ADDIO AD HAROLD BLOOM

Provocatorio ed aspro critico letterario

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Si spegne all’età di 89 anni, Harold Bloom, celebre critico letterario, conosciuto per l’estrema severità di giudizio e profonda lungimiranza. Una mente particolarmente brillante che ci ha lasciato in eredità uno dei più controversi lavori degli ultimi anni, “The Western Canon: The Books and School of the Ages”. Un’opera in cui l’autore difende il concetto di Canone occidentale, esaltando la finezza estetica di alcuni scritti di riferimento prodotti da autori del calibro di Dante Alighieri, William Shakespeare, Jane Austen e Virginia Woolf.

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Harold Bloom, nato a New York, l’11 luglio 1930, diviene professore emerito all’Università di Yale, dopo aver ricoperto il ruolo di Berg Professor di Lingue e letteratura inglese alla New York University. Ben presto, però, Bloom diverrà duro accusatore del mondo accademico americano, coniando l’espressione School of Resentment, in riferimento a tutti quegli accademici risentiti, colpevoli di aver posto sullo stesso piano i valori estetici e ideologici di un’opera. Da sempre contrario al politicamente corretto nell’arte, egli non perde l’occasione di distinguersi dai colleghi, stroncando alcuni Premi Nobel per la letteratura come Doris Lessing, Dario Fo, definito assolutamente ridicolo, Toni Morrison, addirittura ritenuta da Bloom, non degna del premio.

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In molti sostengono e amano le idee di Harold Bloom: il post-moderno ha avvelenato la letteratura con il suo riduzionismo politico, coltivando aridità, gettando nell’oblio la cura per la bellezza e per la qualità dei contenuti. “C’è poco tempo: perché sprecarlo con la spazzatura, invece di rileggere la Divina Commedia?” affermava l’uomo, accusato di razzismo, in quanto sostenitore del maschio europeo bianco come autore modello. Indubbiamente la letteratura odierna mostra una tendenza moralistica spiccata, adoperata sempre più come veicolo ideologico, non più trattata come pura arte. Ma una inversione di tendenza di ispirazione classicista sarebbe davvero possibile oggi? Potrebbe integrarsi nel tessuto sociale contemporaneo o verrebbe considerato come vuoto tentativo di ritorno ad un’arte ormai perduta?

Elena Indraccolo

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