambientalisti si tratta di un attacco gravissimo alla natura del paese. Ora che il giudice Rolando Valcir Spanholo ha stabilito che per una scelta del genere non basta un decreto, ma serve il previo intervento del Congresso, si spera nel risveglio degli animi delle persone su una situazione rimasta comunque insostenibile.

Dall’Amazzonia al nord del Brasile, dal North Dakota fino all’Alaska gli indios stanno lottando, sostenuti da intellettuali e ambientalisti, per salvare quello che resta dei loro ultimi santuari, che poi sono gli ultimi per tutti. Numerose le violazioni dei diritti umani e alto il rischio del perpetrarsi di omicidi. Tutto questo sta avvenendo in nome del fabbisogno di energia. Le cause della distruzione sono il petrolio e le idroelettriche, con trivellazioni, oleodotti, dighe, ma anche piantagioni intensive e a perdita d’occhio di biomasse. Contribuiscono anche lo sviluppo turistico di bassa lega, la deforestazione per creare pascoli, la speculazione immobiliare.

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Se cadesse la protezione della riserva di Renca, non sarebbe soltanto un disastro ambientale. In quei territori sorgono migliaia di villaggi indigeni, che vivono da secoli immersi nell’ecosistema e rischiano di essere spazzati via con esso. Gli indios patiscono ogni giorno le conseguenze dei danni al loro territorio. Ogni giorno rischiano letteralmente la pelle per la possibilità di scontri con i fazenderos, per la mancanza di pesce e cacciagione, per l’acqua contaminata.

cms_7102/4.jpegTutto iniziò alla metà dello scorso secolo quando il Brasile avviò una politica di intensosfruttamento delle risorse naturali dell’Amazzonia, con opere devastanti come la Transamazonica o la Grande perimetrale norte, con impianti idroelettrici, concessioni minerarie, traffico di legname, allevamenti di bestiame. Cui si aggiunsero incendi boschivi per acquisire aree coltivabili, inquinamento dei corsi d’acqua con i garimpeiros, ecc.

La Renca si estende per 46.000 km quadrati sul confine degli stati di Amapa e Para. Fu creata nel 1984 dalla dittatura militare, unendo varie aree protette. Il governo di Brasilia sostiene che la riserva è stata abolita per attrarre investimenti stranieri, in un momento in cui l’economia brasiliana lotta per uscire dalla recessione che l’ha colpita. Secondo l’esecutivo, le aree protette e i territori indigeni non verranno comunque toccati. Quindi più di venti società brasiliane e straniere si sono dette interessate a sfruttare le risorse minerarie della Renca: oro, rame, tantalio, minerali ferrosi, nickel e manganese. Un crimine contro l’ambiente, ma anche un crimine contro gli uomini delle foreste.

cms_7102/5.jpegE, ovviamente, le proteste degli indios sono voci che rimangono inascoltate. Di fatto, nonostante la costituzione brasiliana imponga la consultazione dei popoli nativi quando si tratta di prendere decisioni che riguardano la loro terra, nessuna delle tre comunità presenti nella riserva è stata contattata prima di approvare il decreto poi parzialmente sospeso dal tribunale di Brasilia.

La situazione, come si può quindi comprendere, è molto grave sia sul piano umano che ambientale. E anche se questo articolo è una piccola goccia in un oceano di mancanza di informazione su temi cruciali come questo, è necessario continuare ad informare, a protestare, a mobilitarsi. Nella speranza che l’informazione susciti quell’indignazione capace di smuovere coscienze ormai troppo assopite.

Mary Divella

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